Trio in sol maggiore per violino, violoncello e pianoforte, L 5


Musica: Claude Debussy (1862 - 1918)
  1. Andantino con moto allegro
  2. Scherzo, Intermezzo: Moderato con allegro
  3. Andante espressivo
  4. Finale: Appassionato
Organico: violino, violoncello, pianoforte
Composizione: Fiesole, settembre - ottobre 1880
Prima esecuzione: Parigi, Bibliotaca Nazionale, 12 novembre 1985
Edizione: Henle Verlag, Monaco, 1986
Dedica: Émile Durand
Guida all'ascolto (nota 1)

Anno 1880. Debussy, diciassettenne fresco di Conservatorio, è raccomandato dall'insegnante di piano, Antoine Marmontel, a Madame Nadezhda von Meck, la facoltosa protettrice di Pètr Il'ic Cajkovskij. Lei ha bisogno di un pianista che la accompagni per i suoi viaggi insieme ai figli, che suoni con lei, che possa dare lezioni musicali alla famiglia. Debussy fa al caso suo. Quando Madame von Meck si sposta a Firenze, a loro si affiancano anche il violoncellista Danilchenko, che ha appena finito gli studi al Conservatorio di Mosca e il violinista Pachulsky: un trio di eccellenti musicisti che ogni sera suona per la nobildonna soprattutto musica russa, o anche brani di Beethoven e Schubert. Così, in questo clima familiare, Debussy dipinge le fresche pagine del suo Trio in sol per violino, violoncello e pianoforte. Lo ascoltiamo e siamo colpiti dalla vitale energia, dal sapore sentimentale in grado, in alcuni tratti, di richiamare sonor tipicamente schumanniani e persino una trama timbrica densa e fluente d'ascendenza brahmsiana. Certo, come scrisse in una recensione il critico musicale del New York Times, Harold Schonberg, sarebbe divertente far ascoltare questo pezzo a esperti cultori dell'arte classica e chiedere di scoprir chi è il vero compositore! Quanti direbbero Debussy?

Nell'Andantino con moto allegro una carezzevole melodia è intonata a turno dal trio e di volta in volta spostata, nel dialogo intrecciato, su iridescenti piani armonici. Il secondo tema è un tranquillo tracciato dai toni incantati sopra un fluido moto in terzine; gli strumenti dialogano amabilmente facendosi come trasportare dalla dolcezza. Sono passati pochi minuti, ma il Debussy ragazzo, con la sua musica palpitante, ci ha portato dentro un mondo misterioso ricco di aspettative. Lo Scherzo-Intermezzo è una meravigliosa oasi di quiete, un'incursione sognante nel fantastico. All'inizio misteriosi rintocchi segnano come il tempo e introducono un tema danzante presentato in diverse fogge. Nel Poco più lento ecco una sorta di Trio su tre idee: a un tema del cello risponde una petulante e rimbalzante asserzione del violino; una terza idea, pure spiritosa, intreccia un confronto serrato col secondo spunto a formare un unico, denso panneggio. Nell'Andante espressivo un aurorale arpeggio del piano introduce un tema del violino dai toni leggiadri; il secondo tema, enunciato dal piano e ripreso dagli archi, diviene presto agitato; l'arco espressivo di questo magnifico tempo si conclude con la ripresa del primo tema e una dolce coda sopra il cristallino arpeggio del piano, dove sono creati raffinati suoni d'acqua fatti di deliziosi gorgoglìi e raffinale ambientazioni armoniche. Nel Finale siamo immersi in un mondo travolgente. L'Appassionato, in realtà un vero e proprio spumeggiante rondò, è definito da un accorato refrain più volte ripreso e riverberato con energia; il secondo motivo è come rigenerato in una plastica frase del cello e del violino conclusa dalla gentile asserzione del piano. Temi, spunti e idee si rincorrono in una congerie avvincente che spesso cita esperienze sonore passate; si vede come Debussy sottoponga a forte opera di variazione il materiale scambiandolo, forgiandolo continuamente.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero 276 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 20 agosto 2018