La leggenda drammatica di Nicolas de Flue fu incominciata a comporre da Arthur Honegger quando non si presumeva ancora l'epoca della canonizzazione, oggi compiuta, del Protagonista, nonostante che egli fosse già considerato dalla Confederazione Svizzera fra i suoi protettori ed elevato agli altari per «beatificazione equipollente» a seguito del breve 8 marzo 1669 di Clemente IX che autorizzava la Messa e l'Ufficio in suo onore nella chiesa di Sachseln, venendone poi esteso il fervore due anni dopo (26 settembre 1671) da Clemente X a tutto il territorio della Federazione e di Costanza. La prima esecuzione ebbe luogo in edizione da concerto a Zurigo nel 1939, come coronamento dell'esposizione nazionale svizzera; e l'opera è infatti dedicata ai cinquecento neuchatellesi che collaborarono alla sua realizzazione.
«La dolcezza di un'anima che pur vibrò ai dolori della sua terra e serenamente si piegò alla volontà di Dio nell'allontanarsi dalla diletta consorte e dai figli per ritirarsi fra le montagne in mistica contemplazione per vivere la vita degli eremiti e dei santi, mai dimenticando il bene dei suoi concittadini, trova nell'opera di De Rougemont e dell'Honegger una resa di sentimenti di una estrema delicatezza e verità». Così ha scritto Augusto Cartoni in un articolo pubblicato sul Quotidiano del 5 gennaio 1947, dal quale togliamo anche le notizie storiche seguenti, utili a conoscersi per una migliore comprensione dell'opera che viene oggi eseguita per la prima volta in Italia.
Nicolas De Flue ebbe moglie: Dorotea Wyss, e dieci figli. Ma prima di sposare fu anche uomo di guerra.
«Dal 1435 con la morte dell'ultimo dei conti di Toggemburg, Federico VII, si manifestarono i primi dissensi per la designazione di quei dominii che il defunto non aveva legati. Fu il borgomastro di Zurigo, Rodolf Stussy, che lanciò il grido di guerra: «Tocca alla spada a decidere», e nel 1440 Nicolas de Flue partecipava ai combattimenti. Nel 1444 si ebbe il triste episodio di Greiffensee. Espugnata la città, i difensori si asserragliarono nel castello, che dopo un mese cadeva. A nessuno dei difensori si concesse salva la vita.
«Nicolas de Flue, pur trovandosi alle armi, non dovette presenziare al triste episodio perchè altrimenti avrebbe in anticipo esplicato quell'attività che portò alla salvezza del Monastero di Katherinenthal. Papa Enea Silvio Piccolomini aveva chiamato alle armi contro lo scomunicato Sigismondo. Gli Svizzeri partivano alla conquista di Turgonia. Sorpassata la cittadina di Diessenhofen, gli Austriaci piegavano sul Monastero di Katherineuthal. Se ne decretò l'incendio, ma Nicolas, promosso capitano sul campo di battaglia, chiedeva a Dio perchè venisse evitato il misfatto. I capi finirono col cedere alle sue pressanti richieste e lo incaricarono di dare il contrordine quando il fuoco, lanciato da palle di pece e resina, già divampava sui tetti. La chiesa e il Monastero furono salvi per sua intercessione.
«Fino al 1869, epoca della soppressione del Monastero, le religiose domenicane venerarono Nicolas de Flue come loro liberatore, e per quattro secoli mostrarono alla devozione dei visitatori il Crocefisso innanzi al quale egli aveva pregato per la salvezza del loro convento.
«Nella vita privata fu anche lavoratore. All'alba scendeva a curare ii bestiame. A sera segnava con lo squillo dei corno l'ora della preghiera. Ma dalla modesta vita di campagna venne pur chiamato ad alte cariche cittadine, e a suo tempo, dimessosi in pieno tribunale da giudice e consigliere di Sachseln, nascondendosi fra dirupi del Melchtalt, si rese solitario sulle Alpi di Klyster, salì al Ranft. Era la festa di San Gallo del 1467.
«Nel 1473, all'inizio delle relazioni col duca Sigismondo d'Austria, cominciò a delinearsi la sua attività politica, culminata nella celebre Pace Perpetua dell'11 febbraio 1474 fra i confederati e l'Austria e il 21 dicembre 1481 alla ancor più memorabile pacificazione di Stans, quando con un semplice messaggio alla Dieta ristabilì fraterni rapporti fra i deputati dei diversi Cantoni.
«Al patto di alleanza del 1291 fra i Cantoni di Unterwalden, Uri e Schwyz era seguito il benessere della Confederazione, giunto al XV secolo all'apogeo della sua potenza. Ma d'allora ogni Cantone aveva preso a seguire una sua politica inspirata ad interessi particolaristici, frutto della spaventosa demoralizzazione causata dalle guerre. Rovinate le industrie della seta, le filande di lino e lana; disertata l'agricoltura, i cittadini emigravano in massa al servizio dello straniero. Due partiti erano di fronte: il Waldstalten delle campagne e quello delle città, il sistema democratico contro il sistema dei nobili, la forma sociale della comunità agricola contro le comunità urbane. Due sedute tenne la Dieta: il 18 e il 21 dicembre 1481, delle quali la più memorabile fu la seconda, conclusasi in pieno disaccordo e al grido di guerra. Ma giunse il messaggio di Nicolas de Flue, che dal romitaggio di Ranft mai aveva abbandonato i Delegati confederali, a lui saliti in continue messaggerie. E il patto di Stans venne firmato la sera di San Tommaso Apostolo del 1481 con la seguente premessa: «È doveroso innanzi tutto ricordare la perseveranza, l'attività e l'apporto prezioso in questi affari del santo uomo frate Nicola: e questo allo scopo di conservargli una fedele e memore gratitudine».
La forma dell'opera è, similmente ai due grandi lavori precedenti del genere dello stesso autore (Il Re Davide - Giovanna d'Arco al rogo, avvicinandosi però più particolarmente al primo) contesta di musica strumentale e corale e di declamazione. Sono invece totalmente assenti i cantanti singoli. Il recitante (con funzione analoga a quella dello storico degli oratori tradizionali) svolge la parte narrativa che collega fra loro gli episodi più propriamente musicali. Spesso però la sua declamazione è commentata o sottolineata dall'orchestra e dal coro in forma vocalizzata; qualche volta anche è intercalata al canto di quest'ultimo. In altri particolari momenti poi il coro stesso grida o declama in forma puramente ritmica.