Concerto per due pianoforti e orchestra, H. 292


Musica: Bohuslav Martinů (1890 - 1959)
  1. Allegro non troppo
  2. Adagio
  3. Allegro
Organico: 2 pianoforti solisti, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, percussioni, archi
Composizione: New York, 3 gennaio - 23 febbraio 1943
Prima esecuzione: Filadelfia, Symphony Hall, 5 novembre 1943
Edizione: Associated Music Publishers, New York, 1948
Dedica: Genia Nemenoff e Pierre Luboshutz
Guida all'ascolto (nota 1)

L'anno prima, nel 1942, Serge Kusevitzkij, che aveva già avuto modo di dirigere la prima esecuzione di molte partiture di Martinů, guidando tra l'altro, con la Boston Symphony, la "prima" de La bagarre nel 1927, aveva invitato il compositore ad insegnare ai prestigiosi corsi estivi di Tanglewood, in Massachussetts, e fu lì, presso la Berkshire Summer School, che il Maestro compose la sua Prima Sinfonia (altre cinque seguiranno, nel volgere degli ulteriori undici anni di permanenza americana). Conobbe anche, in quell'occasione, i pianisti Pierre Luboschutz e Genia Nemenoff, che gli chiesero di scrivere qualcosa per il loro duo. Martinů amava il pianoforte, che ricorre regolarmente nelle sue partiture ed è spesso un fondamentale ingrediente timbrico nella tavolozza delle sue orchestre, e si lasciò dunque allettare dalla proposta, che trasformò però nel Concerto per due pianoforti e orchestra.

Raramente Martinů aveva utilizzato lo strumento nella sua veste solistica, concertante, e fu per lui dunque straordinariamente interessante farlo in quest'occasione; anche perché, come aveva egli stesso dichiarato, si sentiva "un tipo da concerto grosso", cioè un autore che prediligeva l'alternanza tra blocchi, tra solista e orchestra, rispetto all'elaborazione tematica che è stato il cardine della musica sette-ottocentesca. L'organico qui glielo permetteva, e, nei tre movimenti della partitura, Martinů utilizza i pianoforti come strumenti assolutamente solistici, autonomi, in dialogo con l'orchestra piuttosto che suoi complici.

I movimenti estremi, che abbondano in dissonanze percussive e sono ritmicamente trascinanti, ricordano la scrittura virtuosistica della Toccata barocca o, se si vuole, la sua versione moderna così come reinventata da Poulenc nel suo lavoro per lo stesso organico, composto una decina di anni prima. Ricorda invece una Fantasia barocca il movimento centrale, l'Adagio nel quale la meravigliosa capacità di sedurre l'ascoltatore che era propria di Martinů si esplicita in modo avvolgente.

Scritto pochi mesi prima del Memorìal to Lidice, tra il gennaio e il febbraio 1943, il Concerto per due pianoforti e orchestra fu eseguito per la prima volta nel novembre di quell'anno con la Philadelphia Orchestra diretta da Eugene Ormandy e naturalmente Luboschutz e Nemenoff alle tastiere.

Nicola Campogrande


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 5 maggio 2012



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Ultimo aggiornamento 15 gennaio 2021