Giulio Cesare
Dramma musicale in tre atti e sette quadri
Testo del libretto
AVVERTENZA
Nel discorso di Antonio (Terzo Atto V. Quadro)
quando questi mostra al popolo il mantello di Cesare,
abbiamo sostituito la frase «Egli aveva vinto i Nervi»
con «Egli aveva vinto i Lusitani», per evitare equivoche
interpretazioni. Del resto Cesare ha vinto anche i Lusitani.
Nell'ultimo quadro ci siano permessi di sostituire l'amico
di Cassio: Titinius, con Bruto. Quando Cassio si uccide
perchè crede che «il suo migliore amico» sía stato fatto
prigioniero dai soldati di Ottaviano, la situazione drammatica
risulta più tragica se pensiamo che si tratti di Bruto.
Titinius non s'incontra mai nel corso del dramma (e in
Shakespeare la sua parte è insignificante), perciò la grande
amicizia di Cassio sorprende, perchè abbiamo sempre creduto
che il migliore amico di Cassio fosse Bruto.
Raccomandiamo infine che l'inizio del VII. Quadro
(dialogo Ottaviano-Antonio e Ottaviano-Antonio-Cassio-Bruto)
sia parlato e che non si perda una parola, data
l'importansa di quello che i quattro personaggi dicono.
G. FRANCESCO MALIPIERO
ATTO PRIMO
Quadro primo
Una strada a Roma.
A sinistra un arco: è l'ingresso ai Lupercali.
Il fondo è occupato da una tenda tesa (e da una tela raffigurante un
muro massiccio, senza fori).
Davanti alla tenda, un'ara.
IL TRIBUNO
Via di qua, poltroni. Tornate alle vostre case. E forse
festa oggi che uscite senza gli arnesi del lavoro?
(rivolgendosi a uno dei cittadini)
Qual'è il tuo mestiere ?
PRIMO CITTADINO
II falegname.
IL TRIBUNO
Dov'è il grembiale di cuoio? E le tenaglie, gli scalpelli
e i martelli? Che fai qui nei tuoi più bei vestiti?
(rivolgendosi ad un altro cittadino)
E tu che mestiere hai?
SECONDO CITTADINO
In fede mia, vicino a un operaio di quei fini, non sono
che un ciabattino!
IL TRIBUNO
Ma il tuo mestiere?
SECONDO CITTADINO
Un mestiere, o mio signore, che posso esercitare con pura
coscienza.
IL TRIBUNO
Ma che mestiere? Che mestiere?
SECONDO CITTADINO
Non agitatevi, o mio signore, potrei accomodare anche
a voi . . .
IL TRIBUNO
Insolente, che vuoi accomodare?
SECONDO CITTADINO
Le vostre scarpe.
IL TRIBUNO
Ah, tu sei dunque ciabattino?
SECONDO CITTADINO
Si. Sono il chirurgo delle vecchie scarpe. Gli uomini più
rispettabili che abbian schiacciato pelle conciata, han camminato sull'opera mia.
IL TRIBUNO
Ma perchè non sei nella tua bottega? Perchè conduci
tanta gente per le strade?
PRIMO CITTADINO
Per far loro usare le scarpe e procurarmi lavoro. Ma in
verità noi oggi non lavoriamo perché vogliamo vedere
Cesare e gioire dei suoi trionfi.
IL TRIBUNO
Gioire di che? Quali conquiste ha fatto? Dove sono i
trofei? Teste di pietra, gente senza cuore, crudeli figli
di Roma, non avete conosciuto Pompeo? Non vi siete
arrampicati su per i tetti, sulle mura, sulle torri per
vedere il gran Pompeo attraversare le vie di Roma? - E
urlavate, e le vostre acclamazioni facevan tremare il letto
del Tevere. Ed oggi vi vestite da festa e gettate fiori su
colui che cammina esultante nel trionfo su Pompeo!
Tornate alle vostre case, inginocchiatevi, pregate gli Dei
che non facciano cadere su di voi il castigo per tanta
ingratitudine.- Andate, andate, povera gente, in riva al
Tevere e piangete finchè le vostre lacrime lo faccian
traboccare!
(I cittadini se ne vanno, ma ritornano quasi subito. Passa il corteo
di Cesare che si reca ai Lupercali.)
CESARE
Calpurnia!
CASCA
Olà, silenzio! Cesare parla!
CESARE
Calpurnia!
CALPURNIA
Mío signore.
CESARE
Per la corsa di Antonio, sarete sul suo passaggio.
Antonio!
ANTONIO
Cesare, mio signore.
CESARE
Non dimenticate, nella fretta, di toccare Calpurnia. Gli
antichi dicevano che le donne infeconde, toccate nell'istante
del sacro cimento, si liberano dalla maledizione che le
sterilizza.
ANTONIO
Me ne sovverrò. Quando Cesare ha detto: "Fate questo,„
e fatto.
CESARE
Avanti!
L'INDOVINO
(confuso fra la folla)
Cesare!
CESARE
Chi mi chiama ?
CASCA
Silenzio!
CESARE
Chi mi chiama tra la folla? Odo una voce gridare:
Cesare! Parla! Cesare è disposto ad ascoltarti.
L'INDOVINO
Guardati dagli Idi di marzo!
CESARE
Chi è quest'uomo?
BRUTO
Un indovino. Egli vi dice di guardarvi dagli Idi di
marzo.
CESARE
Conducetelo qui, ch' io veda la sua faccia.
BRUTO
Esci dalla folla.
(L'indovino si avanza.)
CESARE
Che vuoi dirmi ora?
L'INDOVINO
Guardati dagli Idi di marzo!
CESARE
È un sognatore. Lasciamolo. Avanti!
(Tutti escono, meno Bruto e Cassio.)
CORO INTERNO
"Gentis humanae pater atque custos,
"Orte Saturno, tibi cura magni
"Caesaris Fatis data...
CASSIО
Venite a vedere la corsa?
BRUTO
No.
CASSIO
Vi prego, venite.
BRUTO
Non amo i giuochi.
CASSIO
Da qualche tempo vi osservo. Non trovo più nei vostri
occhi l'affabilità e la tenerezza d'un tempo. Trattate
con troppa freddezza e riserbo l'amico che vi ama.
BRUTO
V'ingannate. Se ho la fronte velata, egli è che il mio
sguardo tormentato è volto verso me stesso. Sono agitato
da sentimenti che contrastano fra di loro.
(Fanfare. Acclamazioni.)
Che significano queste grida? Temo che il popolo scelga
Cesare per suo re.
CASSIO
Lo temete? Dunque devo credere che non lo vorreste.
BRUTO
Non lo vorrei! Eppure amo Cesare. Ma perchè ci fermiamo
qui? Che volete confidarmi? Se si tratta del bene
pubblico, mostratemi da una parte l'onore, dall'altra la
morte; considererò e l'uno e l'altra con lo stesso sangue
freddo.
(altre acclamazioni)
Acclamano ancora!
CASSIO
Caro amico, egli domina l'universo come un colosso, e
noi, uomini meschini, passiamo sotto le sue gambe enormi
e, ovunque spiamo, troviamo soltanto tombe disonorate.
Per gli Dei, di che si nutre Cesare per essere diventato
tanto grande? Qual'è il secolo che sia stato glorificato
per un solo uomo?
BRUTO
Ho capito dove volete condurmi. Quello che penso ve lo
dirò più tardi. I giuochi sono finiti. Cesare ritorna.
(Riappare il corteo di Cesare.)
CESARE
Antonio!
ANTONIO
Cesare!
CESARE
Voglio vicino a me uomini grassi, dalla faccia lucente e
che dormono la notte. Quel Cassio laggiù è troppo magro,
odia troppo. Gli uomini come lui sono pericolosi.
ANTONIO
Non temetelo, Cesare, non è pericoloso.
CESARE
Vorrei che fosse più grasso, ma non lo temo. Qualora
la mia gloria ammettesse il timore, non so quale uomo
eviterei più di quel magro Cassio. Egli legge molto e
molto osserva. Non ama i giuochi, non ascolta la musica.
Sorride di rado. Gli uomini come lui non hanno
mai il cuore in pace, finchè vedono qualcuno più grande
di loro: per questo sono molto pericolosi. Dico quello
che si dovrebbe temere, ma non quello che temo. Passa
alla mia destra, sono sordo da quest'orecchio, e dimmi
sinceramente quello che tu pensi di Cassio.
(Escono.
CASCA
(a Cassio e a Bruto)
Perchè mi avete fatto segno di restare?
BRUTO
Casca! Diteci perchè Cesare sembrava di cosi cattivo
umore.
CASCA
Non eravate con lui?
BRUTO
No, che allora non domanderei a Casca quello che è accaduto.
CASCA
Ebbene, gli hanno offerto la corona ed egli l'ha rifiutata
con un gesto della mano, cosi
(Fa il gesto.)
e il popolo allora l'ha acclamato.
BRUTO
E perchè la seconda acclamazione?
CASCA
Per la stessa ragione.
BRUTO
E la terza?
CASCA
Sempre per la stessa ragione.
BRUTO
La corona gli è stata offerta tre volte?
CASCA
Si, e tre volte l'ha rifiutata, ogni volta con meno vigore.
BRUTO
E chi gli ha offerto la corona?
CASCA
Antonio. E stata una pura buffonata! S'è visto Marco
Antonio offrirgli una corona, che non era nemmeno cоrona,
ma una di quelle ghirlande, voi sapete, e, come vi
ho già detto, l'ha respinta una volta. Io credo che
avesse gran voglia di prendersela. Allora l'altro gliel' ha
offerta di nuovo e di nuovo l'ha respinta. Ma faceva
fatica a staccarsela dalle dita. L'altro gliel'ha offerta una
terza volta e per la terza volta la respinse, e ogni volta
tutti quegli sciocchi vociferavano, battevano le mani е
perchè Cesare rifiutava la corona essi esalavano una tale
quantità di fiato ammorbato, che Cesare, sentendosi soffocare, svenne ed è caduto.
CASSIO
Come? Cesare è caduto?
CASCA
E' caduto, e aveva la schiuma alla bocca ed era senza
voce.
(Escono.)
Quadro Secondo
L'orto di Bruto.
Nel fondo, siepi, alberi (già preparati dietro la tenda); a sinistra, l'arco
del I Quadro può diventare, con l'aggiunta di una porta in
legno, l'entrata all'abitazione di Bruto.
(E' ancora notte.)
BRUTО
Ehi, Lucio! Non riesco a capire dal cammino degli astri
quanto manchi al sorgere del sole. Lucio, andiamo. Vorrei
avere il tuo difetto di dormire profondamente. Lucio,
viene, svegliati. Olà, Lucio!
LUCIO
Chiamate, mio signore?
BRUTO
Accendi le torce.
LUCIO
Obbedisco, mio signore.
(Parte.)
BRUTO
Vuol essere incoronato! Fino a che punto cambierà la
sua natura? Ecco il problema. Però non ho mai osservato
che in lui le passioni dominassero la ragione. Ma
l'abuso della forza è inevitabile quando la pietà si divide
dal potere. Consideriamolo dunque un serpente in embrione
e che appena nato nuocerebbe per istinto. Meglio
dunque ucciderlo nel guscio!
(Rientra Lucio con le torce.)
Ritorna a letto. L'alba è ancora lontana.
(Lucio parte.)
Gli Idi di Marzo! Le meteore che passano veloci, quanto
sono luminose questa notte.
LUCIO
C'è vostro fratello Cassio che desidera vedervi.
BRUTO
E solo?
LUCIO
No.
BRUTO
Conosci gli altri?
LUCIO
No. Hanno le facce nascoste sotto i loro mantelli.
BRUTO
Vengano.
(Entrano Cassio, Casca e altri quattro congiurati.)
CASSIO
Temo che abbiamo interrotto il vostro riposo.
BRUTO
No. Sono alzato da un'ora e non ho mai dormito stanotte.
CASSIO
(a Bruto.)
Potrei dirvi due parole?
(Parlano fra di loro.)
CASCA
(che avrà parlato con gli altri quattro in disparte)
V' ingannate! E qui, nella direzione della mia spada che
si leva il sole e l'oriente è là, nella direzione del Campidoglio.
BRUTO
Datemi la mano, uno dopo l'altro.
CASSIO
E giuriamo . . .
BRUTO
No, nessun giuramento. Se la coscienza umana, la sofferenza
dell'anima, sono ragioni da poco, che ciascuno
ritorni al proprio letto.
CASCA
E tempo ormai di separarci.
CASSIO
Non si sa se oggi Cesare vorrà uscire: da qualche tempo
è diventato superstizioso.
(Escono. Entra Porzia.)
PORZIA
Mio signore.
BRUTO
Porzia, che volete? Già alzata ?
PORZIА
Ieri sera, a cena, vi alzaste bruscamente e vi siete messo
a camminare, le braccia incrociate, sognando e sospirando.
Quando vi chiesi che cosa vi agitava, mi fissaste
con uno sguardo molto duro. Ho insistito e voi avete
pestato i piedi con impazienza e, senza rispondere alle
mie domande, con un gesto di collera mi avete fatto
segno di lasciarvi.
BRUTO
Non sto bene. Ecco tutto.
PORZIА
Bruto è ragionevole; se avesse perduto la salute,
impiegherebbe tutti i mezzi per riacquistarla.
BRUTO
È quello che appunto ho fatto, mia buona Porzia. Ritornate al riposo.
PORZIA
Bruto è malato? E perchè allora uscire presto il mattino?
Bruto è malato? E abbandona il sonno benefico
per sfidare i miasmi della notte? No. E nell'anima che
vi tormenta il male. Vi scongiuro in ginocchio, per
vostri voti d'amore, e per quel voto supremo che fece dei
nostri due corpi uno solo, di rivelare a me, che sono
l'altro voi stesso, di rivelarmi ciò che pesa su di voi.
Chi erano quegli uomini che sono venuti a trovarvi
stanotte? Ne ho contati sei o sette e nascondevano il
viso anche alle tenebre.
BRUTO
Non inginocchiatevi, mia gentile Porzia.
PORZIA
Se voi foste gentile con me, non sarebbe necessario che
io m' inginocchiassi.
BRUTO
Voi siete la mia vera e onorata sposa; voi mi siete cara,
come le gocce vermiglie che affluiscono al mio triste cuore.
PORZIА
Se ciò fosse vero, conoscerei il vostro secreto.
BRUTO
O Dei, fatemi degno di questa nobile donna!
(Si batte.)
Ascolta. Battono. Porzia, ritirati per un momento. Fra
poco il tuo seno dividerà il mio secreto. Lasciami. Presto.
(Porzia esce. Entrano Lucio e Ligario.)
Lucio, chi batte?
LUCIO
Un malato che vorrebbe parlarvi.
BRUTO
Lucio, vattene.
(al malato)
Ebbene, figlio mio?
LIGARIO
Gradite il saluto d'una voce affievolita.
BRUTO
Ah, non vorrei vedervi cosi malato.
LIGARIO
Non sono malato. Se Bruto ha un progetto degno della
sua fama . . .
BRUTO
Ho un progetto. Peccato che per ascoltarmi non abbiate
l'orecchio della salute.
LIGARIO
Per tutti gli Dei dinanzi ai quali s'inchinano i Romani,
ch'io scrollo qui tutti i miei mali. Anima di Roma,
figlio valoroso, tu puoi evocare i miei spiriti moribondi.
Dimmi di correre ed io m'avventurerò in imprese impossibili
e le condurrò a termine. Che si deve fare?
BRUTO
Un'opera che guarirà tutti gli uomini malati.
LIGARIО
Ma non ne faremo ammalare di sani?
BRUTO
Si, noi lo dobbiamo. Ti spiegherò tutto mentre ci recheremo là dove abbiam daffare.
LIGARIO
Con una novella fiamma nel cuore vi seguirò in non so
quale impresa. Basta che Bruto mi guidi.
BRUTO
Seguimi dunque.
(Escono.)
ATTO SECONDO
Quadro Terzo
Nel palazzo di Cesare.
Il fondo è occupato da una tenda drappeggiata.
A destra e a sinistra, due o tre grandi colonne. Null'altro.
(tuoni e lampi)
CESARE
Nè il cielo, nè la terra sono stati in pace questa notte.
Tre volte Calpurnia ha gridato: "Aiuto, assassinano
Cesare,,!
(chiamando)
Non c'è nessuno qui?
IL SERVO
Mio signore.
CESARE
Che i sacerdoti offrano subito un sacrificio e subito portami il responso.
IL SERVO
Si, mio signore.
(Esce. Entra Calpurnia.)
CALPURNIA
Oggi non vi muoverete di casa.
CESARE
Cesare uscirà. Le minacce si fanno dietro le mie spalle,
appena scorgono la faccia di Cesare svaniscono.
CALPURNIA
Cesare, mai ho ascoltato i presagi, ma oggi sono atterrita.
C'è qualcuno, senza dire quello che noi abbiamo
visto e inteso, che qui racconta delle orribili visioni
apparse alle guardie. Una leonessa s'è sgravata in mezzo
alla via, le tombe hanno sbadigliato esalando i loro
morti. Nelle nubi si scontravano terribili guerrieri di
fuoco in regolare formazione di battaglia, il sanguе
соlava come pioggia sul Campidoglio. Si udiva nell'aria
il rumore della mischia e i cavalli nitrivano, i moribondi
rantolavano e spettri gridavano e urlavano attraverso le
strade. O Cesare, queste sono cose inaudite e
mi fanno paura.
CESARE
Inevitabile è la sorte stabilita dagli Dei possenti. Cesare
uscirà, perchè le precauzioni valgono per tutti meno che
per Cesare.
CALPURNIA
Quando muoiono i mendicanti non appaiono le comete,
ma il cielo stesso illumina la morte dei principi.
CESARE
I vili muoiono molte volte prima della loro morte, i valorosi
sentono la morte una sola volta. Fra tutti i prodigi di cui
ho sentito parlare il più strano è che gli
uomini abbiano paura, sapendo che la morte è una fine
necessaria che viene quando deve venire.
(Rientra il servo.)
Che dicono gli auguri?
IL SERVO
Vorrebbero che oggi non usciste di casa. Levando i visceri a una vittima non sono riusciti a trovare il cuore.
CESARE
Con ciò gli Dei svergognano la codardia. Cesare sarebbe
un animale senza cuore e per paura resterebbe in casa.
No, Cesare non resterà. Il pericolo sa che Cesare è più
pericoloso di lui. Noi siamo due leoni nati lo stesso
giorno, ma io sono il primogenito, il più terribile. Cesare
uscirà!
CALPURNIA
Non uscite oggi. Lasciate che vi persuada baciando i
vostri piedi.
CESARE
E così sia. Per compiacerti restero con te . . .
(Entra Decio.)
Ecco Decio che dira al Senato . . .
Decio
Salute a Cesare.
CESARE
Arrivate a proposíto. Direte al Senato che oggi non voglio
venirci. Dire che non posso sarebbe falso, che non oso
più falso ancora. Dite soltanto che non voglio venire.
CALPURNIA
Dite che è malato.
CESARE
Cesare mentirebbe? Avrei offerto il mio braccio alla vittoria per poi aver paura di dir la verità a delle barbe
grige? Decio dirà che Cesare non vuole venire.
DECIO
Possente Cesare, datemi una ragione che non faccia ridere di me.
CESARE
La ragione è nella mia volontà. Non voglio venire.
CALPURNIA
E ciò deve bastare.
(Entrano Bruto e alcuni congiurati.)
BRUTO
Salute a Cesare.
CESARE
Salute a voi.
BRUTO
Cesare, è tardi.
CESARE
(dopo un breve silenzio)
Ho avuto torto di farmi attendere cosi.
(pausa)
Miei buoni amici, venite qui, bevete con me. Poi usciremo tutti insieme.
(Escono tutti, ultimo Bruto.)
BRUTO
(fra sè)
Sembrare non è essere, e questo pensiero tormenta il
cuore di Bruto.
Quadro Quarto
La sala del Senato al Campidoglio.
Alzando la tela di fondo appariranno le tribune del Senato e le
colonne del III. Quadro faranno parte dell'architettura di questa
Sala. A destra la grande statua di Pompeo disposta in modo
da permettere che del corpo di Cesare, quando cade, si vedano
soltanto i piedi.
BRUTO
Casca, siete voi che per primo dovete alzare il braccio.
CASCA
Siamo tutti pronti?
CESARE
Ed ora quali sono gli abusi a cui Cesare e il Senato
devono riparare?
METELLO
Altissimo, grandissimo, potentissimo Cesare! Metello
Cimber depone ai piedi del tuo tribunale il suo umile
cuore.
CESARE
Devo avvertirti, Metello Cimber, che questo prosternarsi,
questi bassi saluti possono riscaldare il sangue degli uomini
volgari e mutare le loro decisioni in decreti infantili.
Non metterti in testa che Cesare abbia nelle vene
sangue ribelle, che si alteri con quello che disarma gli
stolti, voglio dire colle dolci parole, colle riverenze
striscianti. Tuo fratello è stato esiliato e se ti perdi in
genuflessioni, preghiere e moine, ti caccio dal mio cammino
come cane randagio. Sappi che Cesare non ha mai
torto e che senza ragione non si piega, mai.
METELLO
Non c'è una voce più degna della mia che suoni più
dolcemente all'orecchio del grande Cesare, in favore di
mio fratello esiliato.
BRUTO
Cesare, ti bacio la mano, ma non per adularti. Chieggo
che si accordi a Publio Cimber di ritornare immediatamente.
CESARE
Come? Bruto ?
CASSIO
Perdonate, Cesare, perdonate. Cassio cade ai tuoi piedi
per chiedere la liberazione di Publio Cimber.
CESARE
Potrei commuovermi se fossi come voi. Se fossi capace
di pregare per commuovere, sarei commosso dalle preghiere.
Ma sono costante come la stella polare, la più
fissa e che per la sua immobilità non ha di uguali nel
firmamento. Il cielo è illuminato da innumerevoli scintille,
ma ce n'è una sola che resta al suo posto. Cosi
il mondo è popolato da uomini, tutti di carne ed ossa,
tutti intelligenti, ma ne conosco uno solo che rimanga
al suo posto, inaccessibile, incrollabile, e quest'uomo sono
io. Inflessibile per aver inviato Cimber in esilio,
inflessibile per mantenerlo in esilio.
CINNA
(facendosi avanti)
O Cesare!
CESARE
Indietro! Vuoi tu sollevare l'Olimpo?
DECIO
(avanzanpo)
Gran Cesare!
CESARE
Bruto non s'è inginocchiato invano?
CASCA
(avanzando col pugnale in mano)
Braccio, parla per me.
(Casca colpisce Cesare al collo. Cesare gli prende il braccio: allora
parecchi dei congiurati lo pugnalano. Ultimo è Bruto.)
CESARE
Anche tu, Bruto? Cadi allora, Cesare!
(Muore. Senatori e popolo si ritirano in disordine. Entra Antonio.)
ANTONIO
(chinandosi sul corpo di Cesare)
Possente Cesare! Sei tu caduto tanto in basso? Le tue
conquiste, le tue glorie, i tuoi trionfi, i tuoi trofei si
sono ridotti in così piccolo spazio? Addio . . .
(voltandosi verso i congiurati9
Non so, signori, chi altro qui debba sanguinare? Se sono
io, non saprei ora più propizia di quella della morte di
Cesare, nè strumenti più degni di questi pugnali ingemmati
dal più nobile sangue dell'universo.
BRUTO
Antonio, noi non voglamo la vostra morte. Certamente
noi sembriamo molto sanguinari e crudeli, ma voi non
vedete i nostri cuori: sono colmi di pietà. Per voi le
nostre spade han la punta di piombo. Le nostre braccia,
forti per l'amicizia come per l'odio, vi accolgono affettuosamente.
ANTONIO
Non dubito della vostra saggezza. Che ognuno mi tenda
la sua mano insanguinata.
(Stringe la mano a tutti i congiurati.)
Che io ti amassi, Cesare, è la verità. Se il tuo spirito ora
ci guarda, deve essere per te sofferenza più crudele della
morte il vedere Antonio in pace coi tuoi nemici al
cospetto del tuo cadavere. Se io avessi tanti occhi quante
sono le tue ferite, e tutti versassero tante lagrime quante
esse sanguinano, ciò sarebbe meno duro per me che di
venire a patti coi tuoi nemici. Perdonami.
(ai congiurati)
Vorrei che mi concedeste di esporre il corpo di Cesare
sulla pubblica piazza e di parlare, come spetta a un
amico, alla cerimonia funebre.
BRUTO
Marc'Antonio, prendetevi pure il corpo di Cesare. Nella
vostra orazione non ci biasimerete, direte tutto il bene
che pensate di Cesare, ma dovete però anche avvertire
che parlate perchè noi ve lo permettiamo. A queste condizioni
soltanto voi potete prender parte ai funerali di Cesare.
ANTONIO
E cosi sia. Non domando di più.
(Tutti escono, meno Antonio.)
(Antonio solo, chinandosi sul cadavere)
Perdonami tu, zolla di terra insanguinata, se sono umile
dolce coi tuoi carnefici, Tu sei la rovina del più
nobile uomo che mai abbia vissuto nel corso dei tempi.
La maledizione si abbatterà sulla testa degli uomini!
(Aiutato da due servi, porta via il corpo di Cesare.)
Quadro Quinto
Il Foro.
Nel fondo il cielo e una selva di colonne.
BRUTO
Romani, compatriotti e amici. Ascoltatemi e fate silenzio.
Credetemi sul mio onore e, onde potermi credere, abbiate
fede nel mio onore. Condannatemí con la vostra saggezza
e fate appello alla vostra ragione per meglio giudicarmi.
Se fra voi c'è qualche amico caro a Cesare, gli dirò
che Bruto non amava Cesare meno di lui. Se questo
amico chiede perchè Bruto è andato contro Cesare, gli
risponderò: non è che non amassi Cesare, ma amavo
di più Roma. Cesare mi amava e lo piango, fu fortunato
e ne gioisco, fu valente e lo ammiro, ma fu ambizioso
e l'ho ucciso. Per la sua amicizia le lacrime, per la
sua fortuna la gioia, per la sua valentia la meraviglia,
per la sua ambizione la morte. Qual'è l'uomo tanto
volgare che non voglia esser romano? Se ce n'è uno,
che parli, perchè è lui che ho offeso. Quale è l'uomo
tanto vile da non amare la sua patria? Se ce n'è uno,
che parli, perchè è lui che ho offeso. Attendo. Rispondete.
(silenzio)
Dunque non ho offeso nessuno ed ho fatto a Cesare
quello che voi fareste a Bruto.
(Entrano Antonio e altri cittadini che portano il corpo di Cesare.)
Ecco il suo corpo, ecco il corteo funebre. Un' ultima
parola: avendo ucciso il mio miglior amico per il bene
di Roma, conserverò lo stesso pugnale per me: servirà
quando chiederete la mia morte.
CITTADINI
Evviva Bruto! Evviva Bruto! Che sía Cesare! Il migliore
fra i Cesari sarà Bruto incoronato!
BRUTO
Miei buoni compatriotti, lasciatemi andar via solo ed
ascoltate Marco Antonio. Fate onore al corpo di Cesare!
(Esce.)
ANTONIO
Amici, Romani, Compatriotti, ascoltatemi. Vengo per
seppellire, non per lodare Cesare. Il male che fanno
gli uomini sopravvive, il bene spesso si seppellisce con
le loro ossa. Che cosi sia per Cesare. Il Nobile Bruto
vi ha detto che Cesare era ambizioso. Se ciò fosse vero
sarebbe un grave torto e Cesare l'avrebbe duramente
espiato. Col permesso di Bruto e degli altri (chè Bruto
è un uomo rispettabile, tutti sono uomini rispettabili)
parlerò ai funerali di Cesare. Egli era il mio amico fedele
giusto, ma Bruto dice che era ambizioso, e Bruto è
un uomo rispettabile! Ha portato a Roma gran numero
di prigionieri che col riscatto han riempito d'oro
i forzieri dello Stato. Fu dunque questa l'ambizione
di Cesare? Quando i poveri gemevano, Cesare piangeva;
l'ambizione veste panni più sontuosi! Ciò non ostante
Bruto dice che egli era ambizioso e Bruto è un uomo
rispettabile. Voi avete veduto che ai Lupercali io gli ho
offerto tre volte la corona regale e che tre volte I'ha
rifiutata. Eppure Bruto dice che egli era ambizioso e
certamente Bruto è un uomo rispettabile. Voi l'avete
amato e non senza ragione; perchè ora non piangerlo?
Perdonate, il mio cuore è là con Cesare, e devo
aspettare che ritorni in me.
I CITTADINI
E vero! Ha ragione! Cesare è stato trattato molto
ingiustamente.
ANTONIO
Ancora ieri sera la parola di Cesare avrebbe potuto
dominare l'universo, ed ora eccolo là, e non c'è più
nemmeno un miserabile che si degni di fargli onore.
O cittadini, se fossi disposto ad eccitare i vostri cuori
ed i vostri spiriti alla rivolta, farei torto a Bruto e a
Cassio che, come voi sapete, sono uomini rispettabili.
Ma ecco una pergamena col suggello di Cesare. L'ho
trovata nelle sue stanze. Sono le sue ultime volontà. Ah,
se il popolo sapesse quello che dice il testamento (non
ho intenzione di leggerlo), tutti vorrebbero baciare
le piaghe di Cesare morto e intingere i loro fazzoletti nel
suo sangue sacro.
IL POPOLO
Leggeteci il testamento!
ANTONIO
Non devo leggervelo. Non dovete sapere quanto Cesare
vi amava. Voi non siete di pietra e se udiste il
testamento di Cesare v'accendereste d'ira e allora che
accadrebbe?
IL POPOLO
Leggete il testamento! Vogliamo conoscerlo! Il testamento! Il testamento di Cesare!
ANTONIO
Abbiate pazienza! Temo di avere fatto torto agli uomini
rispettabili che hanno pugnalato Cesare.
IL POPOLO
Erano dei traditori! Il testamento! Il testamento!
ANTONIO
Volete forzarmi a leggere il testamento? Mettetevi tutti
in cerchio intorno alle spoglie di Cesare e lasciate che
vi mostri colui che ha scritto il testamento.
IL POPOLO
Indietro! Indietro! Mettiamoci in cerchio! Largo! Largo!
ANTONIO
Se avete lacrime, ora preparatevi a versarle! Voi tutti
conoscete questo mantello. Ricordo la prima volta che
Cesare lo indossò. Quel giorno egli aveva vinto i
Lusitani. Guardate, qui è penetrato il pugnale di Cassio,
vedete lo scempio che ha fatto l'invidioso Casca. Qui
ha colpito l'amatissimo Bruto. Quando ha ritirato la
lama maledetta, come ha sgorgato il sangue di Cesare!
Voi lo sapete, Bruto è stato l'angelo di Cesare e gli Dei
sanno quanto egli l'amasse. La sua è stata la più
terribile ferita, perchè quando il nobile Cesare vide che egli
lo colpiva, l'ingratitudine, più forte del braccio dei traditori, lo ha abbattuto.
Fu allora che si spezzò il cuore possente; nascondendo
la faccia entro il suo mantello e grondando sangue, il
grande Cesare cadeva ai piedi della statua di Pompeo.
IL POPOLO
Oh, nobile Cesare! Oh, giorno funesto! Oh, scellerati
traditori! Andiamo! Incendiamo! Uccidíamo! Andiamo!
ANTONIO
Fermatevi, concittadini. Ecco il testamento col suggello
di Cesare! Egli dona a ogni cittadino romano settantacinque dragme.
IL POPOLO
Nobilissimo Cesare! Vendicheremo la tua morte!
ANTONIO
Inoltre egli vi ha legato tutti i suoi giardini, i suoi
boschetti, i suoi orti al di qua del Tevere. Egli li ha
lasciati a voi e ai vostri eredi, per sempre, destinandoli
alle vostre passeggiate, ai vostri divertimenti. Egli è
stato un Cesare. Quando verrà l'uguale?
IL POPOLO
Mai! Mai! Avanti! Bruceremo il suo corpo sulla piazza
sacra e con le torce incendieremo le case dei traditori.
Avanti!
(Portano via il corpo di Cesare.)
ANTONIO
Ed ora lasciamo fare! Male, eccoti scatenato; segui il corso
che ti piacerà.
(Esce.)
Quadro Sesto
Una strada.
(davanti al sipario, senza scenario)
Questa scena si svolgerà dinanzi ad una tela abbassata molto
avanti verso il proscenio, poco più in là del sipario.
(Alcuni cittadini armati di torce incontrano Cinna.)
PRIMO CITTADINO
(a Cinna)
Il vostro nome?
SECONDO CITTADINO
Dove andate?
TERZO CITTADINO
Dove abitate?
PRIMO CITTADINO
Siete ammogliato o scapolo?
SECONDO CITTADINO
Rispondete dirittamente.
TERZO CITTADINO
Brevemente.
PRIMO CITTADINO
Sensatamente.
SECONDO CITTADINO
Francamente.
CINNA
Il mio nome? Dove vado? Dove abito? Se sono ammogliato
o scapolo? Rispondere dirittamente, brevemente,
sensatamente, francamente! Sensatamente dirò che sono
scapolo.
PRIMO CITTADINO
E lo stesso che dare dei scimuniti agli uomini ammogliati.
(Lo minaccia. )
Avanti.
CINNA
Dirittamente. Vado ai funerali di Cesare.
SECONDO CITTADINO
Come amico, o come nemico?
CINNA
Come amico.
TERZO CITTADINO
Avanti. Dove abitate?
CINNA
Vicino al Campidoglio.
SECONDO CITTADINO
Il vostro nome, francamente.
CINNA
Francamente il mio nome è Cinna.
PRIMO CITTADINO
Facciamolo a pezzi, è un cospiratore!
CINNA
Sono Cinna il poeta! Cinna il poeta!
TERZO CITTADINO
Facciamolo a pezzi pei suoi brutti versi.
CINNA
Non sono Cinna il cospiratore!
PRIMO CITTADINO
Non importa. Si chíama Cinna. Strappiamogli il nome
dal cuore.
PRIMO CITTADINO
Facciamolo a pezzi!
(Cinna fugge, lo inseguono.)
INTERMEZZO CORALE
O falsa invidia, inimica di pace,
triste del bene altrui che non ti nuoce:
tu porti dentro quell'ardente face,
che t'arde il petto, ed altri mette in croce.
Quadro Settimo
Il campo di battaglia.
Nel fondo, l'orizzonte; a destra, una roccia. Null'altro.
Il movimento di ombre, nubi si otterrà magnificamente con le
proiezioni.
OTTAVIANO
(a Antonio)
Ecco le forze nemiche in vista. Pretendono di affrontarci
qui, rispondendo alla nostra sfida prima che glie
la lanciamo.
ANTONIO
Comprendo il loro pensiero e so perchè lo fanno. Essi
vorrebbero essere altrove, ma scendono verso di noi
aizzati dalla paura, e sperando che la spavalderia ci
faccía credere in un coraggio che non hanno.
IL MESSAGGERO
Preparatevi. Il nemico avanza alta tenendo l'insegna
di guerra.
ANTONIO
Ottaviano, andate coi vostri a sinistra.
OTTAVIANO
No, io a destra e voi a sinistra.
ANTONIO
Perchè contraddirmi?
OTTAVIANO
Non vi contraddico, ma voglio cosi.
(Appaiono Bruto e Cassio.)
BRUTO
(a Cassio)
Si fermano per parlamentare?
OTTAVIANO
Marco Antonio, daremo noi il segnale della battaglia?
ANTONIO
No, Cesare, noi risponderemo all'attacco.
(indicando Cassio e Bruto che si avanzano)
Certamente costoro vorrebbero parlarci.
OTTAVIANO
(ai soldati)
Nessuno si muova innanzi al segnale.
BRUTO
Le parole prima di colpire. Non è vero, compatriotta?
OTTAVIANO
Forse. Ma noi non diamo, come voi, la preferenza
alle parole.
BRUTO
Le buone parole valgon più dei cattivi colpi.
ANTONIO
I cattivi colpi voi li accompagnate con belle parole,
testimone la ferita che faceste nel cuore di Cesare gridando: "Salute e lunga vita a Cesare!"
CASSIO
Antonio, la portata dei vostri colpi è ancora sconosciuta, ma le vostre parole rubano il miele alle api
dell'Ibla.
ANTONIO
Ma non il loro dardo.
BRUTO
Anche la voce, chè alle api voi avete preso anche il
ronzio e prudentemente minacciate prima di pungere.
ANTONIO
Miserabili! Non avete voi fatto lo stesso quando i
vostri pugnali si sono spezzati nei fianchi di Cesare?
Voi mostravate i denti come scimmie, strisciavate come
serpi, e vi prostravate come schiavi baciando i piedi a
Cesare, mentre Casca, questa iena dannata, colpiva
Сеsare alle spalle. Adulatori!
CASSIO
Adulatori! Bruto, di' loro grazie! La sua lingua non
offenderebbe cosi se qui comandasse Cassio!
OTTAVIANO
Andiamo. Veniamo ai fatti. Già troppo abbiam sudato,
ed il cimento esige un sudore più vermiglio! Ecco,
sguaíno la spada contro i cospiratori. Quando rientrerà
nella guaina? Non prima che le ventitre ferite di Cesare
siano state vendicate o che un altro Cesare sía caduto
sotto la spada dei traditori.
BRUTO
Non puoi morir per mano di un traditore, almeno che
tu non lo conduca teco.
OTTAVIANO
Cosi spero. Non sono nato per morire dalla spada di
Bruto.
BRUTO
Se tu, o giovane, fossi il più nobile della tua razza, non
potresti morire più onoratamente.
CASSIО
E indegno di un tale onore questo adolescente che si
accompagna a un istrione, a un libertino.
ANTONIO
Sempre il vecchio Cassio.
OTTAVIANO
Andiamo, Antonio, ritiriamoci. O traditori, noi vi lanciamo
in faccia la nostra sfida. Se oggi osate combattere, scendete
al campo, altrimenti quando meglio vi piacerà.
(Ottaviano, Antonio, e il seguito escono.)
CASSIO
Venti, soffiate; marosi, alzatevi, squassate la nave!
La tempesta è scatenata e tutto è in balia del destino.
(Esce con Bruto.)
(Guerrieri che combattono passano e ripassano, mentre dense nubi
avvolgono ogni cosa entro un velo nero.)
(Tuoni e lampi.)
VOCI INTERNE
Alla battaglia! Alla battaglia!
Venite tutti arditamente!
Su, trombe, su in alto squillate!
Sarà nostra la gloria,
nostra la vittoria!
(Appare Cassio, lo segue Pindaro.)
CASSIO
Pindaro, sali più in alto su quella collina. La mia vista
è velata. Guarda e dimmi quello che vedi nella pianura.
(solo)
Il tempo ha compiuto la rivoluzione ed io finirò là dove
ho cominciato. La mia vita ha percorso la sua parabola.
(a Pindaro)
Che vedi?
PINDARO
Oh, mio signore!
CASSIO
Che vedi?
PINDARO
Bruto è circondato dai cavalieri che lo inseguono a briglia
sciolta. Ora gli sono quasi addosso. Ora Bruto . . . Ora
parecchi smontano da cavallo. Oh, anche lui mette il
piede a terra. E' preso. Ascolta. Urlano di gioia.
(acclamazioni)
CASSIO
Scendi. Non guardar più. E stata una viltà vivere tanto
tempo per veder il mio migliore amico fatto prigioniero.
Cesare, tu sei vendicato con lo stesso pugnale che t'ha
ucciso.
(Si uccide.)
(Rientra Pindaro che s'inginocchia accanto al corpo di Cassio. Appare Bruto. Pindaro gli mostra il corpo di Cassio.)
BRUTO
O Giulio Cesare, tu sei ancora possente. Il tuo spirito
erra ancora su questo mondo e volta le nostre spade
contro i nostri petti. Amici, devo a questo morto più
lacrime di quanto mi vedrete versare. Portate via il suo
corpo. Gli daremo degna sepoltura.
Prima di notte dobbiamo tentare la fortuna combattendo la nostra seconda battaglia.
(Esce. Continua la battaglia.)
VOCI
Fuggite! Fuggite!
(Riappare Bruto con Volumnio.)
BRUTO
Lo spettro di Cesare m'è apparso due volte! I nostri
nemici ci spingono verso l'abisso. Amico, tieni l'elsa della
mia spada, ch'io possa gettarmi sulla lama.
VOLUMNIO
Questo non è l'officio di un amico.
(Parte.)
VOCI
Fuggite! Fuggite!
BRUTO
Compatriotti, sono felice di pensare che in tutta la vita
non ho trovato un uomo che mi sia rimasto fedele!
VOCI
Fuggite!
BRUTO
(a Stratone)
Stratone, tu sei il mio degno compagno. Tieni la mia
spada ch'io possa gettarmi sopra.
STRATONE
Dammi prima la tua mano.
BRUTO
Addio, buon Stratone! Cesare, ora puoi riposare tranquillo, che non ti ho ucciso con tanto ardore!
(Stratone tiene la spada. Bruto vi si getta sopra e muore. Entrano
le armate vittoriose. Alla testa Ottaviano e Antonio.)
CORO
(Tutti)
Alme Sol, curru nitido diem qui
Promis et celas aliusque et idem
Nasceris, possis nihil urbe Roma
Visere maius!
Vosque veraces cecinisse, Parcae,
Quod semel dictum est stabilis per aevum
Terminus servet, bona tam peractis
Iungite fata.
Roma si vestrum est opus, Iliaeque
Litus Etruscum tenuere turmae,
Iussa pars mutare Lares et urbem
Sospite cursu.
Di, probos mores docili iuventae,
Di, senectuti placidae quietem,
Romulae genti date remque prolemque
Et decus omne.
Augur et fulgente decorus arcu
Phoebus acceptusque novem Camenis,
Qui salutari levat arte fessos
Corporis artus,
Si Palatinas bidet aequus aras,
Remque Romanam Latiumque felix
Alterum in lustrum meliusque semper
Proroget aevum.
ORAZIО
Carme secolare
Quart. 3, 7, 10, 12, 16, 17.
FINE
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Ultimo aggiornamento 11 febbraio 2026