Valse-Fantaisie

Versione per orchestra

Musica: Michail Ivanovič Glinka (1804 - 1857)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 3 trombe, trombone, timpani, triangolo, archi
Composizione: 1856
Edizione: Mosca, 1878

Nato come brano per pianoforte nel 1839 è stato orchestrato nel 1845 ma è andato perduto
Nuovamente orchestrato nel 1856
Guida all'ascolto (nota 1)

La nascita dell'opera nazionale russa cade, per opinione generale, il 9 dicembre 1836, data in cui Glinka presentò al Teatro Imperiale di San Pietroburgo Una vita per lo Zar, il primo lavoro teatrale nel quale si affermasse uno stile musicale autenticamente russo, ossia radicato nella storia, nella tradizione popolare e contadina autoctona. Nella sua opera successiva, Ruslan e Ljudmila, alla quale lavorò per circa cinque anni, dal 1837 al 1842 (prima rappresentazione a Pietroburgo il 27 novembre 1842), Glinka cercò di mediare con un argomento nuovo, romantico e russo al tempo stesso, la fantasia popolare di un racconto giovanile di Puskin, bagnando alla fonte della musica occidentale gli elementi esotici della fiaba. Nel 1839, mentre già stava lavorando alla sua seconda opera, gli uscì dalla penna una pagina brillante per pianoforte, la Valse-Fantaisie in si bemolle minore, che venne orchestrata sei anni dopo, nel 1845, e di nuovo, essendo andata perduta la prima versione, nel 1856. Si tratta di una serie di danze chiaramente influenzate dalla tradizione francese della Valse, ma ricche di soluzioni personali e di varietà ritmica all'interno del caratteristico metro ternario, nonché contraddistinta nelle melodie da accenti imprevisti, strani, e da quella malinconia segnatamente russa che diverrà poi un diffuso tratto cajkovskiano. Ma l'elemento più appariscente è l'orchestrazione, tanto ponderata quanto ricca di effetti. Essa trovò l'ammirazione incondizionata di musicisti quali Berlioz ("scrive per gli strumenti con una cura e una conoscenza delle più segrete risorse che fanno della sua orchestra una delle orchestre più nuove e vivaci che si possano ascoltare") e Stravinskij, il quale nelle Cronache della mia vita annotava: "Non solo la musica in sé di Glinka, ma anche la sua orchestrazione resta fino ai nostri giorni un momento perfetto dell'arte musicale per la sapienza del suo equilibrio sonoro, per la distinzione e la finezza della strumentazione: in altre parole, per la scelta degli strumenti e il modo di associarli".

Sergio Sablich


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 19 dicembre 2004

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Ultimo aggiornamento 6 gennaio 2019