Nel giugno del 1940, ricercato dai nazisti, Bohuslav Martinů fu costretto ad abbandonare Parigi, città dove risiedeva dal 1923. Dopo varie vicissitudini, riuscì alla fine a imbarcarsi con la moglie su un transatlantico alla volta di New York, dove i coniugi giunsero nel marzo del 1941. Poco dopo, Martinů scrisse il Concerto da camera, i cui tempi di lavorazione furono rapidissimi come per molte altre sue opere. Pur non rinunciando a una scrittura frastagliata e all'armonia dissonante, il Concerto possiede comunque un'immediatezza [ comunicativa, assicurata dalla sapiente architettura ritmica e da un accorto dosaggio delle dinamiche.
Una scrittura orchestrale sincopata caratterizza l'esordio del brano: Moderato, poco Allegro. Il violino solista, protagonista di questo movimento con il suo incedere spigoloso, è impegnato in brevi motivi, figurazioni, arpeggi e libere riesposizioni del tema iniziale. Al pianoforte è affidato un ruolo concertante che talora si intreccia con il violino in un serrato dialogo, più frequentemente lo incalza con rapide sequenze di scale. Le percussioni sottolineano i vigorosi "tutti" orchestrali o si mettono in evidenza in stentoree risposte solistiche agli archi.
Il tema principale dell'Adagio è introdotto dall'orchestra. Il pianoforte, ripreso dagli archi, indugia su motivi di poche note mentre il violino ripropone il tema iniziale con accenti lirici prima di essere sopraffatto da un violento e densissimo "crescendo" orchestrale. L'idilliaca armonia iniziale sembra impossibile da ristabilire, anche se il violino rimane in primo piano con fraseggi più morbidi, modellati su stilemi della musica popolare slava.
L'intelaiatura ritmico-armonica del terzo movimento, stilizzazione di danze folcloriche, viene arricchita da due elementi: il primo è l'ispessimento della trama sonora attraverso un fitto lavorìo contrappuntistico basato su brevi motivi che si intersecano e si sovrappongono rapidamente, il secondo è l'assolo del violino che acquista sempre più spazio, prima con una sinuosa linea melodica, poi attraverso un incalzante virtuosismo. Dopo una ripresa del tema iniziale, la cadenza finale del violino si dilata su un tempo più lento e lascia poi spazio alla brillante conclusione.
Luca Conti