Se quel dolor che va innanzi a morire

Madrigale a sei voci

Musica: Luca Marenzio (1553 - 1599)
Testo: Luigi Tansillo

Prima parte: Se quel dolor che va innanzi a morire
Seconda parte: Quando si more il corpo sol s'uccide
Terza parte: Dunque da voi convien ch'io m'allontane
Quarta parte: Dammi, pietosa morte, a tempo aita
Quinta parte: O fortuna volubile e leggiera
Sesta parte: Ma questo, oimé, temo che'n van s'attenda
Settima parte: Altr'aurora bisogna, altro Orinte
Ottava parte: Un temp'io mi credea c'havendo il raggio
Nona parte: Occhi de' miei desiri e d'amor nidi
Decima parte: Una pur chiederò che mi si debbe

Organico: soprano, 2 contralti, 2 tenori, basso (senza accompagnamento)
Composizione: data sconosciuta
Forma poetica; Capitolo in terza rima
Edizione: Alessandro Gardano, Venezia, 1595 in Il sesto libro de madrigali a sei voci
Dedica: Margherita Gonzaga d'Este
Testo

Prima parte
Se quel dolor che va inanzi al morire,
È tal ch'agguagli il mio ciascun mortale,
Si doglia d'esser nato e se n'adire.

Ma non cred' io che morte e quant' assale,
E quando de la vita il filo incide,
Porga dolor ch'al mio sen vada eguale.

Seconda parte
Quando si more il corpo sol s'uccide,
ma quando uom ch'ama dal suo ben diparte,
l'anima ch'era integra si divide.

Anzi la più perfetta e maggior parte,
negli occhi altrui riposta si rimane,
ch'Amor di propria man la tronca, e parte.

Terza parte
Dunque da voi convien ch'io m'allontane,
o dell'anima mia parte più cara,
per commetter la vita a l'onde insane?

O di, che mal per me Febo rischiara,
e qual sarà giungendo la partita,
s'aspettandola solo ella è sì amara?

Quarta parte
Dammi, pietosa morte, a tempo aita,
se mi sia del mio ben la via precisa,
prima che parta il piè parta la vita.

Meglio è lasciando qui la carne uccisa,
rimanersi con voi questa alma intera,
che lontana da voi girsen divisa.

Quinta parte
O Fortuna volubil e leggiera:
appena vidi il sol che ne fui privo,
al cominciar del dì giunse la sera.

Lunge da voi, se da voi lunge io vivo,
le lagrime, il pensiero e la speranza,
saranno il cibo mio d'ogn' altro schivo.

E se da lungo pianto ora m'avanza
il sonno, in braccio per pietà mi prenda,
la bella cara angelica sembianza.

Sesta parte
Ma questo, ohimè! temo che'n van s'attenda,
come il sonno amator delle fredde ombre
portar può cosa che tant' arda e splenda?

Né sia ch'uman pensier dipinga ed ombre
celeste lume ond'è'l bel viso adorno,
sì che dal tristo cor le nebbie sgombre,

Né perché io vada là, 've nasce il giorno,
avrà mai raggio il sol così lucente
che mi levi le tenebre d'intorno.

Settima parte
Altra aurora bisogna, altro oriente,
agli occhi miei per cui senza voi sono,
il Ciel oscuro e le sue luci spente.

Misero, che pensando a quel ch'io sono,
ed a quel ch'io sarò, preso il viaggio,
quasi m'offende del bel guardo il dono.

Ottava parte
Un tempo, io mi credea ch'avendo il raggio
de begli occhi presente e Cielo e Terra
non avesse bastato a farmi oltraggio.

Or ciò che vedo, lasso, mi fa guerra,
ma'l bel guardo divin per cui m'alzai
fin sopra il Ciel è quel che più m'atterra.

Mirando de bei lumi i dolci rai
voce par ch'oda ch'ivi dentro gridi,
questi son gli occhi ove tu lunge andrai.

Nona parte
Occhi de' miei desiri e d'amor nidi,
vorrei chiedervi in don qualche mercede
pria che l'aura mi tolga i cari lidi.

Ma'l vostro duro orgoglio, che non crede
l'ardor che tanto in picciol tempo crebbe,
ch'osi sperar mercè non mi dà fede.

Decima parte
Una pur chiederò che mi si debbe,
ed ella è tal che benché d'odio accesi
l'un nemico talor da l'altro l'ebbe.

Occhi s'io moro e sia che vel palesi,
perché voi vivi abbiate lode, ed io
già spento, qual ch'onor; siate cortesi

d'una lagrima vostra al cener mio.


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Ultimo aggiornamento 2 agosto 2023