La caduta dei Giganti

Dramma per musica in due atti


Testo del libretto


PARTE I.

Scena prima

Atrio della regia di Giove nell'Olimpo.

Giove, Giunone, Marte.
Giove
Come? E fino all'Olimpo
I figli della terra osan l'altera
Cervice alzar? La temeraria impresa
Chi gli'nspira nel seno?
Marte
S'ignora, od è per anche incerto almeno.
Giunone
Esser non può. Questa che in cielo, o Giove,
Vana voce si sparge, è un certo inganno.
E chi mai tra i mortali
Oseria di tentar contro de' Numi,
La perigliosa impresa?
Marte
Eppure, o Giuno,
Benchè impossibil par, la tenta alcuno.
Giove
Tosto saprassi il vero. Iride in terra
Di già per cenno mio spiegato à il volo;
Ma s' ella il vero a rintracciar non basta,
Testimonio all'eccesso,
Marte, laggiù nel mondo andronne io stesso.
Giunone
Nobil pretesto. E pensi in simil guisa
Di me tua moglie abbaccinare i lumi?
Di più tosto, che in terra
Qualche nuova beltà Giove innamora;
Che vuoi 'ngannarmi, e te lo credo allora.
Giove
Sempre la stessa, e quando mai, Giunone,
D'esser gelosa lascierai? Rammenta,
Che dal celeste Coro . . .
Giunone
Per Danae discendesti in pioggia d'oro.

Tra tanti dubbi, e tanti
Palpito, tremo, e peno,
Scorrer mi sento in seno
Freddo il mio sangue al cor.

Dal dì ch'io ti mirai
Pace non ebbi mai,
Che sempre in mille pene
Tenne quest'alma amor.

Tra tanti, ecc.

Scena seconda

Giove, Marte, Iride.
Giove
Noiosa moglie!
Iride
(Iride giunge.)
Veritiera, o Giove,
Non mendace è la fama. Evvi chi ardisce,
Aspirare al tuo soglio, arman le fiere
Destre loro i giganti, io stessta pieni
Delle quadrella ree vidi i carcassi,
Par, che tutta la terra
Congiuri contro noi, portici guerra.
Giove
E delli eterni Dei l'alta potenza
Non curan gli empi? Questa destra irata
Co' suoi fulmini ardenti,
Non gli reca terror? La mia clemenza
Fieri dunque gli fa? L'amor, la pace,
Se ricusan gli 'ndegni,
Provino il mio furor, provin gli sdegni.
Marte
Gran Monarca dei Numi,
Usa tutto il rigor, giammai la pena
Al fallo lor proporzionata sia,
Benchè tardi, gli 'ngrati
Conoschin nello 'mpegno
Vano il progetto lor, vano il disegno.
Iride
Al solo nome tuo
De' ribelli l'orgoglio,
Cader vedrai umiliato appiè del Soglio.
Giove
Marte, mi segui; spettatore io stesso,
Dell'ardir di costor men vado al mondo.
Mi seguin gli altri dei: tremi l'audace
Che ardì il primiero di 'nvidiarmi il trono
Già sotto i piedi miei ne scoppia il tuono.

Se si accende in fiamme ardenti
Selva annosa esposta ai venti,
Arde, stride, e fin le stelle
Và col fumo ad oscurar.

Tal ne andrà la mia saetta,
A portar la mia vendetta,
E di un popolo ribelle
L'empio orgoglio a fulminar.

Se si, ecc.
(Parte.)

Scena terza.

Iride, Marte.
Marte
Iride vaga, i tuoi vezosi rai
Non permetter, che offuschi
Così nera procella.
Iride
E che? Di Marte alli occhi io sembro bella?
Sò pur, che altra ti accende.
Marte
Ti 'nganni forse; un tempo fù, che ardei
Delle di lei pupille al chiaro lume,
Ma l'altrui gelosia, l'ira, l'offesa,
Anno per altra al fin quest'alma accesa.
Iride
Questa Ninfa felice, o questa Dea,
Fortunata così, dimmi, chi è mai?
Marte
Non mi 'ntender ti 'nfingi, eppure il sai.
Iride
Sò, che la Dea di Gnido
Era dell' alma tua ristoro, e pace.
Marte
Iride, è ver, ma un altra oggi mi piace.

Care pupille, amate,
Stelle del ciel d'Amore,
Con troppo di rigore,
Sò ben, che mi sprezzate,
Eppur vi voglio amar.

S'io lo potesse, ancora
Saprei per voi morire,
Basta, che aveste allora
Pietà del mio languire,
Pietà del mio penar.

Care, ecc.
(Parte.)

Scena quarta.

Iride.
Iride
Per altri che il mio foco
Non cura, o non intende,
Sento, che il cor nel petto amor mi accende.
Ma, se il mio duol non preza,
Per conquistar quel core
Le possenti armi sue mi presti amore.

Vezi, lusinghe, e sguardi,
Saranno i soli dardi,
Che mi darà l'amor.

Vincer con questi, io spero
Quei che à del ciel l'Impero,
Chi mi à rapito il cor.

Vezi, ecc.
(Parte.)

Scena quinta

Luogo di spelonche.

Titàno, Briarèo.
Briarèo
Difficile è l'impresa.
Titàno
Un van timore
Arrestar non mi può.
Briarèo
Le nostre forze
A quelle delli Dei non sono uguali.
Titàno
Briarèo, al mio fianco
Per sostenermi, ò anch' io delli immortali.
Briarèo
Non ti fidar, questi terrestri Numi,
Che ti 'ncitano all'opra, in Ciel regnante
Non curan di mirarti, altre vendette,
Anno altre cure in petto
Questi silvestri Dei;
E dei disegni loro,
Per isfuggirne forse e scorno, e danno,
Te lo instrumento lor, Titàn, ne fanno.
Titàno
Se in te alberga timor, la tua spelonca
Guarda tranquillo, e lascia a me il pensiero;
Un Regno che mi aspetta
Troppo l'orgoglio mi sprona, ed alletta.
Briarèo
Non sò temer, ti seguirò, ma almeno
Vadasi circospetti,
Che in sentier così erto
L'utile è dubbio assai, ma il danno è certo.
(Parte.)

Scena sesta

La Terra.

Giove, Marte sconosciuti, e Titàno.
Giove
Evvi ardire maggiore? Alli occhi miei
Lo credo appena; e giunger puote a tanto
D'un mortal la baldanza?
Marte
Eterno Padre,
Il letargo profondo
Scuoti, la tua bontà ribella il mondo.
(tra loro.)
Titànp
In me tema non regna,
Andianne all'opra; e voi Numi terrestri,
Che movete il mio braccio all'alta impresa,
Nello impegno crudel, del vostro aiuto
Non mancate a Titàno,
Senza l'aiuto vostro io pugno in vano.

Chi mai non vide fuggir le sponde,
La prima volta che và per l'onde,
Crede ogni stella per lui funesta,
Teme ogni Zeffiro come tempesta,
Un picciol moto tremar lo fà.

Ma quei che usato è ai flutti infidi
Del mar turbato non cura i gridi,
Spreza i perigli, temer non sà.

Chi, ecc.
(Parte.)

Scena settima

Giove, Marte, Iride, e seguito di Semi-Dei. Giunti i Semi-Dei pongonsi a sedere attorno a Giove sopra alcuni sassi che sono allo intorno delle spelonche.
Giove
Numi, si vuole a me, si tenta a voi
Di torre a un tempo e libertade, e pace,
In si grave periglio,
Per me, per voi salvar, Numi, consiglio.
Sò, che mortale audacia
Tanto osar non potria, senza che spinta
Da più terrestri Dei non fusse all'opra;
Io la possanza loro
Non temo già; pavento sol, che in voi,
Gloriosi Semi-Dei la fè non manchi,
Che tra voi non si scuopra,
Chi de' ribelli rei l'opra sostenga;
Ma, se pur vi è, rifletta,
Che mancando nel Ciel di Giove il regno,
Debbe portar di schiavo il nome indegno.
Marte
Immenso delli Dei Padre, e Signore,
Il dolce fren con cui governi, e reggi
De' Numi, e Semi-Dei lo stuolo eletto
Troppo è grato ad ognun, troppo all'Olimpo
Preme la libertà, che da te solo
Tutta dipende; i privilegi nostri,
L'esser divin, mancando tu, si cangia
In servitude abietta.
Da te, Signor, la libertà si aspetta.
Ma, se tra noi si trova,
Chi abbia di traditor nel seno il core,
Scaccialo dalle sfere, almo Motore.
Iride
Dissipi il raggio tuo l'atra tempesta,
E riportando dei fellon la palma,
All'Olimpo, ed a noi rendi la calma.
Giove
All'armi adunque. Sia tua cura, o Marte,
Di preparare i Numi al fiero assalto.
(Giove, ed i Semi-Dei, si alzano.)
Marte
Gran Giove, ognun di noi,
Se ci fosse permesso,
Daria per sostenerti il sangue istesso.

Conserva a noi il contento
Del tuo si dolce impero,
Al tuo lamento io sento
Spezarsi in petto il cor.

Freni l'ardire insano
Che ceppi a noi minaccia
La tua celeste mano,
Ed il tuo sdegno faccia,
Quel che non fè l'amor.

Conserva, ecc.
(Parte, coi Semi-Dei, e con Iride.

Scena ottava

Giunone, e Giove.
Giove
Sposa diletta, in gran periglio è il cielo;
Ma, tu taci, e mi guardi? Il tuo bel ciglio
Forse di noi, di te turba il periglio?
Giunone
Mi accora, è ver, ma più di questo in seno
La non curanza tua mi squarcia il core.
Per Iride, il sò bene, ardi d'amore.
Giove
Cara, un Nume, che ti ama,
Non tormentar così, scaccia una volta
Questo freddo velen, che il sen ti 'ngombra;
Tutti i sospetti tuoi non son che un ombra.

Tornate sereni,
Belli astri d'amore,
La speme baleni
Tral vostro dolore,
Se mesti girate,
Mi fate languir.

Ah, voi lo sapete,
Voi soli al mio core,
Voi date, e togliete
La forza, è l'ardir.

Tornate, ecc.
(Parte.)

Scena nona.

Giunone, Iride.
Giunone
Del divin sposo mio la nuova face,
Iride, io scorgo in te? Pensa qual sia
Distanza tra di noi,
Poi l'ira di Giunon spreza, se il puoi.
Iride
Gran Dea, quai dubbi vani
Dell'animo divin turban la pace?
Giunone
Parlano i lumi tuoi, se il labro tace.
Iride
Giunon, ti 'nganni una scintilla sola
Giammai per Giove in sen mi accese amore.
Giunone
Quel che il labro negò, scuopre il rossore.
Confessati rival, dimmi, che Giove
E' un infedel, che ama il tuo volto altiero;
E allora io crederò, che parli il vero.

Dì, che rival mi sei,
Che vuoi strapparmi il core,
Che sposo ò traditore,
E allor ti crederò.
(Da se.)
Vorrei di lui scordarmi,
Odiarlo anch' io vorrei,
Ma sento, che sdegnarmi
Quanto dovrei non sò.

Di, che, ecc.
(Parte.)

Scena decima

Iride, Briarèo.
Briarèo
Ninfa, qualunque sia, di selva, o monte,
Come tra queste discoscese balze,
Osi sola vagar?
Iride
Dei passi miei
E qual cura ti prende?
Briantèo
E' pietà sola
Che per tutto il bel Sesso in seno ascondo.
Parti, che in breve và a perire il mondo.
Iride
Chi d'immortalità gode del dono
Non sà temer. Di questi monti alpestri,
Una Ninfa son io.
Briantèo
Benchè dal fato
Tanto a te fù concesso,
Parti, che da temere à Giove istesso.

Se in grembo all'erbe, e ai fiori
Brami goder chi adori,
Ninfa gentile, e bella,
Da questa rea procella
Volgi veloce il piè.

Fidati al mio consiglio,
A quel tuo bel cinabro,
Non ti fidar, ne al ciglio,
O non sperar mercè.

Se in, ecc.
(Parte.)

Scena undicesima

Iride, Giove.
Giove
Iride vaga.
Iride
Così dolce nome
Serba per altra diva a te più cara.
Pel Padre delli Dei
Son troppo abietti, il sò, gli affetti miei.
Giove
Quale ingiusto rimprovero è mai questo?
Tu la sola mia speme,
Tu sol sei il mio tesoro,
Ed i tuoi vaghi rai
Sai, ch'estinguon sovente
In questo pugno la saetta ardente.
Iride
"Altri tempi, altre cure;" adesso il fato
A più degna beltà Giove soggetta;
Lasciami al pianto mio.
(In atto di partire.)
Giove
Iride, aspetta.
Sappi, che sei il cor mio.
Iride
L'oggetto del tuo amor nò, non son io.

Ah, m'ingannasti, quando dicesti,
Che mio saresti, che tua sarei.
Giove
Ah, sol ti basti, ch'io sento amore,
Tu del mio core l'idolo sei.
Iride
Addio, mio bene.
Giove
Mia vita, addio.
A due
Ah, che di pene languir dovrò.
Giove
L'onor mi chiama lungi da te.
Iride
Lasciar chi s'ama virtù non è.
A due
Senza il mio bene come vivrò?

Fine della prima Parte.

PARTE II.

Scena prima.

Campagna con bosco dal quale escono Titàno, Briarèo, con seguito di giganti.
Titàno
(Minacciando il cielo.)
Finirà il regno tuo, Giove superbo.
L'orgoglio de tuoi Dei
Umiliato vedrà Titàno al piede.
(Ai giganti.)
Alle armi, o prodi; a quelle eterne fedi,
Vi guiderà la destra mia; spogliati
Delli attributi lor del cielo i Numi,
Quello splendor vi attende
Che in lor per pochi instanti ora risplende.
Briantèo
Lo voglia il fato.
Titàno
Il fato è questo strale
Contro i colpi di cui forza non vale.
Briantèo
Ma, dove son, Titano,
Quei forti Semi-Dei che all' ardua impresa
T'impegnaron così? Questo sperato
Lor soccorso non giunge, e tu fra tanto
Posto ti trovi al precipizio accanto.
Titàno
Seguane ciò che vuol, già il dado è tratto.
Vedi, che già dall'alto
Precipitando vien dei Numi il Padre;
Mira, mira già Marte,
Che pallido, e tremante il brando asconde;
Per la perduta libertà, non vedi
Minerva che sospira? Ercol la clava
Speza omai per dispetto. Il fulmin pende,
Vedilo, inutilmente in mano a Giove,
Briarèo, del mio trionfo ecco le prove.

Pensa, che trema il cielo,
Pensa, che armato sono,
Che il fulmine, che il trono
Tutto si aspetta a me.

Per mover guerra ammasso
Già monte sopra monte,
Mira, ò già il serto in fronte
Già son de Numi il Rè.

Pensa, ecc.
(Parte coi giganti.)

-
Scena seconda.

Marte sconosciuto, e Briarèo.
Briarèo
Vadasi adunque.
Marte
Il passo arresta; e dove
Sconsigliato t'inoltri?
Briarèo
Alti disegni
Racchiudo in sen, palesi
Rendergli altrui non lice;
Ad esser Numi oggi il destin ci chiama.
Marte
E come?
Briarèo
Il resto ti dirà la fama.
Marte
Credi adunque, che ignota
La tua temerità resti alle sfere?
Credilo a me; vanne alla tua spelonca
Ritirati più tosto
Fin che tempo ti resta,
La sola via per tua salveza è questa.
Briarèo
Se tutto il poter mio noto ti fosse,
Non diresti così. Gli infausti auguri
Del tuo labbro importun, va, che non credo.
Mà tu chi sei? Che tanta
Pietà nel seno tuo per me si trova.
Marte
Se creder non mi vuoi, ch'io sia non giova.

Dal tuo destin vedrai
Cor disperato, e altero,
Che allor mi crederai,
Che il fulmine cadrà,

Folle è chi insulta i Numi,
E in van torgli presumi
E rege, e libertà.
Dal tuo, ecc.
(Parte.)

Scena terza.

Briarèo.
Briarèo
Và pur, mi fai pietà, più che timore,
Non pavento per anco;
Pugno ancor' io con qualche Nume al fianco.

Non è ver, non sei mendace,
Già vacillo, e meno audace
Incomincio a palpitar.

Ma ti 'nganna il tuo pensiero,
Trionfar de' Numi io spero,
Non cadere, e sospirar.

Non è ver, ecc.
(Parte.)

Scena quarta.

Giove: Giunone a parte.
Giove
(Giunone l'ascolta.)
Placido Zeffiretto,
Se vedi il caro oggetto
Digli, che sei sofpiro,
Ma non gli dir di chi.

Placido, ecc.
(Giunone s'avanza.)
Giunone
Tutti i sospetti miei non son che un ombra?
Ah, infedel, fino a quando in tanti affanni
Vuoi lasciarmi languir? Bella non sembra
Più Giuno ai lumi tuoi.
Ingrato, ò inteso assai, negal se il puoi.
Giove
Negar nol posso; ma per te mia Diva,
Delizia delli Dei, di Giove amore,
Non già per altra sospirava il core.
Quando in periglio è il cielo,
Altro che amor nel divin sen s'annida.
Sposa lascia i sospetti, e a me ti fida.
Giunone
Deh, ti sovvenga, o Giove,
Che cento volte, e cento
Mi dicesti lo stesso.
Giove
Mio ben, stringimi al sen, credilo adesso.
Giunone
Non sò fidarmi.
Giove
Il già passato oblìa.
Giunone
Mi amerai?
Giove
Tuo sarò, calma ogni pena,
Credi a sospiri miei.
Giunone
Lo credo appena.
Giove
Te sola adorerò, vivo conserva
Per me il tuo grato, ed amoroso affetto.
Giunone
L'alma accesa per te sempre ebbi in petto.

Mai l'amor mio verace,
Mai non vedrassi infido,
Ove formossi il nido,
Ivi la tomba avrà.

Godrò nel ciel la pace,
Sarò contenta appieno,
Se tu nel divin seno
Avrai tal fedeltà.

Mai l'amor, ecc.
(Parte.)

Scena quinta

Iride, Grove, Marte.
Iride
Stringi il fulmin, ben mio, cresce il periglio.
(Giungono frettolosi da diverse parti.)
Marte
Signor, ti affretta; una montagna sola
Pelio, l'Olimpo, ed Ossa
Formano già, sotto i tuoi piè vacilla
L'augusto soglio tuo; la tua saetta
Strida, Signor, de temerari attorno,
Questa turba proterva
Disperdi, e al ciel la libertà conserva.
Giove
Tutto lo sdegno mio per punir gli empi
Non basta nò; ma per la Stigia, o Marte,
Palude io giuro, che vuò far de rei,
Così fiero lo scempio,
Che ad ogni altro mortal serva d'esempio.
Tornane al ciel.
Iride
Ma, tralli sdegni, e l'ire
Ricordati di me.
(Parte Marte.)
Giove
L'anima amante
Al chiaror de tuoi rai,
Cara, trall'ire, e l'armi arder vedrai.

Sì, ben mio, sarò, se il vuoi
Sempre appresso agli occhi tuoi,
Il tuo pianto a consolar.

Mi vedrai trall'armi ancora,
Quel tuo ciglio che innamora
Tutto fuoco vagheggiar.

Sì, ben, ecc.
(Parte.)

Scena sesta.

Giunone, Iride.
Giunone
Il mio fido consorte,
Sen parte al giunger mio?
Iride
Giunon, per tutti
I Numi verso il ciel Giove sen vola.
Giunone
E tu, partendo i Dei, resti qui sola?
E qual nuova premura
Lo richiama alle sfere?
Iride
Ignori forse
Che i Giganti feroci
S'avanzan già per portar guerra alli astri?
Di sì giusto Monarca,
Di te, di noi pietà ti mova. Ah, Diva,
Gelo dallo spavento.
Giunone
In periglio il mio ben? Iride, veggio
Che atterrirmi tu vuoi.
Iride
Vieni, e credilo almeno alli occhi tuoi.

Volgo dubbiosa il passo,
Pavento al gran periglio,
Se volgo alli astri il ciglio
Comincio a palpitar.

Accorro, e non sò dove,
Temo per noi, per Giove,
Tutto mi fà tremar.

Volgo, ecc.
(Parte.)

Scena settima.

Giunone.
Giunone
Dove son? che più tardo? ah, si soccorra
In rischio si crudel lo sposo mio.
In tuo soccorso, o Giove, eccomi anch'io.
(In atto di partire.)
Ma, che fò? dove corro? ah, che già forse
(S'arresta.)
Privo del trono suo, ramingo, e solo
Erra tralle foreste il mio tesoro,
Forse, che i Numi tutti
Di servitù già il duro giogo opprime;
Forse . . . . Ma che? Le sfere
Gli empi assaltano in tanto.
Andiam, si cada al nostro amore accanto.

Se dell'onde il dolce moto
Turba il vento, il flutto infido
Corre il lido
Tutto sdegno ad insultar.

Se turbar del ciel la pace
Vuol de rei la destra audace,
Vedrà il mondo vacillar.

Se dell'onde, ecc.
(Parte.)

Scena ottava.

Luogo di montagne.

In faccia si vede il monte Olimpo sul quale montano i Giganti per dar l'assalto alle sfere; nel tempo che s'inoltrano cade il fulmine dal cielo che gli disperde, e nell'istante medesimo apertasi la montagna restano tralle di lei ruine sepolti.

Titàno, Briarèo, e seguito di Giganti armati, in atto di portar guerra al cielo.

(Escono furiosi al suono di strepitosa sinfonia.)
Titàno
Ecco il momento.
Briantèo
Ancora Per la salveza tua . . . .
Titàno
Corso è l'impegno.
Coraggio, fidi miei, già nostro è il regno.
Contro le forze vostre
Non à forze bastanti il Rè del cielo.
Seguitemi, pugnate,
Conquistatemi il trono,
L'esser divin da me ne avrete in dono.

(Ripiglia la sinfonia.
Si portano frettolosi alla volta della montagna, Giunti alla metà della quale sono arrestati dal fulmine, ed abimati nella medesima.)

Scena ultima.

Atterati i Giganti, spariscono le montagne, e s'apre ad un tratto la regia di Giove, e cala una nube in cui si vedono i celesti Semi-Dei. All'aprirsi della regia si cangia la strepitosa in lieta sinfonia.

Giove, Giunone, Marte, Iride, e seguito di Dei.
Coro
Tua mercè, Monarca invitto,
Libertade il ciel respira,
Così pera ognun che aspira
A insultar la tua bontà.
Giove
Degni Eroi, la bella fede,
E il valor che in voi risiede,
Anno a me serbato il trono,
Ed a voi la libertà.
Coro
Tua mercè, Monarca invitto , ecc.
Giove
Di sì degna, e gran vittoria
Tutto il ciel festeggi, e goda,
E l'invidia il cor ne roda
Di che armata à l'empietà,
Coro
Tua mercè, Monarca invitto, ecc.
Giove
Numi, siam salvi; già depressa, e vinta
Freme la fellonia, gli Dei che tanto
Fomentata l'avean, confusi, e mesti,
Per dispetto, per duolo
Più non osano alzar la fronte al Polo.
Marte
Gloria alla tua bontà, gloria al tuo braccio,
Gloria ai fulmini tuoi; Giove tu regni.
Giunone
Tu regni sì, e di perfidia a scorno,
Nel mondo il nome tuo fassi più grande.
Iride
Sempre di Giove fur l'opre ammirande.
Giunone
Quanto penai per te.
Giove
Cara, la gioia
Ricompensi l'affanno, al fin depressa
Vedi la ribellione, e conservata
Al ciel la libertà; nostra è la palma;
Numi, alli astri, ed a voi resa è la calma.

E' uguale ad un tormento
Questo ch'io provo in seno,
Eccesso di contento
Che non sapea sperar,

De miei trionfi il grido
Rimbombi in ogni lido,
E per la gioia il Cielo
Cominci a trionfar.
Coro
Non vi è piacer perfetto,
Non vi è grandeza, onore
Che alletti, o piaccia al Core,
Senza la Libertà.

FINE.


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Ultimo aggiornamento 13 novembre 2023