La Sonata in re maggiore per violino e pianoforte op. 12 di Edouard Lalo si apre con un Allegro moderato dai toni gentili sopra due ariose linee espresse da piano e violino in un dialogo in cui le voci intervengono nell'enunciato alternandosi e facendo via via da parte tematica o da sostegno nell'intreccio strumentale. Dopo una fase elaborativa, ecco la ripresa del materiale tematico secondo lo schema tipo della forma sonata, con l'aggiunta di un brillante epilogo. Nell'Andantino con moto assistiamo a una bella serie di variazioni. Dopo che il tema (distribuito su una frase iniziale A, un passo B e il ritorno del tema A) è stato esposto dal violino sugli appoggi armonici del piano, il pianoforte ce lo ripresenta in un soliloquio di intima dolcezza. Segue una variazione dal carattere suadente, equamente bilanciata tra i due strumenti, mentre poco dopo il tema è presentato in un affascinante sol minore e successivamente in una nuova versione su moto in terzine cariche di trasporto. Una breve sezione in tempo Più Lento funziona da poetica coda. Il finale è un brillante Rondò (Vivace). Il refrain principale corrisponde a un serrato passo a due di scoppiettante vitalità, mentre un primo episodio (Un poco più lento) rappresenta un'oasi di quiete dopo la tempestosa cornice precedente. Di nuovo rientra il refrain e ancora, più moderato, il tempo di stacco, prima del vivacissimo tema principale.
Marino Mora