Rappresentazione e festa di Carnasciale e della Quaresima

Opera con danza in un atto per voci, coro e orchestra

Musica: Gian Francesco Malipiero (1882 - 1973)
Libretto: proprio

Ruoli Composizione: 1961
Prima rappresentazione in concerto: Venezia, Teatro alla Fenice, 20 aprile 1962
Guida all'ascolto (nota 1)

La Rappresentazione e festa di Carnasciale e della Quaresima, terminata di scrivere il 18 ottobre 1961, è stata eseguita per la prima volta alla Fenice di Venezia in forma concertistica nella serata celebrativa dedicata nel 1962 agli ottant'anni di Malipiero dal Festival Internazionale di Musica Contemporanea. Un anno fa, sempre alla Fenice, ha conosciuto la prima esecuzione in forma scenica. Di questo lavoro così scrive Roman Vlad con la consueta chiarezza. «Parlando della Settima canzone (nel catalogo delle opere da lui stesso annotato incluso nel volume "L'Opera di Gian Francesco Malipiero", pubblicato nel 1952 a Treviso), Malipiero osservava: "Se la musica è alla fine un po' solenne, aderisce a quel senso di liberazione che ho sempre trovato a l'alba delle ceneri quando la quaresima viene a liberare dall'invadente banalità carnascialesca". Lo stesso motivo trova un diverso e più ampio sviluppo nella Rappresentazione e festa di Carnasciale e della Quaresima. Come precisa il Maestro "il testo letterario di questa rappresentazione di autore ignoto è tratto e ridotto da un'edizione fiorentina del 1558". La scena è divisa fra una taverna il cui arredamento lascia ampio spazio per ballare e la grotta della Quaresima, quasi al buio, in cui si muovono personaggi che dovrebbero sembrare ombre fosforescenti. Sul piano rialzato, risultante dalla grotta della Quaresima, siede "maestosamente il Carnasciale senza nulla in capo, con una collana di salsicce e con un fiasco in mano". Un brano strumentale in movimento Allegro con brio introduce la Scena I, da Carnasciale aperta all'insegna dell'animazione generale. Il motivo gagliardamente danzante dalla quale essa prende l'avvio, non ostante il suo netto e vigoroso sapore diatonico, si configura come una serie di dodici note (di cui la seconda conosce una ripetizione enarmonicamente differenziata). Carnasciale inizia il suo canto incitando tutti a ripristinare senza por tempo in mezzo quel "nostro stato di felicità che ci era tolto per punto di ragione". Non ostante gli ammonimenti di Cappone il quale dice d'aver "letto astrologia" e d'aver "veduto un segno assai dolente" e cioè che "un gran signore perde la sua collana", Carnasciale ordina al cuoco Masuolo d'approntare cibi e bevande in quantità. Nella gaia trama sonora intervengono a conclusione di questa prima scena due fanciulle le quali, mentre si danza, intonano in tempo Allegretto una canzone in cui si esalta il diletto che esse si vanno dando "come s'usa il Carnasciale". Senza soluzioni di continuità segue la Scena II, presso la Quaresima. Accordi cupi e lenti preludono al canto del messo di Glauco, "re dei pesci e del mare imperatore", il quale incita la Quaresima a por fine alle corruttrici malefatte di Carnasciale. La Quaresima manda allora un suo "barone" (il Guercio) da Carnasciale per ingiungere a quest'ultimo di presentarsi davanti ad essa "con la correggia al collo". La Scena III si svolge di nuovo da Carnasciale dove si danza in grande allegria. Nel bel mezzo della festa si presenta il Guercio col suo seguito ed esorta Carnasciale a chiedere perdono per sfuggire ad un terribile castigo. Carnasciale non risponde, dando invece ascolto al godereccio Berlingaccio che gli presenta "saggi di vini buoni". Finalmente si rivolge agli ambasciatori e manda a dire alla Regina Quaresima che egli non si cura delle sue minacce e vuole "far bella vita" perché "chi ben vive ben muore". Mentre gli ambasciatori si ritirano l'orgia continua sempre più sfrenata. Nella Scena IV il Guercio informa la Quaresima che l'impenitente Carnasciale "seguire vuol suoi appetiti". Al che la Quaresima ordina che "tutti soldati a piedi e a cavallo" vengano mobilitati per piegare Carnasciale. Il Guercio, insieme ad altri tre guerrieri (il Mangiaspade, il Taglia e il Malizia) decantano la propria valentia, mentre l'orgia carnascialesca continua. All'inizio della quinta e ultima Scena Mangiaspade annuncia a Carnasciale, re dei goditori, l'approssimarsi degli armati incaricati di attuare l'intendimento della Quaresima. Suona la mezzanotte. Tutti si fermano. Solo le due fanciulle non capiscono il pericolo e cantano più gaie di prima. Ma ecco irrompere sulla scena la gente di Quaresima. La lotta non è che una danza più sfrenata di prima. A poco a poco tutti si dileguano. Rimangono soli il cuoco e Carnasciale. Quest'ultimo si lamenta di morir di fame e si raccomanda a San Cappone. Finché appare il boia che spinge Carnasciale tra le fiamme che escono dalla caverna di Quaresima, sotto i suoi piedi.

Abbiamo seguito la trama dell'opera indicandone gli episodi per il mezzo delle stesse indicazioni didascaliche dell'autore. Indicazioni che stanno a dimostrare inoppugnabilmente che egli ha una visione quanto mai precisa di ogni accadimento e di ogni movenza scenica. Egli è dunque nel medesimo tempo l'inventore e il regista ideale delle sue opere. Il che spiega la sua insofferenza per ogni regia che pretenda d'inventare laddove si tratterebbe solo di concretare con perfetta intuizione e con perfetta tecnica quello che il musicista aveva mirato con la mente. E il che spiega anche come mai Malipiero abbia potuto scrivere a proposito dei frammenti sinfonici da Antonio e Cleopatra: "... preferibile sarebbe eseguire senza scena tutto il dramma (ah, se cio si potesse fare con tutto il mio teatro! Ascoltarlo ad occhi chiusi, immaginando il resto)" ». Esclamazione questa che è un vero grido del cuore, in armonia con le idee di Wagner, tanto amato da Malipiero. (Romain Rolland nel suo Musiciens d'aujourd'hui riporta una significativa testimonianza di Malwida von Meysenburg. La Meysenburg gli racconto che mentre seguiva attentamente con l'occhialino L'anello del Nibelungo a Bayreuth nel 1876, due mani glielo tolsero e le coprirono gli occhi, mentre la voce impaziente di Wagner diceva: «Non guardate tanto. Ascoltate ».)

La Rappresentazione e festa di Carnasciale e della Quaresima è un lavoro a monte del quale sta senza dubbio la Rappresentazione d'anima e corpo di Emilio de' Cavalieri, essendo tuttavia spostati non solo gli accenti nella dicotomia tra il sacro e il profano o, se si vuole, tra la vita e la morte nelle sembianze della baldoria e dell'astinenza. Dell'opera di Malipiero ha scritto Mario Messinis: «Per un moto di spontanea assonanza con una civiltà perduta riemergono il caleidoscopio dell'operismo barocco, gli scorci vigorosi e pittoreschi di Francesco Cavalli, il mondo plebeo e le grandi antitesi care alla Venezia del Seicento, senza pero che Malipiero conceda nulla al vezzo dei ritorni (il Maestro, quanto al linguaggio, non rinuncia alle responsabilità proprie del musicista contemporaneo)». Resta da osservare che fruendo di ritmi di volta in volta taglienti o pesanti, vengono qui evocati con sentimento magico e funerario situazioni d'inquietudine e stati di contraddizione caratteristici a tutti noi. Secondo quanto accade sovente nei suoi ultimi lavori, Malipiero più a fondo scava all'interno di quelle maschere di cui non puo fare a meno e che teatralmente lo affratellano a Luigi Pirandello, più rivela la sua intima essenza nel contempo svelando la nostra.

Attilio Baldi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Teatro dell'Opera.
Roma, Stagione lirica 1970 - 1971


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Ultimo aggiornamento 11 marzo 2020