Die drei Zigeuner, S 383

Trascrizione per violino e pianoforte

Musica: Franz Liszt (1811 - 1886)
Organico: violino, pianoforte
Composizione: 1864
Edizione: Kahnt, Lipsia, 1896

Vedi a S 320 la versione originale per voce e pianoforte
Vedi a S 374 la versione per voce e orchestra
Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1860 Liszt scrive Die drei Zigeuner (I tre zingari), un intenso Lied per canto e piano su tetra poesia di Niembsch von Strehlenau, meglio noto sotto lo pseudonimo di Lenau. Di questo brano vi furono poi altre versioni, di cui una seconda per voce e piano, un'altra per voce e orchestra e ancora una per violino e piano (S383). Nell'originale poetico un viaggiatore incontra tre zingari e ne rimane in estatica contemplazione: «Vidi un giorno tre zingari che stavano su un prato, mentre la mia carrozza strisciava faticosamente per la landa sabbiosa. Il primo teneva in mano un violino, solo per sé, e nella luce del tramonto suonava un canto appassionato...». Nel brano una incantata Introduzione, nello spirito più autentico delle rapsodie ungheresi, apre il quadro pittorico. Il violino fa sentire la sua solitaria voce (Langsam), resa mesta e livida, giocata sui larghi respiri e sulle plastiche, flessuose evoluzioni cui solo più tardi si aggiunge il piano in un triste commento; nell'Allegro Vivace l'atmosfera per un attimo si smuove in un circuitante, mobilissimo tema di danza innescato dal piano, ma di nuovo una cappa scende sulla scena con un ritorno di una nuova fase di attesa introduttiva; solo alla fine di questo passo sentiamo il profilo trionfante di un tema dal carattere festoso (Fest in Takt), che viene però presto interrotto di nuovo da una sezione meditativa di collegamento. Sul cambio di tempo (ziemlich schnell) Liszt arricchisce l'ascolto con una freschissima carrellata di idee e spunti tematici di grande spinta e vivacità, sino alla ripresa solenne, in vera pompa magna, del tema trionfante. Alla fine di questa "visione" nell'epilogo ci troviamo nuovamente immersi nel ricordo del clima trasognato dell'introduzione.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al numero 259 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 18 agosto 2018