L'impresario in angustie

Farsa per musica in un atto

Musica: Domenico Cimarosa (1749 - 1801)
Libretto: Giuseppe Maria Diodati

Ruoli: Organico: 2 oboi, fagotto, 2 corni, archi, basso continuo
Composizione: 1786
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro Nuovo, 7 febbraio 1786
Guida all'ascolto (nota 1)

L'atto unico L'impresario in angustie è uno degli ultimi lavori composti a Napoli da Cimarosa prima dell'ingaggio come maestro di cappella alla corte di Caterina di Russia (1787). Alla 'prima' venne rappresentato insieme a un'altra opera breve di Cimarosa, Il credulo (già data al Teatro Nuovo nella stagione precedente), e solo in seguito si conquistò una vita autonoma. La trama ripercorre il fortunatissimo filone della satira sul mondo teatrale, e ci mostra i preparativi per l'allestimento di una nuova opera sotto la guida di un impresario maneggione (Don Cristobolo; Crisobolo in successivi rimaneggiamenti), alle prese con un musicista senza estro (Gelindo), un poetastro ignorante ma fanatico delle lettere classiche (Don Perizonio) e tre cantanti sempre pronte a reclamare parti prestigiose, vestiti di scena fastosi, ricchi compensi; a un settimo personaggio, il cantante buffo Strabinio, è riservato un ruolo secondario. L'intrigo è ravvivato da tresche e rivalità amorose, e viene sciolto solo dall'improvvisa bancarotta dell'impresario. Le dimensioni della partitura sono proporzionate a quelle della farsa: solo otto numeri musicali, con quattro arie, due duetti e due brani d'insieme. La musica di Cimarosa percorre con la consueta facilità inventiva la vicenda esilissima, e coglie puntualmente le molte occasioni di comicità, soprattutto nei concertati: un quartetto introduttivo (con impresario, compositore e due virtuose colti nella stessa stanza, a reclamare ognuno le proprie ragioni) e più avanti un quintetto, durante il quale il poeta legge qualche passo del suo bizzarro libretto (dal titolo Le interne convulsioni di Pirro contro gli affetti isterici di Andromaca), suscitando di volta in volta plauso o proteste. All'impresario è destinata una tipica aria da basso buffo ("Vado e giro nei palchetti"), in cui il personaggio spiega alla prima donna come intende organizzare una claque che le assicuri il successo. Nel 1787 Goethe vide lo spettacolo al Teatro Capranica di Roma, e ne fu così divertito da volerlo riproporre più volte a Weimar durante gli anni Novanta del secolo, in traduzione tedesca e in versione rimaneggiata.

Francesco Blanchetti


(1) "Dizionario dell'Opera 2008", a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze


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Ultimo aggiornamento 13 settembre 2026