L'Elegie (S 130) fu scritta da Liszt nel 1874 in memoria della contessa Marie-Moukhanoff Kalergis. È un brano di struggente bellezza di cui esistono versioni anche per cello, arpa e harmonium, ma anche per piano solista o per violoncello e pianoforte. All'ascolto l'Elegia trasmette un senso di solitaria vaghezza e malinconia, unita anche a una sensazione di inquietudine. Il suo tema portante, costituito da una lieve inflessione scalare su cui si basa tutta la successione della linea tematica successiva è presentato più volte e giocato nella parte centrale anche in una deliziosa rielaborazione. L'Andante introduttivo anticipa gli esitanti frammenti del tema. Poco dopo ecco profilarsi il calco motivico principale che, dopo una prima esposizione, viene rielaborato in una variazione di struggente intensità. Un momento di esitazione funge da delicata frase di collegamento per l'accorato ritorno delle ultime palpitanti riaffermazioni del tema concluse da una silente coda. Nell'epilogo il tema, ridotto a filamenti appena sussurrati, è sorretto dalle iridescenti armonie del piano: quasi sotterranei gorgoglìi che rappresentano l'ultimo commiato.
Marino Mora