Honegger compose il Concertino nel 1924 e lo dedicò alla pianista Andrée Vaurabourg che tre anni dopo sarebbe diventata sua moglie: fu la stessa Vaurabourg a tenere a battesimo il lavoro eseguito per la prima volta, sotto la direzione di Koussevitzky, all'Opera di Parigi, il 25 maggio 1925.
Nel Concertino sembra di sentire riaffiorare il clima del gruppo dei "Sei", dal quale Honegger aveva peraltro già preso le distanze. Scanzonato e divertito è il dialogo a botta e risposta tra orchestra e pianoforte (una battuta all'una, una battuta all'altro) che avvia l'Allegro molto moderato, nel corso del quale essi poi si intrecciano, anche per sviluppare un nuovo tema nella parte centrale. Senza soluzione di continuità il pianoforte attacca il Larghetto sostenuto e svolge un tema espressivo che si libra su uno sfondo d'archi trillanti con sordina. La melodia del pianoforte si snoda ininterrotta, mentre il flauto, l'oboe e il corno inglese, uno dopo l'altro, intonano motivi pastorali. Su un conclusivo si bemolle scatta l'Allegro finale, fortemente contrastante col sognante lirismo del secondo movimento.
Con passo leggerissimo e spedito si delineano disegni melodici e ritmi sincopati che si ricollegano al jazz. Il discorso tra solista e orchestra è reso movimentato da sottili contrasti, ma fila via limpido e fluido, sino a un fortissimo nuovo stacco conclusivo immesso al termine di un diminuendo.