Marenzio può considerarsi la personalità artistica più significativa nell'ambito della polifonia profana italiana dell'ultimo ventennio del Cinquecento. Il suo nome resta legato alla tradizione madrigalistica del nostro paese in cui prevale l'invenzione melodica e una solida costruzione armonica, che imprime una coerenza logica anche alle alterazioni cromatiche più ardite. Egli visse a Trento, a Modena, a Varsavia, presso la corte polacca di re Sigismondo III, che lo ebbe in grandissima stima, e a Roma dove svolse la maggior parte della sua attività, al servizio successivamente dei cardinali Madruzzo e Luigi d'Este, del principe Orsini e del cardinale Cinzio Aldobrandino Una decina d'anni prima di morire, con Malvezzi, Bardi, Peri ed Emilio de' Cavalieri, era stato invitato alla corte dei Medici ed aveva collaborato alle feste musicali predisposte a Firenze per le nozze del granduca Ferdinando con Cristina di Lorena. Fu in quella occasione che Marenzio scrisse la musica di due testi di Ottavio Rinuccini, La gara, fra Muse e Pieridi e Il combattimento pitico di Apollo, che anticipano, fra l'altro, lo stile del recitar cantando fiorentino.
Nella vasta produzione di Marenzio spiccano, oltre alle numerose raccolte madrigalistiche (nove libri di madrigali a 5 voci, sei libri a 6 voci, due libri a 4 e a 4-6 voci e un libro di madrigali spirituali a 5 voci), le fresche e popolareggianti Villanelle et Arie alla napolitana a 3 voci e una importante raccolta di mottetti, di cui molti pubblicati postumi e collegati all'insegnamento della polifoni palestriniana.
Anche il mottetto Laudate Dominum è un pezzo apparso postumo nel 1604 ed è costruito nella forma del doppio coro, secondo un solido impianto contrappuntistico, ricco di sincera espressione religiosa. A differenza dèi madrigali, in cui il cromatismo è abbondantemente impiegato, in questo mottetto a 8 voci Marenzio usa un scrittura diatonica, impostata su imitazioni in ottava, tese ad esaltare il gioco di alternanza tra i due gruppi corali. Sulla parole "Laudate eum in tympano et choro, Laudate eum in chordis et organo" il discorso musicale acquista maggiore animazione, quasi a sottolineare la partecipazione di tutti i fedeli alla gloria di Dio, marcata nel "tutti" finale, laddove si dice "Omnis spiritus laudet Dominum".
Ennio Melchiorre