Te Deum, LWV 55

Mottetto per soli, coro e orchestra

Musica: Jean-Baptiste Lully (1632 - 1687)
Testo: liturgico

Organico: 5 voci, coro misto, archi, basso continuo
Composizione: 1677
Prima rappresentazione: Fontainebleau, 9 settembre 1677
Edizione: Robert Ballard, Parigi, 1684
Guida all'ascolto (nota 1)

Fondatore della tragédie-lyrique e uomo di teatro, Lully ebbe un ruolo di primo piano nella civiltà musicale francese anche nel campo delia musica sacra. Il mottetto seicentesco (in particolare il grand-motet) è senza dubbio l'elemento caratterizzante della produzione sacra francese, in quanto destinato alla Chapelle Royale, massimo simbolo di potere e di prestigio della corte. In cosa consistesse un mottetto lo spiega chiaramente l'abate e poeta Pierre Perrin (1620-1675): "Le motet est une pièce de plusieurs chantes ou musiques liées, mais differents [...] toutefois la variété de la pièce sera encore plus grande & la composition plus facile pour le Musicien, quand il aura une variété affectée dans les Stances & dans les Verse, & qu'ils seront composez pour un changement continuel & des entreprises suivies & liées de chants, de parties, & de mouvements. C'est par cette raison qu'ayant à composer des paroles de motets pour la Messe de la Chapelle du Roy, j'ay suivi cette méthode".

Il mottetto era un genere che vantava una gloriosissima tradizione in Italia. In Francia era diviso in due categorie, secondo il grado e la solennità dell'Ufficio per il quale era composto. Le petit motet è per poche voci e basso continuo, mentre Le grand motet è invece un genere di più ampie proporzioni, che ha come corrispettivo da un lato il Salmo concertato della coeva produzione italiana, e dall'altro la cantata tedesca. Si tratta di un brano in un solo movimento, caratterizzato da una scrittura concertante, nel quale trovano posto sezioni contrastanti, affidate a solisti o a ensemble di solisti (chiamate récit o ensembles de récits), che si alternano con sezioni affidate al secondo coro. Il primo coro, chiamato petit choer, comprende le voci soliste, mentre il secondo, il grand coeur, equivale al "ripieno" nella musica italiana. Quest'ultimo è scritto a cinque parti: dessus, haute-contre, tailles, basses-taille e basses. Le parti di dessus riuniscono le voci acute: quelle bianche, o, dal 1679 quelle dei castrati e più avanti quelle femminili. Le rimanenti quattro voci sono quelle maschili. L'orchestra si basa su un nucleo di cinque parti di strumenti ad arco: una di violino (dessus de violon), tre di viola (hautes-contre, tailles e quintes du violon) e una di basso di violino, uno strumento simile al violoncello, ma leggermente più grande. A questo nucleo si aggiungono, come nel caso del Te Deum, anche strumenti a percussioni e trombe: il risultato è di grande impatto sonoro.

Lully scrisse il Te Deum nel 1677, per il battesimo del figlio Louis. La cerimonia si svolse a Fontainebleau: il re Luigi XIV e la regina Marie-Thérèse erano i suoi padrini. Piacque così tanto al sovrano che egli ordinò fosse eseguito una seconda volta e diventò così uno dei brani più popolari nella corte francese, eseguito in occasione di varie celebrazioni, come matrimoni di uomini illustri, vittorie militari o guarigione del re da malattie.

Il primo versetto si apre con una pagina strumentale solenne e festosa, che prosegue per tutta la prima strofa, chiusa dalla acclamazione "Domine Deus Sabaoth", accompagnata dalle trombe. Nella strofa seguente, che inizia con "Pleni sunt caeli", la caratterizzazione espressiva è affidata ad alcuni cambi di metro, come il passaggio dal binario al ternario per "Te gloriosus Apostolorum", nel quale si alternano blocchi omofonici e festosi melismi solistici.

Il versetto "Te, per orbem terrarum" è seguito da una Symphonie, in ritmo puntato e grave, simbolo sonoro della maestà regale, che precede il versetto "Patrem immensa majestatis", iniziato dal basso solo e poi intonato dai due cori, che subito dopo cantano con un ritmo di danza ternario le parole "Sanctum quoque paraclitum Spiritum". La strofa seguente, "Tu Rex gloriae Christe" è affidata a interventi solistici, prima di una breve Symphonie strumentale e l'intervento dei due cori, per sottolineare la maestosità del versetto "Tu ad dexteram Dei sedes: in gloriam Patris". Una breve e dolce Symphonie strumentale introduce il versetto "Te ergo quaesumus", pagina intima e raccolta, affidata a quattro voci soliste, prima del consueto momento accordale gioioso, per la fine della strofa, sulle parole "in gloria numerari", accompagnate da un breve intervento strumentale.

Il versetto successivo è preceduto da una Symphonie e si conclude con un vivace episodio omoritmico su "Et laudamus nomen tuum". Un brusco cambio di atmosfera espressiva, in tonalità minore e con un solenne ritmo puntato, apre la sezione successiva con una Symphonie, seguita da interventi solistici su "Dignare Domine dies isto": è una dolcissima melodia intonata dal basso solo, al quale fa seguito l'invocazione "Miserere nostri, Domine", il culmine patetico della partitura.

La conclusione è avviata con l'intonazione solistica di "In te Domine speravi", ripetuta più volte da vivaci interventi corali, che chiudono festosamente questo capolavoro.

Luca Della Libera

Testo
Te Deum laudamus, te Dominum confitemur.
Te aeternum Patrem omnis terra veneratur.
Tibi omnes Angeli, tibi coeli et universae potestates.
Tibi Cherubini et Seraphim, incessabili voce proclamant:
Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt coeli et terra majestatis gloriae tuae.
Te gloriosus Apostolorum chorus.
Te Prophetarum laudabilis numerus.
Te Martyrum candidatus laudat exercitus.
Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia:
Patrem immensae majestatis;
Venerandum tuum verum, et unicum Filium;
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.
Tu, Rex gloriae, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.
Tu ad liberandum suscepturus hominem,
non horruisti Virginis uterum.
Tu devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus
regna coelorum.
Tu ad dexteram Dei sedes, in gloria Patris.
Judex crederis esse venturus.
Te ergo quaesumus tuis famulis subveni,
quos pretioso Sanguine redemisti.
Aeterna fac cum Sanctis tuis, in gloria numerari.
Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic
haereditati tuae.
Et rege eos, et extolle illos usque in aeternum.
Per singulos dies benedicimus te.
Et laudamus nomen tuum in saeculum saeculi.
Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine, miserere nostri.
Fiat misericordia tua, Domine, super nos:
quemadmodum speravimus in te.
In te, Domine, speravi; non confundar in aeternum.
Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore.
Tu, Eterno Padre, venerato da tutta la terra.
A te tutti gli angeli, a te le potenze del cielo e dell'universo,
a te i cherubini e i serafini cantano con voce incessante:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti.
I cieli e la terra sono pieni della maestà della tua gloria.
Ti acclama il coro glorioso degli apostoli
e il numero lodevole dei profeti e
la candida schiera dei martiri.
In tutto il mondo la santa Chiesa proclama te.
Padre di immensa maestà,
il tuo venerabile e unico vero Figlio
e anche lo Spirito Santo Paraclito.
Tu, re della gloria, Cristo,
tu sei il figlio eterno del Padre,
per la salvezza dell'uomo,
non hai disdegnato il ventre di una Vergine.
Vincitore della morte, hai aperto ai credenti
il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Crediamo che verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Dunque ti chiediamo: soccorri i tuoi servi,
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Fa' che siamo annoverati fra i santi nella gloria eterna.
Salva il tuo popolo, Signore, e benedici
la tua eredità,
e guidali e sorreggili in eterno.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnaci oggi, Signore, di custodirci
in questo giorno senza peccato.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi.
Sia sempre su di noi, Signore, la tua misericordia:
dato che abbiamo sperato in te.
In te, Signore, ho sperato: non sarò confuso in eterno.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 5 febbraio 2016


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Ultimo aggiornamento 29 maggio 2023