Sinfonia n. 3 (Symphonie Liturgique)


Musica: Arthur Honegger (1892 - 1955)
  1. Dies irae: Allegro marcato
  2. De profundis clamavi: Adagio
  3. Dona nobis pacem: Andante. Adagio
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, rullante, piatti, grancassa, tam-tam, archi
Composizione: 1945 - 1946
Prima esecuzione: Zurigo, Tonhalle, 17 agosto 1946
Edizione: Salabert, Parigi, 1946
Dedica: Charles Münch
Guida all'ascolto (nota 1)

Composta nel 1945-46, la Terza Sinfonia Liturgique di Honegger è senza dubbio, come ha osservato Hermann Danuser, una "Weltanschauungssymphonie": una Sinfonia, vale a dire, nella quale il compositore svizzero, prendendo le distanze dall'estetica antiborghese del disimpegno svagato, dichiaratamente ludica del Gruppo dei Sei (il cui animatore, Erik Satie, era morto nel 1925) e richiamandosi alla tradizione sinfonica austro-tedesca del XIX secolo, rinnova l'ambizioso progetto di 'rappresentazione' soggettiva del mondo attraverso il mezzo sinfonico che aveva trovato in Gustav Mahler il suo ultimo grande rappresentante storico.

Honegger era un compositore aperto come pochi altri, nel secolo appena trascorso, sia alla commistione fra i generi (con incursioni nella sfera della musica d'intrattenimento) sia alla creazione di generi affatto nuovi, nei quali le sollecitazioni del teatro parlato e della danza (Melodrammi su poesie di Paul Valéry, musiche per il Napoleon di Abel Gance, pioniere del film muto, "radiodrammi", "epopee coreografiche", una "Symphonie mimée") si sposano felicemente con un eclettismo stilistico che spazia dal Gregoriano (Saint Francois d'Assise, radiodramma, 1948/49) alla moderna politonalità (tecnica prediletta, all'interno del Gruppo dei Sei, soprattutto dall'amico Milhaud) e al jazz. Nonostante sporadici avvicinamenti, Honegger avversò invece la tecnica dodecafonica schönberghiana. Si tratta di un eclettismo che, come ha rilevalo Leo Schrade (1962), affonda le sue radici nella "incontaminata gioia di sperimontare" degli anni Venti, un'attitudine che non esclude peraltro, per lo meno nel genere sinfonico, la presenza d'una cifra stilistica individuale ben riconoscibile. L'ampiezza degli interessi musicali del compositore, la sua recettività nei confronti delle più disparate esperienze culturali non implicano affatto un'adesione duratura a quell'estetica, ostentatamente frivola, della nonchalance, della quale i suoi amici del circolo parigino, soprattutto Auric e Poulenc, si erano fatti portavoce già a partire dagli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale.

Honegger invidiava la 'facilità' compositiva di colleghi come Milhaud e Hindemith: una connaturata seriosità, veicolo di una concezione etica dell'impegno compositivo, costituisce da ultimo la premessa del 'ritorno' di Honegger, durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, ai presupposti estetico-ideologici della Sinfonia intesa quale 'rappresentazione del mondo'. (La Quarta, intitolata Deliciae basilienses "en la", del 1946, indulge ancora alle seduzioni della musica a programma, alla quale Honegger aveva donato con Pacific 231, mouvement symphonique n. 1, del 1923, uno dei contributi più rappresentativi del XX secolo; nel 1951 seguirà ancora la Quinta Sinfonia, detta dei "Tre re", per la ricorrenza di questa nota nei tre movimenti).

Se Honegger si riappropriò con la Liturgique dell'idea ottocentesca d'una "Wellanschauungsniusik", non è un caso che sia proprio Beethoven il modello che si staglia chiaramente; dietro quasi tutti i suoi lavori appartenenti a questo genere. Non si tratta, com'è ovvio, di un mero atteggiamento reverenziale verso la poetica dei generi, ma anche - soprattutto, vorremmo dire - di un acuto bisogno esistenziale, alimentato dalla tragica esperienza della guerra. È questa crisi, infatti, che sospinse Honegger alla ricerca d'una più autentica spiritualità, intesa come antidoto non solo agli orrori bellici, ma anche come reazione alle mode e filosofie musicali diffusesi nel dopoguerra. Da quest'ultimo "Roi Arthur" - come lo avevano battezzato un tempo gli amici dei Six, il cui gruppo si era smembrato già tra il 1923 e il 1925 - prese astiosamente le distanze (i colleghi e Cocteau continuarono tuttavia a celebrarlo come uno di loro: "Arthur, tu es parvenu a obtemr le respect d'une époque irrespecteuse", dirà l'amico poeta nel suo discorso funebre).

Nella Sinfonia Liturgique, articolata in tre movimenti dotati ciascuno di titolo (Dies irae - De profundis - Dona nobis pacem), Honegger rinuncia all'enunciazione di un programma vero e proprio, onde evitare quei fraintendimenti che, secondo lui, avevano colpito Pacific 231 e Rugby. L'opera è definita dal compositore stesso "un dramma dove giocano, realmente o simbolicamente, tre personaggi: l'infelicità, la gioia e l'essere umano". L'ispirazione religiosa percorre come un filo rosso l'intera produzione del calvinista Honegger - che nella sua autobiografia si compiace di definirsi "appassionato beethoveniano" e "conoscitore della Bibbia" - sin dai tempi degli Oratori Le Roi David (1921), Jeanne d'Are au bûcher (1935) e dei Trois Psaumes ( 1940/41 ): fu proprio l'interesse precoce per i temi religiosi e storici ad allontanarlo dall'orbita di Satie e, in seguito, dalla Écolc d'Arcueil gravitante intorno a H. Sauguet.

Tenuta a battesimo nell'agosto del 1946 a Zurigo da Charles Munch, a cui è dedicata, la Liturgique presenta nei suoi tre pannelli sinfonici un percorso spirituale proteso teleologicamente verso la catarsi finale: il Dies irae d'apertura è una sorta di Toccata dalle sonorità corrusche, livide, irta di ritmi puntati agli ottoni e animata da quel ritmo di tipo 'motorico', che aveva ottenuto la sua cittadinanza musicale nel repertorio sinfonico a partire dagli anni Venti. Il De profundis clamavi, per contro, con il tema espressivo ai violoncelli sulle triadi perfette in movimento parallelo, è un capolavoro di lirismo, di fantasia timbrica e di combinazioni polifoniche. Si noti il progressivo ispessimento del tessuto sonoro, che raggiunge, a metà del brano, un apice drammatico di parossismo espressivo sull'ostinato in sincope del pianoforte. L'Andante del Dona nobis pacem riprende, con il suo ritmo incalzante di marcia dal quale emergono ampi squarci lirici ai violini, l'atmosfera cupa del Dies irae, facendola culminare in un episodio accordale {Pesante, n. 15) che segnala katastrophé della pagina, preparando così la trasfigurazione finale dell'Adagio, nel quale il violoncello e poi il violino solista, placate le tensioni ritmiche, pregresse, intonano un commosso commiato sullo sfondo di un'orchestra rarefatta (archi divisi). Il tenue arabesco dell'ottavino pare rispondere all'arabesco del flauto col quale si era conclusa l'invocazione De profundis clamavi, assumendo pertanto una funzione di rilievo nella semantica della Sinfonia.

Alberto Fassone

Spigolature

A PROPOSITO DELLA LITURGIQUE
Note di Arthur Honegger

In questo lavoro volevo rappresentare la reazione dell'uomo moderno all'ondata di barbarie, stupidità, sofferenza, meccanizzazione e burocrazia che ci assedia da alcuni anni. Ho descritto in musica il conflitto interiore dell'animo umano, combattuto tra la resa alle forze cieche che lo intrappolano e l'impulso alla felicità, il pacifismo e il senso del rifugio divino. Se vogliamo, la mia Sinfonia è un dramma messo in scena da tre personaggi, reali o simbolici: l'infelicità, la gioia e l'essere umano. Queste sono tematiche eterne. Ho cercato di riproporle in una forma nuova...

I. Dies Irae

Volevo ritrarre il terrore dell'uomo davanti alla collera divina: per descrivere i sentimenti eterni, brutali delle popolazioni perseguitate, che sono soggette ai capricci del fato e cercano invano di sfuggire alle crudeli trappole del destino. Il giorno dell'ira! L'indescrivibile caos dell'umanità viene espresso sin dalle primissime battute. I corni declamano motivi che, senza alcun riferimento gregoriano, corrispondono alle prime sillabe della Sequenza della Missa pro defunctis: "Dies irae, Dies illa".

Cieco, adirato, l'uragano spazza via tutto ciò che trova dinanzi a sé. L'ascoltatore è incapace persino di respirare o pensare. Non c'è un barlume di speranza... uno spiraglio di luce è espresso solo da un tema che potremmo chiamare "il tema dell'uccello".

II. De Profundis

È la dolorosa meditazione dell'uomo abbandonalo da Dio - una meditazione che è di per se una preghiera. Ma è anche difficile "mettere in bocca" agli esseri umani una preghiera senza speranza. Ad un certo punto, i contrabbassi, il controfagotto e il pianoforte - tutti i timbri più scuri e profondi dell'orchestra - scandiscono le parole della Missa pro defunctis: "De Profundis clamavi ad te Domine".

Verso la fine del movimento riprendo di nuovo il "tema dell'uccello", in modo più chiaro. L'Uomo è esausto: ha raggiunto gli abissi dell'angoscia. Si può immaginare la scena come in un film: la morte, la città fumante, la nuova alba, l'uccello innocente che cinguetta gioiosamente sulle macerie.

III. Dona Nobis Pacem

Ciò che volevo esprimere all'inizio della terza parte era, precisamente, l'emergere della stupidità collettiva. Ho immaginato una marcia pesante, goffa e ho creato un tema volutamente idiota, esposto per primo dal clarinetto basso. È la marcia dei robot contro l'uomo civilizzato, detentore di anima e corpo. Sono le file all'entrata dei negozi, sotto la pioggia e la neve, quando si sta in piedi per ore. Sono gli interminabili, inutili formulari burocratici.

La rivolta si organizza e monta sempre più. Quest'idea è espressa dai corni. Improvvisamente, un urlo smisurato, ripetuto tre volte, viene lanciato dalle anime degli oppressi. Poi - come se la misura fosse colma, come se il desiderio per la pace prevalesse finalmente sugli orrori del caos - una lunga frase cantabile esprime la supplica dell'umanità sofferente: "liberaci da tutto questo!" Desideravo evocare la visione della pace, così ardentemente bramata. Così, il canto dell'uccello della pace si staglia sulla Sinfonia come una volta la colomba planò sull'immensità delle acque...


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 5 novembre 2005


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Ultimo aggiornamento 25 aprile 2019