Chanson perpétuelle, op. 37

per soprano e orchestra

Musica: Ernest Chausson (1855 - 1899)
Testo: Charles Cros
Organico: soprano, 2 flauti, oboe, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 3 tromboni, timpano, archi
Composizione: 17 dicembre 1898
Prima esecuzione: Le Havre, 29 gennaio 1899
Edizione: Durand & Fils, Parigi, 1898
Dedica: Jeanne Raunay
Guida all'ascolto (nota 1)

Recensendo il 30 marzo 1903 (su "Gii Blas") un recital alla Société Nationale, a proposito di alcune Mélodies di Chausson, Debussy osservò: «Ces mélodies sont des petits drames d'une métaphysique passionnée que la musique de Chausson commente sans les alourdir; on voudraìt même qu'il eût laissé plus de liberté à tout ce que l'on sent battre d'émotion intérieure dans sa très personnelle interprétation musicale». Un giudizio infallibile, a conferma «d'una affinità che Debussy scorse all'istante, e che amò» (Bortolotto). La medesima interprete delle Mélodies del recital recensito da Debussy, Jeanne Raunay, cantò la Chanson perpétuelle alla sua prima esecuzione assoluta il 29 gennaio 1899, pochi mesi prima della precoce e sfortunatissima scomparsa di Chausson, in conseguenza d'una caduta dalla bicicletta durante una gita in campagna, a Limay, nei dintorni di Mantes.

Di Chausson sovente s'è detto che costituì "il trait-d'union tra César Franck e Claude Debussy", per lo più perché egli fu allievo del primo ed amico del secondo musicista. D'altra parte, al pari dello stesso Franck, Chausson subì l'influsso della musica tedesca dell'Ottocento ed in specie di Wagner. Nello stesso tempo, al pari di Debussy, Chausson fu prossimo per affinità artistica al simbolismo: amico di Mallarmé e di Odilon Redon, musicò i versi di Verlaine, Villiers de l'Isle-Adam e Maeterlinck. Nella medesima prospettiva vennero a collocarsi le «mélancolies frissonnantes du Nord» individuate da Gabriel Marcel nelle sue composizioni che apparivano profilate secondo una solida struttura, com'erano i lavori franckiani, pur se, rispetto a questi ultimi, l'obiettivo a cui sembrava tendere Chausson era vago e indefinito.

Poeta dell'intimismo, dotato d'una rara attitudine all'introspezione psicologica, seppur frenato da un forte senso d'autocritica, Chausson non considerava troppo decisivo il problema dell'evoluzione e del rinnovamento del linguaggio sonoro, quanto invece riteneva determinante l'autenticità dell'espressione, la sensibilità, il ripiegamento meditativo. Fondamentale per lui era la totale sintonia tra tre elementi, il lessico, lo stile e la concezione creativa: l'approdo artistico della sua musica si traduceva in una successione di chiaroscuri e di sfumature, di effusioni delicate e reiterate, di stati emotivi sottili e raffinati.

Il soggetto della Chanson perpétuelle è di Charles Cros, autore d'una raccolta di poemi denominata Coffret de santal, la prima parte dei quali porta il nome di Chansons perpétuelles. Il musicista, che in un primo tempo sembrava orientato a intitolare Nocturne questa breve ed intensa pagina musicale, si decise poi per il titolo di Chanson perpétuelle, forse identificandosi nell'atmosfera di quelle liriche di Cros. Di per sé, il poema sembra esplicitarsi in una dichiarazione d'amore ad un innamorato lontano. Chausson ne ultimò la stesura il 17 dicembre 1898. Secondo John Buttrey nell'arco ininterrotto di questa composizione, che s'avvale della presenza d'un quartetto d'archi e pianoforte, «una frase in modo minore, che sale d'una quinta e poi scende di nuovo in terza e alla tonica, non è soltanto la figura prevalente nell'accompagnamento dell'opera, ma suggerisce l'idea, il significato di ricorso perpetuo indicato nel titolo» Più che la linea melodica, s'impone nel susseguirsi delle frasi struggenti di passione l'adesione della musica al senso intimo del poema, realizzando un'unitarietà di concezione sonora di rara efficacia.

Luigi Bellingardi

Testo

Chanson perpétuelle Canto perpetuo
Bois frissonnants, ciel étoile,
Mon bien-aimé s'en est allé
Emportant mon coeur désolé.
Boschi tremanti, cielo stellato,
il mio amato è scomparso
portando via con sé il mio cuore desolato.
Vents, que vos plaintives rumeurs,
Que vos chants, rossignols charmeurs,
Aillent lui dire que je meurs.
Brezze, possano i vostri sussurri lamentosi,
possano i vostri canti, o fascinosi usignoli,
dirgli che io sto morendo.
Le premier soir qu'il vint ici
Mon âme fut à sa merci;
De fierté je n'eus plus souci.
La prima sera ch'egli giunse qui
tutta la mia anima fu alla sua mercé;
D'orgoglio non ebbi più alcun pensiero.
Mes regards étaient pleins d'aveux,
Il me prît dans ses bras nerveux
Et me baisa près des cheveux.
I miei sguardi erano colmi di consensi,
egli m'afferrò tra le sue braccia nervose
e mi baciò all'orlo dei capelli.
J'eus un grand frémissement.
Et puis je ne sais plus comment
Il est devenu mon amant.
Un grande tremito mi prese.
E poi, non so neanche come,
egli diventò il mio amante
Je lui disais: «Tu m'aimeras
Aussi longtemps que tu pourras».
Je ne dormais bien qu'en ses bras.
Gli dissi: «Mi darai amore
quanto a lungo potrai».
Dormivo bene soltanto tra le sue braccia.
Mais lui, sentant son coeur éteint,
S'en est allé l'autre matin
Sans moi dans un pays lointain.
Ma lui, sentendo spegnersi il suo cuore,
se n'è partito l'altra
mattina senza di me, verso un paese lontano.
Puisque je n'ai plus mon ami,
Je mourrai dans l'étang parmi
Les fleurs sous le flot endormi;
Da quando non ho più il mio amico,
io morirò nello stagno
tra i fiori sotto l'acqua, immota;
Sur le bord arrivée, au vent
Je dirai son nom en rêvant
Que là je l'attendis souvent,
arrivata alla riva dell'acqua, al vento
dirò il suo nome, sognando
che in quel luogo sovente l'attendevo,
Et comme en un linceul doré,
Dans mes cheveux défaits, au gré
Du vent je m'abandonnerai.
e come in un drappo dorato,
tra i capelli sciolti sulle mie spalle,
m'abbandonerò al capriccio del vento.
Les bonheurs passés verseront
Leur douce lueur sur mon front
Et les joncs verts m'enlaceront,.
Le felicità passate riverseranno
il dolce loro chiarore sulla mia fronte
e mi abbracceranno i verdi giunchi,
Et mon sein croira, frémissant
Sous l'enlacement caressant,
Subir l'étreinte de l'absent!
e il mio petto crederà, fremendo
a quel carezzevole abbraccio,
di subir la stretta dell'assente!
(Charles Cros) (Traduzione di Luigi Bellingardi)

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 8 novembre 1996


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 13 ottobre 2022