Verkündigung über die Hirten, op. 27 n. 6

per soprano e pianoforte

Musica: Paul Hindemith (1895 - 1963)
Testo: Rainer Maria Rilke
Organico: soprano, pianoforte
Composizione: giugno 1922 - luglio 1923
Prima esecuzione: Donaueschingen, Stadttheater, 17 giugno 1923
Testo

Verkündigung über die Hirten L'annunciazione ai pastori
Seht auf, ihr Männer. Männer dort am Feuer,
die ihr den grenzenlosen Himmel kennt,
Sterndeuter, hierher! Seht, ich bin ein
neuer
steigender Stern. Mein ganzes Wesen brennt
und strahlt so stark und ist so ungeheuer
voll Licht, daß mir das tiefe Firmament
nicht mehr genügt. Laßt meinen Glanz hinein
in euer Dasein: Oh, die dunklen Blicke,
die dunklen Herzen, nächtige Geschicke
die euch erfüllen. Hirten, wie allein
bin ich in euch. Auf einmal wird mir Raum.
Stauntet ihr nicht: der große Brotfruchtbaum
warf einen Schatten. Ja, das kam von mir.
Ihr Unerschrockenen, o wüßtet ihr,
wie jetzt auf eurem schauenden Gesichte
die Zukunft scheint. In diesem starken Lichte
wird viel geschehen. Euch vertrau ichs, denn
ihr seid verschwiegen; euch Gradgläubigen
redet hier alles. Glut und Regen spricht,
der Vögel Zug, der Wind und was ihr seid,
keins überwiegt und wächst zur Eitelkeit
sich mästend an. Ihr haltet nicht
die Dinge auf im Zwischenraum der Brust
um sie zu quälen. So wie seine Lust
durch einen Engel strömt, so treibt durch euch
das Irdische. Und wenn ein Dorngesträuch
aufflammte plötzlich, dürfte noch aus ihm
der Ewige euch rufen, Cherubim,
wenn sie geruhten neben eurer Herde
einherzuschreiten, wunderten euch nicht:
ihr stürztet euch auf euer Angesicht,
betetet an und nenntet dies die Erde.
Sollevate in alto gli sguardi, uomini. Uomini dei bivacchi,
voi che ben conoscete il cielo sconfinato,
venite, voi che interpretate i segnali degli astri!
Guardate, sono
una nuova stella nascente. Tutto il mio essere brucia
e così forte risplende e trabocca tanto
di luce piena, che il profondo firmamento
più non mi basta. Lasciate che il mio splendore penetri
nelle vostre esistenze: Oh, quante occhiate buie,
quanta oscurità d'animo, e destini notturni,
vi sommergono. Pastori, come mi sento solo
dentro di voi. E ad un tratto in voi trovo il mio spazio.
Non vi meravigliate: se il grande albero del pane
ora vi fa ombra. Sì, è merito mio.
Cessata ogni paura, se solo sapeste,
come adesso sui vostri volti intenti
splende il futuro. In questa luce sfolgorante
molte cose accadranno. Io lo confido a voi, perché
manterrete il segreto; a voi dalla fede sincera,
parla ogni cosa. Calura e pioggia parlano,
e il volo degli uccelli, e il vento e ciò che siete,
e niente sull'altro prevale, crescendo
in vanità. Voi non serbate
le cose dentro al petto
per ricavarne tormento. Come il fiume di gioia
che attraversa il petto degli angeli, così fluisce
attraverso di voi ogni cosa terrena. E se un roveto
si incendiasse ad un tratto, ancora potrebbe
l'Eterno chiamarvi, e se Cherubini,
si degnassero di camminare accanto
al vostro gregge, non vi fareste meraviglia:
ma con il viso premuto nella polvere,
adorereste la terra celebrandola.
Doch dieses war. Nun soll ein Neues sein,
von dem der Erdkreis ringender sich weitet.
Was ist ein Dörnicht uns: Gott fühlt sich ein
in einer Jungfrau Schooß. Ich bin der Schein
von ihrer Innigkeit, der euch geleitet.
Ma questo è stato. Ora è una cosa nuova,
che strappando i confini terrestri prenderà spazio.
Cosa è per noi un roveto: se Dio stesso si fa sentire
nel grembo di una vergine. Io sono il chiarore
che, da dentro di Lei, vi resto accanto.
(Traduzione Ferdinando Albeggiani)


I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 7 ottobre 2025