Giustino, HWV 37

Testo del libretto

ATTO PRIMO

Scena prima

Sala maestosa apparecchiata per la Coronazione di Anastasio, ed Arianna assisi sopra Trono imperiale.
Corteggio di Cavalieri, e Dame. Guardie, e Popolo. Coro d’Instrumenti sopra la Scena, e poi Amanzio.
ARIANNA
Tema il nemico, e ‘l nostro Imper sol goda
Or che di sacro allor cinge le chiome
Al suo Cesare, e mio la Nuova Roma.
(Mentre Arianna incorona con Lauro imperiale Anastasio, si canta il Coro.)
CORO.
Viva Augusto eterno impero
Goda il mondo un secol d’oro;
Ne mai splenda astro severo.

Viva, ecc.
(Viene Amanzio.)
AMANZIO
Ah! mio Sovrano Augusto; il grande impero
Mentre vacilla, e sin Bisanzio teme
Di Vitaliano i Ceppi,
Tu qui tra molli amori
Vuoi cangiar in Cipressi i sacri allori?
ANASTASIO
Corriamo all’armi . . .
(Vuol levasi ma Arianna lo trattiene.)
AMANZIO
Il barbaro nemico
Un messagger t’invia.
ANASTASIO
Venga, ed esponga.

Scena seconda

Polidarte con seguito, e detti.
POLIDARTE
Vitaliano, il di cui Nome vola
D’Alcide oltre le mete
A tè, l’armi deposte, offre la Pace,
Se la bella Arianna
Al suo letto real ceder ti piace.
ARIANNA
Oh iniquo!
ANASTASIO
Oh scellerato! odi, o Messaggio,
Riedi a quell’empio, e digli
Che un vil Pirata, un sangue oscuro e basso
Non è degno d’Augusta; e che a momenti
Esangue in sull’arena
Mi pagherà del folle ardir la pena.
(Polidarte parte col seguito.)
ARIANNA
Frena il nobile ardir, sposo adorato.
ANASTASIO
Fa’, che d’un caro sguardo io parta armato.
(ARIA)
Un vostro sguardo, o luci arciere,
Di mille, e mille aste guerriere
Più forza avrà.
Da sì bel dardo s’io fui piagato,
Care pupille, qual seno armato
Resisterà.

Un, ecc.
(Parte con Amanzio.)

Scena terza

Arianna sola.
ARIANNA
Arianna, che pensi?
Và il tuo sposo, al cimento, e tu qui resti.
Ah! nò; non temo servitude, o morte
Vuo del Cesare mio correr la sorte.
(ARIA)
Da tuoi begli occhi impara
Labbro vezzoso, volto amoroso,
L’arte di ben ferir questo mio Cor.
Della mia fede, o caro,
Bella prova averei,
Allor che mi vedrai
A punir l’empietà d’un traditor.

Da, ecc.
(Parte.)

Scena quarta

Campagna con Alberi fruttiferi.
Giustino coll’ Aratro.
(SINFONIA ED ARIETTA)
GIUSTINO
Può ben nascer trà li Boschi
Nobil' Alma, e regio Core.
Dà il natale la Fortuna,
Solo il ciel dona il valore.
È felice chi nell’Alma
Prova lieto il bell’ardore.

Può, ecc.

Ah! perchè non poss’io
Cangiar l’Aratro in un Guerriero Usbergo!
Poiche sento nel core
Un glorioso, e marziale ardore.
Ma già un dolce Morfeo
Mi chiama a riposar. Franger le Glebe
Questa per me è sol l’arte.
Seguir Cerere io devo, e non già Marte.
(Si adormenta sull’Aratro.)
(CAVATINA)
Bel ristoro de' mortali
Su quest’occhi spiega l’ali,
Dolce sonno vieni a mè.

Scena quinta

Al suono di allegra Sinfonia s’illumina la Scena, e scende in una maestosa Machina la Fortuna assisa sovra una Ruota che gira, e col seguito di Geni, che portano nelle mani Scettri, Corone, e Tesori.
FORTUNA
(CAVATINA)
Corri; vola; a’ tuoi Trofei
Prestan plausi Homini e Dei:
Và pur lieto invitto cor.

Corri, ec.
(ACCOMPAGNATO)
Giustin, lascia i riposi: in Campo ostile
Và a raccoglier le Palme. Or la Fortuna
Al merto tuo, regni, e Tesori adduna;
E cangia al tuo valore
In Reggia la Capanna, in soglio il Prato
Sorgi lascia il sopor, siegui il tuo fato.
CORO DELLA FORTUNA.
Corri, vola, a’ tuoi Trofei
Prestan plausi Uomini, e' Dei;
Và pur lieto invitto cor.
(Sparisce la Fortuna, e Giustino si sveglia, e leva con impeto.)
GIUSTINO
(ACCOMPAGNATO)
Chi mi chiama alla gloria? Ubbidiente
Il mio destino ascolto, e già men corro
A coglier Palme . . e dove? . . . ah! che vaneggio!
Pure il fato mi trae: seguirlo io deggio.
Capanna, Boschi, addio
Spezzo l’aratro mio. Già al cor rimbomba
Or la guerriera tromba;
Il Timpano feroce udir già parmi,
Giustino, andiamo alle Vittorie, all’Armi.
(ARIA)
Se parla nel mio cor
Intrepido valor
Voce è del Fato.
Nè deggio disprezzar,
Ma lieto io vuo ascoltar
Suono si grato.

Se, ecc.
(Nel partire vede Leocasta inseguita da un' Orso.)

Scena sesta

Leocasta inseguita da un'Orso, e Giustino.
LEOCASTA
Cieli! Numi soccorso!
GIUSTINO
Cessi ‘l vano timor. Cedi a’ mia possa.
In van ti scuotti, invano.
(Attacca l'Orso. Lo uccide.)
LEOCASTA
Oh! eterni Numi!
Quanto devo al tuo braccio!
GIUSTINO
È mia la gloria.
LEOCASTA
Ma dimmi? Chi sei tu?
GIUSTINO
Uom, ch’è sol vago
D’eroiche imprese.
LEOCASTA
(Ha un nobile sembiante
Anco in rustiche spoglie;
E parmi aver per lui l’anima amante.)
Io suora son del Cesare regnante.
Verrai meco alla Reggia.
GIUSTINO
Illustre Donna
Ti seguo . . .
LEOCASTA
E al tuo valore
Ivi ritroverai sorte migliore.
(ARIA)
Nacque al Bosco, nacque al Prato
Pria che fosse coltivato
Ogni Fior, ch’oggi si vede
Pompa far di sua beltà.

Così ancora il tuo valore
Se dal Bosco uscirà fuore
Delle Palme un giorno erede
Pien di fasto anch’ei sarà.

Nacque, ecc.
(Partono.)

Scena settima

Camera.
Arianna, ed Amanzio.
ARIANNA
Amanzio!
AMANZIO
Alta Regnante.
ARIANNA
Ormai t’affretta.
Teco, o Duce sovrano
Del mio sposo guerrier seguir vuol’orme
Io tí precedo.
(Parte Arianna.)
AMANZIO
Ubbidirò. Ben degno
Di grand’opre è il mio core.
Deh! seconda, o Fortuna, il mio disegno.
(ARIA)
È Virtute insin la frode
Per il prode
Quando è fatta per regnar

Se il natal mi nega il soglio
Io lo voglio
Cor bell’arte m’acquistar.

È virtute, ecc.
(Parte.)

Scena ottava

Anastasio e Giustino.
ANASTASIO
Leggo nel tuo sembiante
Ziffre d’alto valor. Molto ti deggio;
Mio Cavalier sarai. Và, impugna il brando,
Per ritorre Arianna.
Fatta preda, oh! Destin! di turba infame.
Vendica, i torti miei.
GIUSTINO
Secondi, nel mio braccio, il Ciel tue brame.
Spera Signor, ch’a vendicar l’oltraggio
Io con anima forte
In tua difesa incontrerò la morte.
(ARIA)
Allor ch’io forte avrò
Orno di Palme il Trono,
Festante dir potrai quell’è mio dono.

Che se mai caderò
A te mio Augusto amante
Spirante il cor dirà, fedele io sono.

Allor, ecc.
(Parte.)

Scena nona

Anastasio solo.
ANASTASIO
Sia fausta ognor la sorte
A sì nobil valore
Per sostener l’impero, e anch’il mio amore.
(ARIA)
Non si vanti un’alma audace
D’involare a’ un reggio core
L’adorata sua beltà.

Per punir quel contumace
Furie in me desta l’amore,
Sdegni in me la maestà.

Non, ecc.
(Parte.)

Scena decima

Vasta pianura sotto Costantinopoli ingombrata da Militare Accampamento di Vitaliano.
Vitaliano poi Polidarte.
(SINFONIA E CAVATINA)
VITALIANO
All’armi, o Guerrieri,
Bisanzio vi aspetta.
POLIDARTE
Signor, ti arrise il Fato. Il Greco Augusto.
Reccò notturno assalto al nostro Campo,
Ma fu respinto; ei si salvo fuggendo.
Io in quel contrasto orrendo
Predai Donna sublime.
Questa in atto di fede
Qui traggo umil di Vitaliano al piede.

Scena undicesima

Arianna con Guardie, e Detti.
VITALIANO
Amor! Cieli! che miro? Ah! son pur queste
Le bramate sembianze
D’Arianna, che adoro?
ARIANNA
Non ti vantar, superbo
Che sia base al tuo piè la mia sventura
Che d’un empio il gioir passa, e non dura.
VITALIANO
T’offro una man, che ti dà un Mondo in dono.
ARIANNA
Rendimi al caro sposo, io son contenta.
VITALIANO
I miei preghi?
ARIANNA
Non gli odo
VITALIANO
La mia forza?
ARIANNA
La sprezzo.
VITALIANO
Pensa, che sono . . .
ARIANNA
Un' empio:
E sarò di costanza eterno esempio.
VITALIANO
(ARIA)
Vanne sì, superba và,
Che per tè non ho pietà
Se per mè non senti amor.

Aspe sordo, e duro Scoglio
Esser' voglio
Per punir il tuo rigor.

Vanne, ecc.
(Si ritira in disparte.)

Scena dodicesima

Polidarte, Arianna, e Vitaliano in disparte.
POLIDARTE
Dunque si poco temi
D’un Vincitor lo sdegno? Eh! cangia brame.
ARIANNA
Taci, d’empio Signor, Ministro infame.
(Vitaliano si presenta fremendo.)
VITALIANO
Olà? Costei s’esponga
Alle fauci temute
Di quel Mostro vorace
Ch’empie di folte straggi i Campi intorno.
Polidarte eseguisci. Ora sii forte.
(Ad Arianna, e parte.)
ARIANNA
Pria che d’amare un vile, amo la morte.
(ARIA)
Mio dolce amato Sposo
Morir saprò contenta
Poichè morrò fedel, morrò costante.

E tutto il dolor mio
È sol, che tu non sentabr> L’ultimo caro addio del core amante.

Mio dolce, ecc.
(Viene condotta via dalle Guardie.)
FINE DELL' ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO

Scena prima

Bosco aperto con veduta di Mare agitato da tempesta con Scogli e Dirupi.
Si vede di lontano una Nave, che si rompe sul Lido, dalla quale escono Anastasio e Giustino.
GIUSTINO
A Dispetto dell’Onde
Pur calchiam quest’Arene.
ANASTASIO
Ah! iniqua sorte!
GIUSTINO
Nel periglio è più ardita un’alma forte.
Confida in questa destra . . .
ANASTASIO
(Quanto è invitto costui! col suo valore
Risveglia in me l’ardire.)
GIUSTINO
Signor', andiamo a prendere conforto.
ANASTASIO
Nel mar del mio dolor mi, trovo assorto.
(Vanno in una Capanna.)

Scena seconda

Polidarte con Guardie, ed Arianna.
POLIDARTE
Questa è la cruda Spiaggia
Ove il Mostro vorace
Sazierà nel tuo sen l’ingorda fame
Bella, cangia desio . . .
ARIANNA
Ministro infame,
Non temo i mostri; e al Sposo mio adorato
Fedel, costante, e forte
Aborrendo il Tiranno andrò alla morte.
POLIDARTE
S’incateni a quel sasso; e alfine pera
Lacerato da un Mostro, un cor di fera.
(Le Guardie incatenano Arianna, mentre Polidarte canta l’Aria.)
(ARIA)
Ritrosa bellezza,
O poco s’apprezza,
O sorte non hà.

Vago volto, ch’innamora,
S’è crudele a chi l’adora,
Merta sdegno, e non pietà.

Ritrosa, ecc.
(Parte colle Guardie.)

Scena terza

Si vede da lontano a poco a poco sorgere dal Mare spaventoso Mostro, che nuotando si avvicina allo Scoglio.
Arianna incatenata allo Scoglio, e Giustino che sopraviene.
ARIANNA
Numi! che ‘l Ciel reggete
Con destra omnipotente
Per pietà soccorrete una innocente.
(Il Mostro và per ascendere lo Scoglio.)
GIUSTINO
Ma qual strida funeste, e quai lamenti
Fra quest’orride Balze
Mi feriro l’audito !
(ARIOSO)
ARIANNA
Per me dunque il Ciel non hà
Una stilla di pietà ?
GIUSTINO
Che ascolto? oh! Dei! Con repplicate voci
Mi vien chiesto socorso! Ah! quale orrendo
Mostro crudel vedo sortir dall’onde?
[ARIOSO]
ARIANNA
Ah! Signor donami, aita.
GIUSTINO
In tua difesa
Esporro a mille morti ora la vita.
(Attaca il Mostro.)
[ARIOSO]
In van te stesso vibri.
Raddoppia il tuo furore.
Alma forte non sà chè sia timore.
(Uccide il Mostro, e scioglie Arianna.)
ARIANNA
Respiro: e' tutto deggio al tuo valore.
GIUSTINO
Ma chi tu sei, che a satollar la fame
Del Mostro reo trasse l’iniqua sorte!
ARIANNA
D’Anastasio l’Augusto io son Consorte.
GIUSTINO
Felice me! son grandi i fasti miei,
Se per il mio favor salva tu sei.

Scena quarta

Anastasio, e detti.
ANASTASIO
Traveggo? Sogno? oh! Dei!
Non è questo il sembiante
Del bell’Idolo mio?
ARIANNA
Si adorato mio ben, quella son' io.
(DUETTO)
ARIANNA
Mio bel tesoro!
ANASTASIO
Mia dolce spene!
Insieme
Caro mio bene
Tornami in sen.
(Si abbracciano.)
ANASTASIO
A mè, mio ben, per te
ARIANNA
Per tè, mia vita, a me
Insieme
Riede il seren.

Mio, ecc.
ANASTASIO
Ma qual' orrido Mostro
Colà estinto rimiro ?
GIUSTINO
È Trofeo del mio braccio.
ARIANNA
Il suo valore,
Mi trasse dalla morte;
E s’oppose al furor d’empio tiranno.
ANASTASIO
Tutto deggio al tuo merto, anima, forte.
(Abbraccia Giustino.)

Scena quinta

Amanzio, che Sbarca sul Lido, e detti.
AMANZIO
Signor! . . .
ANASTASIO
Qual fausta sorte
Ti guida in questo Lido?
AMANZIO
Nel cercar le tue Navi
Quivi mi trasse il vento, e ‘l Mare infido.
Eccelsa Augusta, io godo . . .
ARIANNA
Ecco il mio Eroe!
(Addittando Giustino.)
Non più; fuggiamo questo infame Lido.
TUTTI
È Nocchieri saran Gloria, e Cupido.
(S’imbarcano mentre canta il Coro de’ Marinari.)
CORO
Per Voi soave e bella
Ogni aura scherzi in Mar.
Per Voi brilli ogni stella,
Già lieto il Cielo appar.

Lontana ogni Procella
Non possa Voi turbar:
Che vuol la sorte ancella
In Porto Voi guidar.

Per, ecc.

Scena sesta

Vitaliano, e Soldati.
VITALIANO
Troppo fosti, o mio core,
Precipitoso all’ira! Arianna è morta! . . .
Ma che miro? Ecco al suol l’orrido mostro!
Forse vive Arianna. Or corro a volo
A rintracciar di lei qualche contezza
Chi sa? Placherò un di la sua fierezza.
(Parte.)

Scena settima

Giardino.
Leocasta sola.
LEOCASTA
Ah! quai crudeli pene
Prova l’Anima amante in lontananza!
Giustino è il caro bene:
Ma nascoso il mio amore
Si nutre sino ad or sol di speranza.
(ARIA)
Sventurata Navicella
Teme sempre la procella
E lo scoglio in mezzo al mar.

Così ancora l’amor mio
Tra la speme, e ‘l timor rio,
Agitato addesso appar.

Sventurata, ecc.
(Parte.)

Scena ottava

Anastasio coronato d’Alloro, Amanzio, e poi Giustino con Vitaliano incatenato.

(CAVATINA)
ANASTASIO
Verdi Lauri, cingetemi il crine;
Folte Palme, crescete per me.
GIUSTINO
Vieni, barbaro, altero,
E' ti veda il mio Augusto,
Sconfitto, vil, depresso, e prigioniero.
VITALIANO
Mi vinse il Fato . . .
GIUSTINO
Menti. Il mio valore
Domò il tuo orgoglio . . .
ANASTASIO
O nobil Guerriero
(Abbracciando Giustino.)
Per sì degna Vittoria
Tutta ti dee la Gloria il Greco Impero.
AMANZIO
(Che sento; oh! Ciel! fia ver ch’a un vil bifolco
Tal Vittoria s’ascriva?)
GIUSTINO
Eccelso Augusto,
Vegga Arianna, se vuoi
La sua Pompa, i miei fasti, e le tue Glorie,
Nel Prigion contumace.
ANASTASIO
Traggasi a piè d’Augusta.
(Le Guardie conduccono via Vitaliano.)
GIUSTINO
E a me concedi,
Che de’ nemici tuoi gli ultimi avanzi
A dissipare io vado.
ANASTASIO
Vanne; vinci: è mio Nume la tua spada.
(Parte Anastasio, con Amanzio. Mettendo le mani sopra la spada)

(ARIA)
GIUSTINO
Sull’Altar di questo Nume
Si vedranno mille rai
Balenar
Di Trionfi, e di Vittorie.

Cento, poi con bel costume
Nelle etadi che verranno,
Sentiranno raccontar
I miei fasti, e le mie glorie.

Sull’, ecc.
(Parte.)

Scena nona

Arianna, poi Vitaliano incatenato, ed accompagnato da Guardie.
ARIANNA
Già 'l valor di Giustino ha vinto e domo
Il Tiranno rubelle; e trionfante
Il caro sposo amato
Lo invia stretto in catene alle mie piante.
(Siede.)
VITALIANO
Donna eccelsa, e sublime, ecco a’ tuoi piedi
Vitaliano oppresso, e pure amante,
Per spirare al tuo piè l’alma costante.
(Ho l’anima confusa.)
ARIANNA
Ah! traditore!
VITALIANO
Augusta è ver t’offesi; or le tue brame
Colla tua man, nella mia morte adempi.
ARIANNA
A carnefice infame
Quella si serba . . .
VITALIANO
Almen pria di morire
Voglimi un dolce guardo.
(Accostandosi ad Arianna si leva sdegnata, e dice alle Guardie.)
ARIANNA
Ah! mostro! Ah! ardire!
Olà ? costui si chiuda
Entro profonda Torre. Ivi ‘l tuo Fato . . .
VITALIANO
Morirò col piacer d’averti amato.
(Lo conducono via.)
(ARIA)
ARIANNA
Quel Torrente che s’innalza
Sulla sponda, e fuor ne balza
La sua tomba ha poi nel mar.

Così un barbaro desio,
Dentro 'l mar del sdegno mio
Deve alfin precipitar,

Quel, ecc.
(Parte.)

FINE DELL' ATTO SECONDO.

ATTO TERZO

Scena prima

Bosco suburbano con torre.
Si vede Vitaliano discendere dalla torre per una corda, aiutato da un truppa de’ suoi vestiti da contadini, e che si tenevano nascosti nel bosco.
Cabinetto
Anastasio, ed Amanzio.
AMANZIO
Signor,' a’ tuoi Trionfi
Applaude questo cor. Ma che un bifolco
La vittoria s'usurpi; e Vitaliano
Si dia ad Augusta, e a Cesare si tolga,
Ah! che Amanzio il tuo fido
Soffrir no 'l puote: e temo
Che abbattuto un rubelle
Non sorga un' altro ad usurparti il regno.
(S’egli mi crede, andò lo strale al segno.)
(Anastasio stà sospeso.
ANASTASIO
(Politico timore
Già mi tormenta il core!)
AMANZIO
Queste figlie del sol gemme lucenti
Ch' al superbo nemico
Formar cinto reale, io t’offro in dono.
(Gli dà un cinto di gioie.)
ANASTASIO
Lo accetto, e tu fedele
Vanne pronto alla reggia, e di Giustino
Rintraccia ogni pensiero.
(Amanzio parte.)
Timor di Regno, e amor quanto sei fiero!
(ARIA)
O fiero, e rio sospetto
Taci per poco ancora,
E lascia che favelli
Di solo amante il cor.

Quel bel, che m' innamora
Segui ad amar costante,
Ne creder che rubelli
Sian gl’astri a' un fido amor.

O fiero, ecc.
(Parte.)
VITALIANO
Amici, tutto devo
A vostra fedeltà. Già salvo io sono;
Ora corriamo a vendicar l’oltraggio.
Col mio valor, col vostro, io non dispero
Distruggere Anastasio,
E nel soglio seder del Greco Impero.
(ARIA)
Il piacer della vendetta
Già mi chiama, già m’alletta
Per placar l’offeso cor.

Sento al sen l’onor che dice
Vanne, vinci, e piu felice
Splende armato il tuo valor.

Il, ecc.
(Partono tutti.)
Scena seconda
Camera.
Arianna, Giustino, ed Amanzio in disparte.
ARIANNA
Generoso Giustino, oh! quanto ammiro
Il tuo valor guerriero;br> Poichè le tue vittorie
Fregian di nuove glorie il nostro impero.
GIUSTINO
Per me grand’è l’onor.
ARIANNA
E' sei ben degno
Di posseder' una Corona, un Regno.
GIUSTINO
Or permetti, o Regina,
Che a Cesare ritorni.
ARIANNA
Vanne famoso eroe. Sian queste gemme
(Gli dà il cinto di gioie, che aveva ricevuto in dono da Anastasio.
Del tuo merto guerrier poca mercede.
AMANZIO
(D’una donna real questa è la fede ?)
(Amanzio parte.)
GIUSTINO
Bacio l’augusto dono. Ora il livore
(Parte Arianna.)
Non offuschi la gloria a’ un tanto onore.
(Appende il cinto al suo seno.)
(ARIA)
Zeffiretto, che scorre nel prato
Con muto lamento
Sen và lento, lento
Scuottendo ogni fiore.

Così un’aura di cieco sospetto
Che nasce nel seno
Con fiero veleno
Precipita al core.

Zeffiretto, ecc.
(Parte.)

Scena terza

Anastasio, Amanzio; poi Arianna, Giustino e Leocasta.
ANASTASIO
E fia ver, che infedele
L’onor de’ doni miei profani Augusta!
AMANZIO
Pegno d’amor quel nobil cinto ottenne
Da lei Giustino, e piu superbo il rese.
ANASTASIO
Vendicar mi saprò di chi m’offese,
Ma sen vengono i rei.
(Vengono Arianna, Giustino e Leocasta.)
GIUSTINO
Vincesti Augusto.
Ma se ancor resta a vincer sulla terra
Or che ti arride il ciel, segui la guerra.
ANASTASIO
Dal tuo brando fatal . . .
ARIANNA
Sposo . . .
LEOCASTA
Germano . . .
ARIANNA
Giustino il forte . . .
LEOCASTA
Ecco l’invitto . . .
ANASTASIO
GIUSTINO
Intesi.
D’onde avesti quel cinto.
(A Giustino.)
Augusta . . .
ARIANNA
Sposo amato . . .
ANASTASIO
(Ad Arianna.)
Empia, ammutisci.
(A Giustino.)
Deponi il brando, ed ad Amanzio il rendi.
GIUSTINO
Solo al tuo piè depongo il fido acciaro.
(Depone la spada a’ piedi d’Augusto.)
ANASTASIO
Olà? per mano infame
Perda il capo costui.
GIUSTINO
Morro fedele.
(Conducono via Giustino.)
ARIANNA
Odi le mie discolpe, o sposo amato.
ANASTASIO
Togliti, ingrata, al mio reale aspetto
Indegna del mio trono, e del mio letto.
(ARIA)
Di Re sdegnato l’ira tremenda
Fà che s’accenda l’offeso onor.

Parto; ma intanto
Fiero spavento, d’un ingrato tormento
Ti affligga il cor.

Di, ecc.
(Parte.

Scena quarta

Arianna, e Leocasta.
ARIANNA
Qual’infernal veleno
Giunse d’Augusto al core!
LEOCASTA
Temo che non sia Amanzio il traditore.
ARIANNA
(ARIA)
Il mio cor già più non sà
Raffrenar sospiri, e affanni,
Pene, pianti, e lagrimar

Ma non vuol, che in libertà
Scopra in fronte il suo dolore:
E se piange in seno il core
Toglie al labbro il sospirar.

Il, ecc.
(Parte.)

Scena quinta

Leocasta sola.
LEOCASTA
Giustino, anima mia!
Appena del tuo core
Scopro la fiamma amante,
Che un barbaro furore
Mi ti toglie d'innante!
Sorte crudel! ma nò: bell’Idol mio,
E vita, e libertà darti vogl’io.
Mi salvò il tuo valore.
Ora ti vuol salvar fido il mio core.
(ARIA
Augelletti garuletti
Amoroso il vostro canto
Voi spiegate all’aura amica,
E quest’aura par che dica
Amiam pur, che peno anch’io.
Ma infelice l’amor mio
Tiene il bene, e pur non l’hà;
Di salvarlo ha sol desio
E più pace aver non sa.

Augelletti, ecc.
(Parte.)

Scena sesta

Amanzio solo.
AMANZIO
Riusci il bel disegno
Che formò nel mio cor desio di regno:
Pera Anastasio, Arianna e pera il forte
Giustino. Arride all’arti mie la sorte.
(ARIA)
Dall’occaso in oriente
Ogni gente
Al mio Nome applaudirà.

Il mio fasto, e la mia forza
Daran lustro all’empietà.

Dall’, ecc.
(Parte.)

Scena settima

Orrida Montuosa.
Giustino solo.
(ACCOMPAGNATO)
GIUSTINO
Fortuna, m’hai tradito!
Dove son li Tesor, Grandezze e Regni?
Per favor di Leocasta idolo mio
Schivai una morte infame; ed or mi trovo
Esule, fuggitivo.
Ahi! che breve riposo
Cerca il piè stanco, e ‘l cor languente! amore
Tu almen dà pace all’agitato core.
(Si addormenta sopra un sasso.)

Scena ottava

Vitaliano, e Giustino che dorme.
VITALIANO
Prima che splenda in oriente il sole
A Bisanzio si vada. Oh! Dei! che miro!
(Osserva Giustino, che dorme.)
Non è questi colui, che là nel Campo
Di catene mi cinse? al braccio forte
L’offre in vittima adesso amica sorte.

(Mentre va per ferirlo, al colpire di un Fulmine s’apre il Monte entro al quale si vede il sepolcro di Vitaliano seniore, e si ode voce di dentro al sepolcro:
VOCE DENTRO AL SEPOLCRO
(ACCOMPAGNATO
Trattien l’acciar. Contro il fraterno sangue
Vibri ‘l colpo fatal. Salva un guerriero,
Che solo ti può dar vita, ed impero.
VITALIANO
Quale voce ascolto? È il mio german costui!
Ma s’egli è di mia stirpe, avrà una stella
Nel braccio manco: testimon verace
De Vitaliani illustri. Ah! ch’ è pur desso.
(Gli osserva il braccio manco, e poi lo sveglia.)
Sorgi, non più dormir.
GIUSTINO
Chi sei? che vuoi?
VITALIANO
Vitaliano son' io,
Tuo nemico sin’or, ma tuo germano.
GIUSTINO
Io di sì nobil germe?
VITALIANO
Sì: t’abbraccio.
(Si abbracciano.)
GIUSTINO
Cessi la gioia. E tu germano illustre
Ascolta i detti miei. L’alto d’onore
Impulso, che de’ Vitaliani augusti
È sol retaggio, vuole,
Che meco vengo a vendicar gli oltraggi
Del tradito Anastasio: ed Amanzio infame
Paghi il suo crime.
VITALIANO
Andiam; e ‘l mondo scopra
Degna de’ Vitaliani un’opra.
GIUSTINO
(ARIA)
Sollevar' il mondo oppresso
Opra è sol d’un alto cor.

E rassembra a Giove stesso
Chi a giovar pronto è ogn’or.

Sollevar, ecc.
(Partono.)

Scena nona

Deliziosa con Machina in prospetto, che rappresenta il Tempio della Fama, e Trono dove Amanzio và a sedere.
Amanzio coronato di Lauro, poi Anastasio, Arianna, e Leocasta incatenati.
AMANZIO
(CAVATINA)
Or che cinto ho il crin d’alloro,
Or che premo augusto il trono,
Lieta l’alma sento in mè.
ANASTASIO
E dove mi traete empi, inumani?
AMANZIO
A quell’orrida pena
Che de’ tiranni è il fine.

Scena ultima

Si sente di dentro suoni di Trombe, e Tamburri, e strepito d’armi.
Giustino e Vitaliano con Soldati, e Polidarte tutti con spada ignuda e detti.

(SINFONIA ED ACCOMPAGNATO)
AMANZIO
Qual marzial fragor? d’onde derriva?
VOCI DI DENTRO
Viva, Giustino, viva.
AMANZIO
Ah! dove da Giustino avrò lo scampo.
ANASTASIO, ARIANNA, E LEOCASTA
Il tuo fasto, fellon, sparì qual lampo.

(Mentre Amanzio vuol fuggire, Giustino gli presenta al petto la spada, e lo ferma.
GIUSTINO
Olà? Renditi a me. Fra duri lacci
Quel perfido s’annodi, e a scure infame
(I soldati incatenano Amanzio.
Spettacolo del volgo abbassi il capo.
Vanne fellon. Vattene infame, indegno,
Tradisti, Augusto, e breve fu il tuo Regno.
(I soldati menano via Amanzio, e Giustino scioglie Anastasio, Arianna e Leocasta che volendo inginocchiarsi inanzi Anastasio questo lo abbraccia, e lo solleva.)
E tu Cesare invitto a' un' innocente
Volgi benigno un sguardo.
ARIANNA
Ecco al tuo piede.
(S’inginocchia, ed Anastasio la solleva.)
La tua sposa, il mio amor, e la mia fede.
ANASTASIO
(Ad Arianna)
M’ingannò l’altrui frode, o cara,
(a Giustino)
o amico,
ARIANNA
(ARIA)
Ti rendo questo cor,
Che ti serbò l’amor
Costante e forte.
Ritorna a noi ‘l gioir,
Sen và da noi ’l martir?
Con fausta sorte.

Ti, ecc.
GIUSTINO
Signor; se vile intercessor non sono
Al fratel Vitaliano
(Presentandogli Vitaliano.)
Imploro dal tuo cor pace, e perdono.
ANASTASIO
Tu di sangue sì chiaro? Ambo vi abbraccio.
(A Vitaliano.)
Ogni trascorso oblio.
VITALIANO
Fede ti giuro.
(Gli baccia la mano.)
ANASTASIO
Giustino, io meco in soglio
Cesare ti dichiaro, e a me compagno.
E per dare al tuo merto
Della fede real pegno maggiore
Vuo, che a Leocasta oggi ti unisca amore.
(CORO)
ARIANNA E ANASTASIO
In braccio a te la calma
Del cor, del sen, dell’alma.
ANASTASIO
Mia cara! al fin godrò!
ARIANNA
Mio caro! al fin godrò!
GIUSTINO
In braccio a te, mia vita,
già lieto amor m’invita.
LEOCASTA
In braccio a te, mia vita,
già lieta amor m’invita.
VITALIANO
Chi piu bel Dì mirò ?
ARIANNA
Mi rese il tuo valore
GIUSTINO
M’accumulo l’onore
ARIANNA
Tutta la pace al cor.
GIUSTINO
Tutta la gloria al cor.
ANASTASIO
Rinasce il Secol d’or.
ARIANNA E ANASTASIO
Rinasce il Secol d’or.
TUTTI
Siam lieti in questo giorno
E sparga il suon d’intorno,
Che dopo oscuro velo
Risplende chiaro il Cielo,
E dà la pace al cor.

Cessate le Procelle
Amiche abbiam le Stelle;
Del Fato abbiam la Palma,
Godiam felice calma:
Rinasce il secol d'or.

FINE DELL’OPERA.


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Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2023