Rappresentazione e festa di Carnasciale e della Quaresima
Opera con danza in un atto per voci, coro e orchestra
La scena sarà divisa in due parti.
A destra, su un piano abbassato in modo che risulti il meno alto possibile (e non deve
occupare più di un terzo della larghezza della scena) la grotta della Quaresima, quasi
al buio i personaggi sembreranno ombre fosforescenti. Sul piano rialzato risultante dalla
grotta della Quaresima, siederà maestosamente il Carnasciale. Il resto della scena avrà
l'aspetto di una taverna con tavole e sedie, il tutto però disposto in modo che rimanga
lo spazio per ballare.
SCENA I. da Carnasciale
All'alzarsi del sipario l'animazione sarà generale.
CARNASCIALE
Seduto senza nulla in capo, con una collana di salsiccia e con un fiasco in mano
annunzia alla folla che s'arresterà per ascoltare:
O magna baronia, or m'ascoltate,
io vidi stamattina in visione
che il nostro stato che è di felicitate
ci era tolto per punto di ragione.
Sicché prudenti ormai mi consigliate
del sogno intender vo' la visione
e vi do tempo appunto un mezzogiorno.
CAPPONE
Carnasciale, io ho letto astrologia e ho veduto un segno assai dolente:
Marte è turbato...
e nelle stelle ancor un segno spiana
che un gran signore perde la collana.
BERLINGACCIO
Io di chiromanzia ho l'arte intera,
veggio che s'ha a crescer vostri regni
chi vuol contra porre innanzi vegna.
CARNASCIALE
Tu sei ben dotto, or dagli a ber col fiasco.
(Berlingaccio beve col fiasco)
CARNASCIALE
(Chiamando)
Masuolo...
MASUOLO, IL CUOCO
Che diavol vuoi?...
Non vedi tu che va già sotto il sole?
CARNASCIALE
Non facciamo più parole.
MASUOLO
Signor io vengo a voi per ubbidire
ed ho lasciato la cucina aperta
e vi son sei gatte...
CARNASCIALE
Hai cose stantie da fare offerta?
MASUOLO
Lasagne fredde e galantina.
CARNASCIALE
Portale qua.
Il cuoco porta le vivande. Carnasciale fa mettere in ginocchio Cappone.
CARNASCIALE
Mangia su, ribaldo, codeste cose,
che la tua astrologia non s'ha vedere.
Se mi porterai novelle odiose
a tavola mai più non hai a sedere,
e non sia nessun che gli moscia più mai.
Mangia su, mangia su, tu fai il fellone
io so che farai penitenza.
(Al cuoco)
Provvedi per un mese tordi, fagiani
lepre e capponi, ch'io vo goder
e voglio starne, conigli, pippioni
e vin d'ogni regione,
fa polpette, tortelli e maccheroni
ch'io voglio che tutti noi mangiamo a macco.
MASUOLO
lo fo venire le cose in fin d'Egitto,
io ti farò godere sera e mattina,
trenta balle ve di fegatelli,
tredici tegami di tortelli
e d'ogni spezeria ho una mina.
(Parte)
Mentre si danza, due fanciulle cantano.
PRIMA FANCIULLA
Donne siam, come vedete,
fanciullette vaghe e liete.
SECONDA FANCIULLA
Noi ci andiam dando diletto
come s'usa in Carnasciale
A DUE
l'altrui bene hanno in dispetto
gli invidiosi e le cicale,
PRIMA FANCIULLA
poi si sfogan col dir male
le cicale che vedete.
A DUE
Noi siam pure sventurate,
le cicale in preda ci hanno
che non cantan sol la state
anzi duran tutto l'anno;
a color che peggio fanno
sempre dir peggio udrete.
Quel ch'è la natura nostra,
donne belle, facciam noi,
ma spesse la colpa vostra
quando lo ridite voi,
vuolsi far le cose, e poi
saperle tener segrete.
PRIMA FANCIULLA
Chi fa presto può fuggire
del pericol del parlare.
SECONDA FANCIULLA
Che giova altri far morire
sol per farlo assai stentare?
A DUE
Senza troppo cicalare
fate mentre che potete.
SCENA II. (presso la Quaresima)
IL MESSO DI GLAUCO
(alla Quaresima)
Il mio signor mi manda
Che è Glauco re dei pesci
del mare imperatore.
Saluta te e attende che tu gli comandi
di disfar uno che a te fa disonore.
LA QUARESIMA
O savi, un gran signor
che è vicino al regno,
disonesta gente ha convertito
d'ogni giustizia e male costui è degno.
Voglio che questo tristo si confonda
e chi di voi sa meglio dir, risponda.
IL MESSO DI GLAUCO
Tu hai tanti baroni invitti e grandi
mandagli ambasciator savio e prestante.
LA QUARESIMA
Vien qua tu, Guercio
trova Carnasciale e di
che venga a me senza indugiare
con la correggia al collo prestamente,
ch'io non vo più sua vita sopportare.
Va, via presto.
(Il Guercio, col seguito parte).
SCENA III. (da Carnasciale)
Si danza, grande allegria.
Appare il Guercio col seguito.
IL GUERCIO
O, magno Carnasciale
noi siam venuti,
per parte della nostra gran Regina
che si doglie assai di tua vita meschina.
Secondo tua vita disonesta
merita il fuoco e il taglio della testa.
Se di buon cuore chiederai perdono
tu sfuggirai gran doglie e gran malore.
Carnasciale non risponde, ascolta Berlingaccio che gli presenta saggi di buon vino.
BERLINGACCIO
Or t'han portato saggi di buon vino.
Questo è di Chianti e par fatto sul sale
e quest'è da Bisticci suo vicino.
Questo è di Casentino, ch'è naturale
che con un pane se ne berrebbe un tino,
questo fa cader senza dar spinta
e questi son la cima dei buoni vini
che val la somma sedici quattrini.
CARNASCIALE
Tu sia mille volte il ben venuto
poi che tu porti sì buona novella.
Portane cento somme alla mia cella.
(Agli ambasciatori)
O ambasciatori, ormai ho la risposta:
direte alla Regina ch'io non curo
e vo far bella vita,
chi ben vive ben muore.
A vostra posta andatevene con Dio.
(Gli ambasciatori si ritirano).
L'orgia continua.
SCENA IV (Presso la Quaresima)
IL GUERCIO
(alla Quaresima)
Noi siam tornati a te tutti smarriti.
Ei dice che seguire vuol suoi appetiti.
LA QUARESIMA
Su, amico, fa che ognuno
venga a seguire il mio segno,
tutti soldati a piedi e a cavallo.
(Mentre i quattro guerrieri decantano la propria valentia, l'orgia
carnascialesca continua, solo le luci e il rumore saranno un po' attenuati).
(I quattro guerrieri cantano insieme).
IL TAGLIA
Noi siam bravi a credenza sgherri e bari
Io son chiamato il Taglia a farvi chiari,
e questo della lancia fu romito,
ora con me s'è fatto assassino
che spoglieremo Dio per un quattrino.
MANGIASPADE
Noi siam come vedete, quattrocento
ed io mi fo chiamar il Mangiaspade
che ogni battaglia ho vinto come vento
ed ho assassinato mille strade
e presi frati vecchi e d'ogni etade
per venderli a Marsiglia a un pagano,
e sbattezzatomi non son più cristiano.
IL GUERCIO
(al Taglia)
Capitan, se tu voi ch'io venga teco
io vo dieci ducati...
e menerò meco il Frilla, il Mosca e il Cieco,
e come li ho, li vo' giuocar coi Lanzi.
IL MALIZIA
IO son napolitano, detto il Malizia,
il nome mi condanna per tristo
io vo far di quest'arte ogni tristizia.
Tolsi moglie, come piacque a Cristo,
vendella al Capitano della milizia
ed or vorrei denaro, questo è l'effetto.
IL MANGIASPADE
(al Taglia)
Io vengo a voi, o capitan da guerra
con molta bella gente assai fiorita
che a mille polli tolsi la vita.
LA QUARESIMA
Prego che siate alla morte fedeli,
noi siam di terra e ritorniamo in terra,
e so che la mia mente in ciò non erra.
SCENA V (da Carnasciale)
Appare Mangiaspade.
MANGIASPADE
(a Carnasciale)
O Re dei goditori, io son venuto
perché di te m'incresce. Sappi
che il mondo alla Quaresima in aiuto
mena gran gente in armi esperta,
io son sudato, stracco.
CARNASCIALE
Date a costui mangiare e buon vino.
Mezzanotte. Tutti si fermano.
CARNASCIALE
lo fo noto e palese a tutti quanti
che vien addosso a noi gran gente ardita
uomini da battaglia e molti fanti.
Solo le due fanciulle non capiscono il pericolo e cantano più gaie di prima.
PRIMA FANCIULLA
Noi siam di Carnasciale
e poi siam in sul fiorire
SECONDA FANCIULLA
perder tempo saria male
liete in punto si suol gire.
A DUE
In che noi potrem servire
perché tutte abbiam con noi
cose assai per servir voi
e farenvi anche piacere.
Irrompe sulla scena la gente di Quaresima. La lotta non è che una
danza più sfrenata di prima.
A poco a poco tutti si dileguano.
Rimangono soli il cuoco e Carnasciale.
MASUOLO
lo vorrei un poco ungermi la gola
da poi ch'io debbo pure in fin morire.
CARNASCIALE
Ah, quella astrologia è stata vera,
io muoio di fame crudelmente.
O benedette starne e voi fagiani
io v'abbandono ai lupi ai cani,
O dolce malvasia, prego, mi aiuti
che sempre col trebbiano ti ho amata.
O degni vini, io fui vostro devoto,
io vi vengo pregando
da poi che il corpo mio io sento vuoto.
O san Cappone a te mi raccomando.
Appare il boia che spinge Carnasciale fra le fiamme che escono
dalla caverna di Quaresima sotto i suoi piedi.
CALA IL SIPARIO
(1)
Testo tratto dal programma di sala del Teatro dell'Opera.
Roma, Stagione lirica 1970 - 1971
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Ultimo aggiornamento 11 marzo 2020