Music for the Theatre

Suite per piccola orchestra

Musica: Aaron Copland (1900 - 1990)
  1. Prologue - Molto moderato
  2. Dance - Allegro molto
  3. Interlude - Lento moderato
  4. Burlesque - Allegro vivo
  5. Epilogue - Moderato
Organico: flauto (anche ottavino), oboe (anche corno inglese), clarinetto, fagotto, 2 trombe, trombone, glockenspiel, xilofono, piatti, woodblock, grancassa, tamburo, pianoforte, archi
Composizione: 1925
Prima esecuzione: Boston, 20 novembre 1925
Edizione: Boosey & Hawkes, New York, 1932
Guida all'ascolto (nota 1)

Nel suo libro The Life and Work of un Uncommon Man, (La vita e l'opera di un uomo non comune), Howard Pollack usava per il profilo artistico di Aaron Copland l'aggettivo "paradossale": uno dei compositori più intimamente americani doveva la sua tecnica all'Europa, alla scuola di Nadia Boulanger, maestra severa ma donna apertissima, che avrà qualcosa da insegnare alle avanguardie d'oltreoceano fino a Philip Glass. Copland nasce un po' europeo - programmava di stare un anno nel Vecchio Mondo, ne passò tre -, ma quando riattraversa l'oceano, nel 1925, utilizza il colto pedigree per scrivere uno dei suoi primi capitoli in lingua squisitamente americana: Music for the Theatre. Anche l'aggettivo "colto" ha qualcosa di paradossale: dedicata a Sergej Koussevitzky, eseguita per la prima volta dall'Orchestra Sinfonica di Boston, Music for the Theatre è un pezzo intriso di jazz. Diviso in cinque parti - Prologo, Danza, Interludio, Burlesque, Epilogo - è scritto per un organico decisamente (s)bilanciato verso gli strumenti a fiato: ottavino, flauto, oboe, corno inglese, fagotto, clarinetto in Mi bemolle e Si bemolle, due trombe, trombone. Le percussioni sono quasi una simulazione della batteria: rullante, grancassa, piatto sospeso, con aggiunta di xilofono, woodblock e glockenspiel. Gli strumenti 'colti' sono due violini, una viola, un violoncello, un contrabbasso e il pianoforte, ma usati quasi 'a complemento'.

Il "carattere" lo annunciano subito il tamburo rullante e gli squilli di tromba nell'attacco del Prologo, il movimento più ampio della suite (più di quattro minuti, anche nella direzione molto asciutta di Copland), articolato in tre sezioni distinte. La prima, introdotta dalla breve "fanfare", è dominata da un dialogo fra le trombe che va ad adagiarsi su archi e legni (con oboe cantabile) in un lungo episodio di carattere lirico. Due sezioni a contrasto, prima che, nella terza, la tromba riprenda la voce-guida richiamando l'episodio iniziale.

Anche la Danza è in tre parti, con un clarinetto che spande colori blues e cita The Sidewalks of New York, canzone popolare composta nel 1894 dall'attore e cantante di vaudeville Charles B. Lawlor. Figure veloci e spezzate, rintocchi di percussioni, pianoforte secco, per accordi, fanno da corona al clarinetto che "gershwineggia" a distesa, in non segreto omaggio alla Rhapsodie in Blue scritta un anno prima, socchiudendo la porta ai Contrasts che Béla Bartók avrebbe dedicato nel '38 a Benny Goodman.

Un lungo assolo del corno inglese annuncia il carattere dell'Interludio, ancora in tre sezioni (quasi un format della Music for the Theatre): agli archi, distesi in un clima di attesa e sospensione, viene per la prima volta concesso un tematismo esplicitamente 'loro', con la spalla solista. Quasi una "Serenade" nel centro esatto dei cinque movimenti.

Alla Burlesque, il brano più compatto dei cinque, con lo staccato come sigla, ancora il clarinetto imprime il suo colore, ripreso da tromba e oboe. In mezzo si apre un nuovo 'largo', con le due trombe che richiamano nuove eco di jazz e riprendono la corsa politonale dell'inizio prima di esibire un "topos" della popular music: il finale rallentato in simil-blues.

L'Epilogo ha una struttura simile a quella dell'Interludio; inizia con un nuovo assolo di clarinetto, che trasmette il suo canto sensuale agli archi, prima di lasciare spazio a qualche breve solo a pianoforte, viola e violino. La ripresa del materiale lirico del Prologo conduce a una coda che ancora una volta procede per contrasto: il finale è delicato e sommesso.

La Music for the Theatre non fu scritta "per" il teatro, ne fu quasi una conseguenza. Copland non aveva un'idea chiara in mente e aveva pensato a una "Musica di scena per un dramma immaginario". Spiega il cambio di direzione a Nadia Boulanger in una lettera del 3 aprile 1925: "La musica sembrava suggerire una certa atmosfera teatrale, così, dopo aver sviluppato l'idea in cinque brevi movimenti, ho scelto il titolo".

Copland comporrà due opere di teatro, The Second Hurricane e The Tender Land, e sarà autore di grande forza nel teatro-danza con Appalachian Spring, Billy the Kid, Dance Panels, Rodeo. La Music for the Theatre è quasi un prologo da camera. E davvero è curioso che la forma, la strumentazione e le tante allusioni jazz la facciano assomigliare all'orchestra dell'Opera da tre soldi di Weill ancora da scrivere.

Carlo Maria Cella


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 18 aprile 2024


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Ultimo aggiornamento 30 giugno 2024