Diciassette Canti polacchi, Op. 74

Testo delle parti vocali (nota 1)

1. Desiderio di fanciulla
(Witwicki)

Se io del sole fossi il raggio biondo
non darei luce che a te solo al mondo,
non ai torrenti, non alla collina,
ma mi farei vicina
a una finestra: la tua sola al mondo,
se lo del sole fossi il raggio biondo.

Ah, se io fossi il passero del ramo
non cercherei d'andare più lontano,
non sul torrente, non sulla collina,
ma tutta tua e vicina
ti porterei dove m'aspetti solo
il più bel canto ed il mio più bel volo.

2. Primavera
(Witwicki)

Nasce l'alba pura, mormora una fontana.
Già nella pianura passa una mandria lontana.
Il mio gregge tardo sale per l'aspro sentiero,
mentre io lo guardo, canto col cuore leggero.
Già si fa più azzurra l'ombra dell'ampia foresta,
l'aria già sussurra, ogni profumo si desta.
Trilla già l'allodola un arabesco profondo;
vola oltre la nuvola, e s'allontana dal mondo.
Ma per strana sorte, e non so per quale arcano,
mentre canto forte, scopro di piangere piano.
Lieve un uccellino sopra un grand'albero svetta,
vola nel mattino, batte le ali e cinguetta.
Va, nell'alto cielo, e con il tuo salmo chiaro
fatti messaggero del nostro canto amaro.

3. Triste fiume
(Witwicki)

Fiume di terra lontana
perchè scura è la tua acqua?
È la tua riva che frana
o lassù le antiche nevi sì sciolgono?
Bianca su la neve vive,
son fiorite le mie rive,
ma là, presso là sorgente,
una madre sta piangente.

Sette figle ella ha cullate,
sette figlie ha sotterrate.
Un grand'albero le abbraccia
rivolta verso oriente hanno la faccia.
Con la voce triste e fioca
sette anime ella invoca
ed affida la sua pena
a una mesta cantilena.

4. Brindisi
(Witwicki)

Ostessìna malandrina, non voltarti in là:
tu versando stai macchiando la mia giacca qua!

Non stai senza penitenza: or ti bacerò.
Bella faccia, bianche braccia, per te brucerò.

E tu, amico, presto, dico, smetti di tacer
se i pensieri sono neri, riempiti il bicchier!

Tra noi brilli, tu vacilli, ma che ci vuoi far?
Le tue voglie poi tua moglie ti correggerà.

Ostessina malandrina, vieni qui che poi
qui in famiglia la bottiglia la beviamo noi!

5. La giovinezza
{Witwicki)

Il fiume vuole il mare
ed il grano vuole il sole
vuol l'usignuolo volare...
la ragazza che cosa vuole?

Amare
qualche volta gli occhi neri
qualche volta gli occhi azzurri
ora i canti più leggeri
ora i trepidi sussurri...

Nulla la può spaventare
tutto le sembra da amare!
Nulla la può spaventare!
tutto le sembra da amare!

6. Lontano dagli occhi
(Mickiewicz)

Tu dai tuoi occhi mi scacci lontano
tu dal tuo cuore mi mandi in esilio,
ma il mio cuore rifiuta questo tuo consiglio
farlo tacere mi sarebbe, vano.
Farlo tacere mi sarebbe vano.

Come s'allunga la grande ombra lenta
che oscura, quando il giorno già declina,
la cupa mole dell'alta collina!
Più m'allontano, più il dolore aumenta.
Più m'allontano, più il dolore aumenta.

In me rivive ogni luogo e ogni ora
quando ogni pianto il sorriso aveva vinto,
anche lontano sarò con te ancora
tanto il tuo fascino mi tiene avvinto.
Tanto il tuo fascino mi tiene avvinto.

7. Il messaggero
(Witwicki)

Rondine leggera
che la brezza porta
torni messaggera
alla nostra porta.

Rondine leggera
da un lontano suolo
porti primavera,
non mi lasciare solo.
Porti primavera,
non mi lasciare solo.

Ferma, non volare,
restami d'accanto
forse d'oltremare
porti un nuovo canto.
Con gli occhietti neri
guardi, cerchi invano:
di trovarla speri,
ma lei andò lontano.
Di trovarla speri,
ma lei andò lontano.

Ella si è sposata,
se la prese un guerriero.
L'hai forse incontrata,
piccolo messaggero?
Portami novelle:
se han sofferto tanto
o giornate belle
vivono in un incanto.

8. II bel ragazzo
(Zaleski)

Così giovane aitante,
vigoroso e ben portante,
bello il volto, l'occhio blu,
bel ragazzo chi vuoi tu.

Se ritarda d'un'ora
mi ritrova che piango ancora,
bel ragazzo chi vuoi tu,
bello il volto, l'occhio blu?

Se mi lancia un sorriso
io mi sento in paradiso,
bello il volto, l'occhio blu,
bel ragazzo chi vuoi tu?

Per una sua parola
la mia testa subito vola,
bel ragazzo chi vuoi tu,
bello il volto, l'occhio blu?

Quando insieme danziamo
che ci guardan ci accorgiamo,
bello il volto, l'occhio blu,
bel ragazzo chi vuoi tu?

M'ha detto chiaro e tondo
sono per lui la sola al mondo,
bel ragazzo chi vuoi tu,
bello il volto, l'occhio blu?

9. Melodìa
(Krasinski)

Dalla montagna alta, grigia e spessa
essi contemplano la terra a noi promessa,
i raggi d'oro del sole divino
dove stan muovendo i fratelli il cammino.

Ma loro mai seguirli non sapranno,
la loro gioia avere non potranno,
forse per sempre verranno cancellati, cancellati,
e per l'eternità dimenticati.

10. Il guerriero
(Witwicki)

Collo zoccolo di fuoco va il cavallo mio.
Tu mio padre, tu mia madre, voi sorelle, addio!
Tu mio padre, tu mia madre, voi sorelle, addio!
Voi sorelle, addio!

La battaglia già divampa, su mio sauro, olà!
Poi con la criniera al vento si ritornerà!
Poi con la criniera al vento si ritornerà!
Si ritornerà!

Sì, partiamo, e il cavaliere se giammai cadrà,
ai suoi padri il destriero solo ritornerà!
Ai suoi padri il destriero solo ritornerà!
Solo ritornerà!

Le sorelle chiamano, ci si fermerà?
Ma no, via corriamo il destino a dominar!
Corriamo a dominar!
Corriamo a dominar!

11. Due destini
(Zaleski)

Un dì s'amarono, per sempre si lasciarono,
l'ultimo sonno entrambi riposarono:

la giovinetta nel bianco suo lenzuolo
ed il cosacco su un verde prato solo.

Ma la fanciulla, la piangono i parenti,
sopra il cosacco i corvi van stridenti.

Miseri amanti! Spezzati dal dolore,
un fuoco ardente li fa morir d'amore.

Suona per lei, campana, il tono cupo!
Per il cosacco ci sia il grido del lupo!

Fragili membra son chiuse nella fossa,
stan del cosacco bianche sul muschio l'ossa.

12. La mìa diletta
(Mickiewicz)

La mia diletta, nella sua gaiezza,
ride e cinguetta, e gorgheggiando trilla;
tanto zampilla quella sua allegrezza
nell'acqua chiara del suo lieto accento,
che più non penso che parlare posso anch'io
e mi ritrovo silenzióso e attento...
per ascoltare questo cinguettio.

Ma poi s'infiamma per le sue parole,
gli occhi ha di fuoco e le mani di ghiaccio.
Sulle sue gote, sulle labbra, il sole...
Ah! che incanto! Non più parole...
Guardo le mani, le labbra, i ginocchi,
più non l'ascolto, la guardo negli occhi,
e l'abbraccio, l'abbraccio, l'abbraccio.
L'abbraccio.

13. La sua assenza
(Zaleski)

Una tristezza sale dal cuore
come una nebbia turba i miei occhi
la mia canzone fragile muore,
l'anima in pena chiede silenzio.

Della sua assenza nulla mi conforta,
della sua assenza nulla mi riposa,
mi manca qui ciò che alla gioia porta:
l'azzurro, il sole, l'amore, la rosa.

Lieto chi canta innamorato,
per la sua bella chi può sognare.
Invano chiamo, invano ho cercato.
Nessuno al mondo mi può ascoltare.

Ma quando il vento radendo le fronde
guida l'inverno contro la mia porta,
il cuore cerca voci più profonde,
la mia canzone lungi mi trasporta.

14. L'anello
(Witwicki)

Eri ancora una bambina:
come un gioco bello
alla mano piccolina,
misi il primo anello.

T'ho aspettato. Eri l'amata:
non pensai che a quello.
Ma un ragazzo t'ha rubata,
te con il mio anello.

Alle nozze anch'io ho cantato
cose liete in coro,
tu infedele m'hai lasciato,
sempre io t'adoro.

Passeggiando nel villaggio
lieto io rimango:
mostro un volto gaio e saggio,
ma in segreto piango.

15. Il fidanzato
(Witwicki)

Batte il vento sibilando.
«Dove corri fosco?
Tardi giungi cavalcando
nell'oscuro bosco.

In un cielo nero spento
di corvi uno stuolo
con un lugubre lamento
seguono il tuo volo».

Corre e bussa ad una porta:
«Dov'è la mia amata?»
«Infelice, ieri è morta,
fuori l'han recata».

«Oh, lasciatemi vederla
e spiarle il volto:
quello sguardo suo di perla
forse a me è rivolto.

E se ascolta e se l'abbraccio
forse col mio pianto
di quel sonno suo di ghiaccio
romperò l'incanto».

16. Canzone lituana
(Osinski)

Sorgeva appena l'alba una mattina,
la mamma m'aspettava alla finestra.
«Donde ritorni», mi disse, «bambina?
Perché bagnata la ghirlanda è in testa?»

«Ma che bambina e bambina!
Chi si reca alla fontana
si può bagnare testa e coroncina.»

«Ma che bugìe, ma che bugìe!
Che tormento, che tormento!
Sei andata nei campi ad un appuntamento.»

«È vero.
È vero, ma nei campi l'ho incontrato,
ma poche frasi abbiam solo scambiato...
basta un solo istante perché la ghirlanda mi cada
e mentre parlo subito si bagna di fresca rugiada».

17. Cadono le foglie
(Pol)

Cadono le foglie sopra un camposanto,
l'aria scura accoglie d'un uccello il canto.

Sventura, sventura fu per noi la guerra,
di Polonia la sciagura, i figli nella terra.

Bruciano le case, le città son morte,
son le terre invase, ci domò la sorte.

Non c'è più chi semini nelle terre incolte,
non abbiamo uomini, tutti sono al fronte.

Quando per Varsavia amata
il paese prese l'armi
la Polonia infiammata
sorse tutta in un grido d'allarmi.

Per un anno intero, guerra dirompente,
del soldato fiero non rimane niente.

Vano è l'aspettare che il doman si mostri:
quando al focolare torneranno i nostri?

Molti ne morirono in mezzo alla battaglia,
altri si rintanano dentro la boscaglia.
Avidi rapaci popoli avvoltoi
spengono gli audaci sogni in mezzo a noi.

Cadono le foglie, cadone le foglie...

O Patria amata! Che possiamo fare
perché liberata torni a prosperare?

Sotta il gioco atroce c'è chi testimonia
con amara voce: povera Polonia.

Taciti la testa tutti noi chiniamo,
nulla più ci resta, Patria ti piangiamo.

(Versione metrica di Lorenzo Arruga)
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino;
Firenze, Teatro Comunale, 26 maggio 1977


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Ultimo aggiornamento 20 marzo 2019