Salmo II: Donde cotanto fremito, B602

Salmo a quattro voci

Musica: Benedetto Marcello (1686 - 1739)
Testo: Salmo 2 (Quare fremuerunt gentes) parafrasato da Girolamo Ascanio Giustiniani
  1. Donde cotanto fremito ed a qual fine s’ergono (mi maggiore)
  2. Rompiamo, dicono, rompiamo i vincoli
  3. Or a voi mi rivolgo
  4. Quando (e in breve sarà) sia
Organico: soprano, contralto, tenore, basso, basso continuo
Composizione: 1724
Edizione: in Estro poetico-armonico, Domenico Lovisa, Venezia, 1724
Guida all'ascolto (nota 1)

L'arte musicale veneziana è rappresentata nel programma di oggi, oltre che dal grande Monteverdi, da due nomi: Marcello e Lotti. Questi due artisti furono contemporanei, e appartengono allo stesso periodo avanzato delia scuola veneziana. Due furono i momenti di fiore dell'arte musicale a Venezia: uno nel cinquecento con la scuola polifonica vocale di Willaert e dei Gabrieli; l'altro nel seicento nel melodramma con Claudio Monteverdi. Marcello e Lotti furono tra gli ultimi rapppresentanti in ordine di tempo di quel movimento musicale che appunto a Monteverdi fa capo, senza d'altra parte distaccarsi dalla tradizione della scuola cinquecentesca; movimento cui appartennero (nel periodo che si interpone tra il Monteverdi, e Marcello e Lotti) Cavalli, Cesti, Legrenzi.

Marcello, nobile veneziano, fu, oltre che musicista, poeta e scrittore di valore. La sua fama è legata specialmente ai suoi cinquanta Salmi, scritti su una parafrasi poetica italiana del testo biblico di Girolamo Ascanio Giustiniani: opera monumentale e non mancante di dignità e grandiosità di espressione. Altre opere vocali e strumentali minori egli ha lasciato. Ma fama non minore, di quella procuratagli dai Salmi, gli è derivata dal celebre libriccino satirico Il Teatro alla Moda, operetta rappresentativa delle condizioni di decadenza in cui era ridotto il melodramma nei primi decenni del settecento.

Il Salmo che oggi si eseguisce è a due voci (Contralto e Basso); secondo le indicazioni dell'autore la parte è eseguita ora dai solisti ora dall'intera massa.


Testo

CORO
Donde cotanto fremito,
ed a qual fine s'ergono
macchine tante in aria
da nazioni e popoli?

I Re del mondo e i Principi
sollevansi é congiurano
tutti contro l'Altissimo
e quello che unger piacquegli
alto e supremo Re.

Rompiamo, dicono,
rompiamo i vincoli
con cui ci legano;
e l'insoffribile
con cui ci premono
giogo scotiamo!
BASSO SOLO
Lo si vedranno ben come da' Cieli
ov'ei soggiorna e regna
si riderà il Signor e quale acerbo
scherno farà dei vani lor disegni.
TUTTI
Ei collo spaventoso orrendo suono
gli sgriderà dell'ira sua tremenda;
ei col balen del suo divin furore,
fra meraviglia e fra terror avvolti
li renderà qual utin'immobil pietra!
BASSO SOLO
Allora quel ch'egli unse dirà:
CONTRALTO SOLO
Son'io, son'io il sovrano
io sono il Rege eletto sopra Sion,
monte ch'è sacro a lui,
a pubblicar la sua divina legge.
Il Signor a me solo
Sin dall'eternità sciolse tai detti:
BASSO SOLO
Tu sei mio figlio; io dal mio sen paterno
oggi t'ho generato.
Chiedimi pur ciò che a te si debbe:
saran tue eredità le genti tutte,
E non i monti o i mari,
ma le rimoie estreme
contrade della terra
faran confine al tuo sovrano Impero.
Tu con scettro di ferro
reggerai questo popolo ribelle;
tu il frangerai e ridurrailo in polve
qual vaso vil di frale ignobil creta.
TUTTI
Or a voi mi rivolgo, o Regi o Giudici
che quaggiù in terra giudicate i popoli:
quanto al suo Cristo udiste dir l'Altissimo
d'insegnamento e di profitto siavi.
CONTRALTO SOLO
Adorate il Signor solo e servitelo,
i vostri cori per letizia balzino;
ma sia sempre il timor misto col giubilo.
BASSO SOLO
Alle leggi santissime
del divino Figliol ornai stringetevi
perché d'ira e furor Dio non accendasi
ed in eterno per castigo chiudavi
la via di veritade e di giustizia.
TUTTI
Quando (e in breve sarà) fia che di sdegno
arda ed avvampi, quei sarà beato
che avrà nell'unto del Signor sperato.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Augusteo, 25 marzo 1917


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Ultimo aggiornamento 5 luglio 2026