Johann Nepomuk Hummel è una figura di musicista al crocevia di epoche e stili storici. Prima ancora che nelle sue composizioni, sospese tra Classicismo e Romanticismo, questa posizione si riflette nella sua attività professionale: Hummel è una curiosa combinazione tra la vecchia figura artigianale del Kapellmeister settecentesco, che scrive ciò che è richiesto dal suo impiego, e quella del moderno artista imprenditore di se stesso, che produce per soddisfare le richieste degli editori e del libero mercato. Allievo prediletto di Mozart, Hummel ebbe il privilegio di studiare il pianoforte con Clementi, il contrappunto con Albrechtsberger e la composizione vocale con Salieri; da Haydn ricevette inoltre lezioni di organo. Beniamino della buona società viennese, Hummel era considerato uno dei migliori pianisti del suo tempo, grazie soprattutto alle sue qualità di improvvisatore. Pare che eccellesse nell'improvvisare variazioni in stile fugato a quattro o a cinque voci, e che suonare all'impronta gli riuscisse meglio che eseguire composizioni compiute. Concordi i giudizi critici sulle sue esibizioni al pianoforte: oltre al virtuosismo, tutti lodavano la chiarezza e la pulizia dell'esecuzione, la delicatezza del tocco, la bellezza del suono. Fedele ai principi formali e stilistici del Classicismo, Hummel vide le sue fortune declinare rapidamente non appena quello stile cominciò ad apparire antiquato; fu soprattutto Beethoven, la figura emergente nella Vienna musicalo nei primi anni dell'Ottocento, che mise fuori gioco Hummel e rese anacronistica la sua musica.
L'arte pianistica di Hummel tradisce un forte legame con quella di Mozart e ha per destinatario ideale, come quella del Salisburghese, il pianoforte viennese, dalla caratteristica trasparenza e leggerezza. Non si comprendono le pagine pianistiche e cameristiche di Hummel, cosi spesso cariche di effetti virtuoslstici (passi di terze e seste, trilli semplici e doppi, ottave, salti ampi e accordi di grande estensione) e affollate di note ornamentali, senza pensare alla chiarezza del suono viennese, alla delicatezza di pianoforti che permettono al contrappunto di emergere anche nel fitto dei passaggi più gremiti. Ma il pianoforte stimola anche Hummel, nelle opere in cui lo strumento è presente, a uscire dallo stile viennese convenzionale, leggero ed elegante, per adottare uno stile più moderno, aperto a suggestioni protoromantiche. Soprattutto dopo il 1814, le sue composizioni ampliano considerevolmente lo spettro espressivo e la varietà armonica e melodica; ciò che a Hummel resta estraneo, tuttavia, sono gli accesi contrasti emozionali ricercati dalla generazione più giovane, come pure lo scavo della materia musicale, la propensione beethoveniana a sviluppare organicamente poche cellule germinali per costruire organismi di vaste dimensioni. Hummel mostra poco interesse per lo sviluppo e preferisce organizzare le sue composizioni secondo il principio del contrasto e della varietà, alternando sezioni cantabili e sezioni virtuosistiche. E coltiva il proprio dono melodico innato, la capacità di far fiorire i suoi temi e di allinearli come in un mosaico. Le opere della maturità, in particolare, contengono gemme melodiche vere e proprie, frasi lunghe, poco prevedibili e sostenute da grande varietà armonica. Tra le composizioni cameristiche di Hummel, quelle con il pianoforte raggiungono i migliori risultati stilistici ed espressivi.
Il Quintetto per archi e fortepiano in re minore op. 74 trascrizione, effettuata dallo stesso Hummel, di un Settimino per flauto, oboe, corno, viola, violoncello, contrabbasso e pianoforte. L'autore mantenne inalterata la parte del pianoforte e si limitò ad adattare alcune tra le parti strumentali restanti; la trascrizione non muta molto la fisionomia originale dell'opera, dal momento che la parte del pianoforte è assolutamente predominante. Hummel effettuò anche trascrizioni della stessa opera per altri organici strumentali e le diede alle stampe, nell'intento di favorirne la diffusione presso il mercato amatoriale. È quasi certo che Schubert conobbe e studiò l'op. 74, nella versione per quintetto, prima di scrivere La trota (che impiega lo stesso organico); l'affinità del carattere, di alcune disposizioni strumentali e persino di alcuni temi delle due composizioni è, del resto, piuttosto evidente. È indubbio, in ogni caso, che l'op. 74 è la più schubertiana delle opere di Hummel.
Il movimento iniziale (Allegro con spirito), in forma sonata come di prammatica, è concepito per ampie campate: i temi ben definiti e accuratamente sviluppati, il senso delle proporzioni, la connessione reciproca delle sezioni interne - che la scrittura, pur altamente virtuosistica, non allenta affatto - tradiscono un senso della forma solido e rivelano che Hummel ha ben assimilato la lezione dei classici. Il principio della forma sonata è applicato, qui, seguendo sia un progetto armonico (con la riconduzione alla tonica dei materiali precedentemente esposti in altre tonalità), sia il principio della contrapposizione tematica. Ecco perché a un primo gruppo tematico, costituito da motivi incisivi di natura prevalentemente ritmica, si oppone un secondo gruppo di carattere più cantabile e contrastante. È il principio del conflitto dialettico tra elementi antitetici, è il principio della drammatizzazione della forma sonata che Mozart, tra i primi, aveva applicato in modo magistrale, e che Beethoven porterà alle estreme conseguenze.
Il secondo movimento è intitolato Menuetto o Scherzo (Allegro); la prima denominazione, tuttavia, non è che un relitto lessicale, poiché dell'aggraziata danza settecentesca qui non resta traccia alcuna. Dello Scherzo, il movimento ha invece tutti i caratteri, a cominciare dall'energia ritmica, che Hummel sottolinea con strappate e sforzati in contrattempo. Molto vivo è il contrasto con il Trio, dal tema cantabile in modo maggiore; il ricordo dello Scherzo è mantenuto vivo, per tutta la durata della sezione, dalle incessanti figure del pianoforte.
Con il terzo movimento (Andante con variazioni) incontriamo una delle forme predilette dal pianista e virtuoso Hummel: le variazioni su un tema. L'arte di improvvisare una serie di variazioni su un tema dato era una delle abilità che i pianisti viennesi dell'epoca amavano esibire in pubblico, e sappiamo che in quest'arte Hummel - che sceglieva in genere temi d'opera, o comunque motivi in voga - aveva pochi rivali, come del resto Mozart prima di lui. Tutto questo spiega anche perché in questo movimento il pianoforte sia il protagonista assoluto e gli altri strumenti vengano relegati in un ruolo marginale. Il tema prescelto è semplice, equilibrato e simmetrico. Al termine del tema è posta una breve sezione di raccordo, che poi tornerà regolarmente a collegare una variazione all'altra. Le variazioni sono disposte secondo un piano di crescente complessità figurale e di varietà espressiva (al centro interviene la canonica variazione in modo minore); evidente è anche il percorso verso variazioni formalmente sempre più allentate e distanti dal tema originale.
Il Finale (Vivace) è intessuto intorno a un tema assertivo, di grande forza e slancio, strutturato in forma ABA come un tipico tema di danza o di rondò. Ma il movimento, a sorpresa, è strutturato in una forma meno disimpegnata di quanto ci si aspetti: si tratta di una forma sonata, con un secondo tema alla dominante che nella Ripresa viene ricondotto alla tonica. Un'altra sorpresa è rappresentata da un singolare accenno «dotto»: la transizione al secondo tema prende l'avvio in stile imitativo-fugato, con un'incursione in un linguaggio nel quale l'abile contrappuntista Hummel eccelleva, ma che appare senza dubbio inattesa - e un poco incongruente - in questo luogo, nel movimento conclusivo di una brillante composizione cameristica.
Claudio Toscani