Trio pathétique

per clarinetto, fagotto e pianoforte

Musica: Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857)
  1. Allegro moderato (re minore)
  2. Scherzo: Vivacissimo (do maggiore)
  3. Largo (fa maggiore)
  4. Allegro con spirito (re minore)
Organico: clarinetto, fagotto, pianoforte
Composizione: 1832
Edizione: Mosca, 1878
Guida all'ascolto (nota 1)

Glinka è l'esponente del movimento nazionalistico russo in campo musicale, che sfociò nelle teorie estetiche e antiaccademiche del cosiddetto "Gruppo dei Cinque", o "Banda invincibile" (Moguciaia kucka), secondo la pittoresca definizione coniata da Vladimir Stasov. A tale gruppo appartennero Balakirev, Musorgskij, Cui, Borodin e Rimskij-Korsakov. Glinka si preoccupò di inserire nella musica, specialmente nelle sue opere più note e universalmente apprezzate, quali Una vita per lo zar (Ivan Susanin) e Ruslan e Ljudmila, melodie popolari della terra russa, quasi in contrapposizione agli schemi delle tradizioni operistiche italiane e francesi, predilette dall'aristocrazia zarista della prima metà dell'Ottocento. Non per nulla la sua Ruslan e Ljudmila apparsa nel 1842 (Una vita per lo zar è del 1836 ed ha un carattere più spettacolare e decorativo, con accentuazioni di tipo patriottico) fu giudicata un'opera mancata da musicisti e critici come Aleksandr Serov e Anton Rubinstein, seguaci della lezione di Spontini, Mendelssohn e Wagner. La maggiore diffidenza verso questa musica glinkiana, pur brillante e ricca strumentalmente, tanto da essere lodata da Berlioz, era determinata dalla presenza di cellule melodiche del patrimonio etnofonico russo più o meno letteralmente citate. In verità, proprio questo russismo costituì uno dei punti di forza del teatro di Glinka, ritenuto successivamente anticipatore delle scelte stilistiche e musicali della concezione drammatica musorgskiana.

Il Trio pathétique per clarinetto, fagotto e pianoforte, scritto tra il 1827 e il 1828, si articola in quattro tempi senza soluzione di continuità. Il primo movimento, Allegro moderato, ha una struttura formale di tipo A-B-A-C-A + la coda. Nella fase iniziale, in re minore, viene esposto il tema principale di carattere cantabile. La seconda sezione in si bemolle presenta un nuovo tema affidato al fagotto, ripreso dal clarinetto e dal pianoforte, seguendo uno sviluppo modulante piuttosto mutevole, sino a far sentire l'accordo di dominante della tonalità di re minore, dopo di che c'è la ripetizione di A. La sezione C vede la riproposta dei due temi con il sostegno delle terzine del pianoforte. Varietà di accenti e tensione dinamica sfociano nella tonalità di sol maggiore nello Scherzo successivo. Il secondo movimento, dalle linee beethoveniane, rispetta gli schemi della tradizione classica: ci sono due episodi con spunti tematici differenti (uno in do maggiore e l'altro in la bemolle maggiore), con il ritorno alla tonalità di tonica, con il trio e la ripresa da capo dello Scherzo. Il Trio è di gradevole effetto per la cantabilità del fagotto, che espone, sostenuto dal pianoforte, una melodia piacevole, ripresa dal clarinetto, che la riespone in ottava con lo stesso fagotto. Un Lento brevissimo collega il secondo movimento al terzo, che è un Largo. Su accompagnaménto di accordi ribattuti si snoda una esposizione melodica del clarinetto, al quale, dopo venti misure, si sostituisce il fagotto, riprendendo la stessa melodia nella tonalità minore e accompagnandola verso un marcato Maestoso risoluto in re bemolle maggiore, sino alla coda conclusiva. L'Allegro con spirito del quarto movimento attacca con un tema che ripropone i due nuclei tematici del primo tempo, arricchiti timbricamente. Si passa ad un Presto di dieci misure e poi ad un Lento (accordo di settima di dominante di re minore con appoggiatura della fondamentale) e infine ad un tempo moderato Alla breve, in cui i tre strumenti si uniscono in uno spiritoso e festoso dialogo.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 17 novembre 1989

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Ultimo aggiornamento 11 dicembre 2018