O Roma nobilis, S 54

per coro e organo

Musica: Franz Liszt (1811 - 1886)
Testo: Tratto da un coro di Giuseppe Baini
Organico: coro misto, organo
Composizione: 1878 - 1879
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1936

Vedi a S 669c la trascrizione per organo
Vedi a S 506b la trascrizione per pianoforte
Guida all'ascolto (nota 1)

Liszt trascorse molti anni della sua vita a Roma. Dopo il matrimonio negatogli in extremis con la principessa Carolyne zu Sayn-Wittgenstein e la morte, nel 1862, della primogenita Blandine, ebbe una sorta di crisi religiosa che lo portò a soggiornare nel Monastero della Madonna del Rosario. Lì andò a trovarlo Pio IX con un gruppo di alti prelati: il pontefice melomane cantò un'aria di Bellini (sembra "Casta Diva"!), accompagnato al pianoforte da Liszt, che poi gli suonò una delle sue Deux légendes (S. 175). Su quest'incontro si speculò molto, si disse che Liszt sarebbe stato il prossimo direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina (ma ciò non accadde, così come non gli fu concesso di attuare una generale riforma della musica sacra): certamente si sviluppò una buona amicizia personale tra i due (Pio IX chiamava Liszt "il mio caro Palestrina"), che portò a vari concerti tenuti sia in Vaticano sia a Castel Gandolfo. Oltre che col Papa, Liszt in effetti sviluppò contatti con gli ambienti musicali romani (anche se Alan Walker, il principale biografo lisztiano, descrive la vita musica della Capitale all'epoca come "praticamente inesistente"), rimanendo affascinato da Palestrina e dal gregoriano - una passione che portò a pagine come Evocation à la Chapelle Sixtine - e dedicandosi a studi di storia di musica ecclesiastica, entrando poi in contatto con l'anima del movimento ceciliano, Franz Xaver Witt. Addirittura, nel 1865, prese la tonsura e gli ordini minori (da cui il vezzo di farsi chiamare "Abbé Liszt"): la figura di Liszt con i lunghi capelli grigi al vento, che passeggiava per le strade di Roma con la sua lunga sottana nera, fece dire allo storico Gregorovius che sembrava "Mefistofele travestito da abate. Tale è la fine di un seduttore!".

Negli anni romani Liszt continuò a comporre moltissimo (terminò, ad esempio, la trascrizione pianistica delle Sinfonie di Beethoven), ma logicamente si dedicò anche alla scrittura di pagine sacre, di grande impegno (il Christus, la Via Crucis) o d'occasione.

Quanto a O Roma nobilis, ci proietta nel 1879, quando il Cardinale Hohenlohe, vescovo di Albano, nominò Liszt "canonico onorario" della cittadina laziale: il compositore accettò con piacere, in una lettera da Weimar, del 18 luglio, scritta in italiano e firmata "Francesco di Liszt". E probabilmente a questo episodio è da collegare questo lavoro: O Roma nobilis è un antico poema medievale che i pellegrini cantavano arrivati alle tombe di San Paolo e San Pietro a Roma, e che venne riscoperto nel 1829 (poi, nel 1950, diventerà l'inno ufficiale dell'Anno Santo): fu l'Abate Giuseppe Baini (direttore, compositore e critico musicale, nonché Maestro di Cappella del Papa) a trascrivere la notazione neumatica del manoscritto e a renderlo eseguibile. Sulla versione di Baini intervenne poi Liszt (come prima aveva fatto anche Otto Nicolai), con una rielaborazione per organo e coro a quattro voci (o organo e soprano), oltre che con una trascrizione per pianoforte solo (S 506b). Va detto che non tutti gli studiosi concordano sulla paternità lisztiana di tale intervento: né si può tacere che il lavoro di Baini fu, nel 1909, dimostrato da Peter Wagner come piuttosto infedele al manoscritto, conservato a Montecassino. Certo, entrambi i brevi brani corali riflettono quell'idea di esaltazione della città di Roma, generatrice di civiltà e fonte di bellezza, che con modi e strumenti molto diversi promana anche dalla trilogia respighiana: e anzi, nella loro laconicità espressiva, nella loro purezza armonica e nel loro distacco dal titanismo virtuosistico del Liszt giovanile, riflettono in modo esemplare l'ultimo stile del compositore ungherese.

Nicola Cattò

Testo

O Roma nobilis, orbis et domina,
cunctarum urbium excellentissima,
roseo martyrum sanguine rubra,
albis et virginum liliis candida,
salutem dicimus tibi per omnia,
te benedicimus: salve persaecula!
O Roma nobile, del mondo signora,
di tutte le città la più splendente,
rossa del sangue rosa dei martiri,
bianca del bianco giglio delle vergini,
ti salutiamo in tutto e per tutto,
ti benediciamo: salve nei secoli!
Petre, tu praepotens
caelorum claviger,
vota precantium
exaudi jugiter.
Cum bis sex tribuum
sederis arbiter,
factus placabilis judica leniter.
Teque petentibus nunc temporaliter
ferto suffragia misericorditer.
O Pietro, possente gestore
delle chiavi dei cieli,
esaudisci sempre le preghiere
di chi t'invoca.
E quando sederai
come giudice delle dodici tribù,
valuta i fatti con indulgente favore.
A quelli che te lo chiedono con insistenza
volgi il tuo sostegno misericordiosamente.
O Paule, suscipe nostra precamina,
cujus philosophos
vicit industria.
Factus oeconomus in domo regia
divini muneris appone fercula,
ut, quae repleverit te sapientia,
ipsa nos repleat tua
per dogmata.
E tu, Paolo, accogli le nostre preghiere,
tu dalla cui forza vennero
conquistati i filosofi.
Fatto amministratore della casa di Dio,
dispensa i doni dell'insegnamento divino,
affinché quel che ti inonda di saggezza,
si trasformi in noi nell'obbedienza
ai tuoi dogmi.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della musica, 12 ottobre 2023


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Ultimo aggiornamento 20 ottobre 2023