Nella biografia di Bohuslav Martinu devono mettersi in evidenza due distinti periodi. Quello della sua attivitä in patria, prima come allievo di Suk al Conservatorio di Praga poi come insegnante e violinista nell'Orchestra Filarmonica Ce-coslovacca, e quello del suo trasferimento a Parigi — vi soggiornö dal 1923 al 1940 — che gli consenti di vivere in prima persona alcuni degli avvenimenti centrali della musica europea del primo dopoguerra e di conoscere Strawinski, Honegger e soprattutto i membri del cosidetto «Gruppo dei sei» che ebbero non poca influenza sulla sua attivitä musicale. Da questa doppia esperienza le caratteristiche essenziali dello stile di Martinu ehe sono quelle derivanti dall'inserimento su un ceppo culturale sostanzialmente boemo delle esperienze piü moderne, dal neoclassicismo al jazz; e questo anche dal punto di vista armonico essendo spesso esperienze atonali e politonali incrociate con spunti tratti dal folklore boemo.
«Sue doti speeifiche — scrive Massimo Mila — la vivacitä irregolare e incostante del ritmo, sottoposto spesso a gustose alterazioni metriche e la spiccatissima voeazione per la scrittura violinistica e di strumenti ad arco in genere. La sua musica si muove nell'ambito della tendenza neoclassica e si serve con disinvoltura di un linguaggio moderatamente moderno, elegante e un poco superficiale».
In questo panorama sempre in bilico tra spunti nazionali e disinvoltura neoclassica si muovono questi Arabeschi scritti nel 1931 sulla base di una analoga serie di brani per Violoncello scritti nell'anno precedente e basati sui ritmi di canti popolari boemi.
Gianfilippo De' Rossi