Liszt trascorse molti anni della sua vita a Roma. Dopo il matrimonio negatogli in extremis con la principessa Carolyne zu Sayn-Wittgenstein e la morte, nel 1862, della primogenita Blandine, ebbe una sorta di crisi religiosa che lo portò a soggiornare nel Monastero della Madonna del Rosario. Lì andò a trovarlo Pio IX con un gruppo di alti prelati: il pontefice melomane cantò un'aria di Bellini (sembra "Casta Diva"!), accompagnato al pianoforte da Liszt, che poi gli suonò una delle sue Deux légendes (S. 175). Su quest'incontro si speculò molto, si disse che Liszt sarebbe stato il prossimo direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina (ma ciò non accadde, così come non gli fu concesso di attuare una generale riforma della musica sacra): certamente si sviluppò una buona amicizia personale tra i due (Pio IX chiamava Liszt "il mio caro Palestrina"), che portò a vari concerti tenuti sia in Vaticano sia a Castel Gandolfo. Oltre che col Papa, Liszt in effetti sviluppò contatti con gli ambienti musicali romani (anche se Alan Walker, il principale biografo lisztiano, descrive la vita musica della Capitale all'epoca come "praticamente inesistente"), rimanendo affascinato da Palestrina e dal gregoriano - una passione che portò a pagine come Evocation à la Chapelle Sixtine - e dedicandosi a studi di storia di musica ecclesiastica, entrando poi in contatto con l'anima del movimento ceciliano, Franz Xaver Witt. Addirittura, nel 1865, prese la tonsura e gli ordini minori (da cui il vezzo di farsi chiamare "Abbé Liszt"): la figura di Liszt con i lunghi capelli grigi al vento, che passeggiava per le strade di Roma con la sua lunga sottana nera, fece dire allo storico Gregorovius che sembrava "Mefistofele travestito da abate. Tale è la fine di un seduttore!".
Negli anni romani Liszt continuò a comporre moltissimo (terminò, ad esempio, la trascrizione pianistica delle Sinfonie di Beethoven), ma logicamente si dedicò anche alla scrittura di pagine sacre, di grande impegno (il Christus, la Via Crucis) o d'occasione: categoria alla quale appartengono i due brevissimi brani scelti per questo concerto.
Nel 1865, dopo un viaggio di sei settimane in Ungheria, egli ritornò - via Venezia - a Roma, dove fu immediatamente ricevuto in udienza dal Pio IX: nelle ore che precedettero l'incontro, si dedicò alla composizione di un Papst-Hymnus (altro titolo: Pio IX], un inno papale per organo solo che poi, tra il 1867 e il 1868, fu trascritto per due voci e organo ad libitum, con il titolo Dall'alma Roma (ed è la versione in programma stasera) prima di essere inserito definitivamente nell'ampio oratorio Christus (n. 8, "La fondazione della Chiesa"), stavolta per coro misto e orchestra.
Nicola Cattò