Sinfonia n. 2 per archi e tromba in re maggiore


Musica: Arthur Honegger (1892 - 1955)
  1. Molto moderato. Allegro
  2. Adagio mesto
  3. Vivace non troppo. Presto
Organico: tromba, archi
Composizione: novembre 1940 - 31 ottobre 1941
Prima esecuzione: Zurigo, Collegium Musicum, 18 maggio 1942
Edizione: Salabert, Parigi, 1942
Dedica: Paul Sacher
Guida all'ascolto (nota 1)

Tra il 1930 e il 1950 Arthur Honegger ha composto cinque «sinfonie»: opere per lo più contraddistinte da una denominazione qualificativa, sia pure secondaria e marginale, intesa a dare atto di uno stato d'animo particolare. D'altra parte, nel medesimo periodo cronologico, sorgono altre composizioni del musicista svizzero tendenti a confermare come la sua ispirazione, del resto anche prima della inaugurale «Sinfonia n. 1», sia mutevolmente contraddistinta da un giuoco di alti e bassi che ha posto la critica, anche la più cauta ed accostante, dinanzi ad interrogativi e quesiti tutto altro che agevoli. Col passar del tempo Honegger resiste, e si raccomanda favorevolmente, là dove la complessità dell'impiego dei mezzi espressivi tenda a semplificarsi; anche perché certe composizioni di lui — più affrescanti e decorative negli avventi vocali e corali — risultano, senza dubbio, l'omaggio — sempre consapevole e dignitoso — a quanto il mondo artistico andava richiedendo alla musica all'indomani della fine della prima grande guerra mondiale.

La «Sinfonia n. 2» data del 1942; in tale anno fu presentata, per la prima volta, in Svizzera, a Zurigo, a cura del «Collegium Musicum», diretta da Paul Sacher al quale Honegger la dedicò, «Una specie di canto del cigno» ebbe a definirla Guido Pannain, ponendola, e non a torto, accanto a «Jeanne d'Arc au bucher» inseribile, grosso modo, in un periodo di operosità particolarmente felice per il compositore svizzero. Anche se un sottotitolo non contraddistingue la «Sinfonia n. 2», non vi è dubbio che nelle caratteristiche dell'organico prescelto possiamo rintracciare le fila non tanto di un elemento esplicativo preciso ma di parecchi addirittura, forse, e non soltanto, sotto questo punto di vista, d'ordine e di valore psicologico.

Come è noto, il lavoro è concepito per orchestra d'archi, con l'avvento di una tromba per le ultime misure del terzo movimento. Nell'iniziale «molto moderato» la scrittura, serrata e sostanziosa, sembra quasi voler forzare le prescrizioni strumentali che il medesimo autore si è riservato. Convince qui, comunque, la logica del discorso musicale perfettamente bilicato nel giro delle varie prospettive foniche. Il centrale «adagio mesto» introduce, da parte dei primi violini, una bella e spiegata meditazione cantabile che alimenta e dà costrutto alla pagina. Nel «vivace, non troppo» ritorna l'invasata atmosfera introduttiva, con maggior scioltezza di eloquio e non senza una gustosa impennata dei violini fino al «molto sostenuto» che segna l'avvento della tromba, con lucente solennità di cerimonia. Quantunque la presenza di siffatto strumento a fiato sia segnata, dall'autore, in partitura, come ad libitum, non si può non essere dtaccordo con Roland Manuel che considera tale accorgimento addirittura una conditio sine qua non per l'efficacia effettistica della costruzione dell'opera.

Renato Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 aprile 1960


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Ultimo aggiornamento 16 maggio 2019