Don Tartufo Bacchettone

Opera in due atti

Testo del libretto (nota 1)

Una stanza in casa di Buonafede, qualche mobile, sedie e un tavolo coperto da un lungo tappeto. Sono già in scena Dorina, Marianna, Sapino. Pernella entra correndo dalla porta di sinistra, Elmira da quella di destra
ELMIRA
Ha molta fretta signora madre?
PERNELLA
Volete che me ne vada pian piano da una casa
dove ricevo solo sgarbi?
DORINA
Ma se…
PERNELLA
Ma se chiacchieraste manco, Madonna Cutta
scodata!
SAPINO
Ed io…
PERNELLA
E voi signor nipote siete un capretto sventato,
uno zucchino senza sale.
MARIANNA
E Marianna?
PERNELLA
Marianna non monda nespole.
ELMIRA
Io non saprei, signora madre…
PERNELLA
Io non saprei, signora nuora, se vi scotta, perdonatemi,
ve la vo’ dire: i vostri costumi non mi
andrebbero mai a genio. Voi dovreste dare loro
il buon esempio.
SAPINO
Con voi non ha miglior fortuna che il gran spigolistro,
il grandissimo Tartufo…
PERNELLA
Egli è un uomo dabbene.
SAPINO
Dovremo sopportare che un baron rivestito
venga a comandare in casa nostra.
DORINA
Da che entrò in casa questo bacchettone falso,
ogni cosa si fa male, d’ogni cosa borbotta.
PERNELLA
Se borbotta è ben borbottato.
DORINA
Quando egli entrò in casa non aveva tanto
cencio addosso che lo coprisse, e mostrava il
bellìco giusta come il viso.
PERNELLA
Ah linguaccia da spazzare un forno!
DORINA
Da un tempo in qua s’è fatto fastidioso. Lui
sta con la padrona quando tiene visite, vuol
sapere con chi ha parlato, chi le ha scritto, non
vuole che baci il canino e perfino quando se le
posa una mosca sul viso, vuol che gli dica se è
maschio o femmina.
PERNELLA
Maliziosaccia! Io non so né di canino, né di
mosche. So bene di certi cani grossi e mosconi
che ronzan qui d’intorno.
SAPINO
Dorina, racconta di quelle pinzocchere.
DORINA
Erano le signore Guglielma e Andromaca.
PERNELLA
Due buon’anime.
DORINA
Buone perché non più buone e niente.
Era di notte che se ne tornavano sole sole e
s’erano fasciate al solito sino al mento come
due mummie. Nello sboccare ad una cantonata,
il vento scoprì il velettuccio della signora
Guglielma che, come sapete, da trent’anni
è vedova e trent’anni era stata a marito. Ora
cominciò a dire: Signora Andromaca, copriteli il
seno che questa carnaccia non dia tentazione.
PERNELLA
Certo che ‘l diavolo sa quanto può.
DORINA
Ma la più bella fu della signora Andromaca
che andando con gli occhi bassi a quel modo
all’oscuro, diede il viso in un timone da carrozza
e cominciò a gridare: aiuto vicini, aiuto
che sono stata baciata, ma senza consenso, né
ci ho avuta dilettazione.
PERNELLA
La malizia di questo mondaccio. Sto per dire
che quel timone da carrozza sia un insolente
ancor esso.
(Si avvia verso l’uscio di destra. Gli altri la seguono.
Rimane soltanto Dorina.)
(Appare Buonafede da un breve viaggio)
BUONAFEDE
(a Dorina)
Due giorni manco di casa, è accaduto niente?
DORINA
Madama a letto con febbre gagliarda.
BUONAFEDE
E Don Tartufo?
DORINA
Crepa di sanità.
BUONAFEDE
Sia benedetto, poverino!
DORINA
La sera poi madama, per la grande smania, non
potè toccare cibo.
BUONAFEDE
E Don Tartufo?
DORINA
Oltre due pernici egli si finì una pollastra e certi
beccafichi! È vero che divorò ogni cosa con
devozione.
BUONAFEDE
Sia benedetto, poverino.
DORINA
La notte non potè chiudere occhio…
BUONAFEDE
E Don Tartufo?
DORINA
S’addormentò a tavola.
BUONAFEDE
Sia benedetto, poverino.
DORINA
E per tenersi in forza, si bevve a digiuno un
buon fiasco di vino.
BUONAFEDE
Sia benedetto, poverino.
(Dorina esce. Appare Marianna)
MARIANNA
Oh povera me. Quel tartufo mi ruppe lo specchio
dicendo che le fanciulle vi veggon dentro
una brutta figura con le corna…
BUONAFEDE
(a Marianna)
Marianna, figliuola mia, io t’ho conosciuta
sempre docile e per questo t’ho voluto tutto il
mio bene.
MARIANNA
Lo so… Prometto ubbidienza.
BUONAFEDE
Così va detto.
MARIANNA
Così va fatto.
BUONAFEDE
Rispondi: che dici tu del nostro sant’uomo?
MARIANNA
Ne dirò quel che vuole.
BUONAFEDE
Dimmi dunque: Signor padre, che uomo dabbene,
che uomo giudizioso, che uomo disinvolto,
che uomo gentile è quel nostro protettore.
Di grazia, signor padre, datemelo per
marito.
MARIANNA
Ah!
BUONAFEDE
Che c’è Marianna?
MARIANNA
Che ha detto signor padre?
BUONAFEDE
Ho detto.
MARIANNA
Me lo dica un’altra volta.
BUONAFEDE
Un’altra volta?
MARIANNA
Sì, un’altra volta. Chi ho da volere per marito?
BUONAFEDE
Un sant’uomo.
(Dorina esce dal nascondiglio)
MARIANNA
Perdoni, signor padre, non voglio dire una
bugia.
BUONAFEDE
Mi perdoni signora figliuola, io voglio che
questa sia una verità
(Dorina si avvicina cautamente)
BUONAFEDE
Che fate costà?
DORINA
Io stavo a sentire la burla di vostra signoria.
BUONAFEDE
Che burla?
DORINA
Mirate signora Marianna, la sua faccia, non par
che dica davvero?
BUONAFEDE
Dico davvero.
DORINA
Siete burlone, non può tener le risa il signor
padre.
BUONAFEDE
Non rido.
DORINA
Via, via non si può credere.
BUONAFEDE
Torno a dirvi…
DORINA
Non si affatichi, la bugia le corre su pel naso.
BUONAFEDE
Mi fareste…
DORINA
Crediamola, via crediamola.
BUONAFEDE
Che sì, che ti do…
(la minaccia)
DORINA
Lo chiami in aiuto.
BUONAFEDE
Egli è povero, per questo voglio sollevarlo: ha
impegnato un feudo per far limosine.
DORINA
Se ha dato via i feudi, gli son rimasti i sudditi
nel ferraiolo.
BUONAFEDE
Figliola, tu sei saggia, non badare alle ciarle di
questa scimunita.
(enfatico)
Voi starete insieme come due tortorelle.
DORINA
La tortorella e il nibbio.
BUONAFEDE
(mostrandole il pugno)
Alla prima parola questo è tuo.
DORINA
Non dico più niente.
BUONAFEDE
Una parolina sola sola.
DORINA
Non dubitate.
BUONAFEDE
Marianna, ubbidisci.
DORINA
Non lo pigliate!
(fugge via)
BUONAFEDE
Una insolente sei tu.
(la segue)
DORINA
(tornando da un’altra porta. – A Marianna)
Ma che avete la bocca cucita?
MARIANNA
Come rispondere a mio padre?
DORINA
Difendetevi.
MARIANNA
Come?
DORINA
Valerio!
(Appare Valerio)
VALERIO
M’è giunta una nuova improvvisa…
MARIANNA
E che si dice?
VALERIO
Voi, sposa di un Sant’uomo.
MARIANNA
Mio padre…
VALERIO
Vostro padre…
MARIANNA
Me l’ha proposto.
VALERIO
Che pensate di fare?
MARIANNA
Non saprei…
VALERIO
Non sapreste?
MARIANNA
No.
VALERIO
No?
MARIANNA
Cosa mi consigliate?
VALERIO
Sposatelo.
MARIANNA
Veramente?
VALERIO
Certo.
MARIANNA
Da vero?
VALERIO
Senza dubbio.
MARIANNA
Bene. Abbraccio il vostro consiglio.
VALERIO
L’abbracciate con poca difficoltà.
MARIANNA
Con meno difficoltà voi mel deste.
VALERIO
Per piacervi.
MARIANNA
Per piacervi voglio seguirlo.
VALERIO
Così dunque mi amate?
MARIANNA
Che fede posso più avere in voi?
VALERIO
Questo è un beffarmi. Vado per rendervi contenta.
(Fa per partire, ma ritorna sui suoi passi)
MARIANNA
Sollecitatevi.
VALERIO
Mi avete sollecitato?…
MARIANNA
Sì.
VALERIO
Vo’ servirvi senz’altro.
MARIANNA
Quanto state?
VALERIO
Poi non ci sarà più tempo.
MARIANNA
M’annoiate.
VALERIO
Addio
(Se ne va, ma poi si ferma)
MARIANNA
Buon viaggio.
VALERIO
Mi chiamate?
MARIANNA
Vi sbagliate.
VALERIO
Addio.
MARIANNA
Addio.
DORINA
Siete matti.
(piglia Valerio che finge di resistere)
VALERIO
Che vuoi Dorina?
(Dorina cerca di trattenere Valerio)
DORINA
Fate la pace.
MARIANNA
Ma perché darmi un consiglio di questa sorte?
VALERIO
Perché chiedermelo?
DORINA
Basta. Cerchiamo solo a impedire il matrimonio
col bacchettone. E voi
(a Valerio)
fate vive le vostre ragioni.
VALERIO
Di vostro padre mi prendo poca soggezione,
purché vogliate essere mia.
(I due innamorati si tengono per mano. Dorina li divide. Valerio parte. Marianna si ritira. Appare Don Tartufo. Parla al servo che non si vede.)
DON TARTUFO
Lorenzo, pulisci quel mio cilicio insanguinato
e metti due altre punte alla disciplina. Vado a
portar certe limosine ai poveri.
DORINA
Ah, l’ipocrita;
(a Don Tartufo)
Preghi il cielo per me, che mi faccia buona.
DON TARTUFO
Ah, figliuola.
DORINA
Perché vi voltate in là?
DON TARTUFO
Maleolente è la tua inverecondia. Fa’ che ti
copra cotesta ignuda prospettiva di lascivia.
(Vuol coprire col suo fazzoletto il seno di Dorina)
DORINA
No, no, sa di quegl’intingoli che portate alle
vergognose. Perché mi volete coprire?
DON TARTUFO
La tentazione.
DORINA
Siete più tenero di me. Se io vi vedessi nudo
da capo a piedi mi fareste gola meno di un bel
cosciotto di prosciutto.
DON TARTUFO
Siate più modesta.
DORINA
La mia padrona vorrebbe parlarvi.
DON TARTUFO
Volentieri.
DORINA
Come s’è rallegrato! E le povere vergognose?
DON TARTUFO
Tutto è carità, figliuola mia. Verrà presto
madama?
DORINA
Si copriva il seno e veniva. Eccola.
DON TARTUFO
Andate, siete fanciulla.
(Dorina esce. Appare Elmira)
DON TARTUFO
Prego il cielo che vi dia la salute del corpo, dell’anima
e benedica i vostri giorni…
(seggono)
ELMIRA
Piacendo al cielo quella febbre fu effimera.
DON TARTUFO
Le mie orazioni non hanno quel merito che
vorrei.
ELMIRA
Desidero che mi parliate con libertà e che non
mi celiate alcun segreto del vostro cuore.
DON TARTUFO
Sì, siate buona.
(la piglia per le dita)
ELMIRA
Voi stringete troppo.
DON TARTUFO
Non volevo farvi male, ma più tosto…
(le mette la mano sul ginocchio. Entra Sapino, vede e si ritira)
ELMIRA
Le mani a voi.
DON TARTUFO
E questo abito…
ELMIRA
Non fate.
(si ritira con la sedia)
DON TARTUFO
Questi diamanti vi stanno a meraviglia
(le mette la mano al seno)
Puntiamoli bene.
ELMIRA
Fermatevi… Dimenticate? Dimenticate
Marianna?
DON TARTUFO
Non è Marianna l’oggetto delle mie brame. Io
trovo altrove attrattive più amabili che hanno
incantato il mio genio.
ELMIRA
Il vostro genio non è per cose terrene.
DON TARTUFO
Non ho un core di pietra.
ELMIRA
Lo credo tenero per le cose celesti.
DON TARTUFO
Nei vostri occhi vedo brillare scintille di lassù
che mi abbagliano.
ELMIRA
Dove, dove andate?
DON TARTUFO
Mirando voi io inalzo i miei pensieri e si sveglia
ardentissima fiamma.
ELMIRA
Io dubito…
DON TARTUFO
Ne dubitai anch’io, ma finalmente è piaciuto
al cielo di farmi conoscere che voi siete la
mia speranza. Dalla vostra dolcissima bocca
aspetto la sentenza della mia vita o della mia
morte.
(Sapino che, nascosto aveva udito tutto, appare minaccioso)
SAPINO
Tutto s’ha da sapere.
ELMIRA
No, sarà più cauto per l’avvenire.
SAPINO
S’ha da sapere.
ELMIRA
Sarà più cauto per l’avvenire…
SAPINO
S’ha da sapere.
ELMIRA
Egli m’ha promesso.
(parte)
SAPINO
Sprecate il vostro fiato. Mi mortificherei se
tacessi.
(Appare Buonafede)
SAPINO
Il vostro devotissimo Bacchettone vorrebbe
ricambiare con buona moneta il bene che gli
avete fatto. Egli sta macchinando tradimenti al
vostro onore. Ho sentito, tutto ho sentito.
BUONAFEDE
L’ho da credere veramente?
DON TARTUFO
Certo, fratel mio. Io sono l’uomo cattivo,
indegno, il più scellerato che sia mai esistito.
Credete a vostro figlio, sono un traditore, un
empio, una sentina di tutte le lordure. Cacciatemi
da casa vostra, farete sempre, fratel mio
diletto, assai meno di quel che merito.
BUONAFEDE
Ah, figliuol sciagurato, taci bocca d’inferno.
DON TARTUFO
A lui dovete credere, non a me. Ditemi assassino
indegno di vivere. Vi bacerò le mani
per ringraziarvi m’inchinerò sino a terra, per
baciarvi i piedi.
BUONAFEDE
Non sarà mai vero ch’io vi lasci inginocchiare.
DON TARTUFO
Fratel mio, non lasciatevi trasportare dalla collera.
Cento colpi di bastone a me, ma non torcere
un capello a quel giovane da bene.
BUONAFEDE
Su, su. In questa casa lo perseguitate, come
tanti diavoli scatenati.
(a Sapino)
Inginòcchiati, chiedigli perdono.
SAPINO
Inginocchiarmi a questo scellerato?
BUONAFEDE
(urlando)
Dorina, un bastone. Vattene, ti diseredo e ti do
la mia maledizione.
DON TARTUFO
Mi sento serrare il core, sudo freddo.
BUONAFEDE
Un po’ di balsamo. Presto a letto.
DON TARTUFO
Permettetemi di uscir di casa vostra.
BUONAFEDE
Lasciateli dire.
DON TARTUFO
Ah, fratel mio, pure fuori di casa vi sarò buon amico.
(chiamando)
Lorenzo, metti insieme le mie robe.
BUONAFEDE
(urlando)
Dorina, Filippa, Giacoma, serrate le porte a
catenaccio. Misericordia di noi.
DON TARTUFO
Mi mortificherò, rimanendo in casa vostra.
BUONAFEDE
Che Dio vel rimeriti.
DON TARTUFO
Non parlerò a Donna Elmira.
BUONAFEDE
Oibò, oibò, voi dovete star sempre con lei e per
di più vi dichiaro erede di tutto il mio. Avrete
così la mia roba, la mia figliuola, tutto quello
che ho in questo mondo.
DON TARTUFO
Sia fatta la volontà del cielo.
BUONAFEDE
Che anima generosa: erede e genero, genero ed erede
(Lo abbraccia. Escono. Appare Pernella, s’incontra con Sapino.)
PERNELLA
Che miracolo, signor nipote.
SAPINO
Volevo vedervi, forse per l’ultima volta.
PERNELLA
Per l’ultima volta?
SAPINO
(allegramente)
Essendo indietro negli studi, penso passare
qualche tempo a Parigi.
PERNELLA
Che occorre viaggiare? Don tartufo te ne insegnerebbe
delle cose.
SAPINO
Cose dello spirito, non le altre.
PERNELLA
Se non le ha studiate, non sono da studiare.
SAPINO
Ma fu d’accordo che me ne andassi.
PERNELLA
Allora vattene figliuol mio.
SAPINO
Attendo la vostra benedizione.
PERNELLA
Mi faresti piangere.
(lo bacia)
SAPINO
Datemi un piccolo ricordo.
PERNELLA
Mostra, quanti denari hai?
SAPINO
Pochi me ne ha dati mio padre.
PERNELLA
Mostra dunque.
SAPINO
Li serberò per qualche bisogno.
PERNELLA
Non voglio che tu li spenda.
(glieli prende)
SAPINO
Ma, a Parigi…
PERNELLA
Aspetta.
(esce per rientrare con un fagotto)
È la camicia che egli portò tre anni e se la cavò
entrando in casa nostra.
SAPINO
Ah vecchia barbogia, falsa pinzochera,
PERNELLA
Hai il demonio addosso.
SAPINO
Avete voi il demonio: avarizia, ipocrisia.
PERNELLA
Aiuto. Sapino è spiritato.
SAPINO
Rendetemi quelle monete.
PERNELLA
Questo poi no.
(scappa via)
SAPINO
Perduto i quattrini, perduto tutto,
(Sapino esce)

(S’incontrano Cleante e Don Tartufo)
CLEANTE
(a Don Tartufo)
Se ne parla per le piazze, per le botteghe.
Vorrei dirvi due parole.
DON TARTUFO
Dica pure.
CLEANTE
Non voglio credere a Sapino, ma come sopportate
che sia cacciato di casa? Da buon cristiano
rimettete la pace in casa.
DON TARTUFO
Io ho già perdonato e se ho accettato la donazione
è per salvare le sue sostanze. Andranno
tutte a sollievo del prossimo.
CLEANTE
Il prossimo più legittimo di Buonafede è la sua famiglia.
DON TARTUFO
Zitto, zitto, ha sentito le ore?
(Suonano le ore)
CLEANTE
Ebbene?
DON TARTUFO
Questo è il segno che mi chiama a fare una
lezione spirituale.
(parte. Appaiono Elmira, Marianna, Dorina)
ELMIRA
(a Cleante)
Interponetevi di grazia, acciocché non segua
questo matrimonio.
(Marianna è il lacrime)
Bisogna impedirlo.
(Appare Buonafede. Elmira continua a parlare sottovoce a Cleante)
BUONAFEDE
(a Marianna)
Vedi questa carta è roba per te.
MARIANNA
Lasciatemi arbitra di me stessa.
BUONAFEDE
Per pigliare Valerio!
MARIANNA
No, solo per abbracciare la religione.
BUONAFEDE
Oh la mia monachina!
MARIANNA
È per vocazione…
ELMIRA
(a Buonafede)
Avete perduto il senno affatto? Un’ora fa quel
sant’uomo macchinava contro di voi…
BUONAFEDE
(a Elmira)
Mutate discorso, non assecondate le calunnie
del vostro amato figliastro.
ELMIRA
Sapino disse il vero.
BUONAFEDE
Non avreste perdonato se fosse vero.
ELMIRA
La vostra semplicità mi tormenta.
BUONAFEDE
Mi tormenta il vostro insistere. Andate a consolare
quel sant’uomo.
ELMIRA
Mai.
BUONAFEDE
Non offendete un innocente.
ELMIRA
Volete vedere la verità?
BUONAFEDE
Vedere?
ELMIRA
Sì.
BUONAFEDE
Non può essere vero.
ELMIRA
È vero.
BUONAFEDE
Impossibile.
ELMIRA
È vero.
BUONAFEDE
Basta.
ELMIRA
Ebbene, fate quello che dico. Dovete obbedirmi.
(a Dorina che sarà sempre stata a sentire quasi nascosta in disparte, chiamando)
Dorina, chiama Don Tartufo, che venga qui, subito.

(Elmira costringe Buonafede a nascondersi sotto il tavolo dal quale un abbondante tappeto scende fino a terra. Appare Don Tartufo. Si ferma sospettoso sulla porta)
ELMIRA
(a Don Tartufo)
Chiudete quella porta e guardate dappertutto.
Evitiamo nuove sorprese.
(Don Tartufo eseguisce)
ELMIRA
Qui, sola con voi voglio aprirvi il mio cuore,
forse troppo pronto a subire i vostri ardori.
DON TARTUFO
Pocanzi non mi parlavate così.
ELMIRA
Male conoscete il cuore femminile: il pudore
combatte quando l’amore ci domina e non riusciamo
a confessarlo.
DON TARTUFO
(avvicinandosi a Elmira)
È dolce sentirvi parlare così. Il miele delle
vostre parole diffonde nell’anima mia la bontà
che sentite per me.
ELMIRA
(lo respinge)
Voi andate troppo veloce, non indovinate gli
impulsi di un core innamorato.
DON TARTUFO
A nulla crederò finché non abbiate estinta la mia fiamma.
ELMIRA
Come accondiscendere senza offendere il cielo?
DON TARTUFO
Se è per il cielo, abbattete un ostacolo che non esiste.
ELMIRA
Voi non paventate le punizioni del cielo?
DON TARTUFO
Timori ridicoli! Prendo il male su di me.
ELMIRA
Aprite la porta e guardate.
DON TARTUFO
L’ho abituato a tutto vedere senza nulla temere.
ELMIRA
Vi prego andate e guardate se c’è qualcuno.
(Don Tartufo esce. Buonafede esce da sotto il tavolo)
BUONAFEDE
Ah! l’infame.
(Don Tartufo rientra, non s’accorge di Buonafede e fa per abbracciare Elmira)
Placate i vostri ardori e uscite immediatamente
da questa casa.
DON TARTUFO
Voi dovete uscire. la casa mi appartiene e lo
farò vedere rivelando di quali vili espedienti
avete abusato. Punirò gli impostori. Vendicherò
il cielo che avete offeso e chi vorrebbe farmi
uscire di qui si pentirà.
BUIO
(La stessa camera, ma in disordine. Pernella, Elmira, Buonafede, Sapino, Marianna, Cleante seduti e taciturni si lamentano. Appare Dorina col fagotto delle robe.)
DORINA
Cecco velluto
che suni l’imbuto,
suonalo bene!
Gesù bambino viene,
viene da Roma,
e porta la corona
d’oro e d’argento;
che vale cinquecento,
cinquecento e cinquanta,
ed il mio gallo canta,
risponde la gallina.
Passan tre fanti
con tre cavalli bianchi.
Bianca la sella,
bianca la donzella,
bianco il palazzo.
Gesù fate venire un po’ di sole.
(Entra il sergente Benigno, interrompendo Dorina)
BENIGNO
Sanità e allegrezza a tutta la compagnia.
BUONAFEDE
Buone nuove dunque.
BENIGNO
Fui servitore di casa vostra, non dimentico i favori ricevuti.
BUONAFEDE
Il vostro nome?
BENIGNO
Benigno.
BUONAFEDE
Benigno? È il nome d’amico del bacchettone,
BENIGNO
Difatti, come sapete, la casa gli appartiene
assieme a tutti i beni.
SAPINO
Ah, l’impostore!
BENIGNO
(a Sapino)
Non ho a fare con voi. Eseguisco gli ordini ricevuti.
SAPINO
La vostra nera palandrana attira colpi di bastone.
BENIGNO
Che costui esca di qui, altrimenti…
DORINA
Questo signor Benigno, è ben maligno.
BENIGNO
A Con dieci guardie, stanotte sorveglierò la tranquillità
del vostro sonno e domattina sgombrerete
la casa, in virtù della donazione.
(Appare Don Tartufo)
DON TARTUFO
E le chiavi subito a me.
PERNELLA
Non posso crederlo capace di azione tanto nera.
BUONAFEDE
Come?
PERNELLA
Le virtù si combattono, gli invidiosi muoiono,
ma non l’invidia.
(Appare Valerio, col Commissario e due guardie)
VALERIO
(al Commissario)
Ecco colui che cercate
COMMISSARIO
(avrà in mano un foglio)
Alle molte accuse di azioni infami va aggiunta
l’estorsione dei beni di Buonafede.

(Don Tartufo esce fra le guardie e il Commissario. Valerio e Marianna si abbracciano, gli altri, quasi pietrificati, rimangono immobili.)



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Ultimo aggiornamento 9 aprile 2020