Ouverture spagnola n. 2 - Souvenir d'une nuit d'été à Madrid


Musica: Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857)
  1. Fantasia - Allegro moderato
  2. La Jota - Più mosso
  3. Punto Morano - Più lento
  4. Seguidilla Manchegas - Allegro. Meno mosso
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, trombone, timpani, triangolo, castagnette, tamburo piccolo, grancassa, piatti, archi
Composizione: 1851
Edizione: Lipsia, 1858
Guida all'ascolto (nota 1)

Il fatto che un concerto interamente incentrato su musiche ispirate alla Spagna si apra con un lavoro di un compositore russo costituisce un controsenso solo in apparenza. Nonostante un'antica e viva tradizione popolare, ricca di influssi arabi e nord-africani, che talvolta si è riverberata anche nelle opere di musicisti colti (basti pensare a molte Sonate clavicembalistiche di Domenico Scarlatti), non si può parlare di una vera e propria musica spagnola in ambito colto fino alla seconda metà dell'Ottocento.

Le prime composizioni di rilievo che utilizzano abbondantemente e coscientemente elementi del repertorio folklorico spagnolo non sono però opera di musicisti spagnoli, ma di un russo, Mikhail Glinka, e nascono negli anni tra il 1845 e il 1848. Questo interesse per il folklore musicale spagnolo non deve stupire in un compositore che aveva già dato il primo impulso, con le sue opere Ivan Susanin (Una vita per lo Zar) e Ruslan e Ljudmila, alla nascita di uno stile musicale autenticamente russo. Attraverso un faticoso e difficile cammino - iniziato con una formazione musicale da "dilettante", e proseguito prima con un lungo soggiorno in Italia al fine di conoscere dall'interno il linguaggio dell'opera italiana e poi con le lezioni di composizione ricevute a Berlino da Siegfried Dehn - Glinka era giunto alla convinzione di dover comporre per il teatro facendo riferimento al patrimonio tradizionale della sua terra e a un soggetto di chiara impronta russa

Nella primavera del 1844, per scuotersi dall'inoperosa depressione in cui era piombato in seguito alla delusione per le accoglienze ricevute sulle prime da Ruslan e Ljudmila, Glinka intraprende un lungo viaggio in Occidente. Dopo aver trascorso a Parigi un anno poco fruttuoso - nonostante alcune notevoli soddisfazioni personali, come un entusiastico articolo apparso sul "Journal des Débats" a firma di Hector Berlioz: «Le sue melodie hanno degli accenti imprevisti, dei periodi di una stranezza affascinante; (...) tratta gli strumenti con una cura e una conoscenza delle loro risorse più segrete che fanno della sua orchestra una delle più nuove e più vivaci che si possano udire» - Glinka, insoddisfatto, sente sempre più forte il desiderio di recarsi in Spagna: non solo per poter realizzare un «sogno lontano della mia giovinezza», ma per conoscere più da vicino un repertorio di melodie popolari «che non sono prive di analogie con quelle russe e che potrebbero darmi la possibilità di dedicarmi a una nuova, grande opera».

Ben presto il progetto operistico lascia il posto all'idea di comporre delle pagine sinfoniche, definite da Glinka «Fantasie pittoresche», che siano «ugualmente accessibili ai conoscitori e al pubblico comune» conciliando «le esigenze dell'arte e quelle dei tempi». «In Spagna inizierò a comporre queste Fantasie: l'originalità delle melodie locali mi fornirà dei mezzi notevoli, tanto più che questo campo non è .stato ancora sfruttato fino ad oggi: e oltre a questa originalità, c'è che la mia fantasia sfrenata non potrebbe fare a meno di un testo o di un argomento preciso».

In vista di questo viaggio tanto atteso Glinka, che già conosce sei lingue fra cui il persiano, inizia a studiare con passione lo spagnolo e finalmente, nel giugno del 1845, arriva in Spagna. Passa la prima estate a Valladolid, dove viene in contatto con i canti e le danze popolari e si entusiasma ascoltando il chitarrista Castrila che gli fa conoscere la jota e le seguidillas che riutilizzerà presto nelle sue fantasie sinfoniche. In autunno Glinka è a Madrid, dove compone il Capriccio brillante sulla jota aragonese, noto anche come Prima Ouverture spagnola; dopo aver soggiornato a lungo nella capitale, a Granada e a Siviglia, nell'agosto del 1847 il compositore rientra in Russia.

Sette mesi dopo, nel marzo del 1848, è di nuovo in viaggio verso Occidente. L'esplosione dei moti europei lo blocca però a Varsavia, dove riprende a comporre le sue progettate "fantasie pittoresche": nascono così la Kamarinskaja, fantasia su due canzoni russe, e un nuovo pezzo di ispirazione spagnola, Recuerdos de Castilla, che verrà profondamente rielaborato tre anni dopo con il titolo di Souvenir d'une nuit d'été a Madrid.

Il brano - di una semplicità a volte un po' naìve e certo lontano anni-luce dall'ineffabile raffinatezza timbrica della Spagna novecentesca di Falla e Ravel - è basato su quattro melodie spagnole che si susseguono senza soluzione di continuità: dopo una breve introduzione (Allegro moderato) in cui si preannunciano due delle idee tematiche principali, inizia La Jota (in tempo Più mosso), un canto spensierato sostenuto da un ritmico tamburellare di castagnette e triangolo. L'improvvisa comparsa del timpano introduce Punto Moruno, la seconda sezione (Più lento), basata su un tema più intenso e corrusco esposto dagli archi che accelerando sfocia nella prima delle due Seguidillas Manchegas. Anche la seconda Seguidilla, nonostante alcune brevi oasi di distensione, si va animando progressivamente di ritmi e colori e dopo la ricomparsa del tema più cantabile della Jota il brano precipita festosamente verso la fine.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Villa Giulia, 18 luglio 1996

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Ultimo aggiornamento 28 dicembre 2018