Kamarinskaya

Fantasia per orchestra su due arie russe

Musica: Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, trombone, timpani, archi
Composizione: 6 agosto 1848
Prima esecuzione: San Pietroburgo, Sala Grande del Conservatorio, 15 marzo 1850
Edizione: 1860

Arrangiato anche per pianoforte a quattro mani
Guida all'ascolto (nota 1)

Glinka è il vero fondatore e padre dell'arte musicale russa. Le suo opere sono nate dal popolo del suo paese; in esse i canti della sua terra aleggiano e parlano, non pedestremente trascritti, ma rivissuti e immedesimati nell'anima stessa dell'artista.

Nato in mezzo ai campi (in un podere della sua nobile famiglia nel dipartimento di Smolensk), Glinka vi crebbe respirando l'anima musicale del suo popolo. Come tecnica la musica di Glinka risente dei paesi nei quali egli dimorò, quando la malferma salute lo costrinse a provare diversi climi, in Francia, in Germania, in Spagna e in Italia; qui si fermò lungamente.

Oltre a due opere, La vita per Lo Czar e Russlan e Ludmila, Glinka ha lasciato varie composioni orchestrali (Jota aràgonesa, e Ricordi di una notte d'estate a Madrid; Kamarinskaja, due sinfonie rimaste incompiute), la musica di scena pel dramma Il principe Cholmski di Kukolkin, e varia musica da camera e corale.

La fantasia Kamarinskaja fu scritta a Varsavia nel 1848 e, con la Jota aràgonesa e Ricordi di una notte d'estate a Madrid, appartieae all'ultimo periodo della vita del suo autore; Glinka ebbe l'idea di comporre questa fantasia un giorno ch'egli, in una festa di nozze in villaggio, ebbe occasione di udire una canzone popolare nuziale e un'aria di danza tradizionale. Kamarinskaja, come le sue composizioni spagnuole — scrive Calvocoressi — «non è un semplice divertimento musicale, uno scherzo più o meno ingegnoso su graziosi temi:... é un vero poema musicale evocatore di una atmosfera, di un paesaggio. La grazia delle idee e della loro presentazione, la maestria e il senso innato del colore che vi si rivela fanno della Kamarinskaja un piccolo capolavoro, rimasto giustamente popolare».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Basilica di Massenzio, 24 luglio 1949

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Ultimo aggiornamento 30 gennaio 2019