Quintetto con pianoforte in mi bemolle minore, op. 87


Musica: Johann Nepomuk Hummel (1778 - 1837)
  1. Allegro e risoluto assai
  2. Menuetto - Allegro con fuoco
  3. Finale: Allegro agitato
Organico: violino, viola, violoncello, contrabbasso, pianoforte
Composizione: ottobre 1802
Edizione: Steiner, Vienna, 1822
Dedica: Maria di Russia, granduchessa di Sachsen-Weimar
Guida all'ascolto (nota 1)

Il Quintetto per archi e fortepiano in mi bemolle minore op. 87 inizia con un movimento (Allegro e risoluto assai) in forma sonata, che per la sua configurazione interna presenta molti elementi singolari, tanto da poter essere considerato una personale lettura dello schema classico. Il tema principale è basato su un inciso nerboruto e molto energico. Tutto procede regolarmente sino alla fine della transizione, quando una serie di cadenze prepara l'arrivo del secondo tema nella tonalità secondaria (in questo caso la tonalità maggiore relativa, essendo il movimento in modo minore). Ma una deviazione armonica introduce una tonalità lontana, nella quale vengono presentati due temi distinti, entrambi cantabili e distesi; il secondo, in particolare, ha evidenti assonanze mozartiane). La tonalità «corretta» è raggiunta solo per l'episodio conclusivo dell'Esposizione e la Coda. Le deviazioni dallo schema canonico non sono finite: la regolarità della Ripresa è interrotta da un breve episodio in stile contrappuntistico; e dove ci si aspetta la ripresa dei temi secondari interviene invece un tema ancora nuovo, contrapposto anch'esso, con la sua cantabilità distesa, al nervoso tema principale. Si manifesta, qui, una propensione assai caratteristica alla germinazione melodica: Hummel rispetta sì l'involucro esterno della forma sonata (che si regge in primo luogo su leggi armonico-tonali), ma procede esponendo di continuo temi nuovi e cantabili, un po' alla maniera degli italiani, che anziché sorvegliare il rigore formale e la stretta organicità della composizione preferiscono lasciare sgorgare ed espandersi le loro idee melodiche, rinnovandole di continuo.

Il Menuetto (Allegro con fuoco), che è uno Scherzo a tutti gli effetti, è caratterizzato da grande slancio ritmico. La scrittura crea un reale antagonismo tra il pianoforte e il gruppo degli archi, trattati come un unico blocco sonoro; grazie a questa contrapposizione Hummel ottiene caratteristici effetti ritmici, come avviene all'inizio della seconda parte, quando accordi sforzati degli archi intervengono in contrattempo. Anche il Trio, che non offre un vero contrasto, mantiene il carattere deciso e spiccato del Menuetto e ne conserva tutta l'energia propulsiva.

Il Largo, con la sua florida ornamentazione, conserva tracce dell'arte esecutiva e improvvisatoria del pianista Hummel. Dopo una breve introduzione accordale, che richiama l'inciso iniziale del Quintetto, il pianoforte - che qui si riappropria del suo ruolo di protagonista - espone un tema cantabile e trasognato, le cui note si distendono tra un florilegio d'arabeschi, che non ne incrinano comunque la compostezza classica. La seconda parte del movimento vede un deciso cambiamento di scrittura: il pianoforte arpeggia accordi tensivi, gli archi insistono con un breve inciso ritmico, mentre un lungo pedale di dominante instaura un senso d'immobile attesa e incrementa efficacemente la tensione.

La tensione così creata è finalmente sciolta dall'attacco immediato del Finale (Allegro agitato). Il movimento è in forma di rondò-sonata, in quella conformazione ibrida, tipica della musica viennese di fine Settecento, che unisce le caratteristiche del rondò e della forma sonata. Un tema principale ritorna periodicamente ed è inframmezzato da alcuni episodi, come nel più classico dei rondò; ma uno degli episodi, presentato alla dominante, è ripreso alla tonica poco prima della conclusione, svolgendo così la funzione del secondo tema in una forma sonata. I temi di questo Finale sono assai caratteristici: quadrati e vivacemente mossi, sono concepiti nello stile di molte danze dell'Est europeo. Anche altri procedimenti quali le figurazioni veloci del pianoforte, gli stacchi ritmici incisivi, l'accompagnamento in contrattempo degli archi, unitamente al «colore» del modo minore, rafforzano l'impressione di una parafrasi del linguaggio etnico slavo. Si noti anche come al centro del movimento Hummel ponga un episodio strutturato come un tema compiuto e simmetrico, dove gli archi si abbandonano al canto; è questa digressione che rappresenta il più efficace elemento di contrasto nella vivace concitazione del movimento. La scelta conferma, ancora una volta, la vocazione «viennese» alla cantabilità, a un linguaggio gradevole e colloquiale, che di lì a poco verrà irrimediabilmente messo fuori gioco dalla storia: le monumentali costruzioni beethoveniane, con i loro sviluppi ciclopici tesi allo scavo della materia sonora, apriranno all'Europa musicale tutt'altre prospettive.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 165 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 24 gennaio 2022