Il canto a voce sola, per voce e basso continuo Di Licori un guardo un altero è una Canzonetta anacreontica, concepita in musica da Frescobaldi con una struttura strofica in due sezioni, una in 4/4 e l'altra in ritmo ternario. L'incipit iniziale ricorda l'incedere di altre Canzonette del periodo, fra le quali possiamo annoverare l'esempio illusile della monteverdiana Ohimè ch'io cado. Si noti il gusto ritmico di Frescobaldi nel ternario, cosi caratteristico a causa dell'uso delle sincopi e della ricerca di contrasti metrici fra la linea del canto e quella del basso; è questa una prerogativa ritmica presente nella pressoché totalità dell'opera strumentale di Frescobaldi.
Franco Pavan
Di Licori un guardo altero
Di Licori un guardo altero,
Dov'Amor suoi strali indora,
M'innamora,
Benché sia turbato, e fero,
Che faria quando, quando pietoso
Promettesse al cor riposo.
Ma più sorda, e più crudele,
Che fredd'Alpe, e Tigre hircana,
Inumana,
Sdegna udir le mie querele,
Né rivolge a tanto duolo
De' begli occhi un giro solo.
Ahi, che parlo, ahi, che vaneggio,
Come può Licori mia
Esser pia,
S'io null'oso, e nulla chieggio?
Non sa forse il grave ardore,
Che m'infiamma, e strugge il core.
Ma quest'occhi quasi spenti
Ponno dirgli i miei martiri,
Dai sospiri
Può saper mie fiamme ardenti,
E dal pallido sembiante
Può veder, ch'io sono amante.