Messe basse

per soprano, coro femminile e organo

Musica: Gabriel Fauré (1845 - 1924)
  1. Kyrie - Allegretto moderato (la bemolle maggiore)
  2. Sanctus - Moderato (sol maggiore)
  3. Benedictus - Andante moderato (la bemolle maggiore)
  4. Agnus Dei - Andante moderato (sol maggiore)
Organico: soprano, coro femminile, organo
Composizione: 1906
Edizione: Heugel, Parigi, 1907

Vedi al 1882 la prima versione (Messe des pêcheurs de Villerville)
Guida all'ascolto (nota 1)

Anche in Francia, un tempo culla di un marcato laicismo, fucina di movimenti operai e di un socialismo anticlericale, si assiste nell'ultimo quarto di secolo a un rifiorire di lavori che recuperano l'ispirazione religiosa. Figura esemplare di questo nuovo corso - che si ricollega a distanza con i Requiem di Cherubini e i lavori sacri di Berlioz - è Charles Gounod, il delicato cantore di Margherita e Giulietta, che firma, oltre alla celebratissima Ave Maria, la Messe de Sainte Cécile, documento del movimento ceciliano in area francese, gli oratori Rédemption e Mors et vita, e un Requiem. Non diverso il percorso di quell'altro squisito ritrattista di eroine d'amore che fu Jules Massenet, il quale dopo aver cantato donne tenere e sensuali, leggere o maliarde come Charlotte, Manon, Thérèse, Thaïs, si preparava al Supremo Passaggio celebrando Jerusalem in oratorio, e scrivendo altri lavori sacri quali Marie-Magdeleine, La terre promise, La Vierge. Come dire che, quanto più il musicista sia sensuale e subisca l'incanto della figura femminile, altrettanto si sente impegnato a esprimere i rapimenti mistici e le meditazioni religiose, nella più illustre tradizione cattolico-romana, come insegnano le estasi di Santa Teresa. D'altronde, proprio nella laica Parigi era prosperata anche la scuola Niedermeyer, volta alla formazione di musicisti timorati di Dio, ed educati sulla tradizione palestriniana, e il Conservatorio ospitava maestri quali d'Indy e Saint-Saëns (così ritratto dal suo allievo Gabriel Fauré: "Un sapere musicale che non conosceva limiti, una tecnica prestigiosa, una chiara e raffinata sensibilità, una grande coscienza d'artista..."), autori che con il sacro ebbero frequentazioni non occasionali, per non parlare di Cesar Franck, che costituiva un modello vivente di musicista-santone, che pone la sua arte al servizio di una spiritualità profondamente vissuta.

Niente di insolito o singolare, dunque, che anche Fauré, elegante e ritroso cantore di Mélisande, di Pénèlope e della Bonne chanson di Verlaine, non fosse un fervente credente, nonostante gli incarichi ufficiali nelle chiese di Rennes e Clignancourt, alla Madeleine e a Saint-Sulpice di Parigi, e come docente alla scuola Niedermeyer. Il lavoro che più ha contribuito alla sua fama è infatti il Requiem, composto del 1887 in seguito alla scomparsa del padre e della madre; prima di allora, intrecciate a molte mélodies, pagine pianistiche e da camera, Fauré poteva allineare altri titoli sacri, fra cui un'Ave Maria a tre voci maschili, un Benedictus a 4 voci miste e soprattutto il bel Cantique de Jean Racine op. 11, che gli valse un Primo premio di composizione nel 1865 all'istituto Niedermeyer.

Questa sua inconsueta Messe basse, per tre voci femminili e organo, pubblicata da Heugel nel 1907, risale a molti anni prima: destinata all'esecuzione dei pescatori di Villerville, uno dei luoghi di villeggiatura in Normandia dei Clerc, industriali parigini amici di Fauré, fu scritta nell'estate 1881 a quattro mani con André Messager (allievo di Fauré all'Ecole Niedermeyer) che compose il Kyrie e un O salutaris Hostia. La "Messa dei pescatori" (come la chiamava M.me Clerc) fu eseguita nella chiesa del paese il 4 settembre 1881 da un coro di donne accompagnate dall'harmonium, e cantata di nuovo nel 1882 a Villerville, pare con un'orchestrazione di Messager, secondo J. Michel Nectoux. Per l'edizione Heugel, Fauré soppresse il suo Gloria, riutilizzandolo in parte per il Benedictus, e tolse le pagine del collega-allievo, inserendo un suo vecchio Kyrie risalente agli anni Ottanta.

Il titolo di Messe basse allude non già alla messa feriale, ma alle ridotte dimensioni del lavoro (circa dieci minuti), all'assenza del Gloria e del Credo (fra le cinque parti dell'Ordinarìum Missae), e alla presenza del solo organo come accompagnamento; dunque, non una messa "da concerto" ma per un uso "pratico", quotidiano. Sembrerebbe d'obbligo, considerata la formazione "cattolica" di Fauré presso la Niedermeyer e il suo lungo tirocinio come organista e maestro di cappella, evidenziare il recupero del canto gregoriano "autentico" da cui in quegli anni la musica francese è largamente invasa, grazie al severo lavoro paleografico della scuola dei monaci di Solesmes. Ma la memoria del canto cristiano antico si può percepire nella condotta quasi costantemente sillabica, con isolati e piccoli passi vocalizzati (su "eleison" nel Kyrie, su "Osanna" del Gloria . . .), nell'andamento modale di alcuni passaggi, nella semplicità della scrittura polifonica che quasi in tutta l'opera è limitata a 2 voci, con brevissimi episodi a tre: in qualche cadenza e nella sezione centrale dell'Agnus Dei. Per il resto, si noterà invece che le melodie si muovono con una certa ampiezza intervallistica (frequenti i salti di ottava), con raffinati passaggi cromatici, con un'espansività che non ha niente di operistico e rimanda a quel costante tono di riservatezza e di pudore (qualcuno ha parlato, per Fauré, di linearità grecizzante) che sarà anche delle sue opere maggiori e segnatamente del celebrato Requiem. Come se le voci femminili cui l'opera è destinata avessero instillato nella scrittura di Fauré un senso di dolcezza e di contenuto candore, che trasforma il rituale cristiano in una dimensione privata, personale, da "pio gineceo di provincia" (come è stato scritto), quale è difficile ritrovare in altri lavori religiosi dello stesso periodo: pensiamo, ad esempio, a Verdi, a Brahms, le cui opere sacre si riconducono a una dimensione sociale-spettacolare del rito, traducendo il testo sacro in un grandioso inno in cui tutta la comunità cristiana possa riconoscersi. Con questa Messe basse (che Fauré chiamava la sua "Petite Messe"), piccola e raccolta, con i suoi elementari giochi imitativi a due voci, i raddoppi dell'organo, le sue chiare tonalità (Kyrie e Benedictus in la bemolle, Sanctus e Agnus Dei in sol maggiore), sembra che Fauré ci abbia lasciato in eredità un modello ante litteram di minimalismo formale: non a caso seguito, negli stessi anni, da un maestro ex-lege come Erik Satie, anch'egli autore di una piccola Messe des Pauvres. D'altronde, fra gli allievi di Fauré vi fu anche un santone della nuova musica: Edgar Varèse.

Cesare Orselli

Testo

Kyrie eleison
Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison. Signore Pietà, Cristo pietà, Signore pietà.
Sanctus
Sanctus, sanctus, sanctus, Dominus Deus Sabaoth.
Pieni sunt coeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis!
Santo, Santo, Santo, il Signore Dio dell'Universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli!
Benedictus
Benedictus qui venit in nomine Domini. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Agnus Dei
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
dona nobis pacem.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto della Fondazione Musicale Chigiana,
Siena, Chiesa di Sant'Agostino, 24 luglio 2000


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Ultimo aggiornamento 16 agosto 2026