Le Roi David

per grande orchestra dal dramma di René Morax - Terza versione

Musica: Arthur Honegger (1892 - 1955)
Testo:René Morax tradotto in tedesco da Hans Reinhart e in inglese da Edward Agate

Prima parte:
  1. Introduction - Animato
  2. Cantique du berger David - Andantino
  3. Salmo: Loué soit le Seigneur - Tempo giusto
  4. Chant de Victoire - Vivace
  5. Cortège - Andante
  6. Salmo: Ne crains rien - Moderato
  7. Salmo: Ah, si j’avais des ailes de colombe - Larghetto
  8. Cantique des Prophètes
  9. Salmo: Pitié de moi, mon Dieu - Lento
  10. Le Camp de Saül - Sostenuto
  11. Salmo: L’Eternel est ma lumière infinie - Allegro
  12. Incantation - Largo, poco a poco più animato
  13. Marche des Philistins - Pesante e marcato
  14. Lamentations de Guilboa - Largamente
Seconda parte:
  1. Cantique de fête - Allegretto
  2. La Danse devant l’Arche - Tranquillo
Terza parte:
  1. Cantique: De mon coeur jaillit un cantique - Allegro
  2. Chant de la Servante - Dolce sostenuto
  3. Psaume de pénitence - Grave
  4. Salmo: Je fus conçu dans le péché - Adagio molto
  5. Salmo: Je lève mes regards vers la montagne - Largo
  6. La Chanson d’Ephraïm - Allegro
  7. Marche des Hébreux - Moderato
  8. Salmo: Je t’amerai, Seigneur, d’un amour tendre - Andante ma non troppo
  9. Salmo: Dans cet effroi - Agitato
  10. Couronnement de Salomon - Maestoso
  11. La mort de David - Adagio

Organico: soprano, contralto, tenore, voce recitante, coro misto, 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, tamburo, gong, tamburo basco, arpa, celesta, archi
Composizione: luglio - agosto 1923
Prima esecuzione: Winterthur, Stadthaus, 2 dicembre 1923
Edizione: Foetisch Frères, Losanna, 1924
Guida all'ascolto (nota 1)

Honegger fu uno dei più autorevoli componenti di quel sodalizio artistico che va sotto il nome di «Groupe des Six» e insieme a Darius Milhaud, Francis Poulenc, Georges Auric, Germaine Tailleferre e Louis Durey si adoperò per riportare la musica francese, invischiata nei progressivi smidollamenti del debussismo, alla semplicità e alla naturalezza delle situazioni psicologiche colte dalla vita di tutti i giorni. In fondo il «Groupe» non si propose di creare una nuova scuola e un nuovo stile musicale, in quanto privo di una estetica comune ai sei compositori, ma piuttosto si preoccupò di utilizzare liberamente e di assorbire le varie esperienze sonore e le diverse scelte tecniche che pullulavano a Parigi dopo il primo dopoguerra, tra il costruttivismo dinamico di Stravinsky e l'espressionismo razionalistico di Schoenberg. Nell'ambito di questo movimento per certi versi avanguardista e dissacratore dei vecchi miti neo-romantici, Honegger percorse una sua strada per realizzare l'ideale da lui espresso pubblicamente nel 1921 dopo le musiche di scena per il dramma biblico Le Roi David e racchiuso nel seguente pensiero: «Scrivere una musica che sia comprensibile per la gran massa degli ascoltatori, ma tuttavia sia libera da banalità, così da potere avvincere anche i veri intenditori di musica».

Nella sua produzione piuttosto massiccia ed estesa dall'oratorio alla musica strumentale e da camera si intrecciarono e si sovrapposero elementi stilistici di eterogenea derivazione: dal grande modello di Bach, il suo autore preferito, alle melodie folcloriche e popolaresche; dai ritmi americani e jazzistici al politonalismo aspro e tagliente, esaltatore della macchina e delle gesta sportive (sintomatici al riguardo restano i due1 pezzi sinfonici, Pacific 231 del 1923 e Rugby del 1928, un tempo inseriti con una certa frequenza nei concerti sinfonici). Per questa ragione nelle composizioni del musicista franco-svizzero, a cominciare dal suo capolavoro, l'oratorio drammatico Jeanne d'Arc au bûcher (Giovanna d'Arco al rogo), si avverte un eclettismo e un'estrema varietà di soluzioni formali, ma ciò non toglie che Honegger non mangiò la stessa minestra dei suoi vicini di tavola, secondo la caratteristica espressione formulata da Erik Satie. Infatti al di là di certe concessioni al gusto del pastiche, tipiche del «Groupe des Six», in diverse occasioni nell'opera di Honegger l'artificio elegante, la verbosità fiorita, l'erudizione dottrinaria e il virtuosismo grammaticale cedono il passo ai valori sentimentali e all'immediatezza espansiva del canto.

Anche Le Roi David, psaume symphonique eri trois parties pour récitant, soli, choeur mixte et orchestre non sfugge alle linee già indicate e alle scelte sostanziali del modo di comporre di Honegger, il quale nel suo libro di memorie «Je suis compositeur» racconta come nacque questo lavoro che gli diede risonanza internazionale. «All'inizio del 1921 — scrive Honegger — ricevetti una lettera da René Morax che con suo fratello Jean aveva fondato il teatro di Jorat, nel paese di Mezières, dodici chilometri a nord di Losanna. Ogni due anni si teneva una serie di rappresentazioni. Mòrax mi chiese di scrivere la partitura per un Re David che contava di rappresentare nel mese di maggio dello stesso anno. Senza valutare bene l'importanza del lavoro che mi era stato affidato, accettai con piacere, poiché questo soggetto conveniva perfettamente alla componente "biblica" della mia natura. Considero tra i miei ricordi più belli quelli della rappresentazione e soprattutto quelli della preparazione dell'opera. Giorni felici! Studenti, contadini, musicisti di professione collaboravano con gioia. Tre pittori, Jean Morax, Cingria e Hugonnet dipingevano le scene e i costumi. C'erano ventisette scene e disponevamo sul palcoscenico di carri tirati da cavalli veri!...».

In un primo tempo René Morax, che è anche l'autore del dramma, si era rivolto ad un altro musicista della scuola parigina di Gustave Doret, che si chiamava Jean Duperier; ma questi declinò l'incarico e allora, su consiglio di Stravinsky, che in quel tempo dimorava in Svizzera, e del direttore d'orchestra Ernest Ansermet, la scelta cadde sul ventinovenne Honegger, che si mise subito al lavoro e dal febbraio all'aprile del 1921 elaborò la partitura di Re David, rappresentata con lusinghiero successo l'11 giugno dello stesso anno al teatro all'aperto di Mezières. In un secondo tempo, nel 1923, rielaborò il salmo drammatico per l'esecuzione da concerto, inserendovi la parte della voce recitante o del narratore, e rivide la strumentazione, comprendente in un primo tempo, oltre ai solisti e al coro, 17 strumenti (ottoni, pianoforte, celesta, armonium, timpani, gong, tam tam, contrabbassi) e poi portandola alle dimensioni di una orchestra normale, formata dagli archi, due flauti, due oboi, corno inglese, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due trombe, tre tromboni, tuba, arpa, percussione, celesta e organo ad libitum. Inoltre i ventisette numeri in cui si articola la partitura vennero raggruppati in tre parti simmetriche per durata, se non per numero di episodi: la prima parte ne contiene 14 per una durata di 28 minuti e 18 secondi; la seconda soltanto 2 per una durata di 12 minuti e 47 secondi; la terza 11 per una durata di 26 minuti e 29 secondi (in tutto il salmo dura un'ora e otto minuti). Lo stesso Honegger si rese conto che questa trasposizione in forma di concerto di un'opera come Re David nata per la scena comportava dei rischi, deformando il concetto di teatro popolare cui egli aspirava. Infatti non mancò di osservare che «il difetto principale di Re David sta nel fatto che si esegue in forma di oratorio un'opera concepita in origine come una partitura legata ad un dramma rappresentato, come una musica di scena. Questo dramma l'avevo illustrato come un incisore visualizza i capitoli di un libro: c'erano dei capitoli più o meno lunghi. Sulla scena tutto sembra naturale; in sede di concerto ci sono brani troppo brevi nella prima parte, il che dà l'impressione di uno spezzettamento».

L'argomento è ricavato dal Vecchio Testamento e narra la storia di David, secondo re degli ebrei e fondatore della dinastia messianica. Il suo nome è legato a vari episodi biblici: dalla vittoria in duello con il gigante filisteo Golìa, che abbatté con il solo tiro della fionda, agli scontri e alle gelosie con il vecchio re Saul. Quando quest'ultimo morì in una battaglia combattuta con i filistei e il suo esercito venne sgominato, David fu proclamato re di Israele per le sue doti umane e religiose e la sua morte venne pianta sinceramente dal suo popolo. La musica di Honegger sottolinea e commenta i vari momenti della vita di David, in una successione di numeri chiusi affidati di volta in volta ai solisti, al coro e all'orchestra, collegati fra di loro dalla voce dello speaker. Vi si alternano pagine liriche ad altre festose e di gusto antiimpressionistico e politonale. Si possono citare tra gli squarci e gli episodi più efficaci ed espressivi della complessa partitura dopo l'introduzione di carattere strumentale il vigoroso «Canto di vittoria» l'a solo del tenore «Non temere di nulla»; il sospiroso e tenero lamento del soprano «Ah! se avessi ali di colomba»; il processionale «Canto dei profeti» con il coro maschile improntato a quella angoscia sulla nullità della vita, tipica di Honegger «L'uomo nato dalla donna ha pochi giorni da vivere»; il breve e gioioso a solo del tenore nell'Allegro marcato che dice «Saldo è il mio cuore»; le armonie delle trombe che descrivono l'accampamento di Saul; il vivace coro misto «L'Eterno è la mia luce infinita» ; la scena della Pitonessa sul crescendo dell'orchestra di tagliente colore percussivo; la marcia piuttosto greve dei Filistei; le lamentazioni di Gelboe affidate al còro femminile e con le intersecazioni della voce recitante; le fresche inflessioni sonore del Canto festivo; la policroma e fittamente contrappuntata scena intitolata «La danza davanti all'Arca», in cui Honegger dispiega tutta la sua abilità di sinfonista e di polifonista di scuola di derivazione germanica.

Dopo lo squillante Cantico che apre la terza parte del salmo, si ode il canto vagamente lamentoso del contralto «Mio diletto, prendimi per mano» ed ecco poi il litaniante salmo penitenziale del coro misto «Misericordia, o Dio, pietà», da cui si snodano altri canti salmodianti, dello stesso coro e del tenore, liricamente disteso quest'ultimo sulle parole «Levo i miei occhi verso la montagna». Di intonazione arcaicizzante con la eco è la canzone di Efraim per soprano e coro femminile, mentre la marcia degli ebrei è di stile imitativo e di impianto politonale. Sopraggiungono altri due salmi per coro misto, il primo come una cantilena e il secondo dall'accento marcato e corrucciato. Si giunge così ai due pannelli dell'affresco finale: l'incoronazione di Salomone annunciata dal suono della tromba e la morte di David, espressa tìa una coralità imponente e fastosa, di chiara impostazione neobarocca e di respiro quasi haendeliano.

Forse, per capire meglio l'eclettismo stilistico di Honegger profuso nel Re David vale la pena di riportare il pensiero dello stesso musicista sulla sua arte. «Io partecipo — egli disse — ancora ad un ordine giunto all'agonia, perché mi sembra indispensabile, per andare avanti, essere solidamente legato a ciò che ci precede. Non bisogna rompere i legami con la tradizione musicale. Un ramo separato dal tronco muore ràpidamente. Bisogna giocare sempre di nuovo il gioco antico, perché cambiarne le regole significa distruggere il gioco stesso e ricondurlo al punto di partenza. L'economia dei mezzi mi sembra più difficile dell'audacia troppo velleitaria. E' inutile sfondare le porte che si possono aprire».


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 18 gennaio 1981


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Ultimo aggiornamento 10 maggio 2019