La Danse des morts

Cantata sacra per recitante, soli, coro e orchestra

Testo delle parti vocali (nota 1)

(Fragore di tuono prolungato)

I. DIALOGO
IL RECITANTE
La mano di Dio s'è posata su me, ed Egli mi ha condotto in spirito, e mi ha lasciato in mezzo a una vasta pianura che era cosparsa di ossa.
CORO
Ti sovvien, uomo, che tu sei polvere e che un dì tornerai polvere!
IL RECITANTE
Ed Egli me la fece percorrere in giro, che dì ossa ve ne erano all'infinito sulla superficie della terra, ed erano di un'estrema secchezza.
CORO
Disse: che le acque di sotto al ciel sì uniscano in un sol luogo e che l'Asciutta apparisca!
E tutto fu così.
IL RECITANTE
E Dio disse: Figlio dell'uomo, credi tu che queste ossa possano riprender vita?
CORO
Io risposi allor: Signor, mio Dio, ben noto v'è.
IL RECITANTE
Ed Egli mi disse: profetizza su queste ossa e grida loro: aride ossa, ascoltate la parola del Signore!
CORO
Io credo viva il Redentor e che un giorno ancor da mia pelle avviluppato sarò.
IL RECITANTE
Così parla il Signore Iddio a queste ossa: ecco, Io infonderò uno spirito in voi e voi vivrete!
CORO
E di mia carne rivestito, un dì vedrò il Salvator.
IL RECITANTE
Io disporrò su voi i nervi e farò crescere su voi le carni; stenderò su voi la pelle e v'infonderò uno spirito e voi riprenderete vita e conoscerete che Io sono il Signore.
CORO
Dio Signor, credi che quest'ossa vivan?
Dio Signor: vizzo, appassito son come l'erba! Dio Signor!
Dio Signor: Tu farai quest'ossa viver?
Tu farai quest'ossa viver?
IL RECITANTE
Così allora profetizzai, e si levò come uno strepito e un movimento.
E le ossa le une alle altre si raccostarono, ciascuna aderendo alla propria giuntura.
CORO
E nella carne mia vedrò questo Dio, il mio Salvator.
IL RECITANTE
Io guardavo, ed ecco che nervi e carni si formarono sulle ossa e la pelle si distese sopra, ma non vi era in loro lo spirito.
CORO
E la terra ancor informe e vuota, e le tenebre sulla sua faccìa; lo Spirto sfiorava su di esse.
IL RECITANTE
Dio mi disse: rivolgiti allo Spirito; profetizza, Figlio dell'uomo, e di' allo Spirito: così parla il Signore Iddio. Vieni dai quattro venti, Spirito, e soffia su questi morti affinchè essi risorgano.
E lo Spirito entrò in loro, ed essi tornarono in vita e si tennero in piedi.
Era un'armata, immensa ed imponente.
CORO
Era un'armata immensa ed imponente.

II. DANZA DEI MORTI
PICCOLO CORO
Ti sovvien, uomo, che tu sei spirto e la carne più della veste val e lo spirto più della carne e l'occhio più ancor del viso e più della morte l'amor.
GRANDE CORO
Danzìam! Danziam! Danziam! Danziam!
IL RECITANTE
(gridando)
Il Papa!... Il Vescovo!... Il Re!... Il Cavaliere!... Il Filosofo!... Quei Signori!.,. Quelle Dame!.., Quelle Donzelle!... Tutti!... Entri la comitiva!... Entrrri!...
GRANDE CORO
Danziam la Carmagnola,
evviva il suon, evviva il suon;
danziam la Carmagnola,
evviva il suon, della tromba il suon!
Girìam! Danziam! Giriam! Danziam!
Nella danza, orsù!
Ecco come danziam!
Giriam! Danziam!
Via, saltate! Abbracciate chi vi par!
Saltiam! Danziam! Saltiam! Danziam!
Dell'avel sulla pietra
noi si danzi, noi si danzi;
sull'avel, sull'avel
tutti in giro noi danziam!
Salta! Danza! Salta! Danza!
Saltiam! Danziam! Saltiam! Danziam!
Giriam! Giriam! Giriam! Girìam!
Danziam la Carmagnola,
evviva il suon, evviva il stion;
danziam la Carmagnola,
evviva il suon, evviva il suon,
della tromba il suon, ah!
TUTTO IL CORO
Ti sovvien, uomo, che tu sei spirto e la carne più della veste val e lo spirto più della carne e l'occhio più ancor del viso e più della morte l'amor!

III. LAMENTO
UOMO
Ti sovvien di me, Dìo, poiché io sono polvere e dovrò un giorno tornare polvere!
E voi di me abbiate pietà, voi che pur vi dite amici del cuor, perciocché la man di Dio mi ha toccato.
Le mie ossa come legno secche son e la corona dei miei denti sol resta nella bocca.
Chi e l'uomo che Tu vuoi magnificar e al quale Tu vuoi legare il tuo cuor?
Ti appressi a lui sul primo dì e la prova non ritarda a incominciar.
Ma fino a quando non ti scorderai d'affliggermi nè mi concederai il tempo d'inghiottir la mia saliva?
La vita come il vento spira, e il mio essere innanzi a Te un nulla è.
Nato da donna, breve vita ha l'uomo.
O Dio, Tu vedi di quali mali ricolmo è.
Ei sorge consimile a un fior e subito è infranto.
Ei fugge come ombra e nello stesso stato non mai può rimaner.
Ed è proprio un essere di cotale specie che Tu stimi degno di Te, e di scrutar, e di trarlo davanti a Te per giudicar?
E' dunque ver che io peccai.
Chi qualcosa puro può far, se nato da sementa che non lo è?
Tu sol, Tu sol, che fissasti la serie dei suoi dì, ponendogli quel fatale confine che giammai può varcar.
Da lui ti scosta un po', che possa riposar e che gli giunga alfine come ad un operaio il dì che tanto bramò.
Sì, io so che vive il Redentor e l'ultimo giorno io risorgerò dalla terra, ed ancor dalla pelle avviluppato sarò e nella carne mia io vedrò Iddio mio Salvator.

IV. SINGHIOZZI
CORO
Antequam. vadam, et non revertar, ad terram tenebrosam et opertam mortis caligine, ubi nullus ardo sed sempiternus horror inhabitat.
(Versetto 21 e parte del versetto 22 - Capo X del Libro di Giobbe: «Prima ch'io vada là, donde non ritornerò, in quella terra tenebrosa e coperta dalla caligine della morte, dove nessun ordine regna ma perpetuo orrore).
Ah! Ah! Ah! Ah!

V. LA RISPOSTA DI DIO
IL RECITANTE
Dio mi disse: Figlio dell'uomo, tutte queste ossa sono i figli d'Israele. Essi dicono: le nostre ossa si sono disseccate, la nostra speranza s'è spenta e noi siamo stati recisi dall'umanità.
Profetizza dunque e di' loro; così parla il Signore Iddio: Io esisto.
Ecco: Io aprirò le vostre tombe e vi farò uscir fuori dai vostri, sepolcri, o mio popolo, e vi condurrò nella terra d'Israele.
E voi conoscerete che Io sono il Signore allorché avrò aperto, i vostri sepolcri e vi avrò tratto fuori dalle vostre tombe, o mio popolo, e vi avrò infuso il mio spirito e voi vivrete, e allorché vi avrò concesso una grande pacifica espansione sulla terra che vi appartiene: e voi saprete che Io, il Signore, ho parlato ed ho attuato... dice il Signore Iddio!

VI. SPERANZA NELLA CROCE
DONNA
Quali piaghe ahimé mostrano quelle tue mani e i tuoi pie? E nel tuo costato quale ferita s'apre?
ALTRA DONNA
O figlio, io t'ho donato il cuor ed aspetto che mi doni il tuo. Le piaghe in quelle tue mani e ai tuoi pie!
DONNA
Le piaghe in quelle tue mani, la ferita al tuo costato, ahimè, perchè io vi entri.
CORO
Voi del Ciel, porte, orsù v'aprite!
DONNA
E chiamavan proprio Voi «il lontan e l'inaccessibile».
E chiamavan proprio Voi «il lontan e l'inaccessibile».
ALTRA DONNA
Può una madre il figlio obliar? Ma Io, pur s'ella lo scordasse, ma Io, Io non lo scorderò — dice il Signor.
DONNA
Questa piaga sul mio cuor — dice il Signor.
UOMO
Sappia ognun da me ch'Io dolce son e d'umile cuor.
LE DUE DONNE
Affin ch'Io sia uno in voi e che voi siate uno in me, siccome Io e il Padre siamo Uno, perchè è l'Uno necessario.
UOMO
Di legno un pezzo prendi e sopra scrivi: Judas!
CORO
Judas!
UOMO
E di legno un altro pezzo e sopra scrivi: Efraim!
CORO
Ejraim!
UOMO
Una croce essi fan, sopra cui mi stenderò; Io non son venuto già per scioglier, rescinder, separar ma colmar!
CORO
D'Israele i figli trarrò e da ogni parte li radunerò; nella loro terra li ricondurrò, e ne formerò una sola nazion.
Amen!
Essi non saranno ormai più due genti, essi non saranno più divisi in due reami.
Amen!
Ed Io li salverò e dai lor peccati Io li monderò.
Amen!
Essi il popolo mio ed Io il loro Dio.
Amen!
Stringerò Io con essi un patto, un'alleanza fra di noi sì farà!
Amen!
Eo Io li collocherò sopra pietra ferma e li moltiplicherò.
Amen!
E Io porrò il mio santuario fra essi, loro Dio!
Amen! Amen! Amen! Amen! Amen!
E il mio popolo saran!
Amen! Amen! Amen! Amen! Amen!
CORO
Et scient gentes quia Ego Dominus Sanctificator Israel, cum fuerit Sanctificatio mea in medio eorum in perpetuum.
(Versetto 28 del Capo 37° della Profezia di Ezechiele: «E conosceranno le genti ch'Io sono il Signore, Santificatore d'Israele, quando il Santuario mio sarà in mezzo ad essi in perpetuo».)

VII. AFFERMAZIONE
CORO
Ti sovvien, uomo, che tu sei pietra e su questa pietra costruirò la mia chiesa.
E le porte dell'inferno giammai non prevarranno!
E le porte dell'inferno giammai non prevarranno!
Ti sovvien, uomo, che tu sei pietra e su questa pietra ergerò la mia Chiesa.
DONNA
Ah! Ah! Ah! Ah!
(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Teatro Argentina, 6 marzo 1955

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Ultimo aggiornamento 15 maggio 2019