Fantasia in do maggiore "Wanderer-Fantasie", S 366

Trascrizione per pianoforte e orchestra della Wanderer-fantaste, op. 15 di Franz Schubert

Musica: Franz Schubert (1797 - 1828)
Trascrizione per pianoforte: Franz Liszt (1811 - 1886)
  1. Allegro con fuoco ma non troppo (do maggiore)
  2. Adagio (mi maggiore)
  3. Presto (la bemolle maggiore)
  4. Allegro (do maggiore)
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: 1851
Edizione: Spina, Vienna, 1857-58

Trascrizione della Wanderer-fantaste, op. 15 di Franz Schubert
Vedi a S 653 la trascrizione per due pianoforti
Guida all'ascolto (nota 1)

La Wanderer Fantasìe in do maggiore D 760 fu composta da Franz Schubert nel novembre 1822. Non corriamo il rischio di essere troppo netti nel giudizio se riconosciamo in essa la composizione pianistica che, con i suoi caratteri intrinseci, rappresenta più di ogni altra, in sintesi, il manifesto poetico del romanticismo musicale. La Fantasia è articolata in quattro tempi come la sonata classica, ma il carattere di novità è il loro succedersi senza interruzione (Allegro con fuoco ma non troppo, Adagio, Presto, Allegro). La struttura della Wanderer si fonda pertanto su una logica ciclica, nella quale ogni movimento si origina dalla trasformazione di un materiale tematico di base. Dal punto di vista dell'impianto tonale, questa straordinaria composizione si rivela un vero punto di partenza per i compositori romantici: trascurando la "classica" dialettica tra tonica, dominante e sottodominante, essa fonda i quattro movimenti sui rapporti tra gli intervalli di terza maggiore (do, mi, la bemolle, do). Sotto l'aspetto metrico, la Wanderer è indissolubilmente legata alla poesia classica. L'uso del ritmo dattilico, che è alla base del Lied Der Wanderer, presente al centro della composizione, si propaga in tutti gli altri movimenti contribuendo a generare un'unità formale ed emotiva fino ad allora sconosciuta. Franz Liszt fu profondamente colpito dalla monumcntalità della composizione e avvertì fortemente il desiderio di trasformarla in partitura orchestrale. Nacque dunque, nel 1851, la rielaborazione che qui viene eseguita. Essa ebbe in passato notevole successo fra i concertisti, che usavano sovente inserirla nel proprio repertorio per pianoforte e orchestra. Nei tempi moderni, invece, non è facile ascoltarla in sala da concerto, ma rimane senza dubbio una pietra miliare nella storia dello strumento.

Emilio Aversano


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 311 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 2 agosto 2019