Il nome di Gluck è legato saldamente alla riforma del teatro musicale, in cui si distinse con la creazione di opere di grande valore sotto il profilo strumentale e vocale, come l'Orfeo ed Euridice, l'Ifigenia in Aulide e l'Ifigenia in Tauride, l'Alceste e l'Armida. In sostanza la nuova estetica gluckiana, che assorbì le migliori esperienze drammaturgiche italiane, tedesche e francesi del Settecento, è racchiusa ed espressa in questo suo pensiero, al quale il compositore rimase sempre fedele: «La semplicité, la verité et le naturel sont les grands principes du beau dans toutes les productions des arts... Je cherche avec une mélodie noble, sensible et naturelle, avec une déclamation exacte selon la prosodie de chaque langue et la caractère de chaque peuple, à fixer le moyen de produire une musique propre à toutes les nations, et à faire disparaitre la ridicule distinction des musiques nationales». Ma Gluck contribuì in modo determinante anche alla definizione e alla evoluzione dello spettacolo di balletto, inteso come arricchimento scenico dell'azione e legato strettamente al discorso drammatico. In questo senso è molto indicativo, per capire la stretta connessione tra musica e danza, il balletto-pantomima Don Juan o le Festin de pierre, scritto da Gluck e rappresentato con la collaborazione del famoso coreografo italiano Gasparo Angiolini per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 17 ottobre 1761, per le scene di S. Quaglio. Questo Don Juan, derivato dal soggetto di Molière e centrato sul racconto delle avventure di Don Giovanni, è considerato il primo balletto in senso moderno, come è possibile capire leggendo la prefazione esplicativa sulle intenzioni del maestro di musica e del maestro di balletto fatta dal librettista preferito di Gluck, Ranieri Calzabigi. Costui disse chiaramente che in questa occasione è stato sostituito all'artificiosità della danza un interesse drammatico ed è stato conferito alla mimica un valore espressivo pari alla poesia, associando «alla visibilità l'eloquio musicale». Lo stesso Angiolini volle sottolineare il valore essenziale della musica, senza il quale il balletto non avrebbe potuto manifestarsi pienamente sotto il profilo del contenuto. «Gluck — egli scrisse — a saisi parfaitement le terrible de l'action. Il a taché d'exprimer les passions qui y jouent et l'épouvante qui regne dans la catastrophe. La musique est essentielle aux Pantomimes; c'est elle qui parie, nous ne faisons que les gestes... Il nous seroit presque impossible de nous faire entendre sans la musique et plus elle est appropriée à ce que nous voulons expriiner, plus nous nous rendons intelligibles», «Una vasta sinfonia tragica — secondo quanto riferisce Prod'homme — annunciatrice di un'arte veramente nuova, con la quale Gluck affrontava deliberatamente il lezioso balletto tradizionale e faceva dimenticare i saggi di pantomima tentati da Hilverding sulla scena viennese: Britannico, Alzira, Idomeneo». A detta di Lorenzo Tozzi, autore di un saggio su Don Juan apparso una decina di anni fa sulla rivista "Chigiana", Angiolini diede «un'interpretazione personale dell'opera molieriana, accentuandone particolarmente l'aspetto tragico. Ed è forse questo il maggiore contributo lasciato dal coreografo fiorentino (1731-1803) alla successiva tradizione dongiovannesca: l'eliminazione o comunque la notevole riduzione dell'elemento comico, sino allora imperante, costituì un proficuo contraltare che permise poi l'equilibrio dei due elementi — il comico e il tragico — nella impostazione che alla vicenda intese dare Mozart. Così scompare l'irresistibile comicità di Sganarello, personaggio di tutto rilievo nell'opera francese, mentre l'azione, privata anche della complessità dell'intreccio erotico data dalle amanti del libertino, delle quali rimane salva solo Donna Elvira, risulta brevissima, tutta concentrata in tre quadri drammatici: serenata di Don Giovanni e morte in duello del Commendatore; ballo in casa di Don Giovanni ed apparizione ammonitrice della statua; punizione e morte del dissoluto protagonista presso il mausoleo del Commendatore». Da ciò è facile intuire come Angiolini abbia cercato di adeguarsi il più possibile alla verità drammatica della musica, puntando ad una semplificazione dell'opera di Molière.
Per quanto riguarda la partitura di Gluck (secondo il musicologo tedesco Richard Engländer ne esistono due: una, ed è quella odierna, formata da 31 brani e l'altra in forma più ridotta, composta di 15 brani) essa si articola in una serie di movimenti, che denotano una estrema varietà del discorso musicale, contrassegnato da eleganza e finezza strumentale. La sinfonia introduttiva si snoda con un tono gaio e frizzante nella successione delle imitazioni e prepara adeguatamente l'atmosfera quanto mai variegata dei vari movimenti, ora dolci e delicati, ora marcati e aggressivi, ora pastorali ora solenni e grandiosi. È una successione di situazioni psicologiche diverse, in cui i giochi timbrici e ritmici, la cantabilità degli archi e la brillante sonorità dei fiati, nel contesto di una visione di gusto classico, conferiscono il carattere di una colorita sfilata di "maschere", dietro le quali si celano e si muovono i personaggi. La strumentazione del Don Juan è curata con intelligenza e proprietà di effetti, rivolta a descrivere i lineamenti psicologici delle "figure" principali. Agli archi, che costituiscono il nucleo di base dell'organico strumentale, si affiancano, a seconda del passaggio scenico, i due oboi, il fagotto, i due corni, il trombone e le due trombe usate per il maestoso epilogo. Sotto il profilo armonico il Don Juan rivela una ricerca espressiva particolarmente interessante, in quanto la scelta delle tonalità e l'uso degli accordi consonanti o dissonanti sono strettamente legati ai mutamenti di umore dei personaggi, ora tristi ora lieti, ora violenti e ora sereni. Nell'Allegro ma non troppo finale la tensione psicològica è indicata dalle sequenze delle quartine dei violini su un "continuum" esposto in ottava dal fagotto e dagli altri archi, così da imprimere maggiore piglio drammatico all'azione, secondo gli ideali artistici espressi dal compositore nella programmatica prefazione all'Alceste, accennata al principio di questa "nota" sul Don Juan.