La Pastorale d'eté fu composta nel 1920, tre anni prima di quella «musica delle macchine» che è il Pacific 231. Provocata dalla sollecitazione della poesia di Rimbaud («J'ai embrassé l'aube d'été»), mantenne questa provocazione al livello di soluzioni strutturali che non implicavano la traduzione musicale nel canto dei versi rimbaudiani. «Tutto è felice in quest'opera, la forma, l'idea, l'emozione»: cosi scrive Jose Bruyr nella sua biografìa dedicata al musicista. E continua: «Sul dolce disegno equilibrato che, per 37 misure, crea un pedale, il corno e poi l'oboe dispongono con calma una frase così lunga da finire, come in Proust, per piegarsi, mentre si espandono dei vivaci piccoli tratti melodici del flauto. Uno stringendo ci spinge in seguito ad un vivo e gaio dove il fagotto e il clarinetto introducono richiami di danza. Interludio che si spegnerà perchè possa riprendere a sua volta il primo tema, sul quale scivolerà il ricordo melodiosamente contrappuntistico del secondo tema».
Giovanni Ugolini