O anime affannate, venite a noi parlar, A 279, In 524
Melodia per tenore e pianoforte
Musica: Gaetano Donizetti (1797 - 1848)
Testo: Dante Alighieri, Inferno, Canto V
Organico: tenore, pianoforte
Composizione: data sconosciuta
Edizione: inedito
Testo
O anime affannate
O anime affannate,
venite a noi parlar s'altri non niega!
Quali colombe, dal disio chiamate,
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate;
Cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
Se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel, ch' udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a vui,
mentre che 'l vento, come fa, si tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona:
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense.»
Queste parole da lor ci fur porte.
Da ch'io 'ntesi quell'anime offense;
chinai 'l viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?»
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso!
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!»
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martiri
a lacrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi desiri?»
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
farò come colui che piange e dice.
Noi leggevamo un giorno per diletto
di Lancilotto, come Amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci ' l viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
Mentre che l'uno spirto questo disse
L'altro piangeva sì, che di pietade
Io venni meno come s'io morisse,
E caddi come corpo morto cade.
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Ultimo aggiornamento 30 giugno 2024