Il Concerto da camera di Arturo Honegger appartiene alla più recente produzione strumentale del musicista svìzzero-francese, cui dobbiamo un numero imponente di composizioni per le più disparate formazioni strumentali. E' stato scritto tra il 1947 e il 1948 e in quest'anno pubblicato.
L'ambiente e la forma classici ispirano e informano questa composizione; la quale, sembra nata come concerto grosso, il cui «concertino» è formato da due strumenti a flato, il flauto e il corno inglese; agli archi resta affidato il compito del «concerto grosso» vero e proprio. Da notare che dal tipo classico, bachiano o vivaldiano, questo concerto da camera si stacca per l'esclusione del basso continuo al cembalo (o pianoforte).
Il concerto si presenta suddiviso nei tradizionalissimi tre tempi: Allegretto amabile, Andante, Vivace. Tre tempi assai snelli di una foggia un po' ricercata ma di contenuto sempre essenziale. Honegger qui, più che in ogni altra composizione strumentale, scrive proprio in punta di penna come un determinato Strawinski (ad esempio, quello del Capriccio per pianoforte e orchestra). Ricercata e meditata è la sua pagina ed egli si compiace di ingenerare nell'ascoltatore il senso della più esatta misura costruttiva e dell'equilibrio narrativo.
L'Allegretto amabile ha inizio su di una dilatata base; costituita dalle armonie, piuttosto statiche, che fanno gli archi divisi. Su questa base il corno inglese alla settima battuta inizia il suo dire enunciando un tema veramente amabile. Il flauto risponde e prende subito l'atteggiamento dell'istrumento duettante trasformando adeguatamente il tema. Il dialogò tra corno inglese e flauto si infittisce di risorse verso la quarantesima battuta; da questo punto si arricchisce notevolmente anche la gamma dei timbri, arricchimento che avviene in grazia delle estensioni adottate tanto per il corno inglese quanto perii flauto. Il tempo non presenta, in tutto il suo decorso, sonorità di particolare intensità o tensione. Vi spira, invece, un'aura quasi pastorale, viva e tersa come quella di un mattino di primavera battuto da una discreta tramontana. Neil'Andante l'ambiente non muta; il paesaggio è lo stesso, medesimi sono gli elementi narrativi ed evocativi. Anche la tecnica strumentale non si distacca dalla precedente. Un compito meramente solistico è affidato al flauto. Nel ferzo tempo, invece, l'incarico solistico è equamente ripartito, tra flauto e corno inglese. Quest'ultimo tempo, il Vivace, è scritto nello schema ritmico della Giga e ne mantiene integro il carattere.