Ernest Amédée Chausson nacque a Parigi il 20 gennaio 1855, in una famiglia dell'alta borghesia, molto agiata. Figlio unico di genitori troppo solleciti, ebbe il precettore personale e la buona educazione privata dei bambini ricchi, e crebbe protetto, solitario, malinconico. «Ero triste senza sapere il perché, ma ero fermamente convinto di averne la più ferma ragione al mondo» (lettera alla "madrina" Mme de Rayssac, sua confidente, 4 agosto 1876), e nella stessa lettera: «Dalla mia prima infanzia sono stato sicuro che avrei scritto musica. Tutti mi sconsigliano, e perciò ho tentato la pittura e la poesia, ma ognuno mi dice una cosa diversa». Il giovane Chausson aveva un multiforme talento "artistico", vivo per la musica, certo, e spiccato anche per la pittura e per la poesia, sì che forte doveva essere in lui l'assillo dei pareri di amici in contrasto. Erano, infatti, pareri tutti illustri, perché nel magnifico salone degli Chausson, al 22 di Boulevard de Courcelles, si incontravano i grandi delle arti. Dei nomi leggendari nella musica, nella pittura, nella poesia francese di fine Ottocento non manca quasi nessuno (Franck, Chabrier, D'Indy, Duparc, Fauré, Satie, Debussy... e Manet, Rodin, Renoir, Degas... e Mallarmé, Colette, Gide...), o meglio ne manca uno, Proust, e non sappiamo il perché. E molti di loro serbarono affetto e stima per Chausson fino alla sua morte imprevista e prematura. Perché era una finissima personalità, era colto, gentile, raffinato, nutrito da un pessimismo fermo e nobile che non aveva nulla di ostentato. Esigente troppo da sé e non molto dagli altri, scrisse musica con calma e autocritica, rivide, corresse, accantonò molti lavori (restati inediti), molti ne distrusse.
Obbediente al padre, Chausson si era laureato in legge a ventidue anni, ma con la laurea poi non fece nulla. L'esperienza diretta della musica di Wagner, in un viaggio a Monaco nel 1879 (Vascello fantasma e la Tetralogia: poi Chausson andò a Bayreuth per tre anni), quasi lo costrinse alla scelta definitiva, per la musica: in quell'epoca più d'uno fu illuminato così. Chausson aveva ventiquattro anni, sentiva di essere in ritardo, ma era anche intelligente, serio e finalmente deciso. Entrò al Conservatorio nelle classi di Massenet e di Franck, nel 1879 come auditeur libre, poi nel 1880 come regolare solo nella classe di Franck, che fu il suo vero "maestro" («Franck è un musicista meraviglioso, un po' mistico»). E se nella musica di Chausson i modelli che suggeriscono e guidano sono Wagner e Franck, egli ha distillato in sé la memoria di così alti antecedenti con un riflessivo distacco (e con l'amichevole ammirazione per Massenet, Chabrier, e il carissimo Duparc).
L'impegno maggiore, e più grave, della vita creativa di Chausson fu l'opera Le roi Arthus, dramma in 3 atti su libretto proprio (dieci anni di lavoro, 1886-95, rappresentato postumo nel 1903). La soggezione alle mode wagneriana e medievale confonde a tratti il carattere dell'invenzione e lo fa nobilmente generico, ben meno tuttavia che in troppi drammi convenzionali dell'epoca: anche perché qui si incontrano episodi di pathos intensissimo (per esempio, i due "duetti d'amore", nel primo e nel secondo atto, appassionati e "tristaniani"). Chausson non potè ascoltare il suo bel lavoro, che non si è ascoltato molto neppure in seguito. L'ostinato oblio avrà una ragione, ma a chi conosce l'Arthus sembra anche un'ingiustizia.
Il dramma musicale lo tenne occupato dieci anni e più, come ho detto. In una lunga "pausa" tra il 1889 e il '92 Chausson creò i lavori strumentali più significativi: il Poème de l'amour et de la mer op. 19 (già ideato nel 1882 e concluso nel 1892, prima in una versione per voce e pianoforte, poi come pooma cantato), una notevole e solidamente costruita Sinfonia in si bemolle op. 20, infine il Concerto per piano, violino e quartetto d'archi. L'altro suo lavoro celebre, almeno ai suoi tempi, il Poème per violino e orchestra op. 25, di grande suggestione sonora, seguì qualche anno dopo.
Per il Poème de l'amout et de la mer tolse sei poesie da una sostanziosa raccolta di versi (ben 94 posie!) del suo coetaneo e amico Maurice Bouchor (1855-1929), scrittore molto prolifico, indeciso rappresentante delle mode letterarie di allora (romanticismo "antiparnassiano", poi parnassianesimo e simbolismo). Con le sei poesie Chausson ha costruito un dittico di tre e tre poesie, separate in qualche caso da un brano orchestrale, esteso o succinto, che esalta il significato dei versi. Al centro del dittico, dopo la terza poesia {Quel son lamentable et sauvage...), c'è un breve e bellissimo brano orchestrale (solo 38 battute), melodia pura e sconsolata, davvero memorabile (re minore, fagotto con archi, poi violoncello). In questo Interlude, un pensiero tormentato che torna e torna su se stesso, c'è l'intero significato spirituale del Poème, e c'è il riscatto sicuro da qualche mediocre convenzione dei versi.
La prima parte del dittico, La fleur des eaux, è poesia musicale dell'attesa amorosa e della speranza, tenute vive dal profumo dei fiori, dalla luce azzurra del cielo e dai mutevoli colori del mare, ma insidiate dai presagi: la lontana figura (Toi que transfiguraient la Jeneusse e l'Amour...) non è più una presenza, è un ricordo che scompare (Qui sait si cette mer cruelle / la ramenera vers mon coeur...).
La terza parte del poema, La mort de l'amour, è la buia celebrazione di un addio, un viaggio verso l'isola dei morti {...l'île sur l'eau silencieuse...). «L'inesprimibile orrore degli amori passati», l'enigma dell'oblio {...ce mot fatal écrit dans ses grands yeux...) si disperdono nella straziata rassegnazione al destino, con la bella melodia dell'Interlude.
Il Poème de l'amour et de la mer ebbe due versioni, per voce e pianoforte e per voce (di tenore, ben presto assegnata al soprano) e orchestra. È offerto, nelle due versioni, all'amico Henri Duparc, che gli aveva dedicato uno dei suoi capolavori, la mélodie squisita Phidylé.
Chausson morì a quarantaquattro anni, il 10 giugno 1899, in un incidente con la bicicletta. Era uno sportivo e un ciclista esperto: sulla sua morte inattesa resta qualche dubbio.
Franco Serpa
| Poème de l'amour et de la mer | Poema dell'amore e del mare |
| La fleur des eaux | Il fiore delle acque |
| L'air est plein d'une odeur exquise de lilas, qui, fleurissant du haut des murs jusques en bas, embaument les cheveux des femmes. |
L'aria è colma di un odore squisito di lillà, che sbocciando dall'alto dei muri fino in basso profumano i capelli delle donne. |
| La mer au grand soleil va toute s'embraser, et sur le sable fin qu'elles viennent baiser roulent d'éblouissantes lames. |
In pieno sole il mare tutto si accende, e sulla sabbia che vengono a baciare si rovesciano onde abbaglianti. |
| O ciel, qui de ses yeux dois porter la couleur, brise, qui vas chanter dans les lilas en fleur pour en sortir tout embaumée, ruisseaux, qui mouillerez sa robe, |
O cielo, che dei suoi occhi ripeti il colore, brezza, che canterai tra i lillà in fiore per poi fuggirne tutta profumata, ruscelli, che bagnerete la sua veste, |
| o verts sentiers, vous qui tressaillirez sous ses chers petits pieds, faites-moi voir ma bien aimée! |
O verdi sentieri, voi che sotto i cari piedini tremerete, fate ch'io veda la mia amata! |
| Et mon cœur s'est Levé par ce matin d'été, car une belle enfant était sur le rivage, laissant errer sur moi des yeux pleins de clarté, et qui me souriait d'un air tendre et sauvage. |
Si è destato il mio cuore nel mattino d'estate, perché una bella fanciulla stava sulla riva, lasciando che i chiarì occhi errassero su me, lei che mi sorrìdeva con sguardo dolce e brusco. |
| Toi que transfiguraient la Jeunesse et l'Amour, tu m'apparus alors comme l'âme des choses. Mon cœur vola vers toi, tu le pris sans retour, et du ciel entrouvert pleuvaient sur nous des roses. |
Tu che trasfiguravano Giovinezza ed Amore, tu m'apparisti allora l'anima delle cose. Verso di te volò il mio cuore, lo hai preso per tenerlo, e dal cielo spalancato scesero su noi rose. |
| Quel son lamentable et sauvage va sonner l'heure de l'adieu. La mer roule sur le rivage, moqueuse et se souciant peu que ce soit l'heure de l'adieu. |
Che suono triste e fosco sta per mandarci l'ora dell'addio. Rotola il mare sulla sabbia, beffardo e indifferente che sia questa l'ora dell'addio. |
| Des oiseaux passent l'aile ouverte sur l'abîme presque joyeux, au grand soleil la mer est verte, et je saigne silencieux, en regardant briller les cieux. |
Passano alcuni uccelli ad ali aperte, quasi gioiosi sull'abisso, nel gran sole il mare è verde, e silenzioso io sanguino, mentre guardo il lume dei cieli. |
| Je saigne en regardant ma vie qui va s'éloigner sur les flots, mon âme unique m'est ravie et la sombre clameur des flots couvre le bruit de mes sanglots. |
Sanguino guardando la mia vita che si disperde con le onde, la sola anima che ho mi hanno rapito e il cupo rumore delle onde copre il sussurro dei miei singhiozzi. |
| Qui sait si cette mer cruelle la ramènera vers mon cœur. Mes regards sont tournés vers elle, la mer chante et le vent moqueur raille l'angoisse de mon coeur, |
Chi sa se questo mare crudele ricondurrà lei verso il mio cuore. Verso di lei è voltato il mio squardo, canta il mare e il vento beffardo schernisce l'angoscia del mio cuore. |
| Interludio | |
| La mort de l'amour | La morte dell'amore |
| Bientôt l'île bleue et joyeuse parmi les rocs m'apparaîtra; l'île sur l'eau silencieuse comme un nénuphar flottera. |
Presto l'azzurra isola gioiosa a me tra le rocce apparirà; l'isola sull'acqua silenziosa ondeggerà come una ninfea. |
| À travers la mer d'améthyste doucement glisse le bateau, et je serai joyeux et triste de tant me souvenir - bientôt! |
Per il mare colore di ametista dolcemente scivola il battello, ed io sarò felice e triste di tanti miei ricordi - presto! |
| Le vent roulait les feuilles mortes; mes pensées roulaient comme des feuilles mortes, dans la nuit. Jamais si doucement au ciel noir n'avaient lui les mille roses d'or d'où tombent les rosées! |
Il vento trascinava foglie morte; come foglie morte si trascinavano i miei pensieri, nella notte. Mai così dolcemente brillarono nell'oscuro le mille rose d'oro da cui cade la rugiada! |
| Une danse effrayante, et les feuilles froissées, et qui rendaient un son métallique, valsaient, semblaient gémir sous les étoiles, et disaient l'inexprimable horreur des amours trépassés. |
Un ballo terrìbile, e le foglie aggrinzite giravano mandando fuori un suono di metalli, sembravano gemiti sotto le stelle e dicevano dell'indicibile orrore degli amori estinti. |
| Les grands hêtres d'argent que la lune baisait étaient des spectres: moi, tout mon sang se glaçait en voyant mon aimée étrangement sourire. |
I grandi faggi argentei che la luna baciava erano spettri: a me, si gelava tutto il mio sangue vedendo lo strano sorrìso della mia amata. |
| Comme des fronts de morts nos fronts avaient pâli, et, muet, me penchant vers elle, je pus lire ce mot fatal écrit dans ses grands yeux: l'oubli. |
Come volto di morti impallidirono i nostri volti, ed io, muto, chino verso di lei potei leggere la parola fatale scritta nei grandi occhi: oblio. |
| Le temps des lilas et le temps des roses ne reviendra plus à ce printemps-ci; le temps des lilas et le temps des roses est passés, le temps des œillets aussi. |
Il tempo dei lillà e il tempo delle rose non tornerà più in questa primavera qui; il tempo dei lillà e il tempo delle rose è passato, e così il tempo dei garofani. |
| Le vent a changé, les cieux sont moroses, et nous n'irons plus courir, et cueillir les lilas en fleur et les belles roses; le printemps est triste et ne peut fleurir. |
Il vento cambia, i cieli sono foschi, a correre non andremo più, né a cogliere i lillà in fiore e le belle rose: la primavera è triste e non dà fiorì. |
| Oh! joyeux et doux printemps de l'année, qui vins, l'an passé, nous ensoleiller, notre fleur d'amour est si bien fanée, las! que ton baiser ne peut l'éveiller! |
Oh! gaia e dolce primavera dell'anno, che un anno fa venisti a darci il sole, il nostro fior d'amore è tanto appassito, ahimè! che il tuo bacio non lo ridesterà! |
| Et toi, que fais-tu? Pas de fleurs écloses, point de gai soleil ni d'ombrages frais; le temps des lilas et le temps des roses avec notre amour est mort à jamais. |
E£ tu, che fai tu? Non sboccia un fiore, non c'è gioia di sole né ombre fresche; il tempo dei lilla e il tempo delle rose per sempre è morto con il nostro amore. |
| (Maurice Bouchor) | (Traduzione di Franco Serpa) |