L'inganno amoroso
Commedia per musica in due atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Camera in casa di D. Procolo
Corina, Mad. Giannicca , Polidoro, Don Nasturzo, e Procolo.
Don Procolo
Padron mio mi compatisca
Vado a fare il mio dover.
Polidoro
Ma la prego, favorisca,
Sono alfine un Cavalier.
Corina
Ma la senta, l'aderisca,
Non è poi un gran piacer.
Don Procolo
Ma per ora non è cosa:
Per le scale la mia sposa
Col fratello, che si piglia
La Giulietta la mia figlia
Nè mi posso trattener.
Polidoro e Corina
Un momento, un solo istante,
Non si chiede a lei di più.
Don Procolo
Ma voi siete un bel seccante,
Una pittima siei tu.
(parte.)
Polidoro
Ah Corina, io son disfatto.
Corina
Poverino! il caso è fatto.
Polidoro
Ah se perdo la Giulietta,
La mia vita io perderò.
Corina
Di morir non abbia fretta,
Io per lei m'adoprerò.
Giannicca
(a D. Procolo che torna.)
Sei un ridicolo.
Sei un villano.
Dovevi scendere
Darmi ia mano
Con mille ossequi
Di civiltà.
Don Nasturzo
La Sposa, canchero,
E' morta: cessa.
In corpo, e in anima
Dovev'anch'essa
A capitomboli
Calare giù.
Giannicca
Ah baroncino.
Don Nasturzo
Ah baroncella.
Giannicca
Ah fratellino.
Don Nasturzo
Ah mia fratella.
Giannicca
Per oltraggiarci.
Don Nasturzo
Per darci un pavaro
No non potevano
Farci di più.
Don Procolo
Ma compatite.
Giannicca
Non sento, zitto.
Don Procolo
Ma perdonate.
Don Nasturzo
Sappila tu.
Tutti
Che tempo torbido,
Che aria fosca!
Oh che caligine,
Che aria nera!
Quanto più torbida
Sarà la sera,
Se il di nel nascere
Sì tetro fu.
(Corina parte poi torna con mazzetti.)
Don Procolo
Cara sposa, madama, se nel vostro
Arrivo subitanio, io subitamente
Non venni, cioè venni, ma non venni
Come venir dovea:
Della bestialità perdon vi chiede
Disciolto in pianto il delinquente piede.
Don Nasturzo
Oh canchero, il Barone
Parla Greco, or và, rispondi.
Giannicca
Ah certo non m' avrebbe
Accolta in questa guisa il Conte Frappa.
Don Nasturzo
Oh via, il Conte Tappo
Com'era Conte fosse nato Duca,
Non ci sarebbe stato tappo eguale.
Giannicca
Ehi tu, ehi tu non senti?
Corina
A me dice?
Giannicca
Sì a te. Chi sei?
Corina
Son io
La Cameriera, che mi dò l'onore
Di baciarle la man nell'atto istesso
Che le presento questo mazzettino
Di fiori,
(a Nasturzo) e a lei quest'altro.
Don Nasturzo
Mille grazie,
Sebbene io non ne mangio.
Corinna
Oh, che scioccone!
Don Polidoro
E questo esser dovrebbe
Lo sposo di Giulietta?
La rabbia mi divora.
Corinna
Eh via, coraggio; non è sera ancora.
Giannicca
Cameriera.
Corinna
Illustrissima.
Giannicca
(accennando a Polidoro.)
Chi è quel giovinotto?
Corinna
E' un Cavaliere
Che suol qui praticar.
Giannicca
Non mi dispiace.
Ma sai tu, ch'io non voglio in casa mia
Questa Civetteria?
Corinna
Cioè?
Giannicca
Quel vostro tanto
Confabulare insieme
Mi scandalizza. Il foco
Non si deve accostar tanto alla paglia:
Corinna
Non dubiti, non son di questa taglia.
(parte.)
Scena seconda
Giannicca, Procolo, Nasturzo, Polidoro.
Giannicca
Costei per quanto scorgo è un buon servizio.
Don Procolo
Oh cattera! è capace
Di servire un esercito.
Giannicca
Ma voi, Signor, chi siete?
Don Polidoro
Un cavaliere amico del Barone.
E servo di Madama.
Giannicca
Anzi io di lei.
Don Nasturzo
Ed io di lui.
Giannicca
Cavaliere io vi pubblico per mio
Cicisbeo proprietario.
Don Procolo
Ma fallo almeno soprannumerario.
Giannicca
Ebben mio Cavaliere,
Qui restate per poco
Col Baroncin fratello, e tu Barone
Guidami alla toletta a consigliarmi
Coll'amico cristallo
Per accrescer vaghezza al volto mio.
Don Procolo
Oh sfortunato me, dove son'i?
Giannicca
Al caro mio sembiante
Vaghezza più si dia,
La moda più brillante
Decreti l'armonia,
E alla toletta intorno
Gli Amori pargoletti
Volino a mille a mille,
Chi a preparar balletti
Chi a porgere le spille,
E il faretrato Nume
Disponga poi le piume
Su i veli del tuppè.
Amanti poverini,
Meschini cicisbeei,
Fuggir dai strali miei
Possibile non è.
(via con Procolo.)
Sena terza
Nasturzo e Polidoro.
Nasturzo
E cosi seguitando il mio discorso . . .
Polidoro
Qual discorso?
Nasturzo
Quello
Ch'ora principio! Dunque l'ha veduta?
Polidoro
Chi?
Nasturzo
Essa.
Polidoro
Cioè?
Nasturzo
Lei.
Polidoro
Ma chi lei?
Nasturzo
Non capite? è mia disgrazia.
Polidoro
Ma di chi voi parlate?
Nasturzo
E non vedete,
Che parlo di Giulietta?
Polidoro
Giulietta, oh Dio!
Nasturzo
Amico
Dite la verità, vi piace?
Polidoro
E ancora
Trafigger mi volete?
Nasturzo
Vi compatisco, ma non ci è che fare.
Io me la pappo, e lei ha da crepare.
Polidoro
Ma troppo ho tollerato
Le scempiaggini tue.
A costo del mio sangue la Giulietta
Non sarà tua, non lo sperare, io l'amo
L'adoro, ed ogni sforzo
Farò perchè sìa mia.
Nasturzo
Ha finito? Buon giorno a Vosioria.
Polidoro
Dove, dove ? Hai tu spada?
Nasturzo
Sì Signore, ho lo stocco, e molte volte
Me ne sono servito.
Polidoro
Ed in quale occasione?
Nasturzo
In occasione, che non c'era spiedo.
Polidoro
Tu scherzi, ed io ti parlo
Col fiele sulle labbra.
Nasturzo
Chi celia core mio?
Questa è la spada, odora,
Vedi che sa di salsicciotto ancora.
Polidoro
Taci, non più sciocchezze.
Ma ecco la Giulietta con suo padre.
Or pensa, ai casi tuoi,
Se vomitar qui l'anima non vuoi.
Scena quarta
Giulietta, Don Procolo, e detti.
Procolo
Via Giulietta, coraggio:
E' qui lo Sposo tuo, non far la stolta
Ma fa la spiritosa, e disinvolta.
Giulietta
Papà, io non so fare;
Procolo
Papà io non so fare
Incominciamo colla tua scioccheria.
Giulietta
Papà, se mi burlate io vado via.
Procolo
Sta ferma.
Polidoro
Il cor mi tocca.
Nasturzo
Ah fai venirmi l'acquolina in bocca.
Procolo
Via, su, spirito, brio
Presto una riverenza.
Giulietta
Vedete che pazienza!
Procolo
Così, come fo io,
Animo sù.
Giulietta
Buon dì a Vosignoria,
Papà, ho fatto, me ne vado via.
Procolo
Sta qui con cento diavoli.
Giulietta
Uh, che brutte parole.
Procolo
Baroncino
Nulla dite alla Sposa?
Nasturzo
Ch'io direi,
Ma per non dir quel, che direi non dico.
Procolo
Come?
Polidoro
Signore, io scioglierò l'intrico:
Io vostra figlia adoro,
Son nobile, son ricco,
In moglie ve la chiedo, ed ecco stretto
Tutto l'affar in poche note.
Nasturzo
Ho detto.
Procolo
E voi?
Nasturzo
Ed io, che sono il Matrimonio
Passo da Sposo a fare il testimonio.
Procolo
Il partito, cospetto
Non è da rifiutarsi,
Ma che diria Madama? Si và bene
Ho ritrovato il modo,
Che sù mia figlia si rovesci il brodo.
Polidoro
Che risolvete?
Procolo
Amici
Se l'altra mia figliola
Sorella di Giulietta, e sua gemella
Che rapita mi fu, qui fosse adesso,
Io tutti e due or vi farei contenti.
Giulietta mia, tu dunque
Risolver dei: son padre,
Ma il genio tuo violentar non voglio:
Scegli chi più ti piace,
E l'escluso da te, che soffra in pace.
Giulietta
Papà, che sò? m'imbroglio.
Polidoro
Io, cara, per voi moro.
Giulietta
Ah poverino!
Nasturzo
Io son fracido, o bella.
Giulietta
Oh che disgrazia.
Polidoro
Pietà.
Nasturzo
Misericordia.
Giulietta
Via zitto non gridate,
Sposerò tutti e due, non dubitate.
Procolo
Tu che diavolo dici?
Giulietta
Perdonatemi,
Checca la nostra Serva
Ebbe cinque mariti; oh bella! ed io
Che sono la padrona
Di pigiarmene sei, che non son buona?
Mi fido, signor si.
Procolo
Bella innocenza!
Senti figliola mia, dopo che muore
Un marito, si può prendere l'altro,
Non tutti assieme, come tu supponi.
Giulietta
Oh bene, ora capisco,
Dunque farò cosi, mi piglio adesso
Vosignoria, e dopo quattro giorni
Mi farà la finezza di morire,
E poi prendo lei,
E dopo quattro giorni . . . .
Nasturzo
Vi farò la finezza di morire,
Poi vi pigliate il terzo.
Giulietta
Sì Signore,
E così mano mano . . .
Nasturzo
Introdurre una peste piano piano.
Procolo
Sciocca, sciocca hai finito
Di dire più spropositi?
Giulietta
Papà, Papà, e voi
Sempre mi avete da chiamare sciocca?
Che vita disperata.
(piange )
Procolo
Via non più, delli due
Vedi chi più ti piace per adesso,
Che poi degl'altri se ne parla appresso.
Vedi, osserva, e scegli poi,
Con giudizio, e serietà.
Giulietta
Sì Signor vedrete voi
La mia testa che farà.
Polidoro
Dal mio volto il cor tu puoi
Rilevar come si stà.
Nasturzo
A me in faccia gl'occhi tuoi
Getta, o cara per pietà.
Procolo
Via risolvi.
Giulietta
A poco a poco
Nasturzo e Polidoro
(insieme)
Ah che il core in mezzo al foco
Più resistere non sà.
Procolo
Ma che aspetti? Che si fa?
Giulietta
Ah Papà, Papà, Papà.
Ma zitto, tacete:
Adesso, che meglio
Vi vedo, vi squadro
Sapete, che ci è?
(a Polidoro.)
Un viso di ladro
Signor voi tenete,
(a Nasturzo.)
Voi d'asino avete
L'aspetto, e l'essenza:
Abbiate pazienza
Non fate per me.
Nasturzo e Polidoro
(insieme)
Oh che degno complimento,
Che risolvo cosa fò?
Procolo
Oh che testa pien di vento
Che ho da dire non lo so.
Giulietta
Oh che gusto, oh che contento
La mia testa li stuonò
Polidoro
A me ladro? Catterina.
Procolo
Compatite è scioccarella.
Nasturzo
A me ciuccio? cospettone.
Procolo
Perdonate è pazzerella.
Nasturzo e Polidoro
(insieme)
Basta basta dell'affronto
Da voi conto esigerò.
Procolo
Or vedete in che burasca
Quella frasca mi lasciò.
Giulietta
Oh che gridi, che ruina
Me tapina, fuggirò.
(Via tutti)
Scena quinta
Campagna. Da un lato palazzo di Don Procolo con porta che corrisponde nel giardino, dall'altra varie case.
Lauretta sola.
Lauretta
La villanella
Come la rosa
Scoprir non osa
Il primo ardor.
La fiamma, il raggio
Se in lei s'adopra,
Fa poi, che scopra
Il suo rossor.
Se abbandonata
E' la meschina,
In sulla spina
Languisce allor.
Ma si ravviva,
Se man gradita
Al sen la invita,
La stringe al cor.
Quando termine avranno
Le mie triste sventure, i mali miei?
Misera! dall'infanzia
Principiò la fortuna a tormentarmi;
Rapita ai genitori, e in altro suolo
Cresciuta, ed educata
Sempre sempre provai la sorte ingrata.
Fin dal soggiorno mio
Fui ridotta a fuggir povera, e sola,
Ed ora fuor di via,
Non so, dove men vada, e dove io sia.
Scena sesta
Corina, e detta.
Corina
Che vedo mai?
Voi sola per la strada, che vergogna!
E poi così vestita
Che diranno le genti?
Lauretta
Certamente costei
Per un'altra mi ha presa.
Corina
Via Signora Giulietta, entrate in casa.
Lauretta
Amica veggo bene, che tu sbagli.
Corina
Eh mettete giudizio, e riflettete,
Ch'oggi Sposa sarete,
E che siete la figlia del Barone
Don Procolo Frittelli.
Lauretta
Come? Come? che sento?
Figlia di chi?
Corina
Del diavolo.
Lauretta
Per pietà, torna a dirmi
Di chi figlia son'io.
Corina
Di Don Procolo.
Lauretta
E poi?
Corina
Frittelli.
Lauretta
Oh Dio,
Sappi che questi è appunto il padre mio.
Corina
Oh che rara scoperta, e in conseguenza
Voi siete la Giulietta.
Lauretta
No, t'inganni.
Corina
E chi siete?
auretta
Io son Lauretta.
Corina
Per bacco, io le darei quattro ceffate.
Eh di grazia lasciate
Tante vostre sciocchezze.
Lauretta
Credimi pur Lauretta,
Son io, che da fanciulla
Fui rapita a mio padre,
E crebbi sotto la gelosa cura
D'una Dama in Verona;
Ma alfin per liberarmi
Da sponsali aborriti in queste spoglie
A una fuga mi diedi, e il Ciel pietoso
Ha qui spinto i miei passi,
Perché l'amato padre io ritrovassi.
Corina
Ah cara padroncina
E' forza, ch'io vi creda
Così per la stupenda somiglianza
Che avete colla vostra
Sorellina gemella,
Che pel savio parlare,
Poiché Donna Giulietta
Se la bocca aprir vuole,
Sei spropositi dice in tre parole.
Lauretta
Il tuo nome?
Corina
Corina, e in casa vostra,
Servo da cameriera.
Lauretta
Che fa mio padre?
Corina
Il troverete sposo
D' una tal Baronessa, ch'è un demonio,
Ed il fratello suo, ch'è uno sguaiato
Che can non fiuterebbe
Vien destinato alla sorella vostra
La quale per contrario
E' amata alla follia
Da un certo Cavalier Don Polidoro
Ricco, avvenente, e bello,
Eppur la sciagurata
Una sì bella sorte ha rifiutata.
Lauretta
Che sciocca! La fortuna
Qui fa venirmi in tempo per tirare
Se mi riesce l'acqua al mio mulino.
Corina, or dì, mi posso
Di te fidar?
Corina
Più di voi stessa.
Lauretta
Or io
Voglio irtrodurmi in casa
Fingendomi Giulietta,
Ma tu questa dovresti
Cautamente celar tutte le volte,
Ch'io per lei entro in Scena;
Ti fidi?
Corina
Sì Signora:
Ma che pensate fare?
Lauretta
Più d'una cosa spero d'assettare.
Corina
Tacete, il Cavaliere.
Scena settima
Polidoro, e dette.
Polidoro
Voi qui, bella tiranna.
Corina
Lui vi crede Giulietta.
Lauretta
Sai, che non mi dispiace?
Polidoro
Non mi guardate? Ah parla
Tu almen per me, Corina.
Corina
L'istessa Signorina
Potrà dirvi in coscienza
Se di voi ho parlato,
Ma il Padre, il Padre . . .
Polidoro
Ho inteso
Per disgustarmi volle,
Che m'oltraggiasse, è vero?
Lauretta
Non lo niego.
Corina
E di più vuol, che faccia
La semplicetta, nè sappiamo noi
Qual sieno i fini suoi.
Polidoro
Che padre stravagante!
Ma voi, cara Giulietta
Per me nel vostro core
Ditemi almen, se mai vi parla amore.
Lauretta
Si, Cavalier, troppo mi parla, e troppo
Per voi sospiro, e peno.
Polidoro
Dunque m'amate?
Lauretta
Assai.
Polidoro
Ben mio, corro veloce
Le nozze a preparar.
Lauretta
Fermate,
Tempo ancora non è.
Polidoro
Ah, non mi amate.
Lauretta
Io non v'amo? Perchè?
Polidoro
Perchè volete
Dilazionare il sospirato nodo.
Ah, Giulietta, Giulietta, il vostro labbro
E' diverso dal cor.
Lauretta
Come? una donna
Di sì nero carattere
Voi creder mi potete?
Se è così, dunque in libertà voi siete.
Polidoro
Ah, nò, mio ben sentite
Tutto, tutto vi credo,
Più dubitar non sò, pentito sono,
Idolo del mio cor pietà, perdono.
Deh serena il bel sembiante,
Fida amante io già ti credo,
Ah perdono, oh Dio ti chiedo
Del mio folle dubitar.
Ma già veggo amato bene
Le tue luci più serene,
Già per me ritorna amore
Nel tuo core a favellar.
Dalla gioja, e dal contento,
Io mi sento trasportar.
(parte.)
Scena ottava
Lauretta, e Corina.
Lauretta
Il principio va bene.
Corina
E meglio ancor sarà la fine,
Intanto per la scala del giardino
Venitevi a celar nella mia stanza.
Lauretta
Andiamo pur, non mi tradir speranza.
(parte.)
Scena nona
Galleria.
Giannicca, e Nasturzo.
Giannicca
Or che viene Giulietta
Mostrati Baroncino
Cavaliere di garbo; hai da allettarla
Colle tue tenerezze, e innamorarla.
Nasturzo
Oh caspita sorella
Sai, che la mia testa io non la cambio
Nemmen con una zucca.
Gli voglio far sentire un Calepino
Di sette lingue, e mezza.
Giannicca
Sì fratellino, fa spiccare un poco
Il tuo talento.
Nasturzo
E' vero;
Che per fino all'età di ventott'anni
Sono andato alla Scuola, ed ho studiato
Quanto potea studiare un Mammalucco:
E' vero, che di quello, che ho studiato
Me ne sono scordato,
Ma in corpo son restato letterato.
Giannicca
Ecco Giulietta, attento.
Nasturzo
Zitta che col mio ingegno
Un gran bel complimento gli consegno.
Scena decima
Giulietta, Procolo, e detti.
Nasturzo
Fermati vaga Clori
Vaga Ninfa dei Boschi, o delle selve
Ond'io, come somaro
Che corre a orecchie ritte, e coda alzata
Alla verde pastura
Venga nelle tue braccia a dirittura.
Sorella che ti par? Mirami in volto
Guarda se vi è beltà, che mi somigli
Per trasmetterla ai fìglj,
E non divenir rossa
Se men bella di me la tua bellezza,
E' di rossor dipinta,
Ed ascrivi a tua gloria se sei vinta.
Che vuol far ci vuol pazienza,
La bellezza è un don del cielo
E con tutta convenienza
L'ha voluta dare a me.
Sull'avvisi di Parigi
Sentirete i miei prodigj,
L'ha descritti in lingua arabica
Il famoso Cacasenno,
In Polacca, meo Patacca,
In Latino Bertoldino,
Ed il resto l'ha stampato
Un autor, che non è nato,
Ma fra poco nascerà.
Per le strade per le piazze
Come mosche le ragazze
Chi mi chiama, chi mi vuole,
Chi vuol dirmi due parole:
Favorisca l'aspettiamo,
E' pur caro, è pur grazioso
Ci fa il serio, fa il prezioso,
Basta basta non saprei
Lei di me non ha pietà.
Donne belle, Donne brutte,
Donne vecchie, e Donne giovani
Donne alte, donne basse,
Donne secche, e Donne grasse
Donne lunghe, e Donne corte
Donne vive, e Donne morte
Tutte crepano per me.
(siede)
Giannicca
Che sciocco!
Procolo
Che marmotta.
Giulietta
Pà pà, che ha detto?
Procolo
Ha detto,
Che è uomo finalmente.
Perchè nacque a due piedi, e non a quattro.
Giulietta
Piano un poco, ancor'io
Sono nata a due piedi.
Procolo
Ma per sola
Bestialità della signora madre.
Giulietta
Dunque son uomo anch'io,
E voi m'avete detto, che son femmina,
Veda lei maritandomi,
Ch'avrebbero detto i figlj miei.
Che senza aver mà mà
Si trovavano poi con due pà pà.
Procolo
Figlia per disossare
Una testa paterna
Sei fatta apposta, l'uomo
Si distingue alla barba;
Hai tu barba?
Giulietta
Non Signore.
Procolo
Dunque sei donna.
Giulietta
E' vero, ho fatto errore.
Procolo
Orsù, Madama, che si fa? Giulietta
E' qui.
Giannicca
Su Baroncino
Avanti.
Nasturzo
Eh, che ho da dir, se lei mi secca.
Giannicca
E lei Signor Somaro
Parli a dovere, alfin sei mio fratello.
Procolo
A te Giulietta, mostrati gentile,
Avvenente, graziosa.
Giulietta
Che fatica ci vuole a far la sposa.
Giannicca
Animo.
Procolo
Su coraggio.
Giannicca
Dì qualche cosa.
Procolo
Ah, parla col malanno.
Giannicca
Barone, quelli avranno
Soggezione di noi,
Lasciamoli tra loro in libertà.
Procolo
Non dite, male
Quelle sono due sedie
Sedete, e favellate.
Giannicca
Noi andiamo di la, voi qui restate.
Giulietta
Nò nò pà pà, qui sola
Io mi metto paura.
Nasrturzo
Nò, nò non mi lasciare.
Io non sò quella sciocca che può fare.
Procolo
Siedi, ò ti spacco il grugno.
(siede Giulietta.)
Giannicca
Fermo, o ti prendo a schiaffi
Vieni meco Barone.
Procolo
Pronto da suo pedone.
Giannicca
Sciocco mostra giudizio.
Procolo
Babbea sappi parlare.
Nasturzo
Io non sò cosa dir.
Giulietta
Non sò che fare.
Ei mi guarda . . . . me tapina!
Ride e poi si volta in là.
Nasturzo
Parla sola, và indovina
Zitta zitta, che dirà.
a due
Stà a vedere, che all'amore
Così forse si farà .
Nasturzo
Voglio far, come fa essa.
Giulietta
Io farò, com'esso fa.
(ridono)
Nasturzo
Ah, ah, ah, ah,
Giulietta
Ah, ah, ah, ah,
Ne? ridete?
Nasturzo
Sì Signore
Ne? che avete?
Giulietta
Fò all'amore,
E il mio cor come un Pulcino
Mi fa in petto pi pi pì.
Nasturzo
Ed il mio a te vicino
La Gallina fa cà cà.
a due
Siamo amanti, signor sì
Non ci è più difficoltà,
Che si vada da Madama,
Che si corra da pà pà.
(partono ballando)
Scena undicesima
Polidoro che giunge in tempo, che quelli partono, poi Madama Giannicca,
e Don Procolo.
Polidoro
Misero me, che veggo? E può l'infida
Così tradirmi, oh Dio!
(siede in fondo)
Procolo
Ma cara mia tu sei
Del cranio mio l'amabile trapano.
Giannicca
Tant'è, col Cavaliere
Batter ti devi.
Procolo
In somma hai proprio impegno
Che ti dica colui
Salute a lei finché rirorna lui?
E ben duelleremo. (Sì stai fresca).
Giannicca
Or puoi chiamarti degno
Di Madama Giannicca.
Procolo
Così son'io, quando poi entro in picca.
Polidoro
(da se)
Barbara donna!
Giannicca
(E' qui l'infido)
Procolo
(Oh canchero,
Ma vedi come il diavolo
Tiene pronte le pezze, ed i sfilacci
Per favorirmi).
Giannicca
Sù dagli uno schiaffo
Poi trascinalo a basso
E ritorna da me compita l'opra.
Procolo
E qui sta il fatto s'io ritorno sopra.
Giannicca
E perché nò?
Procolo
Ora Madama mia
Parliamo a farci intendere.
D'una sola maniera
Tiro mano alla spada
Io sul balcone, e il Cavaliere in strada.
Giannicca
Barone, non più ciarle,
O fa quel, ch'io ti dico, o qui ti strozzo.
Procolo
E ben sior Cavaliere,
Vi sfido, al gran duello (oibò fermate
Non mi Credete un fico) e poi mia cara
La mano tua al Baroncin prepara.
Più bianca di giglio
Più fresca di rosa,
Bell'occhio, bel ciglio,
Vivace graziosa
La mano amorosa
Via dammi mio ben.
Almen crude stelle
Non fossi chi sono,
Che val più d'un Trono
Si rara beltà.
(parte
Scena dodicesima
Giannicca, Polidoro, poi Nasturzo.
Polidoro
Io per me non intendo
Che voglia dir questa scenata.
Giannicca
Il vedo
Mortificato assai
Già i rimorsi, e il timore
In gran battaglia ha certamente il core.
Polidoro
Vedessi almen Giulietta, almen potessi
Rimproverar l'ingrata. Ecco il suo caro,
Ecco il suo vago Adone.
Nasturzo
In somma in conclusione
Mia Signora Sorella,
Siamo Giulietta, ed io amanti, e sposi.
Giannicca
Ci ho piacer Baroncino: Cavaliere
Non affligerti più, l'error conosci,
Pentito sei, questo mi basta, ed io
Nuovamente ti scrivo al ruolo mio.
Polidoro
Costei delira.
Giannicca
Che? tu non rispondi?
Polidoro
Se non so quel che dite.
Giannicca
Come? non sai che dico? e non son'io
L'amabile tua Dama?
Scena tredicesima
Lauretta, Corina, e detti.
Lauretta
Signora nò, son io, scusi Madama.
Giannicca
Che impertinenza è questa?
Corina
Perdonatele è sciocca
Polidoro
Barbara! e puoi?
Lauretta
Sospendi
I rimproveri tuoi, col Baroncino
Scherzai nol niego, ma di lui mi prendo
Divertimento, e il tratto
Come trattar si deve un mentecatto.
Scusi Madama.
Giannicca
Come? Ah temeraria.
Corina
Perdonatela è sciocca.
Polidoro
Care labbra adorate
Voi mi date la vita.
Lauretta
Ah Cavaliere
Credimi finsi, e fingo, e la finzione
Rinnuovare saprò su gli occhi tuoi.
Polidoro
Io risponder non so, fa quel che vuoi.
Lauretta
Signora, non voleste
In Polidoro un Cavalier servente?
E bene io vel contrasto
Perchè il voglio per me, caro Sposino
So, che non sei geloso.
Nasturzo
Eh, qualche poco
Basta . . . . che devo dir sorella?
Lauretta
Eh via
Non è da pari tuoi la gelosia.
Il mio caro amato Sposo
Sa la moda come và,
Mai di me non è geloso
Soffre tutto, e zitto stà.
Se con cento Cicisbei
Mi diverto a conversar
Non disturba i fatti miei
Serra gli occhi, e lascia far.
Mio caro carino
Sposino diletto
Quell'occhio furbetto
Languire mi fa.
La mano mia vita
Porgetemi qua,
Sentite il mio core,
Che fa tà tà tà
Stringete toccate
Baciate, baciate,
Che gusto mi dà.
(parte)
Scena quattordicesima
Giannicca, Corina, e Polidoro.
Giannicca
Così si oltraggia una mia pari? Il sangue
Non son chi son, se correre a torrenti
Oggi qui non farò. Ma voi . . . ma voi.
Polidoro
Servitor suo ci rivedremo poi.
Giannicca
Sentite, fermate
Creanza ve n' è?
Polidoro
Ma voi, che bramate
Si sappia da me
Corina
Le carte imbrogliate
Si sono in mia fe.
Giannicca
Giulietta
Polidoro
Comprendo.
Giannicca
Giulietta.
Polidoro
Già intendo.
Giannicca
Ma udite, Giulietta . . .
Polidoro
Io vado di fretta
Ho molto da far.
(parte.)
Corina
La supplica è letta
Sopito è l'affar.
(parte.)
Giannicca
Neppur mi dà retta.
Che rozzo trattar.
Scena quindicesima
Procolo, Don Nasturzo, e Giannicca.
Procolo
Mia Madama allegramente.
Giannicca
Uh che caldo ho nella testa.
Nasturzo
E' catarro, non è niente.
Procolo
La Giulietta, e il Baroncino . . .
Giannicca
Uh che bocca! Che amarezza!
Nasturzo
Non è niente, è ripienezza.
Procolo
Di già s'amano tra loro . . .
Giannicca
La Giulietta, e Polidoro
Me la pagano.
Procolo e Nasturzo
Cioè?
Giannicca
Voi qui siete? Su correte
Voi da qui . . . nò nò, da lì . . .
Voi di là . . . nò nò di qua.
Questo è tempo di vendetta
Non è tempo di pietà,
Non andate? che si fa.
Nasturzo
Ma sorella cara cara . . . .
Procolo
Ma Madama bella bella;
a due
Per levarci le cervella
Questo è il modo in verità.
Giannicca
Or sappiate, la Giulietta . . . .
Uh che caso iniquo, e strano!
Polidoro quel villano . . .
Ah la testa mi vacilla . . .
Chi m'ajuta per pietà.
Procolo e Nasturzo
Acqua, aceto, camomilla.
Tutto dentro ci sarà.
(entrano tutti)
Scena sedicesima
Polidoro, e Corina, indi Lauretta.
Polidoro
Se tra i nemici è l'Idol mio,
Abbandonarlo nò non degg'io,
In sua difesa mi chiama Amor.
Corina
Il vostro affetto Signore ammiro,
Ed un Amante per me sospiro
Ch'abbia il cor simile al vostro cor.
Polidoro
Ma l'Idol mio, dov'è il mio bene?
Corina
Eccolo appunto, che da voi viene,
E in libertade vi lascio ancor.
(parte.)
Polidoro
Mia bella fiamma.
Lauretta
Mio bel tesoro.
Polidoro
Da te lontano d'affanno io moro.
Lauretta
Non ho piò pene vicino a te.
a due
Soavi lacci, care catene
Per man tessute d'amore, e fè.
(partono.)
Scena diciassettesima
Giannicca, Procolo, e Nasturzo.
Giannicca
Eccoli insieme. Se Polidoro
Qui non svenate, miseri voi.
Le stilettate piover farò.
(si nasconde.)
Procolo e Naturzo
Amico amabile sciacqua, buon prò.
Giannicca
Io qui celata vi osserverò.
Nasturzo
Vi faccia grazia, lei la contenti.
Procolo
Tocca a lei prima, ch'è forestiere.
Nasturzo
Mi compatisca . . .
Procolo
Sò il mio dovere.
a due
Il Galateo anch'io lo sò.
Procolo
Almen l'attizzi, ch'io poi darò.
Scena diciottesima
Lauretta, Polidoro, e detti.
Lauretta e Polidoro
Soavi lacci, care catene.
Nasturzo
Olà fuggite, ch'io tiro mano.
(Lauretta prende la spada di Polidoro e si batte con Nasturzo.)
Lauretta
Io lo difendo rozzo Villano,
Cedi quel ferro.
Nasturzo
Misericordia.
Procolo
Giulietta, piano.
Giannicca
Che cos'è stato?
Nasturzo
L'Idolo mio mi ha disarmato.
Polidoro
Quel traditore . . .
Lauretta
Deh non curarlo
De' sdegni tuoi nò non degnarlo
Se ad una femmina l'armi cedè.
(parte.)
Giannicca
Che ardir!
Polidoro
Che spirìto!
Nasturzo e Procolo
Che diavoletta!
Giannicca
Or che ne dite? che ve ne ne par?
L'innocentina, la semplicetta,
Che non sapeva nemmen parlar.
a quattro
Chi mai in essa tanto vigore,
Tanto valore potea pensar?
Procolo
Con quel vestirsi da Villanella
Io non sò quello, che intenda far.
Scena diciannovesima
Giulietta, Corina, e detti.
Giulietta
Pà pà, che fracasso
Che gridi son questi?
Procolo
Signora Gradasso
Cambiate hai le vesti?
La spada dov'è?
Giulietta
La spada? cioè?
Corina
E' questo un intrico
Da ridere affé.
Procolo
La spada ti dico.
Giannicca
La spada, fa presto . . . .
Nasturzo
La spada, o m'adiro.
Polidoro
Se m'ami mio bene
Sù dagliela via.
Giulietta
Che spada? il malanno
Che il Cielo vi dia?
Polidoro
Tu dunque non m'ami!
Giulietta
Io voi? Signor nò:
Sol amo il carino
Mio bel Baroncino,
E lei se ne vada
Con tutta la spada
A farsi impiccar.
(parte con Corina.)
Giannicca, Procolo e Nasturzo
Oh bella davvero,
Che nobile uscita!
Polidoro
Che atroce ferita!
Che ria crudeltà!
a tre
Del vostro destino
Sentiamo pietà,
Ma piano pianino
Lei sfratti di qua.
Scena ventesima
Lauretta colla Spada dì Nasturzo, Corina, e detti.
Lauretta
Ecco qua la vostra spada.
Nasturzo
Mille grazie Sposa mia,
Lauretta
Non sia mai, andate via.
Nasturzo
Come, come? oh questa è bella!
Giannicca
Ma non sei tu forse quella,
Che tuo caro l'hai chiamato?
Lauretta
Sì Signora, così è stato.
Procolo
Non dicesti tu d'amarlo?
Lauretta
Si Signor, non sò negarlo,
Ma lo dissi sol per dire,
Ma lo dissi per burlar.
Giannicca, Procolo e Nasturzo
Questa è cosa da ammattire
Questa è cosa da crepar.
Corina
Lei ritorni ora a gioire
Lei ritorni a respirar.
Polidoro
Io ritorno ora a gioire
Io ritorno a respirar.
Tutti
Dalla smania, e dal furore
Martellar mi sento il core,
Questa batte, quella pesta
Più non regge la mia testa,
E balzando, rotolando
Come bomba in aria và.
Fine dell' Atto primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Camera.
Corina, e Nasturzo.
Nasturzo
E ti par cameriera,
Ch'io sia boccone da sputarci sopra?
Corina
Dissi, ch'è semplicetta,
Ma ch'è donna, cioè, che nella sua
Semplicità non lascia
D'avere il nostro naturale istinto
Di martellar gli amanti, e di fuggire
Chi più ci adora, ma trionfa spesso
Chi più costante poi ci corre appresso.
Nasturzo
Ed io corro veloce
Come un gambero, o come un gattopardo.
Vien qua Corina, sposami
E diverrai padrona.
Corina
Oh Signor no.
Nasturzo
Cospettone! e perchè?
Corina
Ve lo dirò.
Io vuò per mio sposino
Un vago giovinetto,
Che ognor con dolce affetto
Fedele a me sarà.
Che se la sorte barbara
Ci vuol soggette tanto,
Avere un vecchio accanto
E' troppa crudeltà.
Voi donne, che tenete
Lo sposo un po' attempato
Che affanni proverete,
Me lo figuro affe.
(parte.)
Scena seconda
Nasturzo, Polidoro, ìndi Lauretta.
Nasturzo
No la mia situazione
Fa invidia a un moribondo.
Or ora me ne vado
E mi levo di mezzo a tanti guai.
Polidoro
Mio Signor, dove, dove?
Nasturzo
Buona notte.
Polidoro
No sentì.
Nasturzo
Oh mio . . . mio . . .
Scusi che vado a scrivere di fretta,
Che la posta già parte.
Polidoro
Ferma, qui vien Giulietta.
Nasturzo
Fate gli affari vostri, io me ne vado.
Polidoro
Sta qui fermo, e se mai
Di quel che sentì ad altri
Motto tu ne farai, ti passo il core.
Lauretta
Idolo mio . . .
Polidoro
Mio sospirato amore.
Lauretta
Ah non vorrei, che il padre,
O che Madama qui ci sorprendesse
Polidoro
E bene, il Baroncino
Potrà fare la spia.
Nasturzo
Andiamo meglio.
Lauretta
No facciamo cosi. Stia Don Nasturzo
in mezzo di noi due, perchè se colti
Saremo qui dall'imprudenza altrui,
Io fingerò di far l'amor con lui.
Che dite?
Nasturzo
E che ha da dire ?
Ammiro i suoi talenti.
Polidoro
Vieni dunque fra noi.
Nasturzo
Subito. Don Nasturzo,
Hai da fare uno stomaco di struzzo.
Lauretta
Mio core . . .
Polidoro
Idolo mio, la cara mano
Dammi . . .
Lauretta
La mano, e il cor . . .
Nasturzo
Baron ci sei.
Ohimè, che mal mi sento!
La colica mi viene.
Polidoro
E' vento, è vento.
Lauretta
Poverino, pietà.
Polidoro
No, vuo che soffra,
Voglio che crepi quì.
Nasturzo
Che carità!
Mi serrerò gli orecchi con le dita,
Terrò ben chiusi gli occhi; fate pure:
Io non veggo, e non sento.
Lauretta
Oh bella, oh bella!
(piano a Polidoro.)
Spassiamci dì costui; lascia ch'io finga
D'amare anch' esso. Rìderem, lo spero,
Se fallito non viene il mio pensiero.
Polidoro
Ma tutt'or m'amerai?
Lauretta
Di questo sciocco
Tì prendi gelosia?
Troppo un torto mi fai, anima mia.
Polidoro
Ebbene, divertiamoci
Giacché tu vuoi cosi.
Nasturzo
Son sordo e cieco,
Un quattrinello almen per carità.
Lauretta
Caro Nasturzo mio,
Apri quegl'occhi belli. Al Cavaliere
E' ver, ch'io porto affetto,
Ma ancor per te sento piagato il petto.
Nasturzo
Ah, burli, o pur celi?
Lauretta
Io qui non fingo,
T'amo d'un'altro differente amore.
Nasturzo
O quanti amor ci son? quanti n'avete
Voi altre femminelle? dite sù.
Lauretta
Sentite, io vi dirò la verità.
Io v'amo come figlia il suo papà.
A innaffiar la fresca erbetta
Nel giardino andrò pian piano,
Ma baciar vo pria ìa mano
Al Baron con umiltà.
Nasturzo
Bacia, bacia, stringi, tocca.
Polidoro
Ma colei che cosa fa?
Nasturzo
Niente niente, colla bocca
Mi dà un segno d'umiltà.
Lauretta
Se tra poco nel giardino
Verrà il caro mio Barone,
Così a luì starò vicino
Come fosse il mio papà.
Polidoro
Ma s'io vengo nel giardino,
E ti trovo col Barone
A te guasto il bel visino,
Spezzo il capo al tuo papà,
Nasturzo
Gioja mia non dubitare.
Lauretta
Pien di stima il cor mi sta.
Alla trappola l'aspetto
Per più farlo innamorar.
Polidoro
Mi dà alquanto di sospetto,
Ma ben so quel che mi far.
Nasturzo
Ah quell'occhio in questo petto
Che ferita mi sta a far.
Scena terza
Don Procolo e detti.
Procolo
Oh che bel terno chiuso!
Che diamine qui fanno?
Polidoro
Almeno, Idolo mio,
Dell'amor tuo, fa, ch'io resti sicuro.
Lauretta
E' questa la mia mano, io tua mi giuro.
Procolo
Bravi davvero.
Lauretta e Polidoro
Oimè!
Nasturzo
Volete altro da me? mi par che adesso
Io quì ci sia soverchio.
Procolo
E voi che fate qui?
Nasturzo
Io fo il coperchio.
Procolo
Si eh? me ne rallegro
Sapete a meraviglia smoccolare.
Nasturzo
O per gli amici io mi farei squartare.
Procolo
Bravissimo! Tu insomma, sguajatella
Non vuoi finirla; e lei,
Per cui gli amici suoi
Si fanno anche squartar, potrà degnarsi
Di scordarsi per sempre di Giulietta,
Di alzare i tacchi, e uscir di casa mia.
Polidoro
Non s'inquieti la prego, io vado via.
Ma pensi, ma rifletta
Che dando, la Giulietta
A questo mammalucco,
A quest'asin da basto
Sarebbero i suoi dì sempre infelici.
Procolo
E tu lo soffri?
Nasturzo
Ma se siamo amici.
Polidoro
Mirate, oh Dìo! quel ciglio,
Mirate quel suo volto,
In lei mirate accolto
Quanto ha di bello amor.
Guardate poi quel ceffo
Quel caro mausoleo,
Un simile babbeo
No non si vide ancor.
Eppur sì strano innesto
Da un padre sì consiglia.
Povera oppressa figlia,
Barbaro genitor!
(via.)
Scena quarta
Procolo, Lauretta, Nasturzo e Giannicca.
Procolo
Ebben, Signori amanti,
Dite, si può così tirare avanti?
Nasturzo
Riguardo a me sentirò mezz'altr'ora.
E' la natura, ch'io voglia ajutare.
Procolo
Fermate, cosa dite?
Nasturzo
Eh lasciatemi andar.
(via.)
Procolo
Udite, udite.
(via.)
Scena quinta
Lauretta poi Procolo.
Lauretta
Coraggio. Alfin bisogna
Con una fuga uscir da tanti affanni.
Si vada da Corina
Perchè s'avverta Polidoro . . . Oh Dio!
Ritorna il padre mio. Ma zitto, amore
Mi suggerisce il più bizzarro modo
Per appuntare adesso
Questa mia fuga innanzi al padre stesso.
(prende un libro e legge.)
Procolo
E il Baroncino fugge
Nè mi dà retta, ed io se il seguitassi
Sarei di lui più matto, ma Giulietta
Quello sciocca, corbezzoli!
Sta leggendo, ed i libri non sa ancora
Se si leggon di dentro oppur di fuora.
Uh che gnocca! Giulietta.
Lauretta
Signor Padre.
Procolo
Che cos' è? Sei passata
Dagli amori allo studio? Mi rallegro.
Lauretta
Leggo cosi per divertirmi un poco.
Procolo
Per divertirti un poco?
Ah, ah, quanto sei cara.
Lauretta
Voi rìdete! E perchè? Forse non sono
Nelle lettere istrutta
Per quanto basta ad una donna?
Procolo
Tu?
Lauretta
Io si Signor. Nel ballo
Forse non ebbi un buon maestro?
Procolo
Tu?
Lauretta
Perdonatemi, io feci
La semplice finora
Sol per mia capricciosa bizzarria.
In casa di mia zia
Dove fui educata
Quanto v'ho detto appresi,
Ed ho giudizio tale
Da mettere il Demonio in un stivale.
Procolo
Giulietta cara mia, tu mi fai crescere
Quattro palmi di più.
Ma di tante virtù
Me ne daresti qualche prova?
Lauretta
Adesso. Corina?
Scena sesta
Corina, e detti.
Corina
Che comanda?
Lauretta
Polidoro dov'è?
Corina
Nella mia stanza.
Lauretta
Recami tu la mia chitarra, e poi
Dirai a Polidoro, che m'ascolti,
E che fido eseguisca
Tutto ciò, che cantando io gli dirò.
Così mio sarà egli, io sua sarò.
Corina
Vado a servirvi.
(parte.)
Lauretta
Signor padre, io voglio
Per ora darvi un saggio
Della musica mia, col tempo poi
Meglio chi son conoscerete voi.
Corina
Ecco qui la chitarra.
(porta la chitarra a Lauretta.)
Procolo
Io credo di sognare.
Lauretta
Polidoro mi ascolta?
Corina
E che vi pare?
Lauretta
E' questo l' argomento
Delia mia canzoncina: una donzella
Avanti al padre istesso
Appunta coll'amante di fuggire,
E già l'appuntamento s'eran dati
Di trovarsi in un certo boschettino
Ch'era appresso al giardino, ma l'amante
Che ancor ne dubitava
Mille scuse trovava
Nè sapeva risolversi alla fuga
Finch'ella, ch'era innamorata cotta
In faccia al padre istesso
Con una canzoncina,
In voci appassionate, e lusinghiere
Lo ridusse ben presto al suo volere.
Procolo
Oh questa si, ch'è cosa da sentire
E il padre, che faceva?
Lauretta
Quello, che fate voi, cioè sentiva
Senza avvedersi dell'appuntamento.
Procolo
Oh che bestia di padre!
Lauretta
Udite, e attento.
(suona la chitarra e canta.)
Se m'abbandoni
Speme gradita
Questa mia vita
Lasciar dovrò.
L'anima oppressa,
Astri tiranni
Sì fieri affanni
Soffrir non può.
Che dite adesso?
Procolo
Figlia Son fuor dì me, ti siano benedetti
Quanti schiaffi ti diedi, e mascelloni.
Lauretta
E perciò, signor Padre, è necessario
Di star con avvertenza
Per non farsi ingannar dall'apparenza.
(parte.)
Scena settima
Procolo, poi Giannica, e Don Nasturzo.
Procolo
Cattera, adesso è tempo
Di marciar ancor'io con il Cappello
Alla smargiassa, ma qui vien Madama
Col suo fratello.
Principiamo, con questi a star sul quamquam.
Giannicca
Eccolo qui, bisogna
Pigliarlo con altr'aria.
Nasturzo
Io mi rimetto
Al supremo consìglio
Che erutterai son tuo germano, e figlio.
Giannicca
Barone.
Procolo
Esponga Lei.
Giannicca
Corpo di Bacco
Fuma la Camminiera.
Procolo
L'uomo non sempre sta d'una maniera.
Nasturzo
Che bestia!
Giannicca
Baroncino, mi fareste
La grazia di parlar poco.
Nasturzo
E perchè nò?
Giannicca
Barone,
Noi già sposammo per procura: il nodo
Più spezzar non si può, ma separare
Io mi voglio da te, nè il Baroncino
Tuo genero sarà, non mancheranno
Principesse assolute,
Che verranno per lui dall'altro mondo.
Procolo
Bene.
Giannicca
Cosi termine avranno
I tuoi disturbi, e miei,
Fratello fa attaccar la muta a sei.
Nasturzo
Dici da vero?
Giannicca
Certo.
Nasturzo
Eh, ch'io credea,
Che per dir si dicesse, ma del resto
Io voglio l'Idol mio,
E se avere nol posso
Dò un calcio al mondo,
E abbraccierò un Colosso.
Giannicca
E ti vuoi rovinare
Sposando quella sciocca?
Procolo
Che sciocca? La mia figlia.
Sa più d'un gran Mogol.
Giannicca
Chi? Chi?
Procolo
Giulietta
Sa di musica, balla, legge.
Giannicca
Chi?
Procolo
Mia figlia, Signorsì.
Giannicca
(ridendo.)
Ah! ah!
Procolo
Faceva
Per capriccio la sciocca.
Ma ora si è scoperta.
E butta madreperle dalla bocca.
Scena ottava
Giulietta, e detti.
Giulietta
Papà, sapete,
Che la mia pupa si marita.
Procolo
Eh via
Non occorre dì finger più la stolta
E' tempo figlia mia d'immortalarti.
Ecco qui la Chitarra,
Dì la fuga di quelli nel Boschetto
Col padre, ch'era avanti . . .
Giulietta
Non capisco.
Nasturzo
Ben mio
Come stai, sputi ancora
Madreperle?
Giulietta
Papà,
Che dice?
Procolo
Eh bada
A me, via canta . . .
Giulietta
Ah, ah, mi fate ridere.
Procolo
Suona, e canta un tantino
Se vuoi bene a Papà, animo via . . .
Giulietta
Ma vedete che flemma è questa mia!
Ubbidisco, ecco qua.
Procolo
Viva Giulietta mia, silenzio olà.
Giulietta
(Canta malamente una canzonetta a piacere.)
Procolo
Tu che diavolo fai?
Oh sfortunato me!
Nasturzo
Viva, bravissima
Oh che arpeggio, che Merla canora
Per la dolcezza, oh Dio
Morto sarei, s'io non campassi ancora.
Giannicca
Che ti pare, Barone
Posso aver più pazienza or io non voglio
Più scherzi tollerar: son risoluta,
Presto, presto, si attacchi la mia muta.
Procolo
Ma cattera costei con me ha cantato
Stupendissimamente.
Giulietta
Oh, che bugiardo!
Procolo
Come? bugiardo a me? al tuo Papà?
Cosi tratti tuo padre? ah figlia, figlia,
Io non so chi mi tiene
Che non ti suoni quattro schiaffi in faccia.
Nasturzo
Eh non fate, non fate.
Giulietta
Baroncino
Difendetemi voi,
Vi voglio tanto ben.
Procolo
Basta, mi viene
Un sospetto pel capo; ella vuol fare
La semplice tutt'or, non vuol scoprirsi
E' vero figlia mia, che così va?
Giulietta
E' vero, dite ben, caro Papà.
Procolo
Or ben fai pur la semplice,
Ma sai mia cara figlia, il baroncino
Ti vuol del bene assai.
Dimmi io sposerai?
Giulietta
Io si, fo quel che vuole il mio Papà.
Procolo
Oh brava! viva la semplicità.
Vezzosa figliuola
Che il cor gli accendete
Sì cara a lui siete
Che pace non ha.
Ma amatelo carina,
Che per voi è tutto affetto,
Per voi sola sente in petto
Un soave, e dolce ardor.
Un'amante fortunato
Non si trova al par di te.
Scena nona
Giannicca, Giulietta, e Don Nasturzo.
Giannicca
Io non capisco come vada il fatto.
Nasturzo
Ho capit'io, che son volpone accorto,
O' Giulietta ha ragione, o il padre ha torto.
Giannicca
Orsù Giulietta.
Giulietta
Che Giulietta? avrete
Inteso, che non sono
La figlia di Papà.
Ah, che sempre mammà
Diceva masticando,
Figlia, tuo padre non ti sembra padre.
Nasturzo
Eh qualche cosa ne sapea tua madre.
Giannicca
Sì, così è, son queste
Tutte le trame del Baron per dare
La figlia al Cavaiier, ma non la spunta,
Giulietta, tu vuoi bene al Baroncino?
Giulietta
E quanto! io sempre in faccia
Gli riderei.
Giannicca
Ebben fuggite insieme
Dalla via del giardino, e dove sono
Quei diruti edifici
Celatevi, fintanto, ch'io vi mando
La mia carrozza, e andate al feudo mio;
Oh questa sì, la voglio vincer'io.
Nasturzo
Oh che nobil pensata!
Giulietta
Sì, sì, fuggiamo zitto, zitto vado
E subito ritorno.
Giannicca
Ma dove vai?
Giulietta
Mi voglio
Con tutti licenziar, com'è l'usanza.
Nasturzo
Ottimo, sempre è buona la creanza.
Giannicca
Sciocchi, che diamin dite!
S'egli sa, che fuggite
Voi siete rovinati.
Giulietta
Sì, eh?
Nasturzo
Dunque fuggiamo
Giulietta
Sì, sì, fuggiamo presto.
Nasturzo
Uh, che piacere è il mio.
Giulietta
Che gusto è questo.
(partono.)
Scena decima
Giannicca sola.
Giannicca
Orsù, che voglio ridere dì cuore,
Credeano di burlarmi
Procolo, e Polidoro,
Ma la burla cadrà sopra di loro.
Un moto tenero
Mi sento in seno
Di speme, e giubbilo
M'ha il cor ripieno,
Ma mentre spero
Tremar mi fa.
Scena undicesima
Bosco con case dirupate.
Giulietta, e Don Nasturzo.
Nasturzo
E camina, che hai, che teco viene
Un'Orlando furioso.
Giulietta
Or io non voglio
Passar'avanti.
Nasturzo
Vedi che imbroglio ,
Ma perchè?
Giulietta
Queste mura
Par, se non sbaglio, che mi fan paura.
Nasturzo
E che ti hanno da fare?
Se si muovon, le piglio a pugni in faccia.
Giulietta
Sì, ma voi pur tremate.
Nasturzo
Io, gioia mia,
Tremo così per farti compagnia,
Ora sai, c'hai da far? entra un tantino
In quella catapecchia.
Fin, ch'io vado a celarmi.
Giulietta
E mi lasciate sola sola?
Ih, come siete bello,
E se un'Orso m'acchiappa, e se ne vola ?
Nasturzo
Caspita! dici bene.
Giulietta
Oh Dio!
Nasturzo
Olà, entra là dentro, e in ogni caso
Strilla, che vengo subito.
Giulietta
Ma temo.
Nasturzo
Entra, o mi sdegno.
Giulietta
Vado, io tremo, io tremo.
(entrano.)
Scena dodicesima
Polidoro, indi Lauretta.
Polidoro
E Giulietta non trovo, qui celata
Fra queste piante la lasciai, oh Dio!
L'avessero di nuovo
Ricondotta in sua casa? ah non sia mai:
D'affanno io morirei.
Si chiami, si ricerchi,
Ah sieno vani, oh stelle! i dubbi miei.
Lauretta
Ah mia speme.
Polidoro
Ah mio bene.
Lauretta
Unica, e cara
Parte dell'alma mia.
Polidoro
Sposa adorata
Quanto, e piangendo t'aspettai!
Lauretta
Trascorse
Poca parte del giorno
Che prescrissi al tornar.
Polidoro
Caro ritorno!
Lauretta
Abbracciami, o sposo,
E tergi quel pianto,
Che dolce amoroso
Inonda ii mio sen.
Polidoro
Quel tenero pianto,
Quel palpito, e quanto,
Soave amoroso
Mi desta ned sen.
A due
Il Cielo pietoso,
Fedeli costanti,
Agl'ultimi istanti,
Ci guidi così.
Fra le tue braccia.
Lauretta
Avvinta.
Polidoro
Ristretto.
Lauretta
Mio cor.
Polidoro
Mio diietto.
Lauretta
Languisce.
Polidoro
Morire.
A due
Ci faccia in un di.
(partono.)
Scena tredicesima
Procolo, indi Giulietta, poi Giannicca, e finalmente Polidoro, e Nasturzo, e servi.
Procolo
Il posto appunto è questo ,
Ove trovar si deve quella sciocca.
Eccola, oh coma bolle
Il sangue entro le vene!
Ah non so chi mi tiene!
Basta aspettiamo ancor, figlia briccona.
Alfin t'ho ritrovata
Figlia svituperata:
Fuggir di casa? voglio . . . basta, servi
Strascinatela via.
Giulietta
Udite Polidoro.
Procolo
E ardisci nominarlo? In casa, in casa.
Giulietta
Ma il Baroncino.
Procolo
Non ti sento.
Giulietta
Oh Dio.
Procolo
(ai servi.)
Strascinatela voi.
Giulietta
Marito mio!
(parte co' servi.)
Procolo
Temeraria parlarmi
Anche di Polidoro, e poi madama.
Giannicca
Barone, se non erro
Giulietta è quella.
Procolo
E' ver, l'ho ritrovata
E la rimando in casa.
Giannicca
E il Baroncino.
Procolo
Chi l'ha veduto.
Giannicca
Ei certo
Quì d'intorno sarà, si cerchi, ed abbia
La Sposa sua.
Procolo
Nè vi curate niente
Che fuggì con un'altro?
Giannicca
Che altri, ma se fosse anche fuggita
Coll'istesso demonio, mio fratello
La sposerà.
Procolo
Benissimo
Buona testa vi vuole, e buon cervello.
Polidoro
(a Nasturzo.)
Non più, ci siamo intesi:
Devi allegro, e ridente rifiutar la Giulietta
Se scopo esser non vuoi di mia vendetta.
Nasturzo
Ma se lei non la vuole
Io per me.
Polidoro
Ricusi?
Nasturzo
Affatto,
Ma se vi ho tanta obbigazione.
Polidoro
Ridi, e fa quel ch'io dissi.
Nasturzo
Ma queste risa . . .
Polidoro
Non sento parola.
(cava una pistola.)
Io quì mi celo, e questa è una pistola.
Nasturzo
Matrimonio, va in fumo.
Giannicca
Nè si vede Nasturzo: oh Baroncino
Dove diamin sei stato.
Nasturzo
Mi son spassato in queste catapecchie
Pigliando le lucertole.
Procolo
Che tomo!
Giannicca
La Giulietta
Ti sta aspettando, vieni.
Nasturzo
Sì verrei
(vede Polidoro che lo minaccia.)
Ma cioè, io non verrei.
Giannicca
Ti veggo stralunato.
Nasturzo
A me.
Polidoro
(minaccia Nasturzo.)
Ridi.
Nasturzo
Ah, ah, qua come quello
Mi minaccia di dentro.
Procolo
Andiamo via,
Mia figlia sta per voi.
Nasturzo
Eh via, quest'è l'imbroglio:
Io la vorrei, cioè io non la voglio.
Giannicca
Tu non la vuoi.
Procolo
Madama, chi ha ragione?
Giannicca
Corpo di Faraone,
Nasturzo bada bene
A quel che fai. Tu devi la Giulietta
Senza meno impalmare,
Di propria bocca ho data la parola.
Nasturzo
Ma la tua non è bocca di pistola.
Giannicca
Ma qual mutazione
E' questa tua?
Procolo
Ma parla,
Dì, perchè non la vuoi?
Nasturzo
Io, cioè, non Signore, ah ah che riso!
Giannicca
Tu ridi, e ti confondi.
Procolo
Quel riso che vuol dir?
Giannicca
Parla.
Procolo
Rispondi.
Nasturzo
Tutto il mondo è un gran teatro,
Pieno di popol misto, e vario,
E all'alzata del Sipario,
La commedia è bella affè.
Viene iì vecchio innamorato
Fra l'amabili donzelle
Che gli levano la pelle,
E lo lasciano cantar.
La vecchietta col zerbino
Tutta vezzi, ed attrattiva,
Ma la tosse convulsiva
Gì'impedisce di parlar.
L'un si picca di ballare,
Colle gambe tutte storte,
L'altro canta così forte,
Che stordisce il vicinato.
L'ignorante fa il dottore
Il Villano fa il Signore,
Quello ammassa, e quello spende,
Quello adula, e quello offende.
Chi in carrozza, e chi và a piede,
Chi ha la vista, e non ci vede,
Chi ha l'orecchi, e non ci sente,
E fra tutta questa gente,
Io frattanto cosa fò?
Sopra una sedia del mio palchetto
Questa commedia godendo vò.
Batto le mani per allegria,
Evviva il regno della pazzia,
Più bel piacere prova non sò.
(parte.)
Scena quattordicesima
Lauretta, Corina, Polidoro, Procolo e Giannicca.
Lauretta
Idolo mio!
Corina
Tacete, vostro padre.
Lauretta
Oh Dio!
Polidoro
Spergiura.
Parti, fuggi da me.
Lauretta
Come?
Corina
Costui
Che diamin ha!
Procolo
Briccona, sei fuggita
Da man dei servitore
E ti sei presto presto travestita,
Ti voglio disossare.
Lauretta
Pietà madama.
Giannicca
Olà Giulietta è adesso
Sotto il vessillo mio.
Procolo
Ma il padre suo son'io.
Polidoro
E al padre il mio delitto
Confesserò.
Corina
Per carità tacete.
Polidoro
Sappiate, che costei
Fu rapita da me per impalmarla,
Perchè vera io credea dell'amor suo
Le bugiarde promesse, ma l'infida
Da me divisa appena
Del Baroncino in braccio
Si die senza rossore.
Lauretta
Ah quale oh Dio!
Ingiustizia rendete all'onor mio!
Procolo
Taci sfacciata.
Corina
Io veggo,
Molto imbrigliata la matassa.
Giannicca
Piano
Esaminiano un poco
Come và quest' affar; tu non fuggisti
Col Baroncino mio?
Lauretta
Ah se sciolgo l'intrico,
Chi sa se Polidoro,
Che mi crede Giulietta
Mi voglia da Lauretta?
Procolo
Che brontoli? rispondi.
Giannicca
Tu con chi sei scappata.
Lauretta
Altro non posso dir, son sventurata.
Corina
Io quasi quasi sono
Lì lì per sviluppar questa commedia.
Giannicca
Barone noi qui nulla,
Ne caviam da costei.
Procolo
Io sotto ai piedi or me la caccierei.
Lauretta
Ah Polidoro, Polidoro!
Polidoro
Taci.
Scordati il nome mio.
Lauretta
Madama.
Giannicca
Scostumata
Slontanati da me.
Lauerrat
Padre.
Procolo
Che Padre?
Non ti conosco: è vero, che tua madre
Anche fuggì di casa;
Ma fuggì con me solo,
per quanto io sappia non fuggì con tanti.
Lauretta
Che sorte disperata!
Eccomi come prima
Una povera figlia discacciata;
Ma dove andrò girando
Sola ed incerta in questa selva oscura,
Ah, mi palpita il cor per la paura,
Che risolvo? Ove penso,
Indirizzar i miei passi? ah son confusa;
Ma nò, coraggio, o core, andiamo, eppure
Non vedo altro, che affanni, che sventure
Nel lasciarti in tale istante,
Sento l'alma, oh Dio mancar:
Caro amor, diletto amante,
Vedi, hai teco la tua fedel.
Sorte avversa, ingiusti Dei,
Sposo, Numi, oh qual contento,
Son cessate le mie pene,
E' cessato il mio dolor.
(parte.)
Scena quindicesma
Giannicca, Procolo, Corina, e Polidoro.
Corina
Voglio seguirla, e voglio
Dirle, ch'è tempo alfiìn d'uscir d'imbroglio.
Procolo
Ebben sior Cavaliere
Vi pare azione questa?
Polidoro
Perdoni, adesso io non ho qui la testa.
Giannicca
Che ne dici Barone?
Procolo
Io dico, che mi vedo
In un bel laberinto, e non lo credo:
Quel cambiare così presto,
Di vestiti, e di voler.
Giannicca
Quel bramare or quello, or questo,
Senza mai cacciarne il ver.
Procolo
L'esser gnocca, e poi scaltrita.
Giannicca
L'esser savia, e poi sciapita.
Procolo
La mia testa a molinello.
Giannicca
Sottosopra il mio cervello.
a due
Cospettaccio mi fa andar.
Procolo
Or Madama, il mio decoro
Vuol, che l'abbia Polidoro.
Giannicca
Per mia stima, e per dovere
Mio fratello l'ha da avere.
Procolo
Compatisca.
Giannicca
Mi perdoni.
Procolo
Canti canti.
Giannicca
Suoni suoni.
a due
Chi la vince si vedrà.
(via.)
Scena sedicesima
Nasturzo e Giulietta.
Nasturzo
Tuo padre se n'è andato,
Giannicca eccola là.
Il mondo sta quieto,
Nè quello ho di dietro
Che vuolmi ammazzar.
Giulietta
Ma se ritorna poi?
Nasturzo
La spada mia sta qua.
Giulietta
Uh che tormento, oh Dio!
Nasturzo
Che è stato core mio?
Giulietta
Io penso . . . uh, uh che pianto.
Nasturzo
Sto pianto di che sa?
Giulietta
Io penso, che se muori
Dal Cavalier ferito,
Chi sa l'altro marito
Quanto mi camperà.
Nasturzo
Scaccia i cattivi umori,
Levati sta chimera,
Che se vai tu a primiera,
Io flusso posso far.
Giulietta
Ah di sposarne sei,
Io lo predissi già.
Nasturzo
Ah fate prima, oh Dei!
L'astrologo crepar.
Scena diciassetesima
Polidoro e detti.
Polidoro
Giulietta mio bene..
Nasturzo
Malora chi viene!
Polidoro
Bell'Idolo mio
Perdono pietà.
Fu quel mio rigore
D'amore un eccesso.
Ma sono l'istesso
Mia cara per te.
Giulietta
Che dici, Nasturzo,
Mi muovo a pietà?
Nasturzo
E questo discorso
Tu meco vuoi far?
Polidoro
Amico ai tuoi piedi
Pentito son qua.
Se tu mi concedi
La Bella che adoro,
Vedrai Polidoro
Che ingrato non è.
Nasturzo
Ve' come l'ucciso
Deluso ne sta.
Ah se io fossi uno
Di stomaco forte,
Ah questa, che sorte
Sarebbe per me.
Polidoro
Ma tu non rispondi,
Non parli mia vita?
Giulietta
Confusa smarrita
Spiegarmi vorrei,
Che fosti . . . che sei . . .
Che quello . . . che questo . . .
Ah voi dite il resto,
Ch'io più non ne so.
Polidoro
Ah dimmi tu amore
Se debbo sperar.
Giulietta
Ne ho proprio dolore
Vederlo penar.
Nasturzo
Ah tanto buon cuore
Mi fa palpitar.
Scena diciottesima
Giannicca da una parte, Procolo dall' altra e detti.
Procolo
Cavalier dia qui la mano
La Giulietta è sposa sua.
Giannicca
Alto alto, piano piano,
Baroncin, Giulietta è tua.
Procolo
Me la vedo . . . me la vedo . . .
Giannicca
Non la cedo, non la cedo.
a due
Chi la vince si vedrà.
Giulietta, Nasturzo e Polidoro
Quest'imbroglio, che sarà?
Procolo
Su Giulietta, vieni qua.
Giannicca
Qui da me venir dovrà.
a due
Non la cedo, la sbagliate.
Giulietta
Piano piano, cosa fate?
Chi mi piglia, chi mi tocca,
Chi mi afferra, chi m'incrocca
Chi mi tiene, chi mi stringe,
Chi mi tira, chi mi spinge.
Ma sapete come va?
Io non voglio, miei Signori,
Maritarmi per metà.
(via.)
Procolo
Dove corri? ferma aspetta.
Cavalier venga con me.
Giannicca
Baroncin dalla Giulietta
Corri, e prendila per te.
Polidoro
Ferma, o qui ti passo il core.
Giannicca
Ed io questo svenerò.
(impugnano Polidoro una spada, Gianicca una pistola.)
Procolo e Nasturzo
Guardia guardia, aiuto aiuto,
Son spicciato, son perduto,
Ah che fiato più non ho.
Giannicca e Polidoro
O qui fa la tua disdetta,
O la mia vendetta io fo.
Scena diciannovesima
Corina e detti.
Corina
Che precipizio! fermate, piano,
Che qui un arcano vi svelerò.
Giannicca
Che vuoi tu dirci?
Polidoro
Su parla, spicciati.
Corina
Signor Barone quell'altra figlia
Che vi rubarono in età tenera . . .
Procolo
Che si è trovata?
Corina
Signor mio sì.
Sta in casa vostra ma ci sta incognita
Per un capriccio da farvi ridere,
Ed a Giulietta essendo simile
Perchè gemella della medesima.
Li tanti inganni, li tanti equivoci
Per essa nacquero in questo dì.
Procolo
Oh che piacere, oh Dio che giubilo!
Tutto aggiustare si può cosi.
Ma dov'è adesso?
Corina
Eccola qui.
Scena ultima
Lauretta e detti.
Lauretta
Eccomi ai piedi tuoi
Amato genitor.
Punisci in me se vuoi
Un mio bizzarro amor.
Procolo
Figlia, di tenerezza
Sento spezzarmi il cor.
Giannicca
Ma tu non sei Giulietta
Lauretta
Oibò; son io Lauretta.
Procolo
Giulietta là vedete,
Che sta seduta là.
Giannicca, Nasturzo e Polidoro
Oh che prodigio è questo
Stupendo in verità.
Procolo
Ma tu dove sei stata?
Chi fu, che ti educò?
Lauretta
Tutto saprete appresso
Per ora sol dirò,
Che il Cavalier mirai
L'amai, e feci quanto
Amor mi consigliò;
Ma dell'inganno mio,
Chi sa qual frutto, oh Dio
Oggi raccoglierò.
Polidoro
Ah non temer, mio bene
Ti amai come Giulietta,
Ed ora da Lauretta
Cara ti sposerò.
Lauretta
Padre che dici?
Procolo
Il Padre
Vi dice fate presto.
Lauretta e Polidoro
Ah qual piacere è questo
Altro bramar non sò.
Corina
Via Don Nasturzo a voi . . .
Nasturzo
Or tutto si aggiustò
Giulietta per me resta,
E la Suora a tempesta
Or più non suonerà.
Lauretta
Sempre in festa, e in allegria
Notte, e di vogliamo star.
Tutti
Sempre ecc.
Nasturzo
E chi male ci vorria
Brutta morte possa far.
Tutti
Sempre ecc.
Giannicca
Del mio Sposo in compagnia
Più non voglio vaneggiar.
Tutti
Sempre ecc.
Polidoro
Nè mai possa gelosia
Tanta gioia avvelenar.
Tutti
Sempre in festa, ed allegria
Notte, e di vogliamo star.
La discordia, ed il tormento
Se ci fecero penar
La concordia, ed il contento
Tra noi vengano a regnar.
Fine del Dramma.
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Ultimo aggiornamento 1 gennaio 2023