Merlina e Galoppo (La fantesca)

Intermezzo in tre parti

Musica: Johann Adolf Hasse (1699 - 1783)
Libretto: forse Bernardo Saddumene

Ruoli: Organico: 2 corni, archi, basso continuo
Composizione: 1729
Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Bartolomeo, 29 gennaio 1729
Guida all'ascolto (nota 1)

Napoli, Teatro di S. Bartolomeo, 29 gennaio 1729. Il compositore tedesco Johann Adolf Hasse – “il Sassone”, com’egli stesso prenderà a firmarsi, accogliendo il nomignolo attribuitogli in Italia –, alla vigilia del suo trentesimo compleanno allestisce tra gli atti d’una propria opera seria, l'Ulderica, gli intermezzi di Merlina e Galoppo, corredati come di consueto del titolo alternativo La fantesca. Hasse inaugura così l’ultimo anno del suo intenso soggiorno a Napoli – dove ha studiato con Alessandro Scarlatti e Nicola Porpora e s’è imposto come una delle firme più avanzate e geniali della nuova generazione “napoletana” – con la sua quinta prova nel genere degli intermezzi, la forma di spettacolo comico per musica collocato negli intervalli d’un dramma musicale o meno, autonomo rispetto a quest’ultimo, agìto di norma da appena due cantanti e allestito con mezzi assolutamente essenziali. Proprio negli anni in questione gli intermezzi giungono, anche grazie al contributo determinante del Sassone, che ne scriverà ben dieci, a una vera e propria epoca d’oro per vivacità drammatica, caratterizzazione comica dei personaggi, sottigliezza e novità della scrittura musicale, culminante nel titolo, peraltro piuttosto eccentrico, della Serva padrona. Quattro anni prima di quest’ultima, La fantesca, su libretto del talentuoso Bernardo Saddumene che anticipa fin nel dettaglio testuale alcuni luoghi del capolavoro pergolesiano, cucina a puntino gli ingredienti più sapidi dell’intermezzo coevo, derivati dalla formidabile tradizione della commedia dell’arte (buffonerie, travestimenti, gags, equivoci linguistici e comicità crassa), affidandoli alla collaudatissima coppia stabile dei buffi del S. Bartolomeo: Celeste Resse (“La Celestina”) e Gioacchino Corrado. Merlina, serva finta d’una vedova inesistente, si fa gioco dell’improvvido Capitan Galoppo, che corteggia, induce a un duello, spaventa travestita da soldato, spinge a cedere a una spasimante velata (in realtà il servo del malcapitato) e infine irride una volta alzato il velo, per riconciliarsi con lui nello happy end di prammatica. Attraverso una spiccata gestualità, la musica caratterizza Galoppo come miles gloriosus già dal primissimo recitativo in alcune battute segnate Furioso e poi con l’aria «Son già inviperito», in cui il Capitano esordisce tra insistiti salti d’ottava coadiuvati dall’alacre agitazione degli archi, per destreggiarsi tra due interlocutori che mimano l’approssimarsi d’un immaginario e micidiale spadaccino: un linguaggio che ritornerà nel duetto che chiude l’intermezzo I, mentre nella sua ultima aria, l’eroicomica «Avere un’alma ardita», sostenuta ironicamente dai corni, Galoppo alterna stentoree dichiarazioni di coraggio ad affermazioni più imbarazzanti. A Merlina spettano gioielli di caratterizzazione arguta, come la prima aria, la spensierata «Quanto devo al mio destino», intarsiata di a parte rivelatori e ammiccamenti maliziosi («Ah, mi salta il cor nel petto: / tocchi, tocchi, non è vero?») e ripresa, irritualmente, da Galoppo. Fondamentale il ruolo della recitazione: di quella pantomimica del personaggio muto, che provoca la capitolazione del basso, ma anche del soprano, che nell’intermezzo II, memore della commedia dell’arte, affronta in duello e atterra, travestito da Capitan Palafran, il pavido Galoppo, non senza esibirsi in un gustoso pastiche linguistico spagnoleggiante nell’aria «Yo soi jco d’un gran Capitan», che sul piano musicale vanta una struttura sofisticata, che non soltanto prevede due passi di recitativo, ma cita la forma seria dell’aria dal segno, prescrive sezioni a totale discrezione dell’interprete nel silenzio degli strumenti, propone continue alternanze di metro tempo e tonalità, coinvolge a più riprese l’interlocutore maschile: un’articolazione in grado di realizzare uno svolgimento “narrativo” complesso e imprevedibile, a dimostrazione della maturità raggiunta dall’intermezzo alla vigilia di Pergolesi.

Raffaele Mellace


(1) Programma di sala per La fantesca di J.A. Hasse,
Laboratorio Cantarsettecento del Conservatorio di Milano,
Milano, Teatro Derby, 25-26 maggio 2009.


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Ultimo aggiornamento 9 luglio 2023