Johann Nepomuk Hummel, che nel 1799 scrisse un importante concerto per mandolino per il virtuoso italiano Bartolomeo Bortolazzi, dedicò la sua Grande Sonata per il clavicembalo o piano forte con accompagnamento di mandolino o violino obbligato op. 37, scritta intorno al 1810, al dilettante Francesco Mora de Malfatti (che fu tra l'altro medico di Beethoven). Il titolo della composizione sembrerebbe lasciare aperta l'alternativa tra clavicembalo e pianoforte; in realtà a quest'epoca il termine "clavicembalo" è quasi un relitto lessicale, come dimostra del resto la scrittura di Hummel che richiede senza dubbio un pianoforte. Fu lo stesso Hummel a suonare per la prima volta la parte, alquanto impegnativa, assieme al dedicatario mandolinista.
La Grande Sonata di Hummel, in perfetto stile classico viennese, è caratterizzata da una forma ampia e articolata, richiede grande impegno concertante ed è tra le composizioni da camera più importanti della letteratura mandolinistica. Il tema principale del primo movimento in forma sonata (Allegro con spirito) presenta, nei termini di una contrapposizione dialettica, due elementi contrastanti: un inciso energico e scultoreo, suonato all'unisono dai due strumenti, e un'idea melodico-discorsiva di cui si fa carico il fortepiano (quest'idea verrà tralasciata nella ripresa). Il mandolino, che fa il suo ingresso poco dopo, presenta una nuova idea melodica che si dipana portando alla tonalità della dominante. Qui, come quasi sempre avviene in una forma sonata che si rispetti, si presentano il secondo tema e l'ampio episodio alla dominante che conduce al termine l'esposizione. Senonché, quando il gioco sembra concludersi, il discorso si riapre: Hummel presenta un terzo tema aggraziato, in corrispondenza del quale scrive in partitura «scherzo», quasi a sottolineare l'effetto imprevisto e umoristico di questa nuova apparizione.
Il secondo movimento (Andante moderato) è un pezzo di carattere: si tratta di una siciliana, dal ritmo cullante e dal carattere malinconico, ispirata - come vuole il genere - a una cantabilità italianizzante. Il brano è in semplice forma ternaria ABA, con una parte centrale contrastante in modo maggiore. Chiude la Grande Sonata un rondò (Allegretto più tosto Allegro) che segna il ritorno alle forme di ampio respiro. Un tema semplice e aggraziato fa da cornice a una serie di episodi elaborati, dalla brillante scrittura concertante. Il movimento è nella forma, ibrida, del cosiddetto rondò-sonata: il tema del ritornello è seguito da una transizione al tono della dominante che prepara l'ingresso di un tema vero e proprio, sul quale è impostato il primo episodio del rondò; come in una forma sonata, questo tema e questo episodio verranno ripresi alla tonica prima della conclusione del movimento. L'episodio centrale, inoltre, adotta una scrittura elaborativa ed esplora aree armoniche lontane, proprio come farebbe lo sviluppo di una forma sonata.
Claudio Toscani