Quando apparve Pacific 231, mouvement symphonique pour orchestre, nel 1923, lo stesso Honegger rilasciò un'intervista in cui spiegò il significato di questa partitura che gli diede immediata celebrità: «Ho sempre amato le locomotive con passione — disse il musicista —. Per me sono esseri viventi e le amo come altri possono amare, le donne o i cavalli. Nel Pacific quello che ho cercato di fare non è l'imitazione dei rumori della locomotiva, ma la traduzione di una impressione visiva e di un godimento fisico in una costruzione musicale. La composizione parte da una contemplazione oggettiva: il respiro tranquillo della macchina in riposo, lo sforzo dell'avviamento, e poi il progressivo aumento della velocità finché si arriva allo stadio lirico o patetico di un treno di trecento tonnellate lanciato in piena notte a 120 all'ora. Ho scelto a oggetto della composizione la locomotiva Pacific tipo 231 per i convogli pesanti dalle grandi velocità». Il brano è un vigoroso e massiccio crescendo costruito in forma di corale variato e, pur non eliminando gli aspetti descrittivi, si richiama ai modelli contrappuntistici bachiani, secondo le intenzioni espresse dallo stesso autore. Quindi il treno con la sua incalzante velocità è l'equivalente visivo di un problema musicale, già posto in Jeux (1912) da Debussy, ne La Valse (1920) da Ravel e più tardi nella Fonderia d'acciaio (1926) da Mossolov, ma risolto secondo una visione saldamente architettonica nel rapporto fra cellula tematica e sviluppo ritmico. Pacific 231 resta ancora oggi un pezzo di musica di tagliente forza comunicativa, dove si riflette la sigla espressiva di Honegger, fatta di costruttivismo tedesco e di razionalismo francese, due culture sempre presenti nel geniale creatore di Jeanne d'Are au bûcher, che è il suo capolavoro.