Canzona quinta, F 3.17


Musica: Girolamo Frescobaldi (1583 - 1643)
Organico: tastiera
Guida all'ascolto (nota 1)

Con Girolamo Frescobaldi (1583-1643) nasce la letteratura organistica barocca. Nato a Ferrara, ma legato per quasi tutta la vita a Roma dove fu membro dell'Accademia di Santa Cecilia ed organista della Cappella Giulia in San Pietro in Vaticano, fu il più grande organista dell'epoca, ammirato non solo in Italia ma anche all'estero, soprattutto in Francia e Germania. Per dare un'idea della sua fama, destinata a perdurare anche molti decenni dopo la sua scomparsa, basti ricordare che Johann Sebastian Bach per motivi di studio ne copiò di proprio pugno uno dei capolavori, i Fiori Musicali del 1635. Numerose sono le raccolte di musica tastieristica che il ferrarese diede alle stampe. Fra queste un posto di rilievo è occupato dai due libri di Toccate che furono stampati più volte e con non poche modifiche. La Canzona Quinta fu pubblicata nel Secondo Libro di Toccate (1627), che contiene composizioni di vario genere (oltre a toccate e canzoni, versetti per inni liturgici, danze ed altro ancora). Essa differisce dalle altre canzoni del medesimo libro per l'incipit; infatti, in luogo del tradizionale soggetto dattilico imitato dalle varie voci, abbiamo un esordio di tipo accordale. Consueta è invece l'articolazione in numerose brevi sezioni, contrastanti dal punto di vista agogico: l'autore è costretto a segnalare complicate proporzioni ritmiche per suggerire i frequenti cambiamenti di tempo che, pur mantenendosi sempre ternario, dev'essere portato quando lento, quando moderato, quando rapido.

Gabriele Giacomelli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 2 febbraio 1995


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Ultimo aggiornamento 30 ottobre 2020