Cadmo, re di Tebe, e la sua famiglia si sono recati al Tempio di Giunone per celebrare il matrimonio della figlia Semele col principe Athamas.
I sacerdoti e gli auguri proclamano che i presagi per il matrimonio sono propizi, tuttavia Semele ha inventato ogni scusa per ritardare il matrimonio perché è segretamente innamorata di Giove. Semele chiede aiuto a Giove, e il suo tuono interrompe la cerimonia e spegne le fiamme sacrificali sull'altare di sua moglie Giunone. I sacerdoti consigliano a tutti di fuggire dal tempio, ma Athamas disperato e Ino, sorella di Semele, si nascondono; Ino rivela ad Athamas di essere innamorata di lui. Cadmo interrompe la confessione di Ino con la scioccante notizia che Semele, circondata da fiamme azzurre, è stata rapita da un'aquila gigante, "dalle ali viola", che ha lasciato un profumo celestiale e gocce di ambrosia. I sacerdoti e gli auguri capiscono che l'aquila è in realtà Giove, e annunciano: "Piacere infinito, amore infinito, Semele gode lassù".
Atto IIGiunone, furibonda per l'ennesimo adulterio del marito, ha ordinato al suo messaggero Iris di scoprire dove sono Giove e Semele. Iris riferisce che Giove ha costruito per la sua nuova amante mortale un ricchissimo palazzo sul monte Citerone, e avverte che è sorvegliato da feroci draghi che non dormono mai. Giunone infuriata giura vendetta, va subito a trovare Somnus, il dio del sonno, per ottenere il suo aiuto. Semele, circondata da Amori e Zefiri, desidera Giove. Il re degli dei arriva, in sembianze umane, la rassicura della sua fedeltà, e le ricorda che lei è una semplice mortale e ha bisogno di tempo per riposare tra un amplesso e l'altro. Semele gli conferma la sua devozione, ma gli confessa di essere delusa che lui non l'abbia resa immortale. Giove, cosciente della pericolosa ambizione di Semele, trasforma il palazzo in Arcadia, colmando quel luogo di tutte le delizie pastorali, e chiama sua sorella Ino per tener compagnia a Semele. Ino, descrive estasiata la musica celeste che ha ascoltato sulla strada per il Monte Citerone, mentre veniva trasportata da due Zefiri alati. Le sorelle e un coro di ninfe e pastori cantano le gioie della musica.
Atto IIILa dimora cavernosa di Somnus, dio del sonno, è bruscamente disturbata dall'arrivo di Giunone e Iris. Somnus, assonnato, sulle prime si rifiuta di aiutare Giunone, ma cambia idea quando Giunone gli promette come ricompensa la sua ninfa preferita Pasithea. Giunone ordina a Somnus di addormentare Giove perché possa sognare Semele e fare sì ch'egli si desti focoso, furente di brama, incapace di rifiutare qualsiasi richiesta della sua amata.
Giunone afferra poi l'asta magica di Somnus per ingannare e addormentare i draghi e Ino; quindi assume le sembianze di Ino e finge di credere che Semele sia diventata una dea e sia perciò immortale; le consegna uno specchio magico sul quale la sua immagine riflessa appare assai più luminosa e splendente. A questo punto Giunone le consiglia, se davvero vuole l'immortalità, di rifiutare le profferte amorose di Giove fino a che lui non le avrà promesso di esaudire ogni suo desiderio. Dovrà inoltre chiedergli di mostrarsi nella sua vera forma, e non in sembianze umane. Semele accetta con entusiasmo i consigli di Giunone/Ino, che scappa via quando sente che Giove si sta avvicinando.
Avvinto dal desiderio di Semele, Giove rimane deluso della sua freddezza e avventatamente giura di concederle tutto ciò che desidera: lei gli domanda di poterlo ammirare nella sua vera forma. Giove reagisce inorridito, perché sa che il suo fulmine sicuramente la ucciderà, ma lei si rifiuta di ascoltare le sue ragioni, pensando che non voglia concedergli l'immortalità. Rimasto solo, Giove cerca di trovare un modo per salvare la vita di Semele, ma sconsolato si rende conto che "è destinata a diventare una vittima esemplare". Giunone esulta per il suo trionfo. Giove discende come una nube infuocata di fulmine e tuono su Semele, che, deplorando la sua follia, muore tra le fiamme. Ino, tornata al sicuro in Beozia, annuncia la tragica notizia della morte di Semele. Tuttavia c'è qualcosa di buono: Giove ha ordinato che Ino e Athamas si sposino, mentre Apollo profetizza che Bacco, dio del vino e figlio non nato di Semele e Giove, sorgerà dalle ceneri di Semele per portare sulla terra un piacere 'più potente dell'amore'.
Il più grande musicista inglese della storia è stato un tedesco, Georg Friedrich Händel (Halle, 1685 - Londra, 1759). Detto così è un paradosso, ma in realtà corrisponde al vero. Il compositore sassone era arrivato nella capitale inglese nel 1710 a venticinque anni, per rimanervi per quasi altri cinquanta, fino alla sua morte. Aveva mosso i suoi primi passi come organista nel duomo della sua città natale, in Sassonia, per poi spostarsi nel 1703 ad Amburgo, dove compose la sua prima opera, Almira, e dove probabilmente incontrò Gian Gastone de' Medici, che lo incoraggiò ad intraprendere un viaggio in Italia. Tra il 1706 e il 1710 soggiornò a Venezia, Firenze, Roma e Napoli, dove ebbe modo di entrare in contatto con alcuni protagonisti della scena musicale italiana, tra i quali Alessandro e Domenico Scarlatti e Arcangelo Corelli. Il Teatro del Cocomero di Firenze ospitò la sua prima opera italiana, Rodrigo (1707), mentre in quello veneziano di San Giovanni Grisostomo andò in scena con enorme successo Agrippina tra il dicembre 1709 e il gennaio 1710. Tra i molti lavori composti a Roma vale la pena citare almeno gli oratori Il trionfo del tempo e del disinganno (1707) su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj e La resurrezione (1708) su libretto di Carlo Sigismondo Capece, la cui prima esecuzione fu diretta da Corelli.
Grazie al trionfo ottenuto al suo debutto londinese con l'opera Rodrigo (1710), Händel divenne il protagonista assoluto della vita musicale in questa città. Vi si stabilì definitivamente dal 1714, ottenendo anche l'incarico di Master of The Orchestra, che implicava anche responsabilità organizzative e artistiche in un clima di grande competizione tra varie compagnie operistiche.
La sua fama è dimostrata dal fatto che fu il primo musicista della storia a ricevere l'onore di una biografia, sessant'anni prima di quella che il compositore e cantore pontificio Giuseppe Baini avrebbe dedicato a Giovanni Pierluigi da Palestrita nel 1828. La biografia Händelianafu scritta dal reverendo John Mainwaring: s'intitola Memoirs of the life of the Late George Frederic Händel e fu pubblicata a Londra nel 1760, appena un anno dopo la morte del compositore.
Negli anni Venti e Trenta del Settecento Händel fu al servizio della Royal Academy of Music, per poi assumere egli stesso la gestione del Covent Garden dal 1734 al 1737 e poi dal 1742. Dal 1732 in poi egli decise di inserire nelle stagioni operistiche del King's Theatre e del Covent Garden anche delle esecuzioni di oratori, un genere che aveva fini edificanti e che era proposto durante l'Avvento e la Quaresima. A differenza dell'opera, cantata in italiano, l'oratorio intonava testi in inglese, e divenne così una sorta di prodotto nazionale. Nel corso degli anni il pubblico londinese aveva dimostrato sempre meno interesse nei confronti dell'opera italiana e quindi anche di quelle di Händel. Non va dimenticato il clamoroso successo ottenuto nel 1728 da The Beggar's opera (L'opera del mendicante) di John Gay, feroce satira musicale e politica che aveva come bersaglio la corruzione del sistema politico inglese e l'opera italiana. Dal 1741 Händel decise di impegnare le sue energie creative solo nell'oratorio. I suoi trionfi in questo nuovo genere si consolidarono alla fine degli anni Trenta, come dimostrano i casi di Saul e Israel in Egypt, entrambi composti nel 1738 e di Messiah e Samson, che risalgono al 1741, sebbene il Messiah vide la sua prima esecuzione assoluta a Dublino.
La stagione concertistica di Händel a Londra nel 1743, che corrisponde alla sua prima apparizione pubblica dopo essere tornato da Dublino l'estate precedente, sembra offrire un chiaro segno del modo in cui voleva proseguire in quest'ambito. Mentre l'opera italiana continuava in modo piuttosto timido, diretta dal giovane Conte di Middlesex, il compositore offrì una serie di oratori per la Quaresima al Convent Garden che comprendeva la prima rappresentazione di Samson, L'Allegro ed il Pensieroso con Ode for St Cecilia's Day e la prima londinese del Messiah. Ci fu anche una controversia a proposito di quest'ultimo, che qualcuno trovava troppo religioso per essere presentato in un teatro, ma la scelta dei testi da Milton, Dryden, e le Sacre Scritture erano perfettamente adatti alla sobrietà della Quaresima.
Per l'inizio della Quaresima del 1744, Händel presentò Semele, che impiegava un argomento profano basato sulla mitologia classica. Insolita mescolanza di commedia e tragedia, era una storia vivace sull'amore ribelle di Giove per una bella donna mortale, Semele, e sul suo terribile destino quando tentò d'unirsi agli immortali.
L'impulso che portò Hàndel a richiedere un testo a William Congreve forse derivò dal successo di The Judgement of Paris, nella versione di Thomas Arne, eseguito per la prima volta al Drury Lane di Londra nel marzo 1742. In ogni caso l'interesse di Händel per questo libretto è facilmente comprensibile. La storia è tratta dal mondo del mito classico (la fonte proviene da Le metamorfosi di Ovidio) che egli aveva trovato così congeniale in Acis and Galatea e nelle grandi cantate italiane, così come i personaggi intensamente umani, guidati da emozioni che tutti possiamo riconoscere. L'abilità drammaturgica di Congreve assicura che la trama si dispieghi in modo misurato, rimanendo in questo modo libera da quei grovigli che dominavano l'opera italiana di quel periodo. Mentre la vivacità del testo di Congreve offre un'atmosfera di leggerezza, al di sotto c'è un senso di tragedia. Semele, per il suo egocentrismo, è un personaggio mortale in mano agli dei, e noi non possiamo che stare dalla sua parte. Uno dei problemi più grossi nel testo di Semele è che fu concepito da Congreve come una vera e propria opera, un genere che il compositore aveva voluto mettersi alle spalle. Di conseguenza Händel decise di presentare Semele "alla maniera di un Oratorio (come gli annunci dei giornali misero in chiaro) e con l'aiuto di uno sconosciuto collaboratore, ma che forse fu Newburgh Hamilton, il libretto di Congrave fu adattato con cura al nuovo formato. Molti passaggi frivoli o esplicitamente erotici furono rimossi e interpolati con nuovi testi per offrire maggiore spazio al coro, e occasionalmente anche ai solisti. L'attenzione con la quale Händel volle mantenere sempre una tensione drammatica attraverso la musica è particolarmente presente nei recitativi e negli ariosi, che sono tra le pagine migliori di Semele. Come in molti altri suoi lavori, Semele contiene molti auto-imprestiti, da Giulio Cesare e da Fra pensieri quel pensiero (HWV 115), ma anche prestiti da altri compositori, come da Il Pompeo (1683) di Alessandro Scarlatti oltre che da pagine di Giovanni Porta, Reinhard Keiser e Georg Philip Telemann.
Il genere di questo imponente lavoro è stato molto discusso. Il suo libretto di taglio operistico e i prestiti da Scarlatti hanno portato molti a definirlo un'opera mancata. In ogni caso molti cori, in particolare quelli finali della seconda e terza parte, sono chiaramente nello stile dell'oratorio. Semele non è un'opera nel senso settecentesco, ma il modo in cui tratta le appassionate relazioni amorose e la sua fusione tra opera, oratorio e dramma classico anticipano le grandi opere del Diciannovesimo secolo.
Le reazioni alla prima esecuzione, avvenuta il 10 febbraio 1744 al Covent Garden furono in linea di massima molto critiche. Charles Jennens, il librettista del Messiah, definì Semele sbrigativamente "non un oratorio, ma un'opera oscena!" La sua storia pagana ed erotica, presentata all'inizio della Quaresima, scioccò molti tra il pubblico. L'opera ebbe poche rappresentazioni in quell'anno e poi non fu mai ripresa di nuovo durante la vita di Händel, per poi essere completamente messa da parte nel Diciannovesimo secolo. Solo dal Novecento Semele fu apprezzato come uno dei capolavori più accattivanti del compositore di Halle.
Il primo cast di Semele comprendeva alcuni dei cantanti più apprezzati da Händel negli anni Quaranta. Il ruolo seducente di Semele fu scritto per il suo soprano preferito, Elisabeth Duparc (1698-1773) soprannominata Francesina, di origine francese e di studi italiani. Il ruolo di Giove fu assegnato al giovane tenore inglese John Beard (1717-1791), che sarebbe diventato una delle star della scena musicale del secondo Settecento e che aveva recentemente trionfato come personaggio principale di Samson. Beard era apprezzato non solo per la qualità della sua voce, ma anche per la sua eleganza musicale, profonda espressività e bell'aspetto.
Semele si apre con un'imponente Ouverture in do minore che annuncia con chiarezza le implicazioni tragiche del lavoro. I ritmi frastagliati e le fioriture ascendenti di terzine contribuiscono alla sua imponente grandezza. La sua sezione allegra è un fugato vivace e ritmicamente affascinante in tempo ternario. Segue una gavotta più leggera, adatta alla natura edonistica di Semele.
Atto Primo. Le due arie di apertura mostrano i due diversi stili utilizzati da Händel. La prima reca un'impronta "romana". Händel qui usa lo stesso salto cromatico ascendente che aveva usato nel versetto "Ad te clamamus" del suo Salve Regina composto nel 1707 nella città eterna. Si tratta di una pagina efficace nel rivelare il suo personaggio, Oh Jove! In pity teach me which to choose, che inizia con una forte esclamazione che brama verso gli dei e contiene frasi disadorne.
La sua seconda aria, The Morning Lark, è un brano raffinato e molto ornato, scritto per mettere in luce la bravura della prima interprete. Prestate attenzione al meraviglioso quartetto Why dost thou thus untimely grieve in cui Semele, Ino, Atamante e Cadmo esprimono il loro sconcerto su come una celebrazione tanto felice possa diventare così dolorosa. Un tale ensemble, che consente a diversi personaggi di esprimere le proprie reazioni individuali a una situazione, era qualcosa di nuovo nell'opera in questo momento storico: in seguito Mozart e gli italiani avrebbero trasformato questi ensemble in importanti elementi drammatici. Splendido e impressionante il primo dei due cori fragorosi che annunciano l'ira di Giove, con cascate di note discendenti, topoi del "Giove tonante", con trombe e timpani.
Dopo che Cadmo ha raccontato del rapimento di sua figlia da parte un'aquila gigantesca, sentiamo Semele cantare dal cielo una delle sue arie più estasianti Endless pleasure, endless love (ripresa poi dal coro) dal tono raffinato e aristocratico: la partitura precisa "Alla Gavotte".
Il Secondo Atto si apre con una breve e nervosa sinfonia strumentale, affidata ai soli archi. In Awake, Saturnia, cantato da Giunone, Händel usa superbamente il recitativo per rivelare la furia della dea (la partitura indica "Allegro concitato, ma pomposo") e la sua determinazione a distruggere Semele. Toccando un'ampia gamma di momenti drammatici, le sue frasi accompagnate dell'orchestra descrivono la caduta imminente della ragazza in modo più vivido e conciso di un'aria. Anche Iride utilizza questo stile per un'immagine allarmante delle forze che Giove ha evocato per proteggere la sua amante. Le formidabili abilità di Giunone nell'eseguire la coloratura e nel complottare la vendetta si manifestano nell'aria Hence, hence, Iris away. La sua vulnerabile nemica si sveglia pigramente nel palazzo che Giove ha creato per lei. Händel le dedica l'aria breve ma assolutamente ipnotica Oh sleep, why dost thou leave me. La voce intreccia un incantesimo di sensualità languida, sostenuta dal solo basso e violoncello per un mormorante accompagnamento, enfatizzando note sostenute e un meraviglioso melisma sull'aggettivo wandring (errante). In apparenza mortale, Giove sembra essere più un tenero e premuroso amante che un dio temibile. Mentre crea un'atmosfera idilliaca con arie e cori per divertire Semele, Giove canta l'aria più famosa dell'opera, Where'er you walk, che raggiunge la sua bellezza serena attraverso la semplicità e la grazia melodica: la partitura indica "Largo e pianissimo per tutto". Segue un sensuale duetto, pieno di morbide melodie, non per i due amanti, ma per Semele e sua sorella Ino. L'atto si chiude con un glorioso coro fugato, Bless the glad earth with heav'nly lays, una radiosa ode pastorale che non lascia intravedere l'incombente disastro.
Il Terzo Atto si apre con una scena straordinaria tra Giunone e Sonno che mescola la commedia con la minaccia. Una sinfonia strumentale ritrae il dio del sonno addormentato nella sua caverna con ritmi lenti affidati agli strumenti gravi dell'orchestra (violoncelli e fagotti divisi). L'impaziente Giunone lo sveglia bruscamente, ma Sonno vuole solo dormire, e il movimento oscillante ritorna nella sua aria Leave me, loath light. Nel suo palazzo, Semele canta My racking thoughts, la terza aria dell'opera sul sonno, o la sua mancanza; notare quanto fortemente Händel distingua queste tre arie l'una dall'altra. Le sue ambizioni di controllare completamente Giove e diventare un essere immortale ora permettono a Giunone di conquistare il potere su di lei. Lo specchio magico di Giunone, che esalta la sua bellezza e la radiosità divina, suscita in Semele l'aria scandalosamente vanitosa Myselfl shall adore, ricca di passaggi virtuosistici e fitti dialoghi tra la voce e i violini all'unisono, in un'atmosfera quasi mozartiana. In un recitativo accompagnato abilmente seducente, Giunone escogita l'idea fatale di chiedere a Giove di apparire come un dio. Giove è intrappolato, avendo giurato di soddisfare il desiderio mortale di Semele. Giove rivela la sua angoscia umana nel recitativo accompagnato più potente dell'opera, Ah, whitheris she gone!. Una frase discendente dolorosamente bella, 'tis past recalli, she must a victim fall, è ripetuta più volte per esprimere il dolore di Giove e dare a questo passaggio la forza espressiva di un'aria. Nella scena della morte di Semele, Händel sceglie di invocare la nostra pietà per il suo destino e non per il nostro terrore. L'orrore è espresso in Oh terror and astonishement, il più grande coro di Semele. La sua violenta apertura omofonica si sposta su un contrappunto più calmo e contemplativo mentre l'insieme riflette la morale della storia. L'arrivo di Apollo è preceduto da una Sinfonia in ritmo puntato, tratto che caratterizzava la musica francese e che era stato adottato anche dai compositori tedeschi dalla metà del Seicento.
In Germania, dalla metà del Seicento in poi, qualunque cosa 'francese' significava soprattutto distinzione o pretesa sociale. Ancora durante l'infanzia di Goethe poche persone di rango parlavano o scrivevano in tedesco, che non era ancora una lingua letteraria. La lingua comunemente usata dai nobili era proprio il francese. Così i compositori, naturalmente, si servivano dello stile francese quando volevano rappresentare la società alta, personaggi di rango, o come in questo caso, divinità. L'uniformità ritmica e melodica erano considerate come attitudine del classicismo e il tempo lento come rappresentazione universale della maestà. Già nella cultura classica l'etichetta prescriveva che il sovrano si muovesse con la più grande calma possibile, attitudine essenziale alla costanza e tranquillità, prerogative della vera nobiltà dell'anima. Semele si chiude con il coro Happy, happy shall we be, dopo l'apparizione di Apollo, una pagina imponente e festosa in re maggiore, a pieno organico, nella quale Händel sfoggia tutta la sua maestria contrappuntistica.
Luca Della Libera